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Direttore responsabile Alessandro Longo

Il complottismo ai tempi dei new media

25 Set 2015

25 settembre 2015

Di teorie del complotto ne è piena la storia dell’umanità ed è intrisa ogni ideologia: il web 2.0, con la possibilità di creare e condividere contenuti di qualsiasi forma, rielaborare e manipolare informazioni, è un terreno particolarmente fertile

È quasi inutile scriverlo – ma bisogna pur iniziare l’articolo -: in Internet, digitando “web conspiracy”, si presentano 77.600.000 risultati.

L’indicizzazione di Google presenta ai primi posti metasiti, che descrivono, fanno dei rank, sulla base dell’autorevolezza, della grafica, dell’attendibilità di tutti i siti che riportano complotti.

Vale la pena segnalare www.abovetopsecret.com/, che tra le tante notizie topsecret (come “Is Morgan Freeman the AntiChrist?” e ovviamente tante sugli UFO), riporta anche di un sottomarino nucleare armato con testate atomiche diretto in Siria (notizia riportata anche in www.controinformazione.info/la-russia-inserisce-la-sua-presenza-militare-in-siria-come-un-cuneo-contro-i-piani-statunitensi-e-franco-britannici/).

Di teorie del complotto ne è piena la storia dell’umanità ed è intrisa ogni ideologia [Soukup 2008]: vi possiamo annoverare le narrazione populiste di gruppi in difesa dei diritti civili, strategie della paura create dai gruppi egemoni per mantenere il potere. Gli effetti possono essere diversi: screditare gli avversari politici, come nel caso del maccartismo; mobilitare gruppi appartenenti a minoranze per il riconoscimento di diritti civili; costruire una comunità di persone che condividono credenze non ufficializzate, come coloro che sostengono l’esistenza degli extraterrestri o di cure alternative; incoraggiare un cinismo generalizzato e sfiducia verso le istituzioni, come nel caso di oppositori ai vaccini o persone che ritengono che le varie epidemie siano causate dall’intervento umano.

Nell’era dei new media, parte delle teorie della cospirazione sembrano particolarmente legate a forme di fruizione che genera piacere e che integra più modalità testuali e generi, sviluppando culture dell’intrattenimento «consapevoli e auto riflessive della cospirazione» [Knight 2002], intrecciate di film popolari, programmi televisivi e libri, che possono andare dal documentario al fantasy.

Appare evidente allora come il web 2.0, con la possibilità di creare e condividere contenuti di qualsiasi forma, rielaborare e manipolare  informazioni, siano terreno fertile per questo genere di pratiche culturali [Soukup 2008; Kata 2009 e 2011] caratterizzandola sulla base della proprietà dell’ipertesto che è il web [Soukup 2008].

Assieme all’elemento drammatico, cuore di ogni cospirazione, Fenster [2008] identifica una narrativa classica della cospirazione che è quella dell’eroe che cerca la verità e supera gli ostacoli.

Un altro elemento caratterizzante sono le prove, che attingono ai più disparati settori tecnico – scientifici: «la balistica, l’analisi del suono e delle immagini, esami medico forensi […] frammenti che vengono collegati insieme per dare senso ad una vasta cospirazione» [Soukup 2008].

Dall’analisi di siti complottisti sull’11 settembre nel web, Soukup individua 3 caratteristiche della retorica digitale delle teoria delle cospirazioni nell’epoca di Internet:

1.      Ipertestualità e apertura (mancanza di una chiusura definitiva);

2.      Bricolage;

3.      Entelechia.

 

1.      Ogni sito rimanda ad infiniti altri siti, usa filmati, articoli, blog, qualsiasi informazione che sia di supporto alla sua tesi, ma soprattutto, non dà risposte precise, semina invece di domande e molte risposte possibili. I documentari ad esempio pongono delle questioni sulla base delle apparenti contraddizioni, utilizzano, quella, che viene evinta dallo studio del siti contro i vaccini, la retorica del dubbio [Kata 2009] e non pongono delle conclusioni definitive (ricordano per certi versi la serialità televisiva).

2.      La possibilità dell’ipertestualità sviluppa dei bricolage che rappresentano uno sovversione dei testi e dei contesti dai quali i frammenti provengono e non rappresentano delle narrazioni coerenti e un’appropriata logica argomentativa.

3.      L’ipertestualità ancorata a livello planetario e la possibilità del bricolage spingono le teorie del complotto a spiegare tutte le cospirazioni possibili sussumendole dentro una macrocospirazione ad alto grado di generalità (es. Big Pharma rappresenta il cartello che riunisce in se tutte le più grandi multinazionali del farmaco o gli Illuminati aspirano ad un nuovo ordine mondiale).

Un’altra questione e se queste forme di espressione incidano o meno sulle decisioni delle persone: la paura diffusa contro le vaccinazioni, che viene incorporata nelle singole esperienze personali [e non scientifiche] e così diffusa ai loro gruppi sociali, esercita, effettivamente, una considerevole pressione sulla scelta di vaccinazione e crea una sottocultura sulle vaccinazioni [Kata 2009].

Nel 2000, il 70 % degli utenti internet di un campione USA [di 12.751 adulti, con 6.413 utenti; ww.pewinternet.org/files/old-media/Files/Reports/2000/PIP_Health_Report.pdf.pdf] sosteneva che le informazioni online avevano influenzato le loro decisioni di trattamento o meno. Nel 2006, il 16 % degli utenti (1.990 adulti su un campione di 2,928; www.pewinternet.org/files/old-media/Files/Reports/2006/PIP_Online_Health_2006.pdf.pdf) aveva cercato informazioni su immunizzazioni o vaccini [Kata 2009].

Elementi complottisti erano presenti in ogni sito anti vaccinazione analizzato da Kata [2009]: il 75 % dei siti accusava gli organismi di regolamentazione di tenere nascoste delle informazioni e che le vaccinazioni sono motivate esclusivamente dal profitto economico; il 63 % parlava di collusione tra le case farmaceutiche e i medici, in quanto gli effetti collaterali dei vaccini garantiscono lavoro ai dottori; metà dei siti sosteneva l’esistenza di una copertura del governo sui danni causati dai vaccini, oppure riportava ricerche a favore delle loro tesi, non menzionando però che erano state ritrattate dagli stessi autori o che in altri casi, gli stessi, erano stati accusati di cattiva condotta professionale e di aver falsificato i dati; per un quarto invece i dottori o hanno troppo paura di parlare contro i vaccini o sono ignoranti.

Inoltre il 38 % dei siti riportava che i vaccini hanno l’obiettivo di sterilizzare popolazioni o di diffondere informazioni genetiche per predisporre nuove pandemie; la metà di avere conoscenze che altri non hanno, come che con grandi quantità di Vitamina C si può prevenire l’antrace o la sindrome della morte in culla.

La rete ha diffuso un accesso democratico al sapere, ha di fatto, positivamente, reso più consapevoli i cittadini, e i pazienti, dei loro diritti e opzioni, dando loro la possibilità di scelte consapevoli ed autonome, ma è anche vero che dove proliferano sedicenti esperti, consigli autorevoli e fondati diventano solamente un parere in più [Kata 2009].

Il postmodernismo non accetta più un’unica fonte di verità [Kata 2009], questo comporta anche il diffondersi di una nuova epistemologia popolare [Soukup 2008] che si sviluppa in rete, che si autoalimenta attraverso quella che viene definita folksonomy, una tassonomia (una rete di collegamenti per la categorizzazione del sapere), di natura popolare, che nasce dal basso, nutrita proprio dallo spirito di condivisione e dalla libertà di accesso alle e di gestione delle informazioni: accesso al mondo che genera piacere nell’assecondare l’intuizione di schemi interpretativi della realtà [Soukup 2008]; è un modo di appropriarsi e di costruzione del mondo, dal basso.

Evoca per certi aspetti, le vicende di Domenico Scandella, detto “Menocchio”, che potendo accedere ai libri, grazie alla diffusione della stampa e all’osservazione di come i vermi nascevano dal formaggio, raggiunse ad una sua cosmogonia, non molto apprezzata dal sapere ufficiale: fu, dapprima arrestato, poi processato e condannato a due anni, ma non piegò il suo vizio a farsi domande sul mondo, al piacere di utilizzare l’ingegno e a diffondere le sue scoperte: venne bannato sul rogo, per ordine del Santo Uffizio, a Pordenone il 6 luglio 1601. Il suo sapere si scontrò con quello del potere egemone, di fatto, entrambi sbagliati.

 

–        Carbonetto Gianpaolo (2010), “Il formaggio e i vermi”: la forza del ragionamento e del dissenso, http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2010/10/26/news/il-formaggio-e-i-vermi-la-forza-del-ragionamento-e-del-dissenso-1.46223

–        Fenster M. (2008), Conspiracy Theories: Secrecy and Power in American Culture, Univ Of Minnesota Press

–        Kata A. (2010), A postmodern Pandora’s box: Anti-vaccination misinformation on the Internet, Vaccine 28 (2010) 1709–1716

–        Kata A. (2012), Anti-vaccine activists, Web 2.0, and the postmodern paradigm – An overview of tactics and tropes used online by the anti-vaccination movement, Vaccine 30 (2012) 3778– 3789

–        Knight P. (2002), Conspiracy Nation: The Politics of Paranoia in Postwar America, New York University Press

–        Soukup C. (2008), 9/11 Conspiracy Theories on the World Wide Web: Digital Rhetoric and Alternative Epistemology, Journal of Literacy and Technology 2 Volume 9, Number 3: December 2008, www.literacyandtechnology.org/uploads/1/3/6/8/136889/jlt_v9_3.pdf

  • Salvatore

    Articolo interessante e onesto, e cosa assai importante abbastanza imparziale nell’analizzare il fenomeno del complottismo online, solitamente o elogiato dai seguaci o al contrario eccessivamente criticato.
    Ps: l’ho ripreso anche nel mio blog(http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/11/il-complottismo-ai-tempi-dei-new-media.html), che tra l’altro in linea generale si occupa molto di controinformazione e spesso anche di cospirazionismo, ma senza però andare agli eccessi di certi siti che si occupano sempre degli stessi argomenti “cult” e sembra che non accettino pareri contrari.

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