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Direttore responsabile Alessandro Longo

I RAC-CORTI

Il vaso di terracotta

di Luca Attias e Michele Melchionda, Corte dei conti

04 Dic 2015

4 dicembre 2015

Il terzo dei quattro “Rac-corti”. Racconti dalla Corte dei conti. Racconti digitali sul digitale, seri e faceti, a cura di due noti autori – pardon burocrati, pardon esponenti di spicco – della Corte dei conti. Perché ci sono tanti modi per raccontare – e fare – innovazione. A volte, ci si può anche divertire

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Oggi, approfondiremo le motivazioni che creano resistenza al cambiamento e di come la PA italiana rappresenti un’ingarbugliata matassa di storture che necessita essere dipanata con estrema urgenza. Ciascun cittadino sa cosa implichi dialogare con la struttura pubblica, su questo non c’è alcun dubbio. Troppo spesso, purtroppo per il cittadino, tale dialogo assume la forma di un monologo e la conseguente frustrazione rappresenta, di solito, la chiosa finale di questo dialogo. I cittadini, vale la pena ricordarlo, sono i destinatari ultimi, e quindi i fruitori, dei servizi offerti dalla PA stessa.

La moltitudine di Enti ed organizzazioni presenti sul territorio nazionale richiama alla mente un’esposizione di vasi in terracotta, tipico materiale ceramico ottenuto da argille comuni e dal caratteristico colore. La produzione di ceramica e terracotta richiede al vasaio un lavoro lungo e certosino e la sua esposizione di vasi riflette la sua perizia; ce n’è infatti per tutti i gusti, di tutte le fogge, alcuni pezzi sono particolarmente pregevoli, a volte smaltati e decorati, piuttosto fragili. Tutti esposti con uno scopo ben preciso: essere utili.

Capita a volte che, dopo il rinvaso di una pianta, si abbandoni il vecchio vaso in un angolo e che questo diventi l’involontario contenitore di piccole cianfruscaglie. Si perde, in questo caso, l’obiettivo iniziale della sua creazione. Una moltitudine di vasi di terracotta, di forma e dimensioni delle più svariate, sparsi a tappeto su tutto il territorio; questa sembra essere la fotografia della nostra PA. Quanti di questi vasi vengono utilizzati in modo proprio e quanti altri, invece, sono pieni di chincaglierie inutili?

Immaginiamo che abbiate sentito parlare degli Enti superflui, degli Enti, cioè, che andrebbero chiusi a causa del fatto che, essendo nel tempo mutate le condizioni di contesto, sono divenuti pressoché inoperativi. Difatti, col mutare delle esigenze della società, lo scopo iniziale col quale erano stati creati è venuto a mancare, eppure ricevono correntemente finanziamenti da parte dello Stato. Un fiume di denaro pubblico scorre come linfa vitale all’interno di questi organismi ormai in decomposizione. Chiediamoci il perché. La risposta a tale domanda è di importanza primaria per tutta la Collettività. Questo argomento deve essere uno dei nostri interessi prioritari. A tal proposito, Andrea Camilleri, nel marzo 2000, quando fu chiamato dal Ministro per la funzione pubblica e per gli affari regionali, ad intervenire presso il convegno: “La Pubblica Amministrazione che cambia: una riforma dei cittadini”, asserì: “Quando il Ministro Bassanini mi ha telefonato per chiedermi di intervenire a questa convenzione, mi sono immediatamente chiesto: “Ma io che c’entro?”. Riflettendoci, subito dopo, ho capito che avevo non solo il diritto, ma anche il dovere di esserci, perché la cosa, in quanto cittadino italiano, mi riguardava direttissimamente. Mi sono, quindi, pentito del mio atteggiamento iniziale. E questa è una buona ragione per intervenire, ma non lo sarebbe se non lo facessi nei termini in cui lo so fare io.”

Appare piuttosto evidente che il nostro Paese è afflitto da una malattia cronica: la normazione eccessiva. La produzione di norme in sovrabbondanza da parte degli organismi legislativi equivale all’insana produttività di alcune cellule corporee fuori controllo, che, nel tempo, generano tumori dannosi all’organismo. Dobbiamo renderci edotti del fatto che l’eccesso di norme è altrettanto dannoso, alla stessa stregua di una malattia e che, come tale, va contrastata con un’adeguata terapia, non con slogan ad effetto placebo. In quanto cittadini, dobbiamo persuaderci del fatto che tutto questo ci riguarda molto da vicino.

Sull’eccesso di norme prospera, quasi fosse una forma di governo a sé stante, la burocrazia. Essa appare sempre più scollata dalla realtà quotidiana, generando abominevoli cloni, quali “apparato-crazia”, “normo-crazia”, “prassi-crazia”, “tecno-crazia”, tutti volti al mantenimento di interessi singolari, anziché plurali, il cui solo parlarne dovrebbe generare disgusto.

Alcune organizzazioni, pur risultando ormai sterili, rimangono in vita grazie a cavilli burocratici sedimentati all’interno di norme ormai dimenticate. Se non produrremo le necessarie contromisure in tempi brevissimi, corriamo il rischio che la porzione malata della PA infetti tutto l’organismo amministrativo. Non possiamo permettercelo.

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Sempre nell’intervento sopra citato, Camilleri racconta una favola e fa riferimento ad “una potentissima setta segreta, detta dei Sommi Custodi della Prassi. I potentissimi membri della setta non risiedevano in quei luoghi di culto che erano i comuni pubblici uffici, bensì in certe labirintiche costruzioni, dette Ministeri.” e ancora: “Uno scrittore iliatano aveva provato a svelare i misteri dei Palazzi abitati dai Sommi Custodi della Prassi e aveva scritto un libro, intitolato incautamente: “Misteri dei Ministeri e altri misteri”, in cui si rivelava, per esempio, come un direttore generale avesse continuato a dirigere il suo Ministero, prima che i suoi subalterni si rendessero conto che egli era morto da sei mesi e stava lì, come da sempre, sulla sua poltrona. Ho detto incautamente perché i Sommi Custodi della Prassi, allertati dal titolo, lo lessero, se lo fecero spiegare e, quindi, lo fecero togliere dalla circolazione e spedirono l’autore in manicomio, secondo una tradizione importata dall’Est”.

Sebbene sia solo una favola, dobbiamo altresì constatare che questa non sia molto distante dalla realtà dei giorni nostri. Questi “Sommi Custodi della Prassi”, quelli veri, hanno infatti elaborato e perfezionato nel corso del tempo un proprio rituale, decisamente incomprensibile ai più e che produce frutti per un esclusivo e ristretto ambito di persone. In taluni contesti, l’etica e la morale vengono quotidianamente calpestate, la coscienza civica sovrastata, il malcostume ed il malaffare tollerati, forse addirittura incentivati.

Ma, parlando in modo aperto e franco, noi cittadini cosa facciamo per osteggiare questo vergognoso modus operandi? D’accordo, forse i burocrati sono più scaltri di noi, e lo dimostrano continuamente, ma, troppo spesso, nelle maglie di questa rete cadiamo anche noi cittadini. Pur di raggiungere i nostri scopi, con la scusa che in Italia “non funziona nulla”, ci lasciamo andare a piccoli abusi, ricorriamo a piccoli favori, ad un amico influente, o ad un parente che è nella posizione ideale per semplificarci un percorso. Guardiamoci allo specchio, riconoscere tutto questo è ormai divenuto cruciale per il futuro del nostro stesso Paese. Tutto, difatti, si origina dal singolo individuo e dalla sua etica.

Il malaffare, il malcostume e l’incompetenza non devono più essere tollerate. Etica innanzi tutto.

Dobbiamo puntare sull’intelligenza e sulla conoscenza ed imparare a misurare su di esse le nostre scelte e le nostre azioni. Conoscenza non intesa come sapere nozionistico, quanto, piuttosto, come potere di discernimento, che ci metta in grado di riconoscere i contesti e le situazioni, al fine di operare, pertanto, scelte consapevoli. Questo è il vero scopo del cittadino che intenda godere pienamente dei suoi diritti, derivanti dall’esser parte di una Comunità governata da leggi democratiche. Non possiamo più agire come se la nostra Società fosse esclusivamente un ricettacolo di frustrazioni senza confine, non possiamo più parlarne come se tutto ciò non ci appartenesse. Dobbiamo imparare ad operare scelte consapevoli e a ritenerci soggetti attivi.

Qualcosa deve cambiare e con urgenza, è fin troppo evidente, perché, se tutto restasse immutato, i problemi potrebbero solo divenire più difficili da risolvere e noi tutti ne saremmo corresponsabili. Del resto, la maglia delle interconnessioni creata “ad hoc” dai burocrati nel corso degli anni per illudere che tutti (dipendenti pubblici, aziende private, professionisti, corporazioni, abusivi, evasori, ecc.), a turno, avessero qualcosa da guadagnare è stata quasi perfetta; una vera sintesi del concetto di illusione. In verità, ovviamente, a guadagnarci sono in pochissimi e quasi sempre gli stessi, mentre, per tutti gli altri il saldo è costantemente negativo.

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Recentemente, al Sermig di Torino, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha asserito che le persone oneste, hanno meno possibilità di fare carriera all’interno della pubblica amministrazione, a volte per loro diretta responsabilità, ma, spesso, perché sono meno responsabilizzate di altre, proprio in considerazione del fatto che sono considerate “perbene”. Sempre secondo Cantone, noi tutti dovremmo trovare il coraggio di ripristinare alcune parole il cui significato sembra essere dimenticato, tra queste, il termine “controllo”; non si può più continuare a fingere di non vedere. Basta omertà. Uno dei problemi del nostro Paese è che non si capisce mai chi è responsabile di che cosa, ovvero non esiste il concetto di individuazione delle responsabilità. La deresponsabilizzazione la fa da padrona e la deresponsabilizzazione stessa è, poi, una delle ragioni che giustifica l’insorgere del fenomeno corruzione. Soltanto con una riscossa interna e un consapevole recupero di etica e cultura dello Stato, il terzo settore, e di conseguenza il nostro Paese, si salveranno dalla mala gestione della cosa pubblica.

Ma, ci chiediamo, come può la PA evolvere e tutelare gli interessi dei propri cittadini, se rimangono in vita arcaiche consuetudini, quale, ad esempio, è il principio di silenzio assenso? Quella del silenzio è una figura enigmatica, emersa gradualmente per opera della giurisprudenza di alcuni organi trovatisi di fronte alla lesione dell’interesse del cittadino, non già per un atto amministrativo, ma per l’inerzia colpevole di qualcuno, sostenuta dalla dottrina, dai principi, dai diritti acquisiti e dalle consuetudini. Conseguentemente a quanto descritto, c’è l’instaurarsi di un rapporto di forza tra PA e cittadino, troppo sbilanciato a favore della prima. Come si può continuare a fingere che tutto questo non alteri ulteriormente il rapporto intercorrente tra cliente (cittadino) e fornitore del servizio (PA)?

Un’azione incisiva si rende necessaria con urgenza. Il nostro governo, certo a fin di bene, si è spesso affidato alla consultazione dei cittadini, tramite web, al fine di sondarne umori e pareri. Il principio di coinvolgere i cittadini è lodevole, ma la consultazione, per il mezzo di Internet, appare essere una forma degradata (basti pensare al digital divide) di democrazia popolare, o forse, piuttosto, dovremmo dire di democrazia populista.

In Gran Bretagna già da diverso tempo è in atto il processo di riforma del Public Sector ed il “Next Step” ha già fornito risultati ragguardevoli.

Negli Stati Uniti, già da oltre vent’anni, è stato attuato il piano di “Reinventing Government” al fine di riformare la sfera pubblica, con risultati altrettanto ragguardevoli. Tale piano prevedeva la reinvenzione del “modo” di governare, ed era teso a “riformare” radicalmente i metodi di gestione del settore pubblico statunitense in ogni sua forma. Il piano sfociò in una legge, la GPRA (Government Performance and Result Act), concepita come “emendamento” del “Codice degli Stati Uniti” (United States Code), che è una raccolta fondamentale di norme procedurali che regolano l’intero funzionamento dell’apparato amministrativo federale. Quindi, le iniziative e le “pratiche” in essa contenute sono diventate, pur con le consuete difficoltà di superamento della resistenza al cambiamento, un obbligo permanente ed ineludibile di ogni organo della PA statunitense. Ciascun Ente di questa PA deve predisporre un “piano strategico” pluriennale, seguito da un “piano di prestazioni” (performance) con cadenza annuale, seguito dal “rapporto di prestazioni”, che contiene la nuova politica per la valorizzazione e l’utilizzo concreto del personale, inteso a misurare le prestazioni e a verificare che siano stati raggiunti gli obiettivi preposti; tutto sotto l’egida di un “custode”, che negli USA è il General Accounting Office (GAO), una sorta di ”Ufficio di contabilità generale”.

Perché non prendiamo spunto da chi ha più esperienza di noi in tale ambito ed ha già ottenuto risultati di successo?

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Quello che, prima possibile, sarebbe necessario comprendere è che la preparazione dei piani strategici e di prestazione, pluriennali e annuali, non deve essere interpretata come un’azione a sé stante, dissociata dalla gestione quotidiana, bensì divenire un autentico, nuovo modus operandi, un nuovo modello di gestione. Questo sarebbe decisamente il coronamento finale di una rivoluzione che la nostra PA deve necessariamente attuare. Tra l’altro, ciò introdurrebbe il concetto, altrettanto rivoluzionario, di “gestione per obiettivi”. Questi sarebbero misurati, analizzati e valutati con sempre maggiore accuratezza ed altrettanto accadrebbe per la conseguente “spesa per obiettivi”.

Non si può più pensare di migliorare l’efficienza della PA in sé stessa, come fosse un corpo unico ed isolato dal suo contesto, questa difatti rappresenta una porzione importante del nostro ordine sociale e necessita che vengano definiti i suoi contenuti strategici, nonché culturali, in relazione a ciò. Ci riferiamo alla semplificazione delle procedure, alla riduzione dei tempi tecnici, alla responsabilizzazione dei dirigenti, alla riduzione delle norme, allo snellimento degli organici, alla partecipazione degli utenti alle decisioni, al considerare il cittadino come un vero e proprio “cliente”.

Concludendo, pensiamo che la PA italiana possa rappresentare il volano dell’evoluzione civile e democratica di tutto il nostro Paese, ma per poter assurgere a tale ruolo primario, prima di tutto, servono regole precise, unitarie e condivise, best practices, denormazione e semplificazione, competenze professionali, nonché qualità personali.

Oggi, ciascun singolo cittadino dovrebbe avvertire la pressante necessità di operare in qualità di speleologo nell’intento di esplorare sé stesso, di immergersi profondamente nel proprio intimo, alla ricerca di valori che, in prima battuta, sembrerebbero perduti per sempre. Ciascuno di noi dovrebbe avvertire l’urgenza di rispolverare alcuni termini ed i relativi significati, modificando l’ordine delle proprie priorità, anteponendo, quindi, il confronto alla disputa, la solidarietà all’individualismo, la rinuncia all’accaparramento, in breve, l’etica all’ immoralità.

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  • Alessandra

    Il più bello e commovente di tutti i rac-corti finora.

  • Fausto

    Con l’enorme sviluppo di Internet è cresciuta di pari passo l’esigenza della trasparenza amministrativa. Lo stesso Codice dell’Amministrazione digitale fa esplicito riferimento ad una sorta di statuto del cittadino digitale che si basa sul diritto di pretendere dagli uffici pubblici di relazionarsi in maniera digitale, cui corrisponde l’obbligo della PA di dotarsi degli strumenti idonei per affrontare e rispondere alle necessità dei cittadini.
    L’Internet governance, che dovrebbe rappresentare la nuova frontiera dei diritti e delle libertà fondamentali, l’essenza di un nuovo costituzionalismo, una sorta di leva per la modernizzazione del Paese mi sembra rimanga però come una discussione di nicchia, limitata agli addetti ai lavori.
    L’Internet governance dovrebbe fungere da grimaldello per sconfiggere resistenze culturali e corporative, e diventare strada maestra per eliminare sprechi, inefficienze e clientele.
    E’ quanto mai necessario quindi richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su temi come la rilevanza giuridica dell’attività in forma elettronica, su quelli connessi all’Agenda Digitale, sui software e le banche dati, sulle forme di accesso, di conservazione e di utilizzo dei dati personali, sull’open government.
    L’obiettivo è per ogni singolo cittadino di contribuire alla rinascita della PA italiana.
    Attraversata da oltre 30 anni da promesse di innovazioni in fatto di trasparenza, di accesso, di appalti, di tutela dei dati personali, nonché da riforme che hanno riguardato gli enti locali, il servizio sanitario nazionale e il lavoro pubblico, per la PA è giunta l’ora di cambiare, di passare dalle parole ai fatti, trattandosi di una sfida culturale e organizzativa fondamentale che non può più essere trascurata e rinviata.
    In centinaia di paesi si discute dei diritti dei cittadini nella Rete. Nelle rilevazioni annuali realizzate dalla Commissione Europea sugli obiettivi dell’Agenda Digitale, l’Italia evidenza un netto ritardo rispetto alla media europea; ha sempre più di bisogno di un’idea di futuro che, con il digitale, ha la concreta opportunità di cambiare i modelli di partecipazione “qui e ora”.

  • FHendrixF

    Oggi (4 dicembre) a Roma le auto circoleranno a targhe alterne e contemporaneamente c’è lo sciopero dei mezzi pubblici. Due giorni fa ho provato a comunicare il mio sdegno sul sito del comune nell’apposito spazio “io segnalo”, ed ho scoperto che per fare una segnalazione bisogna prima identificarsi, inviando i propri dati e la copia del documento di identità.
    Il tutto per ottenere l’accesso al portale che, mi rendono noto, sarà però possibile (udite…udite…) ENTRO TRE GIORNI !!!!!
    In quest’ottica di completo assoggettamento del cittadino al soverchiante potere autoritativo dell’amministrazione, potrà mai diventare normale questo nostro paese ?
    Il vaso da notte è l’altra faccia della nostra storia.

  • Stefania

    Mi lascia decisamente perplessa la poca visibilità che da anche questa testata ai raccorti. In prima pagina sono sempre anonimi e poi non cengono mai messe in prima pagina le immagini efficaci ma quelle istituzionali.

  • F. Balestra

    Ciò che stupisce di più è che ogni articolo è migliore del precedente, di solito in queste cose avviene il contrario.

  • Carlo-G

    Il gruppo di lavoro della Corte dei conti si dimostra decisamente avanti a tutti gli altri, di almeno tre misure. Oltretutto, mi sembra che la loro maturazione sia progressiva e costante. Gli altri rac-corti erano ottimi lavori, ma questo è il migliore di tutti!

  • UnFornitore

    Leggo che la maggior parte dei professionisti IT assegnano un voto scarso alle proprie aziende in merito alla capacità di implementare tecnologie che guidano l’innovazione IT per rimanere competitive; affermano che una mancanza di pianificazione, una carenza delle competenze chiave, budget limitati e un’insufficienza di comunicazione e collaborazione costituiscono una sfida per le aziende di tutte le dimensioni nel rinnovamento delle infrastrutture IT.
    I risultati evidenziano gap significativi tra il desiderio dei leader aziendali di accelerare la trasformazione del business attraverso la tecnologia e il reale impegno e capacità delle proprie aziende di renderlo possibile.
    Attualmente le organizzazioni soffrono di gravi carenze di professionisti qualificati proprio in quelle aree per le quali le aziende ambiscono a maggiore innovazione e sviluppo e le più grandi debolezze si riferiscono alla pianificazione a lungo termine, allo sviluppo di applicazioni, ai data analytics e all’ingegnerizzazione software.
    I principali risultati dello studio rivelano che:
    • solo il 35% dei rispondenti giudicano buona o molto buona la capacità delle proprie aziende di adattarsi alle nuove tecnologie.
    • oltre il 70% dei dipendenti riporta che non ha ancora cominciato o sta per iniziare ora il percorso verso la trasformazione IT.
    • solo il 15% possiede un piano per la trasformazione chiaro e dettagliato. Più dell’80% afferma che il proprio piano offre solo una direzione generale, deve essere aggiornato o non esiste affatto.
    • circa il 45% sostiene che una migliore collaborazione tra le divisioni e i responsabili aziendali sia un elemento critico necessario. Solamente il 18% afferma l’esistenza di team interfunzionali all’interno della propria azienda. Un altro 14% dichiara che raramente si relaziona con i manager aziendali o solamente quando strettamente necessario.
    I dirigenti aziendali raccontano che l’innovazione di business guidata dalla tecnologia è oggi un fattore competitivo critico in qualsiasi settore dell’economia globale. Ma la maggior parte delle aziende manca di persone, processi e investimenti atti a rendere questa trasformazione una realtà.
    Lo studio rivela anche che metà dei rispondenti credono che la propria azienda sposterà “tutto” (13%) o “la maggior parte delle operazioni” (37%) su cloud. Circa l’11% degli intervistati ha dichiarato che il cloud “non ha senso” per il proprio business. Attualmente il 34% sta utilizzando il cloud per lo storage dei dati e il 45% lo utilizza per applicazioni software-as-a-service. Più di un terzo afferma che la propria azienda non ha ancora abbracciato il cloud.

  • Nicola Rotunno

    Lunga vita ai gummi bears e ai loro autori! Finalmente leggiamo qualcosa che ha un significato!

  • Anonimo

    Mi piace sottolineare questa volta la profondità psicologica delle immagini.

  • Alfonso
  • Anonimo

    Ma andatevene a fare in culo, noi dipendenti pubblici non vofgliamo che cambi un cazzo mettetevelo bene in testa.

  • Alessandra

    Parla per te!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Giacomo

    Caro Alfonso, invece di chiederci di commentare altri articoli, perché non cominci tu e commenti questo?

  • DRFabian

    Onestà politica, una chimera!
    In una celebre pagina Benedetto Croce svolge il tema dell’onestà politica, cominciando il discorso con le seguenti parole, che non hanno bisogno di ulteriore commento: “Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa dell’onestà nella vita politica”. Dopo aver detto che si tratta dell’ideale che canta nell’animo di tutti gli imbecilli spiega che “l’onestà politica non è altro che la capacità politica” (B. Croce, 1945, p. 105).

  • Nando

    L’impegno sociale è sempre da apprezzare! Dobbiamo imparare ad anteporre l’etica all’immoralità!

  • Debora

    Quello che ha me ha sempre stupito della squadra della Corte dei conti è l’organizzazione. Hanno una produzione impressionante su diversi fronti, il più alto numero di progetti e nonostante tutto riescono anche a scrivere articoli e fare spettacoli teatrali di altissima qualità. E’ proprio vero che se si vuole si può fare.

  • AngeloC

    Concordo pienamente con Debora, la squadra della Corte dei conti affronta con grande impegno il proprio lavoro. Su diversi fronti cerca di contribuire al cambiamento, un cambiamento necessario per non andare verso il baratro. Questi signori stanno cercando di risvegliare la coscienza di un popolo, una coscienza che si è assopita. Hai ragione Debora SI PUO’ FARE!

  • Ponji

    La storia del viaggio a ritroso è azzeccata e rende chiaro il punto. Nella sua semplicità è geniale.

  • Maria Rossi

    A chi dovesse interessare, sappiate che oggi, a firma degli stessi autori, è stato pubblicato anche il seguente articolo:

    http://www.forumpa.it/riforma-pa/la-tecnologia-non-la-si-interpreta-la-si-fa-per-una-de-normazione-sul-digitale

  • MAR_COR

    Maniacali, la ricerca continua della perfezione, sia del testo, che delle immagini, traspare evidente. Date retta a me: scrivete un libro!

  • ErPolim

    In Italia, i discorsi sempre più frequenti che si fanno dalla fine della “I Repubblica” sulla questione morale ripropongono il vecchio tema del rapporto fra morale e politica. Un tema vecchio, ma sempre nuovo, perché non vi è questione morale, in qualsiasi campo dello scibile umano, che abbia mai trovato una soluzione definitiva. In realtà, il problema del rapporto fra morale e politica non è diverso dalla questione che si può sollevare sul rapporto fra la morale e tutte le altre attività dell’uomo, per cui si potrebbe parlare di un’etica dei rapporti economici, o di etica del mercato, di un’etica sessuale, di un’etica medica, di un’etica sportiva e così via discorrendo. In tutte queste diverse sfere dell’attività umana, in definitiva, si tratta sempre dello stesso problema: la distinzione fra ciò che è moralmente lecito e ciò che è moralmente illecito. In estrema sintesi, il punto focale è, e rimarrà sempre, il singolo individuo: tutto si origina lì, nella sua mente, nella sua cultura.

  • Duccio

    Le immagini più difficili ma anche le più belle!
    Spero che che lo legge riesca a coglierne il significato più profondo.

  • Cinzio

    Forse è ancora un’utopia ma da tempo si parla di “amministrazione condivisa” indicando con questa definizione il sistema secondo il quale dovrebbe esistere un rapporto di assoluta collaborazione tra amministrazione e cittadini affinché tutto proceda per il meglio. In Italia da tempo esistono i presupposti per instaurare un rapporto tra amministrazione e cittadini affinché questi abbiano un ruolo attivo e partecipino a tutti gli effetti alla risoluzione delle problematiche di loro interesse.
    Ma tutto ciò deriva anche dall’idea che i dipendenti pubblici nel nostro paese siano in grado di gestire adeguatamente una situazione di questo tipo.
    L’esistenza di un meccanismo di questo genere dipende molto dalla capacità dei singoli di applicare un modello di sviluppo basato sulla collaborazione tra Stato e cittadini; oggi si tende ad avviare attività e percorsi di formazione per i dipendenti pubblici nel tentativo di renderli consapevoli dei cambiamenti organizzativi che dovrebbero riguardare la società e l’ambito lavorativo in cui essi vivono. Purtroppo però non sempre queste dinamiche hanno portato a qualcosa di concreto e di conseguenza si continua a dar vita ad iniziative che di fatto ancora non migliorano la situazione attuale in modo tale da permettere la realizzazione di una vera e propria sinergia tra istituzioni e cittadinanza.
    Il rapporto tra amministrazione e utenza oggi è notevolmente cambiato.
    I destinatari delle attività pubbliche, che in precedenza venivano ritenuti come soggetti passivi rispetto all’azione amministrativa, ora appaiono come individui ricchi di capacità, competenze ed esperienze delle quali l’amministrazione ne deve far tesoro e considerarle come risorse per migliorare il processo comunicativo, anche in termini di gestione e autonomia nelle varie attività.
    L’amministrazione deve partire dal presupposto che ogni cosa può essere sempre migliorata ed anche i cittadini devono contribuire costantemente allo sviluppo delle proprie facoltà. Questo permetterà di fornire maggiori servizi ad un’utenza più ampia, ma anche una più forte motivazione degli utenti che si sentiranno valorizzati e si renderanno conto di essere indispensabili per il corretto funzionamento dell’amministrazione.
    I dipendenti pubblici svolgono pertanto un doppio ruolo, fondamentale: da semplici cittadini sono dotati di tutte quelle risorse che appartengono alla società intesa nel suo insieme, e parallelamente, da lavoratori all’interno dell’amministrazione pubblica, sono consapevoli del patrimonio di risorse legate al funzionamento dell’ente stesso per il quale prestano servizio.
    All’interno dell’amministrazione pubblica, così come in qualsiasi altro settore della vita lavorativa e sociale, la comunicazione e la condivisione sono fondamentali, sia dal punto di vista giuridico-amministrativo per problemi di interesse generale sia da quello di servizio delle informazioni indirizzato maggiormente verso il singolo.
    Essere cittadino significa appartenere ad un’organizzazione governativa e possedere una serie di diritti che lo Stato deve garantire. I cittadini sono dunque liberi di agire cercando di far valere i propri diritti sulla base del rispetto della legge con la garanzia e il benessere generale della società. Sarebbe fondamentale eliminare qualsiasi fattore portatore di disuguaglianza al fine di creare un ambiente organizzativo e governativo basato sull’armonia e sul desiderio di crescita civile e sociale così da sfruttare le capacità della cittadinanza attiva e collaborativa rispetto al potere pubblico.
    L’amministrazione deve instaurare un dialogo costruttivo coi cittadini. Un fattore di rischio per la creazione ed il mantenimento di un lineare scambio comunicativo tra amministrazione e cittadino è rappresentato dal sistema legislativo. A tale scopo le pubbliche amministrazioni devono impegnarsi per una corretta e chiara propagazione delle leggi in quanto molto spesso i problemi legati alla scarsa informazione derivano dall’incomprensibilità dei testi e dall’accessibilità, fattori che allontanano il cittadino dall’istituzione creando una situazione di incomunicabilità.
    Cosa chiederei, su cosa mi impegnerei ?
    La comprensione delle regole, l’aiuto nell’approccio al sistema organizzativo statale e al complesso apparato costituito da tutte quelle procedure necessarie per il disbrigo di numerose pratiche, la semplificazione di alcuni procedimenti, l’offerta di ciò che necessita nel più breve tempo possibile.
    Soltanto grazie ad una collaborazione tra ente e cittadino si potrà assistere ad un miglioramento del lavoro svolto dall’amministrazione che a sua volta scaturirà in una maggiore soddisfazione dell’utenza.

  • Mariagrazia C.

    Il rapporto tra la PA ed il cittadino è descrittivo di una situazione paradossale, angosciante, kafkiana, che viene purtroppo accettata dalla società come status quo. Il solo subirla in modo passivo e con rassegnazione implica, tra l’altro, l’impossibilità di una qualunque reazione. Uscirne non sarà facile!

  • Pupa

    “Il malaffare, il malcostume e l’incompetenza non devono più essere tollerate. Etica innanzi tutto”. Scriviamolo a caratteri cubitali su tutti i muri delle città italiane, così magari il popolo italiano leggerà e qualcuno forse cambierà (finalmente) atteggiamento!

  • Mimmo

    Se Roberto Benigni leggesse i vostri lavori forse saprebbe come valorizzarli. Voi due mi rendete orgoglioso di essere un Civil Servant

  • Roberto

    Un lavoro strepitoso, che da la carica giusta per cominciare a lavorare sui problemi (TANTI!) che attanagliano l’Italia. Se ciascuno di noi avrà il coraggio e la passione di guardarsi allo specchio, allora forse avremo fatto il primo passo nella giusta direzione e si potrà cominciare a gettare le basi per un nuovo Paese. Ma non prima.

  • Mimmo

    Ma che Roberto sia davvero Benigni?

  • Disilluso

    Apprezzo veramente molto il tentativo ma modificare l’individualismo degli italiani ma credo sia proprio una impresa impossibile.

  • Montgomery Scott

    Riporto un post (non scritto da me) presente sotto un altro articolo di Attias e Melchionda perchè credo sia molto importante leggerlo.

    Di recente l’Enterprise è arrivata in un sistema stellare finora sconosciuto, e ha scoperto un pianeta afflitto da una piaga terribile, la NORMATITE ACUTA.
    I governanti stanno provando a curarla con massicce dosi di digitalizzazione, ma i medici locali sono troppo vecchia scuola per rendersi conto che fanno parte del problema, invece che della soluzione.
    Per fare un esempio a caso, uno dei sintomi della normatite è la molteplicità di modalità in cui i SUDDITI di questo pianeta pagano gli oboli dovuti alla loro PA. Ogni ente ha il suo, quasi nessuno usa pagamenti elettronici, usano dei tagliandini di carta adesiva (la chiamano marca da bollo), invece delle carte di credito… Ovviamente una fila per pagare ed una per usufruire del servizio, con la prima lunga 5 volte la seconda. Altrettanto ovviamente i tagliandini si comprano in un posto diverso rispetto a dove si usufruisce del servizio…
    Ebbene, i massimi esponenti della loro medicina invece di sbrogliare con l’accetta il marasma di regole che impediscono di pagare on-line e con la carta di credito il servizio, appoggiandosi DIRETTAMENTE alle banche locali (come anche su questo pianeta fa qualsiasi store on-line gestito da privati), hanno creato un mostro tecnologico che mette tre strati di tecnologia fra utente e banca, e ciascuno strato con ulteriore burocrazia in termini di accreditamento. Poi lo hanno reso obbligatorio (quantomeno in termini di adesione formale, poi si vedrà, la poca attenzione all’execution è un altro sintomo della normatite).
    Ma il peggio di tutto è che la marca da bollo, invece di essere spedita nel dimenticatoio della Storia come il rigurgito di medioevo che è, è diventata Marca da bollo DIGITALE!!!
    Purtroppo la prima direttiva impedisce di sbarcare sul pianeta e dare qualche sonoro calcio nel sedere ai burocrati locali, la speranza è che qualche nuovo medico riesca a pubblicare qualche articolo dirompente sulle loro riviste di medicina e che tutti si rendano conto che la governance del digitale va lasciata fare a gente competente.

    Certo, anche la Terra aveva un focolaio di normatite acuta attivo, era il 21° secolo (ma per chi viveva nelle zone colpite pensava di essere ancora nella prima metà del 20°). Ma un paio di medici illuminati, con uno squadrone di assistenti guidati solo dall’etica, decisero di incidere le piaghe purulente, studiare il virus e indicare in modo chiaro ed inequivocabile la strada per la guarigione. Fu dura, la cura fu lunga e dolorosa ma quella zona della Terrra si salvò e tornò ad essere uno dei gioielli del pianeta.

  • Paolo

    Ero presente al Digital Governament Summit 2015 e mi domando perchè NESSUN organo di stampa abbia riportato nulla riguardo gli interventi di Fuggetta e di Attias, di fatto gli unici veramente significativi.

  • Miriam

    Imagine there’s no heaven
    It’s easy if you try
    No hell below us
    Above us only sky
    Imagine all the people
    Living for today
    Imagine there’s no countries
    It isn’t hard to do
    Nothing to kill or die for
    And no religion too
    Imagine all the people
    Living life in peace
    You may say I’m a dreamer
    But I’m not the only one
    I hope someday you’ll join us
    And the world will be as one
    Imagine no possessions
    I wonder if you can
    No need for greed or hunger
    A brotherhood of man
    Imagine all the people
    Sharing all the world
    You may say I’m a dreamer
    But I’m not the only one
    I hope someday you’ll join us
    And the world will live as one

  • Nickname

    Gli autori hanno scritto qualcosa di pregevole, decisamente. Bene hanno fatto anche a riportare il pensiero di Raffaele Cantone in merito al fatto che noi tutti dovremmo trovare il coraggio di ripristinare alcune parole il cui significato sembra essere dimenticato… non si può più continuare a fingere di non vedere e di non sapere. Dovremmo denunciare gli atti illeciti, quando ne riscontriamo, l’omertà non deve più essere tollerata.

  • Lelli Kelly

    Inutile nascondercelo, ovunque incontriamo Luca Attias e la sua Squadra, lì, c’è Qualità. Impossibile non comprenderlo.

  • Alessandro Perilli

    Ritengo che l’immagine dello speleologo, intento alla ricerca nelle viscere del nostro intimo, sia una figura allegorica altamente evocativa. Dovremmo scavare in noi stessi ed analizzare attentamente tutti i reperti trovati, dovremmo farlo continuamente, come fosse un’attività quotidiana consueta, alla stessa stregua di mangiare e lavarsi.

  • Marco

    L’idea del viaggio in astronave è veramente fica.

  • Uno dei tanti emblemi della Repubblica italiana

    Articolo ed immagini altamente edificanti. Eccellente il consiglio dei due magistrati: “Guardiamoci allo specchio, riconoscere tutto questo è ormai divenuto cruciale per il futuro del nostro stesso Paese.”

  • Daniele Serra

    Siamo accartocciati in un deadlock mortale! Le emergenze della nostra società sono tante e profonde radicate. In Italia, tutto ciò che si può fare al momento è far sì che aumenti la consapevolezza di tutti noi cittadini e che, conseguentemente, il livello etico della società si elevi. Ad oggi, credo non si possa far altro…

    PS: Quello descritto nelle immagini è un viaggio da intraprendere!

  • Romoletto

    Questi due so’ da paura, robba da scrivece un libbro!

  • PMTRIPPER

    Ma come pensiamo di confrontarci con gli americani, quelli sono pieni di soldi. La meritocrazia non è adatta all’indole degli italiani è inutile che insistete.

  • Paolo
  • Anonimo

    Il malaffare, il malcostume e l’incompetenza non devono più essere tollerate. Etica innanzi tutto.

  • Una che ne ha viste tante

    Come mai giudici diversi decidono in modo manifestamente diverso su casi simili?
    Come mai le sentenze arrivano dopo anni?
    Mancanza di personale, leggi fatte male, mancanza di risorse, si dice.
    Ma allora, come si organizzano gli uffici e il lavoro nelle procure?
    Come si decidono le carriere dei magistrati?
    Come vengono selezionati i dirigenti in questi uffici?
    “Se le leggi potessero parlare per prima cosa si lamenterebbero dei giuristi”.
    Dei giuristi se ne era occupata una passata inchiesta di Report (le leggi fatte col buco): ora tocca ai magistrati.
    Un’inchiesta sulle corti supreme, la Cassazione e la Corte Costituzionale, le cui sentenze impattano sulle nostre vite, usando la metafora della bilancia, cercando di unificare l’applicazione delle leggi affinché i giudici non si sbizzarriscano nelle scelte.

    Ma se ad una sentenza si arriva dopo 11 anni, qualcosa non va nella magistratura
    Lo stesso vale se, per la nomina di un procuratore capo, si muovono giochi poco puliti di raccomandazioni come successo a Napoli.
    Infine i giudici della Consulta, i più pagati al mondo.
    I garanti della Costituzione le cui ultime decisioni hanno fatto molto discutere, creando qualche difficoltà ai nostri conti.
    La giusta causa di Claudia Di Pasquale (qui il pdf con la trascrizione del servizio)
    Iniziamo dai licenziamenti per giusta causa: vediamo alcuni casi.
    17 maggio 2001: la dottoressa Spinu partecipa ai Fatti nostri mentre era in malattia.
    Le sue coliche non le consentivano di lavorare ma di cantare sì.
    La casa di cura non sapeva della trasmissione e la licenzia: lei però fa appello e vince in Cassazione, prendendosi anche i contributi arretrati.
    La Cassazione sentenzia che uno può anche fare attività hobbistica in malattia.
    Altra trasmissione “Paese che vai”: il conduttore aveva proposto l’assunzione della moglie nel programma, cosa vietata dal codice etico.
    Il giudice fa reintegrare il giornalista perché moglie e marito non sono parenti ma coniugi.
    Il comportamento rimane in palese contrasto, ma il modulo era fallace …
    Sempre in Rai, il caso del giornalista Testi che guadagna 19mila euro ma non fa nulla, pur avendo incarichi dirigenziali. Incarichi contestati dal giornalista, che ha fatto causa all’azienda.
    La Cassazione gli ha riconosciuto 170mila euro, per questa inattività.
    Ma poi si scopre che lavora la domenica, per poche ore, accumulando tanti mancati riposi.
    Salvatore, ex addetto in una pescheria in un supermercato: viene licenziato perché in malattia fu sorpreso a lavorare in una pescheria in nero.
    Si è difeso dicendo che stava facendo apprendimento, stava studiando.
    I giudici hanno ritenuto scorretto il comportamento, ma la Cassazione ha ribaltato il verdetto dopo 11 anni, col rimborso di 10 anni di stipendi arretrati e contributi.
    Roberto ha avuto una storia simile con un finale opposto: sorpreso a lavorare per altri, in malattia, fu licenziato. In primo grado e in appello gli viene data ragione, ma alla fine la Cassazione conferma il licenziamento. Per slealtà.
    In Liguria 5 dipendenti vengono sorpresi a rubare: la Cassazione li fa reintegrare, per il valore tenue della merce rubata.
    Lucio viene licenziato per un furto di dischetti, in Fincantieri. Nel suo caso la Cassazione ha confermato il licenziamento.
    Merendine si e dischetti no?
    Oggi non c’è la certezza del diritto: cambia a seconda del magistrato. Come mai?
    Il primo pres. Della Corte di Cassazione Santacroce spiega che è fisiologico, una sezione può non conoscere le scelte di un’altra.
    La lunghezza dei processi è imputata alla carenza degli organici.
    Col jobs act il governo ha tagliato la testa al toro, togliendo l’articolo 18.
    Niente reintegro, solo indennizzo.
    Il senatore Ichino ha citato proprio il caso del pescivendolo, per giustificare la riforma del lavoro: ma all’addetto alla pescheria non si imputa la nuova norma, perché è stato assunto prima del jobs act.
    La normativa vale solo per i nuovi assunti, dunque rimane una divisione di trattamento dei lavoratori: colpa del governo che ha legiferato con la delega del Parlamento.
    I giudici hanno una responsabilità?
    Santacroce invita a porre la domanda alla sezione lavoro, quello che ha deciso per il giornalista rai e per la pescheria, e che ha risposto a Report dicendo che parlano solo le sentenze.
    Come funziona nel pubblico?
    Savona 2013: alcuni dipendenti dell’ospedale vengono condannati a 4 anni, per una storia di mazzette. Oggi i dipendenti lavorano, il giudice del lavoro li ha riammessi al lavoro.
    Veniano: Samanta viene fermata dai vigili, era senza assicurazione. Uno dei vigili fa delle avances, per chiudere un occhio.
    Samanta denuncia i vigili, che vengono licenziati: uno dei due fa ricorso e lavora ancora come vigile.
    Nel trevigiano: l’ex dirigente della scuola aveva sottratto 197mila euro, il giudice lo fa reintegrare per un vizio di forma.
    Nel paese ci si chiede perché?
    L’onorevole Rubinato aveva chiesto, tramite un emendamento, di unificare la ppaa al privato: per i nuovi dipendenti pubblici vale il jobs act o no?
    Ichino dice si, la collega Gnecchi in commissione lavoro dice di no.
    Forse perché è una legge scritta male, che non chiarisce cosa sia giusta causa?
    Nemmeno il ministro Madia riesce a chiarire i dubbi della giornalista.
    Milena Gabanelli
    Il ministro Madia ha detto più volte che le nuove norme sui licenziamenti non valgono
    per i dipendenti pubblici; quindi la legge discrimina fra pubblico e privato, ma anche
    fra privato e privato, perché, come abbiamo sentito, per chi è stato assunto prima del
    7 marzo valgono le vecchie, per i nuovi non c’è tanto da interpretare. Comunque
    nessuna legge ha risolto il problema dei tempi biblici, nemmeno quando le cause
    arrivano davanti alla Corte Suprema.
    Perché i giudici, prima di decidere, non consultano le sentenze dellaCassazione, che dovrebbe garantire l’uniformità delle decisioni?
    Il problema viene imputato alla mole dei ricorsi: in totale pendono 137026 ricorsi, non esistono tanti ricorsi in altri paesi europei.
    In Germania siamo a 7mila casi.
    In Italia si arriva in Cassazione sempre, non è mai l’eccezione: ogni consigliere partecipa a 4 sedute al mese, le sezioni tengono udienza 1 o due volte al mese.
    Il tempo lo occupano a leggersi le carte.
    Nel civile si aspettano così anche 5 anni per una sentenza.
    Nel penale si aspetta un anno: per ogni ricorso dichiarato inammissibile si dovrebbe pagare una penale di 1000 euro, ma nessuno paga.
    Conviene impugnare e nessuno paga nel caso si debba pagare le penali che sono il 61% dei casi.
    In Cassazione rispondono che non sanno nemmeno calcolare il totale delle sanzioni non pagate: contenti loro.
    Chi nomina i membri della Cassazione? Il CSM, presieduto dal presidente della Repubblica che pra dovrà decidere i capi di diverse procure in Italia.
    Come vengono nominati i capi delle procure?
    La storia di Falcone (e Borsellino) forse non la conoscono in tanti: un “giuda” (parole di Borsellino) fece fuori Falcone a capo dell’Ufficio istruzione che fu dato a Meli perché più anziano.
    Oggi la storia sembra ripetersi: Di Matteo è stato bocciato per la procura nazionale antimafia dal CSM, nonostante i suoi successi, in 18 anni.
    Quelli nominati che cosa avevano di più? Dopo solo sette mesi i membri del CSM non si ricordano.
    Di Matteo lo vuole morto Riina, non fa parte di una corrente, ha istruito il processo stato mafia.
    La correntocrazia sta uccidendo la magistratura – racconta Bruno Tinti: recentemente Area, Unicost e MI si sono divise le procure di Appello di Napoli, Milano, roma e Caltanissetta.
    Per un accordo tra correnti Napoli è rimasta scoperta per un anno.
    Balduzzi, membro laico del CSM, nemmeno sa cosa ha fatto il procuratore generale Alfonso per meritare il posto a Milano.
    Francesco Greco è uno dei giudici bocciati, in questo giro di nomine: la carriera si fa perché ti occupi di altre cose, non per i processi – dice Greco.
    Non si viene scelti perché si è bravi, ammette il giudice del processo Parmalat: conta di più l’appartenenza.
    Anche Davigo è stato bocciato alla corte d’appello a Torino: sul perché, il vice presidente del CSM Legnini non sapeva rispondere alle domande di Di Pasquale.
    Ma è tutto ampiamente motivato.
    Ma nelle carte di parla genericamente delle doti dei singoli. Nessuna valutazione nel merito, attendibile. Solo una storia di baratti. Voto di scambio, così diceAniello Nappi.
    Tra i magistrati eletti nelle correnti, Forteleoni e Pontecorvo, sponsorizzati via sms dal sottosegretario Ferri, ex capo di MI.
    E i membri laici del CSM? Sono quasi tutti ex politici, come Balduzzi, Leone, Casellati. O come Legnini, che era un sottosegretario prima della nomina al CSM.
    Sono lì per controllare i magistrati?
    Milena Gabanelli
    A vedere i fascicoli degli aspiranti dirigenti degli uffici giudiziari, sono tutti straordinari.
    Ma non potrebbe essere diversamente, perché quale sostituto farà presente che il suo
    capo è carente quando è quello che poi gli deve firmare la relazione? Il quale capo dirà
    che ha un sostituto che sa lavorare male, che è come dire, come accusare se stesso di
    non essere capace di organizzare l’ufficio. Per cui sono sempre tutti fantastici.
    Chi deve scegliere, allora, come sceglie? Presumibilmente quello che si è dato da fare
    per la mia corrente, che può anche andar bene, purché sia bravo. Però non siamo in
    grado di valutarlo. Noi che ne sappiamo se quello che è stato mandato a Milano o a
    Palermo è il migliore, il peggiore o il mediocre. Però alla domanda “perché Tizio al
    posto di Caio” la risposta è: “non ricordo”. Allora, noi invece ricordiamo benissimo
    perché ne paghiamo le conseguenze, del fatto che sono troppi gli uffici giudiziari
    organizzati male. Non è che è dovuto anche al fatto che è stato scelto il capo
    sbagliato? Intanto gli esclusi fanno ricorso e i tar sono pieni.
    Come quello per Lo Voi a Palermo.
    Come Passandante a Venezia: aveva vinto il ricorso al Consiglio di Stato. Ma la collega con meno titoli rimane al suo posto.
    Vincenzo Russo invia una lattina di olio al giudice del Consiglio di Stato che doveva decidere sul suo ricordo.
    De Donno, Gasparri, Annibali al CSM era la catena con cui Mancuso voleva assicurarsi la nomina per Napoli. È stato solo ammonito dal CSM.
    Solo il 7% degli esposti ai magistrati non vengono archiviati: quando i magistrati sbagliano, cosa succede?
    Di Pasquale ha parlato del caso della centrale di Tirreno Power di Savona: nelle intercettazioni si parla del procuratore Granero, contro cui si voleva arrivare ad una sanzione disciplinare presso il CSM, con un esposto. Per bloccare l’inchiesta.
    Il sottosegretario De Vincenti non ha risposto alla giornalista.
    Centrale Enel di Porto Tolle: la procura di Rovigo ha fatto tre processi contro l’Enel, per i danni ambientali. Ma il pm Fasolato è finita sotto processo dal CSM.
    Per aver scritto al ministero dell’ambiente per un chiarimento: tutto era partito dall’interessamento di Violante e di Alfano.
    Legnini scrisse una lettera aperta al corriere in cui chiedeva ai magistrati di valutare il peso delle loro scelte sull’economia, dopo il caso Ilva.
    Il modello del giudice sta cambiando: oggi il giudice ha bisogno di una formazione continua, una cultura dell’organizzazione.
    Oggi il ministero della giustizia sta lavorando alla riforma del CSM, con ex membri del CSM stesso. Tra questi Mirabelli, Ciani e Zagrebelsky. E anche Virga, il magistrato indagato a Palermo per induzione indebita.
    Qui il link per rivedere il servizio sulla Corte costituzionale.
    Da unoenessuno.blogspot.it

  • Irene da Firenze

    Bellissimo articolo e bellissimi commenti, mi sembra che abbiate fatto centro anche questa volta

  • Elena L.

    Guardate c’è un nuovo DESI fatto dal Polimi in cui l’Italia non va poi così male http://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/l-italia-e-21esima-in-europa-per-l-agenda-digitale-un-nuovo-indice-migliora-il-desi_1863.htm
    Stavo pensando di farne anche uno sulla corruzione percepita in cui diventavamo i migliori, che ne dite dell’idea?

  • G. ktre72

    Sono d’accordo che l’unica possibilità di rinascita dell’Italia passa per l’etica e per la costruzione di una coscienza civile, ognuno deve fare la propria parte.

  • Silvia

    Tutto si origina dal singolo individuo e dalla sua etica, ciascun cittadino, congiuntamente agli altri cittadini, costituisce il tessuto della nostra società. Semplice, sintetico e vero!

  • Anonimo

    Mi piacerebbe sapere quale è la tecnica (grafica e multimediale) che è stata utilizzata per la realizzazione delle immagini.

  • V. Lampariello

    I nostri due autori hanno pubblicato in contemporanea anche un interessante articolo su Cantieri-FPA che riguarda la gestone documentale e la dematerializzazione http://www.forumpa.it/riforma-pa/la-tecnologia-non-la-si-interpreta-la-si-fa-per-una-de-normazione-sul-digitale

  • Serena

    La storia degli enti inutili, che, pur non avendo più uno scopo di esistenza in vita, ricevono ancora finanziamenti pubblici, è uno degli scandali più evidenti. E’ una delle prove del DEADLOCK, totale e paralizzante, nel quale viviamo. Mi piacerebbe sapere cosa pensano di noi i paesi più progrediti ed industrializzati…

  • Ada

    Sono piuttosto convinta che la maggior parte de dipendenti pubblici consideri Attias, Melchionda e i loro coleghi dei personaggi patetici ed illusi, se solo capissero che è solo facendo propri i concetti inclusi in un articolo come questo che potrebbero consegnare ai propri figli un Paese degno di questo nome.

  • Anonimo

    Colleghi si scrive con due l, ignorante come il signor attias!

  • LG

    No, io sono più ottimista. La maggior parte dei dipendenti pubblici non aspetta altro che essere guidata da capi come Melchionda e Attias verso un nuovo modo di lavorare. La maggior parte dei dipendenti pubblici continua a tirare la carretta nonostante una classe dirigente mediamente inguardabile e tanti colleghi da cacciare seduta stante. Se così non fosse questo Paese sarebbe già morto.

  • Ada

    Mi auguro ovviamente che tu abbia ragione ma per me questo Paese è già morto da un pezzo, caro LG, altrimenti uno come Attias si occuperebbe delle strategie digitali del Paese da tanti anni. In qualsiasi altra nnazione europea i lavori dei ragazzi della Corte dei conti non passerebbero inosservati al Governo come regolarmente avviene in Italia.

  • Felix Marzotto

    Il vaso di terracotta si è rotto da un pezzo e un vaso di terracotta non si riaggiusta più.

  • Italiaetica
  • Ale Parisi

    Quando finirà questa saga cosa leggeremo?
    Credo che anche per Agenda Digitale ci sarà un prima i rac-corti e un dopo i rac-corti.

  • Roberto

    Quella creata da Attias è una vera e propria “macchina da guerra” che confrontata con la fatiscenza dell’Agid e più in generale dell’azione del Governo sul digitale dovrebbe far riflettere tutti e per primi proprio Renzi e la Madia.

  • Serioso
  • Mirabella

    Sorbole che lavoro! La “normalità” è piatta e triste. Ben vengano i tentativi arditi e che portano ventate di innovazione e nuove culture. Articolo intelligente e profondo, lo spessore c’è ed è evidente.

  • Martina Puricelli

    Ho segnalato i vostri articoli al Fatto Quotidiano, spero li prendano in considerazione per una eventuale pubblicazione.

  • Anne Wilkes

    Questa serie di “Rac-corti” non deve terminare, trasformiamola piuttosto in una rubrica fissa!

  • 8 Rino

    Costoro hanno argomenti più che validi e sanno come esprimersi al meglio per attrarre l’attenzione del lettore. Professionalità, creatività, etica e buon senso: Queste sono qualità che non possono passare inosservate. Faccio a tutta la squadra di lavoro della Corte dei conti i miei più sentiti complimenti.

  • Tommaso Rossi

    Forse sto scrivendo solo un’ovvietà, ma, in quanto a professionalità e buon senso, Luca Attias non è secondo a nessuno e, secondo me, dovrebbe insegnare nelle università.

  • Ori

    Un uccellino mi ha detto che Attias e Melchionda stanno per ricevere un importante incarico di Governo. Qualcuno sa di cosa si tratta?

  • Anonimo

    L’uccellino ha mentito.

  • Davide
  • Sergio Tamburini

    Solo da una puntuale presa di coscienza personale, potremo uscire dal doloroso deadlock nel quale ci troviamo. La consapevolezza piena del singolo individuo è l’unica medicina che possiamo opporre al tumore che alberga e distrugge il nostro sistema societario.

  • Gloria Vitale

    Avete mai provato l’ebrezza di avere a che fare con la pubblica amministrazione italiana? Io, purtroppo, ho genitori molto anziani e mi scontro con la realtà (irrealtà!) sanitaria quasi quotidianamente. Ebbene, il 90% del lavoro si svolge ancora attraverso la modulistica cartacea che, il cittadino stesso, deve provvedere a portare da un edifico della città ad un altro, affinché la pratica possa procedere.

    Nel contempo, il nostro governo sta spendendo milioni di euro per costruire mega autostrade digitali, che, stando così le cose, rimarranno bellamente inutilizzate.

    Facciamo pace col cervello e lasciamoci governare dai gummy bears, che forse è meglio!.

  • Anto’

    Questi orsetti hanno buon senso da vendere e, comunque, più di tanti buffoni che sono al governo!

  • Raffaella Leone

    Ragazzi della Squadra Attias, il vostro pensiero è aulico, troppo elevato per il cittadino medio, rimarrete (purtroppo!) inascoltati…

  • Augusto F.

    Un articolo come questo meriterebbe un successo strepitoso!

  • Digital champion

    http://www.digitalchampions.it/
    Il Digital Champion è una carica istituita dall’Unione Europea nel 2012. È un ambasciatore dell’innovazione. Ogni Paese ne ha uno, con il compito di rendere i propri cittadini “digitali”. Le uniche eccezioni sono il Regno Unito, che ha avuto il primo della serie, Martha Lane Fox, ma oggi ha trasformato il ruolo virandolo sui temi della digital economy; e l’Estonia, dove l’incarico lo svolge il presidente della Repubblica.

  • Anonimo

    manco morto

  • Cinzia

    I Sommi Custodi della Prassi sono dei bastardi, parassiti che vivono sulle nostre spalle!

  • Arturo

    IL VASO DI TERRACOTTA E IL VASO DI FERRO

    Il vaso di ferro propose
    al vaso di terra un viaggio.
    Questi si scusò
    dicendo che sarebbe più saggio
    rimanere accanto al camino,
    perché basterebbe poco
    per ridurlo in cocci.
    >
    >
    Queste garanzie lo persuasero
    e accettò l’accordo; il vaso di ferro
    si mise al suo fianco e partirono.
    Ma i vasi hanno solo tre piedi
    e zoppica tu che zoppico anch’io
    ad ogni ostacolo si toccavano
    ed era il vaso di terra ad avere la peggio.
    Non fecero nemmeno cento passi
    che per causa del suo compagno
    il più debole andò in mille pezzi
    senza avere il tempo di dire amen.

    Non mettiamoci mai con chi è più forte di noi,
    perché potremmo finire come il vaso di terra cotta.
    Questo vale per le persone, ma anche per le
    nazioni e i popoli.

  • Giulia De Bortoli
  • SM

    Rilevo che da anni Attias e i suoi svolgono un’opera di moralizzazione che dovrebbe essere nei compiti soprattiutto del Presidente della Repubblica. Nel perido di Napolitano nulla di tutto ciò si è visto, qualche piccolo ma quasi impercettibile miglioramenteo si è visto con Mattarella. Ma forse ne Napolitano e ne Mattarella hanno compreso quali siano i veri problemi del Paese.

  • JP

    Se come molti dicono la massima espressione dell’etica in Italia oggi è rappresentata dalla magistratura, allora in uno dei Paesi mondiali con meno valori etici e mi dispiace che una persona di valore come Luca Attias appartenga a questa casta indifendibile da tutti i punti di vista.

  • Amelia

    Quanti direttori generali stanno continuando a dirigere i loro uffici senza che i loro subalterni si siano ancora resi conto che sono già morti da tempo?

  • Amilcare da Siena

    Dobbiamo trovare il modo di prolungare l’impegno di Luca Attias e Michele Melchionda su Agenda Digitale; quello che scrivono è tremendamente interessante e poi, ormai, mi sono anche affezionato ai tre orsetti di caramella.

  • Massy

    Egregio dott.Attias,
    nell’ultimo Forum pA il Ministro Madia ha dichiarato pubblicamente che esiste con lei una fruttuosa collaborazione. Poichè a me non sembra che il Ministro segua nessuno dei consigli o dei principi a cui lei fa continuamente riferimento, mi domandavo se questa collaborazione si fosse chiusa bruscamente?
    Per chiarezza concludo affermando che la mia domanda non prevede alcuna risposta.

  • Vittorio Longo

    Si deve difendere l’idea che quando si ha un ruolo politico i doveri siano più stringenti. E questo ha a che fare con la democrazia. Se a evadere le tasse è un cittadino è grave, ma se lo fa una persona che ho delegato al governo del paese mi sento più offeso e più corresponsabile di questo.
    Io credo che la moralità e l’etica non siano spontanee. Almeno non sempre. Può essere anche una questione di educazione, senza che questo assomigli al paternalismo. In Francia i loro migliori cittadini, coloro che assumeranno ruoli pubblici importanti, vengono educati a ragionare sull’etica. Ma bisognerebbe iniziare dalla scuola. La politica e l’amministrazione pubblica hanno bisogno di più professionismo e meno improvvisazione.

  • Carla A.

    Alcuni dei post inseriti sono veramente di grandissima qualità, per cui mi permetto di suggerire una gestione più sofisticata degli staessi magari tramite disqus.

  • Giorgione

    Che la parte malata della PA italiana rappresenti solo una piccola percentuale, è tutto da vedersi, il messaggio è espresso in termini troppo ottimistici. Non sono d’accordo! Troppi dipendenti, la quasi totalità, si sono ormai adagiati in un dolce far nulla. Forse, non era loro la responsabilità iniziale, ma, ormai, sono profondamente corresponsabili e, pertanto, appartengono a buon diritto alla “porzione malata”. Non possiamo far finta di non vedere, a ragione Cantone, basta omertà!

  • LG

    Se fosse “la quasi totalità” non ci sarebbero scuole aperte, pronto soccorso funzionanti, polizia per strada.
    Per far funzionare male un’organizzazione, basta il 10% a remare contro.
    Il disastro vero è a livello della dirigenza, sono pagati anche per fare lavorare correttamente i sottoposti.

  • Miranda M.

    Sono d’accordo con “LG”, se i dirigenti non fossero incapaci, incompetenti, corrotti, assenteisti, menefreghisti ed arroganti, tanta parte dei dipendenti pubblici risponderebbe alle loro richieste con buona volontà e dedizione. Purtroppo, i primi a lasciare andare le cose, per una questione di comodo, sono proprio loro: i manager!

  • A.A.

    Hanno detto bene gli autori di questo bel articolo; oggigiorno non si può più pensare di migliorare la pubblica amministrazione senza prendere in considerazione il suo contesto. La PA è parte integrante di tutto il tessuto sociale. Tutto è correlato, integrato e correlato. Anche per questo motivo non ne usciremo vivi!

  • Giorgia R.

    Non credo sia possibile veder terminare un progetto tanto interessante e che sta riscuotendo un successo più che meritato. Quella dei gummy bears è un’avventura, talmente stimolante sotto il profilo morale, che non può aver fine. Che gli autori riflettano sul profondo significato etico ed educativo dell’azione fin qui intrapresa! Che la redazione di Agenda Digitale pensi seriamente ad un ingaggio continuativo della squadra di lavoro della Corte dei conti!

  • Anonimo

    Sono anni che provo ad entrare in contatto con il famoso ingegner Attias per illustrargli l’offerta della mia azienda. Credo che sarebbe più giusto ch invece di scrivere articoli avesse più rapporti con le aziende d’informatica.

  • Michele

    L’articolo è stato or ora pubblicato anche sul portale del Forum PA all’indirizzo http://www.forumpa.it/il-vaso-di-terracotta?utm_source=newsletter&utm_medium=FORUMPANET&utm_campaign=MAILUP

  • Rita De Luca

    Ovunque io mi giri vedo gummy bears… meno male! Sono uno stratagemma ironico, simpatico ed arguto per proporre argomenti importanti e delicati con una bella sfumatura di colore, innovazione e cultura. Un risultato finale “debunking”, gradevolissimo e facilmente fruibile. In un paese inerte come il nostro, avremmo l’urgente bisogno di distruggere, per poi poter ricostruire…

  • Davide
  • Piero da Firenze

    G A N Z I S S I M O !

  • Tommaso Rossi

    Un grande esempio di etica e civiltà, totalmente fuori dagli usuali schemi, ormai obsolescenti, in uso presso la nostra pubblica amministrazione:

    http://www.forumpa.it/pa-digitale/luca-attias-tra-etica-digitale-e-follia-linnovazione-number-sipuofarese-saremo-in-tanti

    http://www.innovatv.it/video/3000439/luca-attias/forum-pa-tra-etica-digitale-e-follia-fare-squadra-linnovazione#.VmlwBNLhCUl

    Invece di dissacrare ciò che non dovrebbe essere dissacrato, invece di osteggiare ciò che non dovrebbe essere osteggiato, invece di rimanere impassibili di fronte a ciò che dovrebbe commuoverci, ebbene, invece di sperperare risorse in azioni inutili e controproducenti, semplicemente ed umilmente, PRENDIAMO ESEMPIO!

  • Anonimo

    Che una fetta preponderante della PA cerchi febbrilmente il modo di esprimere il proprio potenziale, mi sembra decisamente esagerato! Diciamo che non sono tutti scansafatiche ed imbroglioni, ma ci si avvicinano però!

  • Nuccia Catania

    Mi sembra che l’arroganza e la supponenza stiano superando il livello d’attenzione. Mai come oggi, la società mi sembra un intricato labirinto di interessi individuali e malaffare, dove la frammentazione e l’egoismo sono i tratti più caratteristici. La pubblica amministrazione, in ciò, non descrive alcuna differenza purtroppo. Uscirne non mi sembra cosa facile, un doloroso deadlock ci soffoca la gola. Se vogliamo un futuro, dobbiamo agire sui giovani ed insegnar loro il senso civico, il senso dello Stato, l’etica. Forse, allora, potremo dire di avere un futuro, come paese e come individui. Non prima.

  • Amanda F.

    Se non decidiamo di FARE, piuttosto che PARLARE, in Italia non si andrà mai da nessuna parte, anzi, mi correggo, finiremo con l’andare sempre più a fondo! Il nostro paese è caratterizzato dai DEADLOCK mortali e ce ne sono talmente tanti che, se non ci diamo una mossa e non passiamo all’azione, oggi, ci renderanno la vita impossibile domani, peggio di quanto non sia ora, il che è tutto dire! Basta malcostume, basta malaffare, basta individualismi, dobbiamo essere speleologi di noi stessi e avviare con le azione un cambiamento interiore, etico e morale, prima che esteriore!

  • R. Venanzi

    L’unica cosa che mi disturba è che la saga sta per finire ………..

  • Anonimo

    Finalmente hanno finito, questo era l’ultimo vero?

  • Alfredo Colombo

    La Pubblica Amministrazione italiana, e tutto il settore privato che le circuita intorno, deve rivedere i propri modi, i propri tempi e le proprie priorità, anteponendo l’interesse del cittadino agli interessi dei pochi. Del resto, fin quando non termineranno gli atteggiamenti individualisti e malavitosi, nel nostro Paese non si potrà innescare un vero processo innovativo; modificare la parte malata della cultura nostrana è il primo passo per veder nascere una nuova Italia. Per attuare tutto ciò, bisogna intervenire sulla scuola e sull’educazione che ricevono i nostri figli. Non credo esista altra strada per far nascere una nuova coscienza che abbracci la Collettività, prima ancora della singolarità.

  • Irene

    Caro Anonimo mi spiace per te ma ne manca ancora uno.

  • Maria

    Questa serie non deve terminare, trasformiamola in un appuntamento fisso, magari a cadenza mensile, anziché quindicinale. Ecco, una rubrica mensile, fantastico! Redazione di Agenda Digitale attivati!

  • Irene

    E si caro Anonimo si vocifera che la collaborazione andrà avanti ancora a lungo, molto a lungo.

  • Maury

    Quando, dopo la pubblicazione, anche l’ultimo articolo della coppia Attias-Melchionda sarà un lontano ricordo, la noia di articoli leziosi, vuoti ed inutili ritornerà ad essere soffocante. Il buon senso e la simpatia dei tre orsacchiotti mi mancheranno davvero.

  • VD

    Attias e Melchionda dimostrano che se si uole si può fare. Riescono a fare così tante cose insieme e tutte ad altissima qualità, chi altro ci riesce?

  • Lucariello

    Questo modello comunicativo, decisamente innovativo e che tende a distruggere convenzioni e consuetudini, dovrebbe portare tanti dirigenti a riflettere sul fatto che basterebbe poco per innescare un cambiamento. Basterebbe un minimo di buon senso e buna volontà. Peraltro, se l’immagine degli orsacchiotti di gomma è facilmente reperibile e scaricabile da web, la capacità e la competenza, invece, non lo sono. Si attrezzino!

  • Marco P.

    Comunicare con le immagini non è certo un’innovazione, ovvero, lo diventa nel momento in cui tale modalità viene adottata da due dirigenti della pubblica amministrazione, che è risaputamente il luogo dei morti viventi…

  • Utente

    I veri cadaveri siete voi, se pensate di innovare portando in scena dei pupazzetti idioti!

  • PP

    Se mettessimo Attias, Melchionda e Gelasi al posto di Barberis, Luna e Samaritani non otterremmo secondo voi un risultato migliore?

  • MauLor

    Guarda PP ce per ottenere un risultato migliore dell’attuale basterebbero anche i tre Gummy Bears!

  • Giorgia Greco

    La battuta è davvero molto carina, peccato che, e lo dico con rammarico, questa non sia una battuta ma la mera realtà dei fatti!

  • Cristina Facchinetti

    Se non mi sbaglio venerdì dovrebbe uscire l’ultimo dei rac-corti in programma. Poi, si torna alla monotonia della scarsezza, dell’inconsistenza e della superficialità? Ma che bella prospettiva…

  • Claudia Lombardo

    Di questi stessi autori, al termine dell’attuale saga (purtroppo molto breve!), ci auguriamo di poter leggere presto qualche altra cosa, perché, in questo sono d’accordo con Cristina Facchinetti (sotto), tanta parte degli articoli che si leggono su web sono pietosamente caratterizzati da profonda vacuità.

    P.S.: Lunga vita agli insegnamenti e alle ironie dei gummy bears!

  • Gloria Vitale

    I colorismi, intesi anche in termini letterali, già introdotti dai tre orsetti di gomma, dovrebbero far riflettere sul fatto che il successo di un nuovo prodotto, o servizio, risiede anche nella sua semplicità che, in seguito, si traduce in facilità di fruizione da parte dell’utente. In ciò, i servizi offerti dalla pubblica amministrazione italiana ai propri cittadini sono insuccessi anticipatamente dichiarati!

  • Anita

    Un lavoro forte come questo lo si produce solo se si hanno le idee chiare!

  • Sassari Nord

    Quando diamine esce l’ultima puntata, domani?

  • Giacomo Jr.

    Non era oggi l’ultima uscita dei rac-corti? Sbaglio?

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