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Direttore responsabile Alessandro Longo

I RAC-CORTI

Il volo del gabbiano

di Luca Attias e Michele Melchionda, Corte dei conti

06 Nov 2015

6 novembre 2015

Il primo dei quattro “Rac-corti”. Racconti dalla Corte dei conti. Racconti digitali sul digitale, seri e faceti, a cura di due noti autori – pardon burocrati, pardon esponenti di spicco – della Corte dei conti. Perché ci sono tanti modi per raccontare- e fare- innovazione

Come già anticipato, tratteremo di cloud computing, ma non solo. Parleremo, difatti, anche di gabbiani, che iniziano il loro volo dalla terraferma per seguire le bianche scie dei pescherecci in cerca di cibo. Insieme, abbandoneremo le vecchie consuetudini e spiccheremo il volo nel cloud computing; un volo, né scontato, né prevedibile, tra le nuvole bianche e quelle nere.

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Oggigiorno esistono molti soggetti che volano nel cloud computing: dalle aziende ai cittadini, dai professionisti alle industrie, dalle piccole e medie imprese alla Pubblica Amministrazione, nonché detentori di tecnologie ed attori interessati a vario titolo. Che si tratti di cloud pubblico, privato, ibrido, oppure di comunità, poco importa, ciò che maggiormente interessa è, sostanzialmente, il nostro approccio ad esso. Possiamo cioè vagare tra le nuvole alla mera ricerca di cibo, oppure possiamo volteggiare nei cieli alla ricerca della performance e della perfezione. Detto in altri termini, non dovremmo interessarci al cloud perché è trendy e far finta di essere dei veri innovatori (cloud nero), piuttosto dovremmo cercare di avvicinarci ad esso per uno scopo virtuoso, ovvero utilizzare pienamente e consapevolmente le potenzialità che questa tecnologia è in grado di offrire (cloud bianco).

Volendo prendere in prestito una locuzione di Carlo Alberto Carnevale Maffè, potremmo dire che: “il cloud è istituzione economica, non solo un’infrastruttura tecnologica. Esso è un luogo ove sono ridefiniti persino i rapporti (centenari) fra lavoro e capitale. Il cloud non è (più) Utopia, ma ‘luogo comune’ della modernità, motivo ricorrente dell’opera organizzativa contemporanea”. E ancora, sempre in merito al cloud, aggiunge che: “rappresenta un crocevia naturale di interessi e convergenze di attori diversi”.

Noi tutti dovremmo accostarci all’argomento nella maniera più adeguata e propositiva, riflettendo sul fatto che le nuove scoperte, e le conseguenti nuove conoscenze, possano essere d’ausilio a tutta la comunità alla quale apparteniamo, anziché un motivo per creare delle ulteriori diversità da emarginare. Queste scoperte e conoscenze renderebbero il cloud un luogo di memoria, non solo di transito; il miglior presupposto per impiantare processi economici che “imparino” e che, coerentemente, portino con sé gli aspetti positivi dei processi conoscitivi.

Una definizione esaustiva e sintetica delle principali caratteristiche del cloud computing viene fornita dal NIST (National Institute of Standards and Technology – U.S. Department of Commerce): “Cloud computing is a model for enabling ubiquitous, convenient, on-demand network access to a shared pool of configurable computing resources (e.g., networks, servers, storage, applications, and services) that can be rapidly provisioned and released with minimal management effort or service provider interaction” (“The nist definition of cloud computing”, Peter Mell e Timothy Grance, Special Publication 800-145, settembre 2011).

Il cloud rappresenta, pertanto, un modello per consentire l’accesso ad un insieme di risorse condivise in rete. Tale accesso ha la prerogativa di essere sempre disponibile, indipendente dalla nostra posizione geografica e conveniente dal punto di vista economico. I servizi offerti in cloud hanno il vantaggio di essere prontamente erogati da parte di un provider con il minimo sforzo manageriale, nonché con minima interazione, da parte del fruitore di tale servizio, con il fornitore stesso. 

Dunque, perché non usare le nostre ali per il volo di precisione e per ricercare la perfezione, anziché limitarci, invece, ad utilizzarle solo per il volo orizzontale e per elemosinare del cibo sulla scia dei pescherecci?

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Il cloud computing si basa su tecnologie innovative e nuove logiche architetturali; esse comportano il ritorno alla centralizzazione dei server, la riduzione del numero dei data center, l’aumento di capacità elaborativa, la riduzione dei consumi energetici, una crescente disponibilità della banda di connessione, l’opportunità di utilizzo della SOA (Service Oriented Architecture), una maggiorata virtualizzazione, adozione di architetture ad alta affidabilità, di sistemi di controllo, monitoraggio e misurazione di ciò che consumiamo e, pertanto, di quanto spendiamo.

Se avremo la passione ed il coraggio di perseguire l’adozione del cloud bianco, a dispetto di quello nero, inopinatamente scopriremo che esso non è solo proficuo a tutti gli attori coinvolti, per quanto peculiari i loro interessi possano essere, ma depaupera anche il vigore delle obiezioni che al cloud stesso vengono solitamente mosse circa la privacy dei dati trattati, circa la loro sicurezza e la conformità alle vigenti normative.

Se continueremo a volare senza una meta, contribuiremo a mantenere in vita consuetudini ormai desuete, le stesse che hanno condotto, nel corso degli anni, alla creazione in Italia di oltre 11.000 data center pubblici; ciascuno con le proprie acquisizioni, con il proprio ciclo manutentivo, necessità ed interessi. A fronte di ciò, possiamo nutrirci di teoria e di solenni discorsi, come spesso se ne fanno: “dobbiamo evitare di digitalizzare le attuali inefficienze”, “dobbiamo ridisegnare tutti i processi”, oppure possiamo procedere operando un sano e profondo cambiamento di assetto organico delle attuali strutture IT.

A noi la scelta, ma appare fin troppo evidente che, se impareremo a volare aspirando alla perfezione, arriveremo ovunque ed in tempi brevi. A tal fine, è necessario avere un obiettivo da perseguire, nonché un modello organico dei servizi, che sia unitario e condiviso; non possiamo più permetterci di investire in risorse IT come se fossimo trascinati da correnti aeree mutevoli ed effimere, col rischio di incappare in eventuali e spiacevoli “tempeste”.

Secondo Marc Russell Benioff, Presidente del C.d.A e CEO di salesforce.com: “Il Cloud Computing è un modello dirompente che cambia radicalmente il modo in cui si usa l’IT a supporto del business e la sua affermazione nei prossimi anni è più che scontata. Sicuramente tra i suoi più grossi vantaggi ci sono le molte opportunità per le piccole e medie organizzazioni, perché tutte possono beneficiare dell’IT a basso costo e non solo le grandi organizzazioni che possiedono i data center. La potenza del Cloud Computing è la democratizzazione della tecnologia, perché la rende disponibile per tutti”. Dunque, dobbiamo superare le limitazioni imposte dalle usuali risorse, soprattutto economiche, perché queste rendono la tecnologia, ed i servizi da essa offerti, un privilegio fruibile esclusivamente da una fortunata élite.

Ovviamente, l’utilizzo di soluzioni cloud computing comporta anche un notevole impatto, sia sull’organizzazione, che sui processi in atto, nonché sulle specifiche competenze professionali degli individui impattati dal cambiamento. In termini assoluti, tali effetti non possono non essere considerati sani e proficui; abbiamo, difatti, l’opportunità di imparare a lavorare in modo innovativo, imparare un nuovo modo di collaborare e di interagire. Anziché aver timore di tutto ciò, sfruttiamo l’opportunità in maniera consapevole, rendiamo i cittadini partecipi di questa nuova tecnologia e diffondiamo la conoscenza per il suo utilizzo.

Sempre riguardo agli effetti derivanti dalla piena e corretta adozione del cloud computing, e della sua cultura, bisogna sottolineare che tali impatti sono talvolta notevoli, sia per le organizzazioni che formulano la domanda, sia per quelle che formulano l’offerta. Nel primo caso, il riferimento alla Pubblica Amministrazione (centrale e locale) è d’obbligo; gli impatti sarebbero ingenti, in quanto ne stravolgerebbero i tradizionali canoni e ne evidenzierebbero gli attuali limiti. Anche nel secondo caso gli impatti sarebbero altrettanto ingenti, in modo specifico in Italia, dove esiste un mercato IT decisamente stagnante e che rifugge dalle innovazioni. Difatti, qui esiste un ampio e variegato panorama di piccole e medie imprese operanti nei ruoli più disparati (rivenditori, installatori, integratori di sistemi, consulenti, mediatori, distributori, ecc.). Queste aziende, come gabbiani sulla scia di un peschereccio, si trovano spesso nella condizione di poter fruire solo dei residui di cibo; il loro margine di guadagno è molto sottile e derivante da esigue percentuali sulle vendite di licenze o servizi a corredo (installazioni, parametrizzazioni, personalizzazioni, addestramento del personale, manutenzione hardware, assistenza applicativa e sistemistica, ecc.). Le aziende stesse potrebbero invece rivoluzionare il loro approccio e proporsi come broker di servizi, o come generatrici di servizi innovativi, proprio utilizzando al meglio le potenzialità del cloud bianco.

Il Cloud computing contribuisce a rivoluzionare vecchi schemi e credenze, ormai parte di un retaggio culturale obsoleto. Del resto, se aziende come Amazon, Microsoft, Oracle, HP, IBM (solo per citarne alcune tra le più importanti), erogano software sotto forma di servizio (SaaS) si riduce drasticamente la necessità di una fase di intermediazione, di installazione e di formazione del personale. Se gli utenti utilizzassero i servizi on line non avrebbero più la necessità di customizzazioni esasperate, né di particolarità derivanti da consuetudini ormai antiquate, di cui, solo per citare un valente esempio, le applicazioni dei tanti Enti della Pubblica Amministrazione sono traboccanti. Detto in termini diversi, l’utente è spinto ad utilizzare servizi preconfezionati, così come sono, facendo un piccolo sforzo di adattamento alle funzionalità offerte dal servizio che si intende utilizzare.

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“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.”

Questa frase, pronunciata dal Mahatma Gandhi, sembra descrivere l’ineluttabile destino dei veri innovatori. Anziché osteggiarli, dovremmo piuttosto imparare a coltivare noi stessi, la nostra passione e curiosità, evitando di agire solo perché “così vuole il capo”, o in base a consunte e sbrigative massime di vita: “non capisco, ma mi adeguo”, “si è fatto sempre così”, “mi basta arrivare alla pensione”. Dovremmo renderci persuasi del fatto che il miglior modo per prevedere il futuro è crearlo.

“Al di là delle infrastrutture (cloud pubblico, privato, ibrido) il cloud è per sua natura ibrido nel senso di commistione di pubblico e privato: è una città che esprime il proprio potenziale solo se gli abitanti accettano lo stato di ‘polis’, cioè la condivisione” (Carlo Alberto Carnevale Maffè, grazie!). Condividiamo le risorse, impariamo ad utilizzare servizi standard, purché ben progettati, abbandoniamo gli individualismi ed i localismi, ne otterremmo un tesoro insperato che, finora, soprattutto nel panorama IT della Pubblica Amministrazione, non è mai stato trovato: l’uniformità dei procedimenti amministrativi.

Potremmo addirittura scoprire che, utilizzando le stesse funzioni per eseguire azioni simili, anche i dati trattati si uniformerebbero conseguentemente, secondo un processo virtuoso che richiederebbe del tempo, certamente, ma con risultati garantiti. Dati puliti, esatti e disponibili a chi, legittimamente, ne fa richiesta: non più una chimera, ma una vera e propria rivoluzione.

In ultima analisi sottolineiamo che il cloud opera una magnifica azione democratica, riducendo le disarmonie tecnologiche ed organizzative, così come, negli ultimi anni, Internet ha ridotto quelle informative. In questo, il cloud rappresenta un bellissimo esemplare di cigno nero “informatico”, ovvero un enorme balzo in avanti, che può contribuire a spalancarci le porte del progresso sociale, culturale ed economico futuro.

Innovazione è progresso.

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  • Elena

    Non pensavo sinceramente che sareste riusciti a realizzare un prodotto così sofisticato e ben confezionato. Vi debbo confessare che mi avete stupito positivamente.

  • G. Giaccari

    Speriamo serva a far capire a tutti quanto è importante occuparsi di certi temi.

  • Giacomino

    Un lavoro superbo a tutti i livelli: micro (gummy bears), macro (cloud), mega (Attias e Melchionda).

  • Cinzio

    In questo inizio di secolo l’I&T rappresenta l’energia della rivoluzione digitale; nulla di sconvolgente in quanto potrebbe essere paragonata all’arrivo dell’energia elettrica generata dalle grandi centrali fornita a tutti coloro che ne facevano richiesta soppiantando il vecchio modello “fatto in casa”.
    E il cambiamento di paradigma oggi si chiama “Cloud computing”.
    Che non è solo sinonimo di internet o semplicemente di tecnologia che serve a salvare i dati su un server remoto. E’ invece un modello di strutturazione delle risorse che ridefinisce dalla base il modo con cui siamo abituati a gestire i nostri sistemi informatici e rende più agile l’intera gestione dell’IT da parte di un’azienda o un’amministrazione, dalle sue operazioni più semplici alle più complesse.
    Ci troviamo di fronte a un cambiamento culturale i cui vantaggi sono rilevanti.
    Il Cloud computing non è solo una tecnologia, ma una grande rivoluzione architetturale che coinvolge tutti i livelli dell’IT: dai software della posta elettronica, ai server che distribuiscono la nostra applicazione, alla configurazione dell’intera infrastruttura informatica. In tutti questi ambiti le tecnologie cloud sono in grado di migliorare le tecnologie esistenti, ridurre i costi di acquisizione, migliorare l’efficienza dei servizi, abilitare processi innovativi. Ed è una trasformazione che riguarda non solo le grandi o grandissime aziende, ma chiunque utilizzi strumenti informatici.
    E’ fondamentale capire come adattare le diverse combinazioni di Cloud ai vari ambiti delle nostre imprese, considerando anche che è in espansione il cosiddetto personal cloud, ossia il Cloud dedicato a singoli individui. Le organizzazioni possono creare le dinamiche di Cloud computing al loro interno avendo il totale controllo delle proprie operazioni informatiche ma con un’efficienza maggiore.
    Di qui a breve le imprese con un’infrastruttura informatica già avanzata o consolidata dovranno fare i conti con il Cloud. Chi prima o poi si troverà nella condizione di dover rinnovare la propria architettura perché obsoleta, non più supportata o non più sufficiente a seguire le proprie attività trovandosi nella condizione di scegliere se rinnovare completamente la propria architettura, acquistando nuovo hardware per ospitare nuovo software, oppure se cominciare a migrare nel Cloud i servizi che intende rinnovare. È anche vero che una soluzione di Cloud ibrido può permettere di conservare gli investimenti già fatti e, soprattutto, di verificare con gradualità l’utilità del nuovo modello, valutarne vantaggi e svantaggi, cominciando a provare l’efficacia della soluzione e affrontando il nuovo investimento con tranquillità.
    Analizzando le caratteristiche essenziali del servizio di Cloud computing ci accorgiamo come si adattano specificamente a quelle che sono le necessità più urgenti di un servizio informatico “moderno”.  I servizi IT devono oggi affrontare un profondo cambiamento, sollecitato da diversi fattori quali:
    – l’aumento dei dati (i data si stanno trasformando sempre più velocemente in big data);
    – la necessità di collaborazione (condivisione delle informazioni);
    – la necessità di accesso mobile, in quanto è impensabile un’infrastruttura IT che obblighi i propri utenti ad accedere alle risorse solamente dal computer dell’ufficio;
    – la necessità dell’accesso universale: servizi e applicazioni devono essere sempre disponibili, deve essere sostenuta un’alta qualità del servizio che deve garantire accessibilità delle risorse 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno;
    – la variabilità della domanda: l’IT deve essere agile nel supportare la crescita della domanda. Dai semplici servizi web alle grandi infrastrutture, la domanda di tecnologie segue la variazione delle necessità delle aziende. Più l’azienda è dinamica, più sa cogliere al volo le nuove opportunità, più la pressione sull’IT è forte. Il Cloud permette di ottenere flessibilità acquisendo risorse quando è necessario per rilasciarle quando invece non servono più.
    Da notare che non è il Cloud computing a guidare lo sviluppo dell’IT in modo autonomo e indipendente, ma sono le stesse esigenze delle imprese e degli utenti che reclamano un modo nuovo di pensare alle risorse informatiche. Al di là degli aspetti più strettamente tecnici, quello che sta davvero cambiando è il modo di lavorare delle persone. Oggi un lavoratore usa un portatile, uno smartphone, un tablet e può portare a termine diverse attività scegliendo il dispositivo da utilizzare indistintamente e scegliendo se farlo in ufficio o quando è in viaggio o quando è in un’altra sede. Questo nuovo modo di lavorare, che alcuni chiamano “the modern workstyle”, deve essere assolutamente abilitato dalle tecnologie IT pena la perdita di competitività in una realtà in cui le intelligenze e le competenze possono scegliere in modo molto più elastico i luoghi in cui lavorare.

  • Jimy

    Come impiegato nel settore amministrativo credo che in questi ultimi tempi le opportunità per la Pubblica Amministrazione stanno crescendo e il nostro CIO è da tempo in prima linea. Ho apprezzato molto questo racconto sia per i contenuti sia per le didascalie. Gli autori, innovatori, costituiscono una ventata d’aria fresca.
    La promessa del Cloud computing è quella di consentire alla P.A. di realizzare la propria missione verso i cittadini e le imprese con maggiore velocità e a costi minori. Affidandosi ai servizi informatici erogati da cloud possono essere realizzati i servizi con rapidità ed efficienza smentendo le retoriche di inefficienze e lentezze, aumentare la qualità del servizio e generare soddisfazione nei cittadini: il Cloud computing è un ingrediente fondamentale per risolvere positivamente questa
    sfida.

  • Ennio Flaccadoro

    “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci” (Mahatma Gandhi). Luca e Michele sono ormai nella fase della vittoria, gli sforzi da loro profusi sono lampanti e stanno arrivando i meritati risultati. I contenuti, come loro solito, ci sono e le modalità comunicative che utilizzano sono sempre più innovative e suggestive.

  • F. Franceschini

    Da sempre ammiratore di Steve Jobs, ho ripescato casualmente sulla rete quanto avvenuto a giugno 2011. Jobs decise di interrompere la convalescenza per svelare in prima persona a San Francisco i dettagli su iCloud, i nuovi servizi della casa di Cupertino sulla nuvola informatica. L’annuncio fu certamente di peso. Non parlò solo di musica in streaming automaticamente su tutti i dispositivi ma anche di un accordo raggiunto con le quattro major discografiche che avrebbero condotto nelle casse di Apple confortanti somme di denaro.
    Molti esperti americani battezzarono iCloud come l’inizio dell’era post-pc. Quella cioè in cui saremmo andati in giro soltanto con schermo e tastiera, e forse un giorno senza neppure quella, essendo collegati in permanenza alla nuvola informatica grazie a software sempre più potenti e sempre più sofisticati.
    La parola Cloud è su tutte le labbra da diversi mesi ormai, ma i servizi avviati, soprattutto in Italia, finora sono tutto sommato relativamente timidi.
    E se lo predisse il “visionario”, statene certi che tutto andrà come da lui previsto. A conferma di quanto affermò una volta il grande musicista Frank Zappa: “non esistono avanguardie, c’è solo gente che è in ritardo”.

  • UnFornitore

    Grazie al Cloud computing si potrà accedere all’innovazione in maniera molto più veloce di prima, automatizzando i processi aziendali e realizzando rapidamente le funzioni di business.
    Sperando che possano godere di certi benefici anche le start-up e l’imprenditoria giovanile. Per tutti sarà più facile trasformare le nuove idee in prodotti e in servizi, affrontare la sfida del mercato e competere.
    Oltre che rappresentare un elemento di riduzione dei consumi energetici, il beneficio principale a livello macro-economico è determinato da una riduzione generalizzata dai costi fissi di ingresso nel mercato dovuta a uno spostamento dalle spese fisse di capitale in ICT verso i costi operativi.
    Il ruolo guida della nuvola è stato confermato da circa il 50% degli interpellati che lo hanno definito inoltre indispensabile per consentire alle aziende il raggiungimento di nuovi mercati; il cloud è fondamentale per il conseguimento dell’innovazione aziendale. Le imprese presenti già da tempo nel cloud hanno inoltre dichiarato di aver conseguito elevati margini di profitto grazie alla loro scelta di “anticipare i tempi”.
    Con il Cloud computing le tecnologie dell’informazione e la loro applicazione all’organizzazione
    delle imprese e dei servizi pubblici possono offrire grandi opportunità all’Italia.
    Perché il cambiamento può essere un’opportunità: da cogliere, insieme.

  • Un non ammiratore

    Mi sta sulle balle Attias da diversi anni, mi sta sulle balle Melchionda da diversi mesi ma debbo ammettere che questo è un lavoro con i fiocchi.

  • Anonimo

    Il cloud è una delle poche speranza della PA italiana di digitalizzarsi veramente e questa cosa i nostri lo fanno capire con la leggerezza delle immagini e la profondità della cultura.
    Sono un magistrato della Corte dei conti e lo sapevo da anni che Luca Attias avrebbe fatto strada.

  • Ugo

    Bellissima e significativa la citazione dell’amico Maffè.

  • fabio c.

    Personalmente trovo questa forma comunicativa molto efficace, lo dimostra il fatto che, fino alla fine, non riuscivo a capire se ero più interessato all’argomento tecnico, oppure alla storia narrata nelle immagini. Davvero bravi, una bella proposizione

  • Stefania Manno

    Il cloud è il paradigma futuro di erogazione di risorse informatiche. Meno CED, soprattutto pubblici, più servizi in cloud per tutti; agiamo in questo senso, per una maggiore democratizzazione tecnologica, ma anche per una questione di puro risparmio economico. Un plauso alla Corte dei conti.

  • Anonimo

    Già terminato “l’effetto attias”, pochini i commenti eh?

  • Giulio

    Questa volta ti è piaciuto nche a te vero Anonimo?
    Se capissi come è importante per il futuro del nostro Paese parlare di cloud e di cultura forse non ti comporteresti cosi. Metti da parte l’invidia e pensa ai tuoi figli, se per caso ne hai.

  • Nadia-B

    Non capisco granché di questioni tecniche, pertanto mi scuso se sono un pochino fuori tema, ma la storia raccontata nelle diapositive è molto affascinante e anche molto ben raffigurata dall’autore/i, tanto che durante la pausa pranzo sono corsa in libreria ed ho acquistato il libro di Richard Bach. Porgo i miei complimenti a Luca Attias e Michele Melchionda, che in realtà non conosco, rimanendo con la curiosità di sapere se alla Corte Conti sono tutti così bravi…

  • EmmeCi

    Devo ammettere che avete fatto un buon lavoro, temo solo che non riesca a far breccia nei giusti destinatari… nel senso che quelli da convincere non sono certi i tanti lettori che qui sotto pubblicano commenti entusiastici, bensì quelli “refrattari” al cambiamento in generale, e all’innovazione tecnologica in particolare, che sono molti di più… e che probabilmente non hanno interesse e/o voglia di leggere l’articolo in oggetto, nè – forse – la capacità di comprenderlo appieno. E tantomeno la capacità di apprezzare questa nuova modalità di comunicazione basata su illustrazioni e fumetti.

    Consentitemi tuttavia un paio di precisazioni:

    1) il Cloud Computing è, in fin dei conti, un diverso modello di distribuzione di software e servizi ICT; pertanto, per adottarlo con successo (ovvero garantendo efficienza, efficacia ed economicità) all’interno della propria organizzazione, è necessario sapere dove ci si trova e dove si vuole andare, ovvero conoscere bene l’organizzazione ed i relativi processi. Cosa tutt’altro che scontata nella PA.

    2) non è affatto vero che il Cloud Computing sia sempre e comunque più conveniente, dal punto di vista economico, rispetto ad altri modelli di distribuzione di software e servizi ICT (attenzione che il termine “convenient”, in inglese, ha un significato differente).

    Del resto, in una generica PA (che ha l’obiettivo di erogare servizi e non certo di generare profitti), il costo di un servizio non è l’unico elemento di valutazione. Esistono altri elementi qualitativi e quantitativi (es. affidabilità, disponibilità, ecc.), per cui si può anche decidere di spendere di più, se questo comporta un innalzamento generale della qualità del servizio erogato.

    Il vostro resta comunque un lodevole tentativo di avvicinare alla materia anche i non addetti ai lavori.

  • Anonimo

    Poi ci si domanda perchè nessuno ha mai dato un incarico governativo a mister attias. Ce lo vedete un Ministro che usa i pupazzetti di gomma o che si maschera da guerre stellari. L’Italia è caduta in basso ma ancora non così in basso, un tempo avremmo saputo come “trattarla” una persona così. Mi auguro di morire prima di vedere uno come attias diventare Ministro.

  • Trottar

    Finora di digitale si sono occupati dei pupazzi sarebbe la volta buona che se ne occupa qualcuno con le competenze e perchè no anche con la giusta dose di ironia.

  • ex AGID

    La riduzione del numero dei CED della PA, accennata con grande classe, anche nell’articolo è un tema chiave da tanti anni di cui oramai parlano solo Melchionda e Attias. Chi al momento governa il digitale della PA non sa neppure lontanamente quali siano le potenzialità del cloud e tende solamente a salvaguardare i piccoli interessi personali.

  • Luca Minghetti

    Come dicono Attias e Melchionda; una corretta adozione del cloud, quello bianco intendo dire, comporterebbe tra l’altro la centralizzazione dei server, nonché la riduzione del numero dei data center, che per la pubblica amministrazione italiana sarebbe un traguardo non da poco, attualmente una chimera…

  • capo ced di un comune

    Bella idea senza preoccuparsi della sicurezza, della privacy, dove vanno a finire i miei dati? si fa presto a dire. Loro vogliono chiudere i data center perchè vogliono concentare il potere su di loro, ma io il mio data center non lo chiudo manco morto.

  • Roberto

    Come per tutte le altre questioni, anche l’utilizzo del cloud dovrebbe essere intrapreso solo attraverso una pianificazione unitaria e condivisa da tutta la PA italiana, altrimenti vedremo replicarsi gli stessi orrori che abbiamo oggi. Orrori dettati dagli individualismi, dai localismi, dalle lobby di potere e dagli interessi di pochi individui. Basta con tutto ciò, adottiamo politiche comuni per il bene dell’intero paese.

  • Armando & Michela

    Secondo la mia opinione queste immagini sono allegre, poetiche ed armoniose; una forma comunicativa decisamente creativa e coinvolgente. Anche l’escamotage di mettere in scena degli orsetti di gomma (simili alle caramelle di Haribo) è una mossa vincente. Assolutamente piacevole il risultato finale, anche alla luce delle molte argomentazioni tecniche, valide ed inoppugnabili, in favore del cluod (un vero cigno nero informatico). Bravi tutti gli autori, molto.

  • giospoto

    un ottimo lavoro di squadra. “Caspita non raggiungo l’immagine” è eccezionale.

  • Rolando Roggeri

    Mi sembra che in questo primo racconto ci siano davvero molti elementi di nota: dalla cosa più puramente tecnica all’ironia, dai cromatismi alla cultura, dai libri alle battute simpatiche dei gummy bears, dalle citazioni all’etica. Un vero caleidoscopio di emozioni davvero ben orchestrato. Un eccellente lavoro di squadra.

  • Anonimo

    Debbo dire che il prologo prometteva bene ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte ad un prodotto di tale qualità per grafica e contenuti. Tutti i manager della PA dovrebbero imparare da questi due ragazzi cosa vuol dire fare veraente il manager.
    Sottolineo che sono un dirigente di una grande società di informatica e che da 10 anni cerco di vincere una gara per entrare in Corte dei conti purtroppo senza successo.

  • Un utente

    Cerchiamo di far chiarezza e di capirci una volta per tutte. Perché la pubblica amministrazione italiana dovrebbe arricchire le grandi multinazionali (ad esempio quelle citate nell’articolo: Amazon, Microsoft, Oracle, HP, IBM), quando invece può bellamente continuare a fare tutto in casa, mantenendo così parecchi posti di lavoro nelle piccole e medie imprese italiane (sue fornitrici) che, altrimenti andrebbero persi? Questo, mi spiace, ma non lo comprendo e nell’articolo, peraltro ben scritto, non viene spiegato. Detto in altro modo, perché dovremmo dare potere, non solo economico, alle già potenti multinazionali (tutte straniere), svilendo così il nostro potere interno? Neanche questo è scritto nell’articolo.

  • Un ammiratore

    Dovreste pubblicare un libro e credo che potreste affrontare più o meno qualsiasi argomento.

  • Paola Mattioli

    Direi che questi due dirigenti rappresentano un fuori standard in termini assoluti, quando mai si è letto un articolo che denota profonde competenze professionali e che, nel contempo, contiene bellissimi fumetti che narrano una storia parallela alla questione tecnica? Un risultato outstanding! Lettori, giornalisti e politici, sveglia parliamo della pubblica amministrazione italiana, non della Disney Pixar…

  • Un dirigente privato

    Sono uno dei responsabili di un’azienda privata, la quale ha vinto una gara per la conduzione dei sistemi informativi di una pubblica amministrazione. Vorrei porvi una domanda: qualora il dirigente di tale PA decidesse di trasferire tutto in cloud, utilizzando esclusivamente SaaS, che fine farebbero i tanti tecnici che lavorano per noi, spesso in sub-fornitura, se non addirittura in sub-sub-fornitura, con contratti a progetto e assunti specificatamente per questa commessa? Non dico no al cloud, ma riflettiamo bene prima di agire.

  • Nick mandolino

    Un lavoro nell’ordine dell’eccellenza! Davvero molto bravi, il connubio tra competenza professionale e cultura umanistica rappresenta un patrimonio inusuale e non a tutti disponibile… Pubblicate questo “Rac-corto” su la Repubblica, ve lo meritereste!

  • Senza nome

    Gli “inamovibili”, quelli che siedono su comodi scranni dorati rivestiti di velluto rosso, prima di sputar sentenze e legiferare, farebbero bene a riflettere sul fatto che ci sono tanti lavoratori e padri di famiglia che, dopo l’eventuale trasloco delle attuali infrastrutture e servizi in cloud, rischierebbero solo di perdere il loro posto di lavoro. Ebbene, questi stessi “inamovibili” farebbero bene a guardarsi allo specchio per capire se quello che intendono fare è per il bene di tutti, oppure una ripicca di carattere personale nei confronti di qualcun altro!

  • Una donna della ministrazione

    Michele Melchionda mi ha ordinato di mettere questo commento durante il fine settimana, ma senza che io lo volevo, perché invece mi volevo riposare. Allora io lo metto, ma molto negativo così magari lo mandano via, perché tanto non sa fare il dirigente e spesso alza la voce e dice parolacce a tutti. Si sfoga i suoi problemi sui suoi collaboratori che invece lo servono sempre in silenzio e con la speranza che migliora, ma è tutto inutile non migliora proprio

  • Cloud P.A.

    Fate una visitina sul nostro sito internet non ve ne pentirete http://www.cloud-pa.it/

  • Susanna D’Alessandro

    Al di là della tanta spazzatura che ho appena letto nei commenti precedenti al mio (NON COMMENTABILI!), faccio agli autori di questa serie di racconti (PIACITELLI E RUGGIERO INCLUSI!) i miei più sentiti complimenti (COMPLIMENTI GENUINI!) perché un prodotto di qualità così elevata, e di così ampio respiro, in giro non si trova facilmente.

    Forse sto per scrivere una baggianata fritta e rifritta, ma credo che il nostro paese ha l’urgente necessità di rivedere le proprie priorità civili, sociali e culturali. Gli interessi della collettività devono venire prima di quelli individuali; la tecnologia in questo può essere di enorme aiuto, soprattutto nella lotta al malaffare. Quanto sta facendo Luca Attias con la sua squadra di lavoro va proprio in questa direzione; un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica a riguardo.

  • Anonimo

    Uno spettacolo teatrale di due ore al Forum PA
    Decine di interviste e di articoli in pochissimo tempo
    Presenti a una marea di convegni
    Lezioni universitarie ovunque
    Ma nmi volete spiegare quando cazzo lavorano Attias e Melchionda?

  • Beppe

    tutti i grandi cambiamenti si presentano come un salto nel vuoto ma la storia ci insegna che oltre che essere ineluttabili hanno permesso di migliorarci. Non bisogna temere l’accorpamento dei CED ne termini di perdite di posti di lavoro e tanto meno in termini di “poteri piccoli” che passano in mano di poteri più grandi: sicuramente la gestione del potere non passa per il Cloud. Complimenti a chi ha preparato l’intervento.

  • Tony

    Per molti dirigenti della PA la scelta del cloud sarà una scelta obbligata e rappresenterà solo un’ulteriore strategia per mantenere il potere della loro lobby. Molti dirigenti stanno infatti comprendendo che le grandi multinazionali, le stesse che offrono servizi in cloud, rappresentano il futuro della tecnologia informatica e, sempre più nel futuro, accentreranno su di sé il potere economico del settore IT. Vedrete che questi dirigenti non avranno nessuna intenzione di rinunciare alla loro fetta di torta

  • Anonima della Corte dei conti

    Caro Anonimo è proprio questo il punto e anche la sfida, riuscire a fare tutte queste cose e contemporaneamente gestire la struttura più efficiente di tutta la PA italiana. E tutto questo con entusiasmo e perfino divertendosi un pò.

  • Mario P.

    Sono assolutamente d’accordo con i contenuti e la eccezionale comunicazione di Attias e Melchionda: Cloud è presente e futuro, che obbliga anche a ripensare i processi e a creare efficienza, nuovi e migliori servizi per la popolazione. Probabilmente comporterà sacrifici in termini di occupazione ma genererà nuove opportunità e nuove professioni per i volenterosi. L’innovazione tecnologica e comportamentale è l’unica via per progredire come Nazione; il contrario, continuerà a mantenerci lontani dai primi. Complimenti Luca e Michele, continuate!

  • Musumeci

    Meglio del prologo.
    Chi ha pensato a “caspita non raggiungo l’immagine” merita un premio a parte.

  • Diversamente anonimo

    DIRE, FARE, BACIARE, LETTERA, TESTAMENTO. ERO CONVINTO CHE LE PENITENZE FOSSERO SOLO QUESTE, INVECE POI HO LETTO QUEST’ARTICOLO…

  • Rossovino d’Abbruzzo

    Ho da poco passato i trenta e sono il papà di un bellissimo bimbo di 3 anni. Lavoro nel settore informatico da parecchi anni, in particolare sono un tecnico dell’area sicurezza. Quotidianamente utilizzo il cluod, sia per motivi legati alla mia professione, che per questioni puramente personali. Per esperienza diretta so bene quanto siano fallaci i sistemi di sicurezza informatici, tanto che, per quanto concerne alcuni dati personali, che ritengo molto sensibili (dati del mio conto bancario, le foto di mio figlio, il mio documento scannerizzato, la mia firma digitale, ecc.), preferisco ricorrere all’utilizzo del caro, vecchio HDD esterno (con relativa copia di backup ovviamente), piuttosto che alla soluzione cloud computing. Lo so, dovrei dare il buon esempio, ma, non vogliatemene, proprio non ce la faccio, perché sono convinto che nessun provider possa in alcun modo garantire la sicurezza dei miei dati.

  • sbzvcjzvj

    asdjbcjacbjk

  • Anonimo

    Nessun’altro riesce ad unire competenza, managerialità e creatività come fanno loro. Sono una risorsa enorme sfruttata solo in minima parte.

  • Paolo F.

    Mi piacerebbe molto collaborare con i ragazzi della Corte dei conti per far diventare questo Paese meno peggio di quello che è.

  • Marco

    L’11 novembre si terrà il Convegno di presentazione dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Cloud per la Pubblica Amministrazione http://www.mip.polimi.it/it/news-eventi/events/convegno-di-presentazione-dei-risultati-della-ricerca-dellosservatorio-cloud-per-la-pubblica-amministrazione/ tra gli ospiti più attesi ci sarà anche il dott. Melchionda, co-autore di questo bellissimo articolo. Intervenite numerosi.

  • Tilde

    Le immagini sono solari, cromatiche, bellissime. Valorizzano ed esaltano i valori concettuali espressi nella parte più propriamente tecnica dell’articolo. Una perfetta armonizzazione d’intenti; ne sono rimasta positivamente sbalordita. Davvero bravi.

  • Ciro il grasso

    Questi due dirigenti hanno un ufficio marketing che funziona davvero bene

  • Anonimo

    CAZZO! I dirigenti pubblici farebbero meglio ad occuparsi di questioni più serie e a spendere il nostro denaro in maniera più proficua!

  • Simona

    L’arguta simpatia espressa da questi orsetti di gomma è in perfetta simbiosi con la meticolosa perizia mostrata nell’argomentazione tecnica. Attias e Melchionda hanno fatto un gran bel lavoro davvero!

  • dirigente anonima

    Lo sapete dove i nostri due hanno il maggior numero di detrattori? proprio all’interno della Corte dei conti tra i loro colleghi. E ve lo dice uno che viene proprio di la e che ne sente sparare in continuazione. L’invidia è una brutta bestia e quando è mischiata ad una umiltà inesistente e all’incompetenza di alcuni miei colleghi fa venire il voltastomaco.

  • Aruba

    Ad oggi nessuno più di Aruba può fornirti servizi cloud di qualità. Aruba il cloud italiano https://www.cloud.it/prova-cloud-aruba.aspx?pk_campaign=adw-src&gclid=CO2A4MSzgckCFQfgGwodMgENHA

  • Alberta F.

    L’abbinamento tra il racconto fornito dalle immagini e la disquisizione tecnica della porzione testuale crea, a mio avviso, una miscela profondamente coinvolgente. Il risultato finale è come una sinfonia di concetti, parole e colori molto ben orchestrata ed amalgamata. Mi auguro che, oltre a questi primi quattro “Rac-corti”, l’esperienza possa continuare in modo costante, con pubblicazioni regolari, magari, fino a formare un intero volume, di quelli che si vendono in libreria. Perché no, l’iniziativa è validissima!

  • Adele_L

    Ottimo articolo, davvero molto convincente e molto ben confezionato. Tra l’altro, vista l’estrema importanza del fattore digitalizzazione, voglio lanciare una provocazione: perché non fare degli incontri presso le scuole per sensibilizzare i nostri ragazzi sull’importanza del digitale, magari utilizzando proprio questa innovativa e coinvolgente forma comunicativa?

  • Ernesto F.

    Quella di Adele mi sembra una buona idea. Il tentativo è chiaramente quello di attirare il maggior numero di persone possibili su temi troppo spesso trascurati in Italia e la scuola, come da anni dice Attias, è il bacino più importante in assoluto.

  • Corrado Calò

    Chi si occupa di informatica, che sia in una Direzione Generale di una PA o in un Ufficio di una azienda privata ha il dovere se non l’obbligo di adottare, dopo un giusto periodo di studio e relativa quantificazione dei rischi, le soluzioni tecnologiche più innovative e performanti che il mercato offre; quando poi tali soluzioni rappresentano (come il cloud) un “combinato disposto” di economicità/modernità/democrazia credo sia addirittura sacrosanto adottarle nelle proprie realtà lavorative.
    Il “cloud è tra noi” da anni, ma ancora molti non se ne sono accorti, alcuni già oggi non ne possono fare a meno, ma non sanno che lo stanno utilizzando! Aiutarli a capirlo ed utilizzarlo è compito dei cosiddetti “addetti ai lavori” …ben vengano quindi i divulgatori di tale tecnologia….con frasi, immagini e “pupazzetti”(chi scrive ne è un fautore!) che sono, non dimentichiamolo mai, insieme all’adeguamento tecnologico della propria infrastruttura, la vera risorsa affinchè qualsiasi soluzione innovativa divenga veramente fruibile da tutti .

  • Federico Claudia

    La Corte dei conti sta svolgendo un lavoro talmente importante che dovrebbe essere indirizzato soprattutto alle scuole italiane, per rafforzare il senso etico e morale delle nostre giovani leve. Lo stesso ing. Attias ha più volte asserito che la corruzione dovrebbe essere combattuta in maniera strutturale già a partire dalla scuola. Il futuro di noi tutti parte dalla scuola.

  • Alessandro Perilli

    Il Cloud Computing rappresenta una realtà sempre più diffusa e, con molta probabilità, anche piuttosto discussa, in considerazione del fatto che la massa non ha ancora ben chiaro di cosa in realtà si tratti, né quali siano le sue potenzialità. Questo articolo nella sua “complessa semplicità” (complesso perché è variamente articolato, semplice perché è molto fruibile e divertente) riesce ad incuriosire e, pertanto, riesce facilmente a trasmettere alcuni concetti di base su tale argomento che dovrebbero invece divenire di dominio pubblico. La Corte dei conti sta facendo un lavoro egregio.

  • Anonimo

    Se fossi uno dei dirigenti della Haribo, la nota azienda tedesca di dolcetti, io sporgerei querela contro la Corte dei conti per aver indebitamente utilizzato l’immagine degli orsetti di caramella!

  • Marco Bellocchio

    In realtà in merito al cloud non esiste ancora una definizione che possa intendersi univoca e condivisa (forse non esisterà mai!), ma ciò può solo concorrere a creare confusione, soprattutto nei lettori non addetti ai lavori. Oggi le grandi compagnie del settore IT, molte delle quali sono citate nell’articolo, spingono sempre di più per affermare i servizi in cloud a livello mondiale e non solo per le aziende che si occupano di informatica. Ma quali sono i reali benefici per le PMI che adottano questa tecnologia? Ecco, mi sembra che l’articolo di Luca Attias e Michele Melchionda chiarisca questo punto in via definitiva, rispondendo esaurientemente a questa domanda semplice, ma cruciale. E questo è solo uno dei molti punti di forza che tale “Rac-corto” possiede. Un sentito plauso a tutti coloro che hanno collaborato alla sua stesura.

  • Marco

    Nell’articolo, peraltro particolarmente curato ed intrigante, viene detto che “il cloud computing si basa su tecnologie innovative e nuove logiche architetturali; esse comportano […] l’opportunità di utilizzo della SOA (Service Oriented Architecture), una maggiorata virtualizzazione […]”. Mi sarebbe piaciuto che gli autori approfondissero questi due concetti, che mi sembrano fondamentali e che invece rimangono solo elencati, ma non esplosi nella spiegazione delle loro potenzialità. Peccato, un piccolo neo, per il resto l’articolo merita davvero molto.

  • Cloud Chichi

    Al momento la maggior parte delle aziende sperpera il proprio budget IT per il puro e semplice mantenimento delle infrastrutture e dei servizi esistenti. Il cloud computing potrebbe invece permettere a tutte queste imprese di risparmiare molto in termini economici, tanto da poter prendere in considerazione attività di ricerca e sviluppo, nonché tutti quei progetti che prima sembravano irrealizzabili, proprio a causa del loro costo esorbitante. Infatti uno dei punti di forza del cloud è il ridurre sensibilmente i costi d’impresa, semplificando sensibilmente il dimensionamento iniziale dei sistemi e delle applicazioni IT, garantendo altresì un ROI molto elevato sugli sforzi di investimento iniziali, richiesti per gli opportuni adeguamenti tecnologici dell’azienda.

  • Un ex annoiato

    Fantastico ho letto che ci sono tra i commenti addirittura alcuni annunci pubblicitari di qualche azienda, credo che questa sia la prova provata che il vostro è un prodotto che spacca.
    Finalmente un articolo che non annoia il lettore.

  • Arianna-B

    Non sono mai stata particolarmente brava a scrivere, pertanto non aspettatevi un gran commento. Volevo semplicemente dire bravi agli autori per aver confezionato un prodotto molto piacevole, divertente e al contempo istruttivo. Semplicemente bravi.

  • D. Giaccherini

    Il cloud nella PA non si può usare, ci sono problemi di sicurezza evidenti che non possono essere risolti.
    Anche la chiusura dei CED è una fesseria, dove le mettiamo le persone che lavorano in tutti questi CED cari signori della Corte dei conti?

  • Gianluca

    Ho preferito non commentare fino ad adesso ma leggere, signor Giaccherini la sua frase “dove le mettiamo le persone che lavorano in tutti questi CED cari signori della Corte dei conti?” mi ha fatto ribollire il sangue.
    Se continuiamon a ragionare in questo modo porteremo il Paese al disastro da tutti i punti di vista. E’ in questo modo che dilaga la corruzione in Italia ed è grazie a persone che la pensano come lei e che operano perchè tutto ciò non cambi che siamo oramai ultimi in tutte le classifiche mondiali.

  • Giulio_N

    Bravi, bravi, bravi! Davvero entusiasmante! Competenze, capacità, cultura e creatività senza confini!

  • Giggi

    Il piccolo e anticonformista Gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre che del cibo un gabbiano vive ” della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell’aria.
    Richard Bach

  • Mark

    Ciò che suggeriscono Luca Attias e Michele Melchionda è: che siate degli informatici o no se non sapete cosa è il cloud informatevi prima possibile, leggendo anzitutto questo articolo ma anche navigando in rete o chiedendo agli amici. Il futuro non può che passare dal cloud.

  • Cesarone

    Le critiche gratuite su questo articolo e sul cloud sono pretestuose e fatte da gente in malafede che non vuole il bene del Paese ma solo della propria cerchia.

  • Rino Pezzolato

    Il cloud computing non è più una scelta ma un obbligo per la Pubblica Amministrazine moderna e solo in Italia non l’abbiamo ancora capito.

  • Anonimo

    Il Governo dovrebbe ingaggiare Attias, Melchionda e gli altri ragazzi che collaborano con loro per fargli fare un tour all’interno delle Amministrazioni pubbliche.

  • Anonimo

    Credo che molti commenti sono costruiti ad arte da attori improvvisati e pagati appositamente. Non credo possibile che questo articolo abbia ricevuto tanti commenti e gli altri manco uno. Attias e Melchionda sono dei fasulli!

  • Antonio P.

    Questa nuova forma comunicativa è decisamente molto incisiva. A dispetto dei tanti commenti velenosi, direi che funziona davvero bene; in fin dei conti, se ha saputo smuovere la bile di molti lettori, qualcosa vorrà pur dire…

  • Mariangela

    Sono d’accordo con Antonio (commento qui sotto), se questo articolo ha ricevuto tanti commenti è solo perché esso rappresenta già un successo! L’equazione è semplice: tanti commenti = tanto successo!

  • Fabrizio Corona

    Consiglio la lettura di questo interessante articolo http://www.altalex.com/documents/news/2015/06/08/cloud-computing-il-trattamento-dei-dati-e-le-misure-di-sicurezza dal titolo Cloud computing: il trattamento dei dati e le misure di sicurezza.

  • Orazio

    Che i dirigenti della Corte dei conti si occupino di racconti, gabbiani ed orsetti, detta senza peli sulla lingua, mi sembra un’esagerazione bella e buona… Chissà, forse i sbaglio io!

  • Cucciolo

    Un lavoro semplicemente eccezionale, come pochi se ne vedono nel panorama comunicativo italiano, tanto meno in quello della pubblica amministrazione. Ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.

  • Gilda

    Ai colleghi della Corte dei conti vanno i miei più sentiti complimenti per l’ottimo lavoro svolto. Bravi ragazzi, non mollate mai, mai, mai!

  • Anonimo

    L’articolo è ora presente anche sul portale del Forum PA all’indirizzo http://www.forumpa.it/pa-digitale/il-volo-del-gabbiano-ovvero-il-cloud-computing

  • tba221

    Complimenti per l’articolo, le immagini riescono a non far scemare l’attenzione sui concetti interessanti. La squadra della Corte dei Conti sta facendo veramente un gran lavoro di moral suasion, si tratta di una reale lotta alla corruzione ad ampio spettro e ciò aiuta a contribuire anche alla formazione graduale di una nuova classe dirigente più attenta agli aspetti legati all’etica. Bravi.

  • Geppy Ciuccio

    Inutile aggiungere altro: questa modalità di comunicazione è assolutamente innovativa, avvolgente, entusiasmante. Questo articolo fa il pelo e il contropelo a tutta la concorrenza, qualora ce ne fosse. “Pollice SU” per tutto il team della Corte dei conti che oggi inaugura un nuovo genere: un approccio divulgativo, ironico, etico e culturale, alle questioni più propriamente tecniche.

  • Ivano

    Uno dei pregi maggiori di questo articolo è quello di essere facilmente comprensibile a tutti e contemporaneamente di attirare l’attenzione e la curiosità. Veramente un bel lavoro.

  • Devoto

    Ciao, scusa nn vorrei disturbarti ma è molto urgente!!
    Ho un amico che arriva da molto lontano e ha bisogno di un posto dove rimanere.
    Essendo così, gli suggerii la tua casa.
    Ti chiedo di riceverLo ed amarLo.
    Il suo nome è Gesú Cristo.
    Ora dici a voce bassa: “Puoi entrare Signore, io ho bisogno di te, pulisci il mio cuore col tuo sangue e benedici la mia famiglia.”
    Invialo a tutti i tuoi contatti e riceverai domani un miracolo.
    Se credi in Dio invia questo messaggio ai tuoi amici, se lo respingono ricorda che Gesù disse:
    “Se mi neghi tra gli uomini, ti negherò davanti a mio padre ”
    tra 4 minuti ti daranno una buona notizia!
    Dio ti benedica

  • Max

    Vabbè sono d’accordo Luca Attias e Michele sono bravi, forse i più bravi di tutti ma non esageriamo :-)))

  • Emilia M

    “Con questo suo libro Richard Bach mi ha procurato due gioie: mi ha fatto volare, mi ha fatto sentir giovane. Per entrambe gli sono profondamente grato” – RAY BRADBURY.

  • Anonimo

    Thank you for reading

    The biggest challenge any business faces is trying to predict the future; knowing what your data will look like in three or five years’ time so you can put in an infrastructure that is flexible enough to grow and accommodate change is a huge challenge.

    http://www.cloudcomputing-news.net/

  • Fabio

    Davvero non riesco a capire a cosa si debbono tutti questi commenti; ho letto l’articolo molto attentamente e, in tutta sincerità, non ho trovato nulla di particolarmente interessante, né di originale. Nessuno spunto di riflessione, nessun pensiero che io non abbia già avuto leggendo altri articoli similari. Diciamolo, anche le immagini sono banali, in realtà non sono né illustrazioni, né strisce di fumetto. Gli orsetti, poi, non li prendo proprio in considerazione. Ripeto, non capisco tutta questa mole di commenti da dove si origini e perché. Solo un dubbio mi assale: siete forse dei fan sfegatati di Attias e Melchionda?

  • John Adam Smith

    While awareness among businesspeople about cloud computing and its capabilities has steadily grown in the last few years, myths and distortions about the cloud still abound and can lead to decisions that result in a whole new set of problems. It’s important to do your homework and understand all of your options and how each will impact your business. By making informed decisions, cloud computing can offer your business choice, value, and flexibility. Attias & Milchionda are making a real good job!

  • Michele D.

    Consiglio a tutti di guardarsi in rete gli interventi sul cloud di Alessandro Piva del Poolitecnico di Milano è l’unico che segue un percorso analogo a quello dei ragazzi della Corte dei conti.

  • Giovanni Domenica

    Ho trovato fondamentalmente interessante questo modo di comunicare con il lettore. Un duplice filone espositivo, quello tecnico e quello narrativo, che si mantengono paralleli, ma non disdegnano punti di contatto, coinvolgendo il lettore medesimo e rendendo la lettura decisamente intrigante.

  • Nickname

    In Italia si avverte l’urgente bisogno di un’alfabetizzazione digitale che sia profonda e puntuale. Il cloud computing italiano è ancora lontano dalla maturità, ma gli evidenti cenni di cambiamento cominciano a farsi sempre più evidenti, grazie a contributi come questo della Corte dei conti, che apportano molteplici ed interessanti spunti riflessivi e che, con sempre maggior evidenza, spianano la via dell’innovazione e del progresso. Come un bimbo, confuso e inconsapevole, mi sono lasciato trascinare in questa lettura dal potere inesorabile delle bellissime immagini, colorate e rappresentative. La forza creativa dell’intero costrutto traspare e seduce.

  • Nick senza testa

    Commento breve, ho poco altro da dire, solo: MITICI!

  • Giancarlo V.

    Nell’ottica di proteggere la privacy e la sicurezza dei propri dati, il fruitore del servizio dovrebbe almeno valutare quali misure vengono adottate dal provider per consentire l’allocazione dei propri dati in cloud. Personalmente credo siano da preferire, in generale, quei fornitori che utilizzano tecniche di trasmissione sicure, ad esempio tramite connessioni cifrate, altresì supportate da meccanismi di identificazione degli utenti autorizzati all’accesso. Va da sé che la complessità di tale apparato deve necessariamente essere commisurata alla criticità dei dati contenuti nel cloud stesso. Quello che intendo dire è che, nella maggior parte dei casi, sarebbe sufficiente l’utilizzo di semplici meccanismi di identificazione, basati su “Username” e “Password”. Invece, nell’ipotesi in cui il trattamento riguardi tipologie di dati particolarmente critici (legali, medici, testamentari, ecc.), mi orienterei, oltre all’utilizzo di protocolli sicuri nella fase di trasmissione, anche alla conservazione in forma cifrata per mezzo di sistemi messi a disposizione dal fornitore medesimo del servizio.

  • Avv. Giada Flamini

    In fase di acquisto del servizio in nuvola, il mio consiglio è di approfondire le policies adottate dal fornitore di tale servizio. In primis, sarà necessario leggere molto attentamente il contratto e le eventuali clausole ad esso legate, per verificare i tempi di persistenza dei propri dati in cloud. Da una parte l’utente dovrebbe accertare il termine ultimo, successivo alla scadenza del contratto, oltre il quale il fornitore è tenuto alla cancellazione definitiva dei dati che gli sono stati affidati, dall’altra, il fornitore dovrà presentare adeguate garanzie, assicurando che i dati non saranno ritenuti oltre i suddetti termini. In ogni caso, i dati dovranno essere sempre conservati nel rispetto delle finalità e delle modalità concordate, escludendo duplicazioni e comunicazioni a terzi.

  • Marino

    Un grande applauso a tutta la squadra di Luca Attias. Bravi ragazzi, siete meravigliosamente stupefacenti! Null’altro.

  • Agostino

    Ho letto con estremo interesse l’articolo. Tutti noi viviamo questo cambiamento epocale accomunati da una inevitabile eventualità, eppure ognuno di noi ne da una lettura diversa. E reagisce in maniera diversa. Chi come i gabbiani che raccolgono briciole inerti rispetto al cambiamento e chi cerca di anticipare i tempi aggrappandosi ai report di Gartner. Di sicuro il cambiamento spaventa. Ed è bello leggere qualcosa di illuminato, che ci dia una lettura del futuro obiettiva, frutto della tanta esperienza di chi, leggendolo da un osservatorio autorevole e qualificato, è in grado di intravedere scorci di scenari futuri. Belli o brutti non ha importanza: il valore sta ancora una volta nell’adeguarci prima possibile.

  • Avv. C. Rossi

    In riferimento alla delicata questione della gestione delle H.R. (Human Resources), ritengo che, il personale preposto al trattamento dei dati attraverso i servizi di cloud computing, dovrebbe beneficiare di specifici interventi formativi, che insegnino le modalità più idonee per l’acquisizione e l’inserimento dei dati in cloud, per la loro consultazione e, più in generale, per l’utilizzo dei nuovi servizi esternalizzati. Tutto ciò, allo scopo di mitigare gli eventuali rischi per la protezione dei dati, derivanti non solo da eventuali comportamenti fraudolenti, ma causati anche da errori umani: incompetenza, negligenza, ecc. Queste spiacevoli circostanze potrebbero, difatti, dare luogo ad eventuali perdite di dati o, più in generale, a trattamenti del dato non consentiti.

  • tipuzzalanima

    Ogni innovazione estirpa, almeno in parte, le vecchie consuetudini e, al contempo, dona nuove opportunità. In termini assoluti, le novità non sono, né positive, né negative. Tutto dipende dal singolo individuo e dall’uso, più o meno consapevole, che facciamo di quanto è intorno a noi. Dire “NO” aprioristicamente ad un’innovazione è sbagliato, sempre sbagliato.

  • SimonaP

    ……. a quando il prossimo

  • Ciro

    Non capisco perchè Luca Attias e Michele Melchionda si ostinino a pubblicare su queste riviste di nicchia. Forse sarebbe meglio non pubbicare affatto.

  • Veronica

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