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le sfide

Intelligenza artificiale, il nuovo Governo dia continuità alla strategia: ecco perché

Le linee guida Mise, appena pubblicate, rischiano di restare lettera morta, ma sarebbe un grave errore. Perché solo policy nazionali istituzionali possono guidare lo sviluppo tecnologico a vantaggio del benessere collettivo, evitandone i rischi per la democrazia e l’uguaglianza sociale

26 Ago 2019

Marco Pierani

Direttore Public Affairs & Media Relations - Euroconsumers


Mi è capitato recentemente nell’ambito di una di quelle tipiche, piacevoli quanto interminabili conversazioni estive, di confrontarmi con chi legittimamente pone in dubbio l’indispensabilità dell’intelligenza artificiale, considerato che fino all’alba del terzo millennio l’umanità ne ha fatto tranquillamente a meno e segnala, per altro verso, con preoccupazione il forte rischio che la nostra società ne sia sopraffatta a causa degli enormi interessi economici che possono scaturire dal suo sviluppo e dalle sue applicazioni in favore di pochi soggetti e già particolarmente dominanti.

Ebbene, molte risposte concrete a tali perplessità possono trovarsi ora nel corposo documento predisposto da un Gruppo di 30 esperti selezionati dal Ministero dello Sviluppo Economico che individua nel concetto di RenAIssance un approccio all’AI mai fine a se stessa, ma sempre finalizzata a contribuire al benessere dell’uomo e allo sviluppo sostenibile del contesto economico, sociale e ambientale che lo circonda, così come ad abbattere i rischi per la nostra democrazia che potrebbero insorgere da un suo utilizzo improprio.

Le linee guida Mise per l’intelligenza artificiale

Si tratta della Strategia nazionale per l’Intelligenza Artificiale alla quale ho avuto il piacere e l’onore di fornire il mio piccolo contributo, finalmente pubblicata ed al momento aperta in pubblica consultazione, chiunque può dunque inviare  osservazioni e/o suggerimenti entro il prossimo 13 settembre.

Come si legge nelle premesse del documento messo in consultazione: porsi il problema dello sviluppo dell’AI dal punto di vista del futuro del lavoro, delle relazioni interpersonali e della tutela sociale e ambientale costituisce una rivoluzione copernicana rispetto al tradizionale approccio orientato alla competitività industriale, che pure occupa un ruolo essenziale per la sostenibilità della nostra economia.

E allora se, da una parte, non si può negare che l’attuale crisi politica ponga inevitabilmente alcuni punti interrogativi su cosa farà il prossimo Esecutivo di queste proposte di linee strategiche, dall’altra mi sembra di poter dire con ragionevole certezza che il tema dell’intelligenza artificiale è di così cruciale interesse per il nostro Paese, sussistendo elementi di forte interesse collettivo che la legano allo sviluppo della nostra produzione industriale, della competitività delle nostre imprese e alla sostenibilità della nostra società, che chiunque si troverà ad assumersene le responsabilità nel prossimo Governo di qualsivoglia colore esso sia, dovrebbe avere tutti gli elementi e le prerogative per garantire priorità elevata a questo dossier.

L’interesse dei cittadini e dei consumatori risulta ben centrale in tutto il documento, d’altra parte un approccio antropocentrico all’intelligenza artificiale non può prescindere dalla tutela dell’individuo in quanto consumatore e utente ma la cosa degna di particolare nota – per chi come il sottoscritto ha già avuto modo di esprimere più ampiamente su queste pagine le ragioni in favore di un consumerismo che guardi oltre la protezione dello status quo, interpretando la propria mission in chiave evolutiva e dinamica – è l’endorsement nella Strategia di questa visione che fa della tutela dei consumatori un potente volano di sviluppo: Una tutela avanzata degli interessi economici dei consumatori-utenti avrà indirettamente l’effetto di riequilibrare l’ecosistema digitale rendendo più efficienti i nuovi mercati dell’AI ed evitando in essi ulteriori rafforzamenti di già esistenti posizioni dominanti. Particolarmente preganti in tal senso sono le Raccomandazioni 35, 36 e 37, che riporto di seguito:

R35. Predisporre un piano d’azione per i consumatori di AI e le necessarie modifiche legislative per adeguare il quadro di protezione dei consumatori alla nuova realtà di mercato dovrebbero essere posti come priorità politica del Governo in chiave competitiva e di sviluppo sostenibile.

R36. Incentivare lo sviluppo da parte di imprese (o organizzazioni di imprese) e organizzazioni di consumatori di meccanismi evoluti di composizione stragiudiziale delle controversie basati su tecnologia AI che, prendendo le mosse dall’attuale disciplina delle pratiche commerciali scorrette rendano più dinamica ed efficiente la sinergia tra il public e il private enforcement dei diritti di cittadini e consumatori e garantisca a questi ultimi compensi semiautomatici in caso di lesioni.

R37. Tutelare gli interessi economici dei consumatori-utenti, in particolare (i) contrastando la concentrazione dei dati nelle mani di poche aziende private (c.d. data hoarding), in modo che aziende concorrenti possano fornire prodotti e servizi innovativi ai consumatori; (ii) garantendo sanzioni adeguate, enforcement e risarcimento per le vittime danneggiate da pratiche di decisione automatizzata che comportano effetti discriminatori e/o illegali; e (iii) contrastando efficacemente le nuove forme di pubblicità potenzialmente ingannevole e altre pratiche commerciali scorrette che l’intelligenza artificiale rende possibili

Altrettanto rilevanti e significative per quanto concerne la parte del documento di consultazione che verte sulla tutela degli interessi dei consumatori appaiono anche le Raccomandazioni 31, 32 e 33:

R31. Promuovere e monitorare l’utilizzo di certificazioni private, richiedendone il pieno allineamento con i principi della Trustworthy AI. Tali certificazioni private devono essere costantemente monitorate, in modo da consentire al legislatore di intervenire laddove il mercato generasse un grado di trasparenza e affidabilità insufficiente

R32. Posto che è immaginabile che un rischio residuo esista sempre nell’uso di una nuova tecnologia, raccomandiamo al Governo di considerare l’introduzione di un regime di assicurazione obbligatorio, come già avviene per le automobili, cui affiancare un fondo nazionale che subentri in caso di assenza di copertura assicurativa e/o difficoltà di attribuzione della responsabilità. A tal fine si raccomanda l’istituzione di un tavolo congiunto tra compagnie assicurative e associazioni dei consumatori al fine di elaborare apposite linee guida.

R33. Potenziare e istituzionalizzare la “nudge unit” italiana, soprattutto rispetto allo studio del comportamento del consumatore online, rendendola parte integrante della futura cabina di regia interministeriale che dovrà coordinare, tra l’altro, le politiche per la qualità della regolazione

È inoltre importante, in ottica antropocentrica, che gli utenti vengano tutelati nel loro diritto a una spiegazione comprensibile ogni qual volta un sistema di AI prenda decisioni con forte impatto sulla sfera personale – Si tratta qui in realtà di un obbligo già presente nel regolamento UE sui dati personali, che però deve essere esteso a tutte le situazioni in cui la decisione viene presa per via algoritmica senza necessariamente utilizzare o processare i dati personali dell’utente – La spiegazione, sia chiaro, non deve sempre avvenire in modo completo e contestuale: a seconda del rischio e dell’impatto della decisione, è possibile immaginare livelli di trasparenza diversi. Una soluzione a tale necessità è quella prevista dalla Raccomandazione 34:

R34. Contrastare le forme di pubblicità ingannevole, anche attraverso la predisposizione di una nuova fattispecie ad hoc nella lista nera delle pratiche commerciali scorrette.

Infine, come noto, per ottenere che cittadini e consumatori partecipino attivamente e non subiscano al contrario supinamente le conseguenze indotte dalla quarta rivoluzione industriale e dall’avvento dell’AI occorre colmare il loro gap informativo. Muovono significativamente in tale direzione le Raccomandazioni 23 e 24:

R23. Campagne informative in italiano e in inglese al fine di rendere edotta la popolazione nazionale delle principali caratteristiche, opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale. Si propone a tal fine di curare la traduzione in italiano del corso “Elements of AI” recentemente sviluppato in Finlandia, e oggi promosso anche da altri Paesi Membri dell’Unione europea. Tale primo passo dovrà nel tempo essere rafforzato da ulteriori iniziative divulgative.

R24. Un ruolo attivo della RAI nell’educazione digitale. Attraverso i vari canali della propria offerta radiotelevisiva la RAI potrà spiegare direttamente ai cittadini (e ai non cittadini) cos’è l’intelligenza artificiale e come utilizzarla in modo consapevole. Si propone di sviluppare all’interno dell’offerta RAI una “Accademia Digitale” in grado di sviluppare programmi e contenuti video fruibili anche on demand che affrontino le tematiche digitali e diano risposte semplici e pratiche alle domande dei cittadini.

Quali scelte per il nuovo Governo

In conclusione pare opportuno richiamare un ultimo rilevante passaggio del documento strategico: l’intelligenza artificiale non è intelligente stricto sensu. Se utilizzata in modo stupido, l’AI riproduce e spesso amplifica la stupidità. Se utilizzata in modo intelligente, amplifica l’intelligenza. In altre parole, oltre che dalle tecnologie complementari, l’AI dipende moltissimo dalla componente umana, e dunque dalla capacità e dalla competenza dei soggetti che sviluppano, implementano e utilizzano gli algoritmi.

Questo vale – mutatis mutandis anche e soprattutto per le scelte (o le non scelte) di politica industriale che verranno prese su questo rilevante dossier dal prossimo Governo, da esse deriveranno benefici e/o svantaggi per imprese e cittadini. A scanso di equivoci vale dunque la pena dirlo chiaramente sin d’ora: i meriti o le colpe non potranno essere fatti ricadere tout court sull’Intelligenza Artificiale ma sulla componente umana che sarà chiamata a governare tale fenomeno nell’interesse generale, l’aspettativa legittima da parte dei cittadini italiani è che tali responsabilità siano affidate dunque a competenze eccellenti, con valori etici solidi e autonomia decisionale adeguata.

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