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Direttore responsabile Alessandro Longo

Open Government Index

Italia bocciata per trasparenza della Pa. Ecco che cosa ci manca

di Ernesto Belisario, avvocato

13 Apr 2015

13 aprile 2015

È stata pubblicata la prima edizione dell’Open Government Index, la ricerca che misura il livello di apertura dei governi e l’Italia è solo 28esima. Siamo tra i pochi a non avere un Freedom of Information Act. Ma è davvero possibile calcolare quanto è “open” un Paese?

Italia bocciata in Open Government. È questo quanto emerge dall’Open Government Index 2015, la ricerca pubblicata da World Justice Project (WJP), un’organizzazione non governativa statunitense che – per la prima volta – ha provato a misurare il livello di apertura di 102 Paesi.

L’Open Government Index è stato realizzato sulla base di interviste effettuate ai cittadini dei diversi Stati per investigare su quattro profili:

–       la reperibilità delle norme vigenti e dei dati sul funzionamento dell’amministrazione (è stato chiesto quanto sia facile reperire i testi delle leggi e le informazioni sulla gestione della cosa pubblica);

–       diritto d’accesso all’informazione (si è verificato quanto sia facile nei diversi Paesi ottenere le informazioni in possesso dell’amministrazione)

–       partecipazione civica (si è controllato quanto sia effettiva la partecipazione dei cittadini al processo decisionale)

–       meccanismi per la tutela dei diritti (è stato chiesto ai cittadini se esistano strumenti efficaci per ottenere la tutela dei propri diritti).

In base ai risultati delle interviste condotte, il WJP ha stilato una classifica che vede ai primi posti alcuni dei “soliti noti”, Paesi tradizionalmente ai vertici di altri ranking internazionali in materia di trasparenza e partecipazione (le prime tre posizioni in classifica sono rispettivamente di Svezia, Nuova Zelanda e Norvegia).

L’Italia, e non è una sorpresa, si piazza soltanto al 28simo posto, tra le ultime Nazioni europee in classifica.

 

La situazione italiana: mancano FOIA e partecipazione

Analizzando con maggiore attenzione il risultato del nostro Paese (frutto di mille interviste a cittadini di Roma, Milano e Napoli), emerge che il risultato più lusinghiero (19simo posto) è stato raggiunto in relazione alla pubblicità delle norme e alla reperibilità delle informazioni sull’attività della pubblica amministrazione.

Evidentemente, comincia a dare i suoi frutti la normativa sulla trasparenza proattiva introdotta dal Decreto Legislativo n. 33/2013, in base al quale sui siti web delle pubbliche amministrazioni devono essere pubblicati dati e documenti sull’organizzazione e sull’attività delle pubbliche amministrazioni.

Al contrario, sono decisamente preoccupanti i dati sull’accesso all’informazione (dove l’Italia è 32sima)  e sulla partecipazione (30simo posto).

Anche in questo caso, i risultati non stupiscono: l’Italia è uno dei pochi Paesi che non ha ancora un Freedom of Information Act, per non parlare del fatto che la partecipazione civica – tanto a livello nazionale, quanto a livello locale – si è fermata ad alcuni timidi esperimenti, ma ancora non è diventata una prassi strutturata (basti pensare all’assenza di un portale governativo di petizioni).

 

 

 

(Fonte: Open Government Index 2015)

 

 

Queste rilevazioni sono attendibili?

Nonostante la posizione dell’Italia sia analoga ad altre ricerche in materia (22simo posto nell’Open Data Barometer e 25simo posto nell’Open Data Index), la lettura del rapporto del World Justice Project lascia qualche perplessità di carattere generale.

Si tratta sicuramente di uno strumento interessante, ma con più di qualche aspetto da affinare. Ad iniziare dalla metodologia: non sono sufficienti le interviste (tra l’altro effettuate con sistemi differenti tra i diversi Paesi) per misurare l’impatto delle azioni dei vari governi.

Il vero nodo da sciogliere poi riguarda gli ambiti di indagine: cosa significa davvero essere un governo aperto? La ricerca del WJP e i suoi quattro ambiti d’indagine forniscono una risposta non completa a questa domanda.

Colpisce, ad esempio, che all’interno dell’ Open Government Index abbiano scarso peso la lotta alla corruzione e la digitalizzazione dell’amministrazione, elementi che – invece – sono di cruciale importanza nell’ambito di Open Government Partnership (OGP) alla quale, invece, qualunque indice di misurazione dell’apertura dei governi dovrebbe fare riferimento (OGP è la più importante iniziativa internazionale in materia di governo aperto che vede coinvolti già 65 Paesi).

Ed invece c’è bisogno di rilevazioni complete, che consentano di verificare l’impatto che le azioni dei diversi governi hanno realmente sull’efficacia delle decisioni assunte, sulla qualità della vita dei propri cittadini e – in ultima analisi –  sulla bontà delle nostre democrazie. Si tratta di valutazioni che saranno sempre più importanti nel prossimo futuro se è vero che – come sostiene Hillary Clinton – non ha ormai più senso distinguere tra paesi del Nord e paesi del Sud del mondo, tra Paesi ricchi e paesi emergenti: nei prossimi dieci anni la vera distinzione sarà tra paesi (governi) aperti e paesi (governi) chiusi.

 

  • Damiano

    La mancanza di trasparenza NON è la causa del cattivo funzionamento della PA, ma l’effetto che ne genera il bisogno.
    Eppure tutti si concentrano a parlare dell’effetto (mancanza di trasparenza) e non della causa (polverizzazione dei centri decisionali che ne abbassa drasticamente la qualità).
    Ma anche questa è una professione …

  • rino

    qualche giorno fa volevo inviare una mail a Renzi o meglio a qualcuno della sua segreteria personale per avere un paio di risposte su alcuni aspetti che non capivo e non capisco.
    Questo è il testo della mail che non ho potuto inviare non avendo trovati facilmente un indirizzo mail a cui rivolgermi.
    Una constatazione e una domanda al Presidente del Consiglio Matteo Renzi da parte di un cittadino che tenta di sopravvivere con un assegno sociale di meno di 400,00 € al mese.
    1) Dal Blog di Beppe Grillo del 29/03/2015
    “Vi ricordate del tanto sbandierato tetto agli stipendi dei superburocrati del Parlamento? Il Pd, solo pochi mesi fa, si vantava di aver introdotto il limite massimo di 240mila euro alle retribuzioni degli alti funzionari di Camera e Senato. Ovviamente si trattava solo dell’ennesimo trucco perché sommando indennità, oneri e incentivi vari gli emolumenti arrivavano a circa 400mila euro in totale. Bene, abbiamo scoperto che la Commissione sui contenziosi del Senato, l’organo a larghissima maggioranza Pd che si occupa dei ricorsi del personale, ha deciso che anche questa misura di facciata va eliminata. Il Pd ha bocciato la decisione del Pd: niente limite fisso alle retribuzioni, neppure fittizio, gli stipendi d’oro non vanno nemmeno sfiorati. Renzi ha ingannato i cittadini, i privilegi che dovevano essere cancellati vengono ripristinati integralmente: prima ha annunciato il tetto agli stipendi d’oro, poi ha introdotto un tettuccio decapottabile ed infine lo ha eliminato del tutto. …………………….”
    Il ns. Presidente del Consiglio dovrebbe rispondere senza aspettare di essere chiamato in causa dalla cosiddetta “concorrenza politica”; in ogni caso nelle sue comunicazioni periodiche (ogni mese o ogni trimestre) dovrebbe far sapere come stanno andando le “tanto attese Riforme” in corso d’opera e quelle concluse positivamente ma anche quelle non concluse spiegando i motivi del mancato raggiungimento dell’obiettivo. Ma non deve mai far cadere nell’oblio le cose promesse e non mantenute se vuole mantenere alto il livello di fiducia degli Italiani.

    2) Una cosa sulla quale vorrei essere rassicurato dal Presidente del Consiglio e anche dall’Autorità Garante Anticorruzione Raffaele Cantone:
    nei vari provvedimenti presi e/o in via di definizione sull’”Anticorruzione” per regolamentare il trattamento (passato, presente e futuro) dei delinquenti (Dirigenti e dipendenti della PA) che “Rubano allo Stato” e hanno una condanna definitiva (nel frattempo tra la condanna di 1° grado e quella definitiva dovrebbero essere inseriti in un “Limbo di Osservati speciali”) è prevista la cancellazione di qualsiasi trattamento di quiescenza o pensione che dir si voglia da parte dello STATO?
    Grazie.
    Rinaldo Tombolini
    Mi permetto di suggerire a chi si occupa di aspetti organizzativi (ovvero di semplificazione) nella comunicazione digitale fra cittadino e PA di obbligare a mettere nella “Home page” di tutti i siti di Enti Pubblici un indirizzo email a cui ogni cittadino può liberamente rivolgersi.

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