La Messa di Natale ai tempi del Covid: restrizioni e considerazioni teologiche - Agenda Digitale

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La Messa di Natale ai tempi del Covid: restrizioni e considerazioni teologiche

I chiarimenti necessari per ragguagliare i fedeli sulla possibilità di recarsi a Messa nei giorni in cui l’Italia sarà “zona rossa”, tra le restrizioni previste dal Governo e l’opportunità di riscoprire il vero significato del Natale

23 Dic 2020
Chiara Ponti

Avvocato, Privacy Specialist & Legal Compliance e nuove tecnologie

In previsione del Natale il governo ha varato un nuovo decreto-legge (172/2020) che impone ulteriori restrizioni. I fedeli si chiedono se si potrà partecipare alla Santa Messa, specialmente a quella della vigilia, dal momento che nelle festività tutta l’Italia sarà di nuovo in zona rossa. Vediamo le regole, la posizione della Conferenza Episcopale Italiana e chiariamo i dubbi sull’autocertificazione e la messa di mezzanotte.

La posizione della CEI

Lo scorso 27 novembre 2020, il Direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana – CEI, Vincenzo Corrado, dovendo rispondere alle molteplici richieste di chiarimento legate alle prossime Celebrazioni del Natale, ha dichiarato testualmente che «La Conferenza Episcopale Italiana avrà modo nei suoi organismi istituzionali di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto. Un segno prezioso di prossimità verso tutto il Popolo di Dio ricordato anche nel recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente.»

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Anche i Vescovi si sono confrontati al riguardo, ed in modo particolare sulla Messa nella notte di Natale giungendo alla conclusione secondo la quale occorre prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto “coprifuoco”.

Il 19 dicembre, quindi, la CEI ha fatto un’ulteriore precisazione a valle del decreto legge del 18 dicembre comunicando quanto segue: «Il Decreto-Legge n. 172, contenente ulteriori disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19, introduce – come ormai noto – alcune limitazioni agli spostamenti durante il periodo natalizio, dal 24 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021. Nei giorni 24, 25, 26, 27, 31 dicembre 2020 e 1, 2, 3, 5, 6 gennaio 2021 si applicano le misure previste per le cosiddette “zone rosse”, elencate all’art. 3 del DPCM dello scorso 3 dicembre. Nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e il 4 gennaio 2021 si applicano, invece, le misure previste per le cosiddette “zone arancioni”, elencate all’art. 2 del DPCM dello scorso 3 dicembre. Nella situazione disegnata dal Decreto-Legge non ci sono cambiamenti circa la visita ai luoghi di culto e le celebrazioni: entrambe sono sempre permesse, in condizioni di sicurezza e nella piena osservanza delle norme.»

In pratica, nulla cambia: si può andare a Messa ma con l’autocertificazione.

Le regole, chiare e precise

La Segreteria Generale della CEI rammenta quanto indicato dal Consiglio Episcopale Permanente nel comunicato finale della sessione straordinaria del 1° dicembre a mente del quale «Sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di ‘orientare’ i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno.»

Ancora, la CEI tiene a precisare che durante i giorni di “zona rossa” è (fortemente) consigliato avere con sé «… un modello di autodichiarazione per velocizzare le eventuali operazioni di controllo. La Circolare del Ministero dell’Interno del 7 novembre 2020 ha precisato che i luoghi di culto dove ci si può recare per una visita o per la partecipazione a una celebrazione “dovranno ragionevolmente essere individuati fra quelli più vicini”.»

Mentre durante i giorni di “zona arancione” «i fedeli potranno raggiungere liberamente qualsiasi luogo sacro sito nel Comune di residenza, domicilio o abitazione. Se esso ha una popolazione non superiore a 5.000 abitanti è possibile recarsi in chiese situate in altri Comuni che non siano capoluoghi di provincia e distanti non oltre i 30 km.»

In pratica, non servirà l’autocertificazione per gli spostamenti all’interno dello stesso comune, nemmeno per recarsi alla Messa.

In buona sostanza, ancora una volta regole chiare e precise, peraltro le solite già previste dal protocollo firmato dal governo e dalla CEI lo scorso maggio, e cioè:

  • ingressi ridotti o comunque scaglionati
  • ingressi consentiti solo a chi riporta una misurazione inferiore ai 37,5
  • igienizzazione delle mani
  • distanziamento sociale
  • corretto uso della mascherina ai banchi

Gli orari e l’autocertificazione

Il nodo più difficile da sciogliere e discusso per settimane, ha riguardato la tradizionale “Messa di mezzanotte”. Attese le restrizioni legate all’orario (dalle 22 alle 5 del mattino successivo), le messe della vigilia sono state dunque tutte anticipate, aumentando la frequenza delle stesse, grazie al placet della Santa sede la quale ha consentito ai presbiteri di (poter) celebrare fino a quattro messe giornaliere nelle solennità di Natale, ultimo dell’anno in occasione del Te Deum, e per la Epifania.

Ma anche con riferimento a questo aspetto, è intervenuta la Segreteria Generale della CEI affermando che «Per la Messa nella notte sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto ‘coprifuoco’», cioè entro le 22.

Ma, come vedremo, non è tanto questione di orario, piuttosto di fede.

La Messa nella notte, due aneddoti teologici

Iniziamo col dire che il Messale Romano — recentemente peraltro innovato— parla di “Messa nella notte” e non di mezzanotte. Che poi l’usanza fosse quella di recarsi a messa alle 24:00 per ristorarsi dopo, nelle imbandite sale dell’oratorio ove poter gustare o un buon bicchiere di vin-brulè o di cioccolata calda accompagnata da una buona fetta di panettone o pandoro a scelta, non significa che, dal punto di vista liturgico, fosse così prescritto, anzi.

La messa vespertina[1] richiamandosi al modo degli ebrei di computare il giorno (da un tramonto all’altro, e non da mezzanotte a mezzanotte) vale a maggior ragione per la celebrazione del Santo Natale.

Ma il tutto, andrebbe vissuto non come una limitazione o cambio di abitudine, semmai come una opportunità.

Le solennità di quest’anno più di sempre offrono la possibilità di riportare al centro il tema della nascita di Gesù e più in generale delle relazioni spirituali invitandoci a passare dal kronos (il tempo degli uomini) al kairos (il tempo della Grazia di Dio), sì da comprendere più a fondo la questione vera legata alla celebrazione della festa liturgica più importante dopo se non al pari della Pasqua.

Primo aneddoto: Natale e festività pagane

La festività del Natale ricorre da millenni ogni 25 dicembre, prendendo spunto come forse è noto, dalla festa dei Saturnalia e del Natalis Solis Invicti, che i Romani erano soliti celebrare durante il periodo del solstizio d’inverno in onore del dio Mitra.

Nel momento in cui il cristianesimo prese piede in quel di Roma, si decise di far combaciare la festività pagana con quella della nascita di Gesù.

Gli attributi del sole furono anche il simbolo per alludere al Signore Gesù come la corona radiata del Sol Invictus o, in alcuni casi, il carro solare.

Secondo aneddoto: non è questione di orario, ma di fede

L’altra importante suggestione si riassume in questo concetto: “non è questione di orario, ma di fede” (!)

Brevemente, proprio a quella sostanziale differenza ben posta dai Vangeli grazie alla quale si diversifica tra kronos e kairos.

Si tratta, nel dettaglio, di due sostantivi che spesso, se non quasi sempre, esordiscono nei racconti evangelici con «in quel tempo, …».

Nelle Sacre Scritture, il tempo si pone con una duplice valenza di kronos e kairos, vale a dire “dal tempo che scorre, al tempo di grazia”, nel quale si può incontrare il Signore.

Quindi la celebrazione, al di là dell’orario (kronos), è chiamata ad essere soprattutto tempo di grazia (kairos).

Conclusioni

“Se Dio potesse arrestare anzi far scomparire con un solo Suo soffio il Covid, il Covid per quanto ci restringa, non potrà frenare (la ri-nascita di) Dio”.

Più che a conclusioni sulle fonti innestate, mi par d’uopo concludere con un “invito” non a tavola, ma a un cuore che si lasci abitare da Dio, e non solo il giorno di Natale.
Attingendo da una fonte di assisiana memoria grazie alla Fede del Santo Poverello, inventore del presepe, possiamo citare che «a Greccio, con la sua rappresentazione, Francesco ci fece capire che non era necessario andare fino in Terrasanta per toccare i luoghi di Cristo. Non è tanto questione di luogo geografico ma di luogo esistenziale: Betlemme è ovunque, anche nel cuore dell’uomo, proprio dove il Santo voleva che nascesse Gesù».

Da ultimo, riporto e divulgo la recente e ripetuta esortazione dei Vescovi a non dimenticare anzi ad accompagnare tutti coloro che comunicando le loro fatiche, chiedono preghiere. Con lo stesso o assai vicino fervore dell’Angelo nunzio della lieta ed attesa novella:Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”.

Questo il vero significato del Natale, al netto del Covid con le sue tanti recenti scoperte di varianti/mutazioni. Forse, in ogni campo ed in ogni dove, ci dovremmo semmai domandare cosa Cristo nostro Signore ci voglia comunicare con questa grande sciagura che, da mesi, colpisce l’umanità intera, senza distinzione di sesso – lingua – religione.

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  1. Dopo il tramonto, Messa che venne introdotta da due decreti di Pio XII proprio per dare l’opportunità di avvicinarsi a Dio a tante persone le quali non potevano partecipare alla Messa celebrata al mattino presto
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