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nuove competenze

Lavoro e digitale, 10 professioni a rischio (e che fare)

Il 65% dei bambini che ha iniziato le scuole elementari quest’anno affronterà un lavoro di cui oggi non si conoscono le caratteristiche. Vediamo come si stanno evolvendo alcune professioni “in bilico” o a rischio estinzione e qual è il ruolo dei big del web nell’ambito della formazione al digitale

12 Ott 2018

Ruben Razzante

docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma


Il galoppante processo di digitalizzazione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale mettono nell’angolo professioni che pensavamo eterne e rimodulando altre professioni costrette a una metamorfosi impensabile soltanto qualche anno fa.

Per intercettare fino in fondo le opportunità della quarta rivoluzione industriale è indispensabile quindi sciogliere il nodo delle competenze digitali e dell’adeguamento dei percorsi formativi alle esigenze del mercato.

Molti lavori “di routine” che possono essere facilmente definiti da un’equazione matematica o logica saranno minacciati dai processi automatici e correranno il rischio di essere sostituiti dalla digitalizzazione. Potranno comunque esserci opportunità per coloro che sapranno creare nuovi prodotti e servizi o risolvere problemi imprevisti e dunque sapranno in qualche modo adattarsi al vento di cambiamento che soffia sempre più forte sul mercato del lavoro.

La geografia delle nuove professioni

Altra considerazione significativa è la seguente. Le dieci professioni oggi più richieste dal mercato non esistevano fino a 10 anni fa e il 65% dei bambini che ha iniziato le scuole elementari quest’anno affronterà un lavoro di cui oggi non si conoscono le caratteristiche. In Italia solo il 29% della forza lavoro possiede elevate competenze digitali, contro una media Ue del 37%.

Per entrare nel dettaglio della geografia delle nuove professioni, si può dire che il commercialista potrebbe non avere un lavoro in futuro, mentre i chirurghi plastici e i medici del pronto soccorso dovrebbero riuscire a sopravvivere. E gli idraulici avranno sempre un lavoro. Ma vediamo come si stanno evolvendo alcune professioni “in bilico” o a rischio estinzione.

Agente di viaggio

Grazie ai siti di prenotazione di viaggi online, di questi tempi ognuno sta diventando il proprio agente di viaggio personale. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) prevede che il numero di agenti di viaggio diminuirà del 12% nei prossimi dieci anni. C’è, tuttavia, una carriera alternativa in crescita. Il manuale Occupational Outlook prevede un aumento del bisogno di persone esperte di destinazioni specifiche o per particolari tipi di viaggiatori. Ciò potrebbe includere corporate, lusso, studio all’estero o viaggiatori over 55.

Avvocato

Il mondo avrà sempre avvocati, ma gran parte del lavoro che fanno – o erano soliti fare – sarà rapidamente assorbito dalla tecnologia. Gran parte delle attività svolte da coloro che cercano precedenti giurisprudenziali potrà essere affidato ad algoritmi sempre più sofisticati. Gli aspiranti avvocati dovranno dunque concentrarsi nella specializzazione in aree non di routine, dove le emozioni sono molto importanti, ad esempio la selezione delle giurie o la profilazione dei testimoni.

Emittente radio-tv

Si prevede che un annunciatore radiotelevisivo su 10, dei 33.202 annunciatori attivi in America, vedrà svanire il proprio posto di lavoro entro il 2026. Il consolidamento del settore, unitamente a un maggiore uso di contenuti venduti a più testate, sta alimentando il declino. C’è anche il boom di servizi di streaming musicale. Sempre più ascoltatori preferiscono questo al loro disc jockey locale.

Quadro intermedio

Il lavoro fatto dai quadri intermedi viene svolto sempre più spesso da software aziendali come Oracle e Salesforce. Le persone con quei ruoli dovrebbero concentrarsi su funzioni che generano reddito come le relazioni con i clienti, le vendite o lo sviluppo di nuovi prodotti.

I ragazzi dell’IT

Conosciuti anche come amministratori di sistema e di server. Dato che gran parte del computing è in misura sempre maggiore basata sul cloud, il responsabile IT è sempre meno utile. Il cambiamento è già in corso nelle aziende più piccole, che trovano più economico ed efficiente esternalizzare il lavoro.

Stanno così nascendo opportunità per programmatori, freelance e amministratori di sistema disposti a ruotare per gestire i propri server client in remoto e in modo redditizio, oltre che su scala più ampia.

Promotore/consulente finanziario

Le attività un tempo svolte da promotori finanziari di basso livello in favore di investitori individuali vengono rapidamente esternalizzate a software di pianificazione, app, consulenti robotici e algoritmi di investimento.

Ma rimangono opportunità per coloro che possono implementare strategie legate alle tempistiche di mercato insieme alla protezione delle risorse e alla riduzione del rischio.

Postino/impiegato delle Poste

Il Bureau of Labor Statistics (BLS) prevede che il numero di impiegati delle Poste, compresi i corrieri e gli impiegati, diminuirà del 28% entro il 2026. Il pagamento delle bollette online e il mantenimento dei contatti con gli amici tramite social media sono i maggiori responsabili delle tetre prospettive dei lavoratori del Servizio Postale degli Stati Uniti. Gli smistatori di posta saranno più duramente colpiti, con un calo del 50% dei posti di lavoro disponibili, secondo BLS. Certo, molti rivenditori online utilizzano il servizio postale per consegnare i pacchi, ma quella domanda non riesce a compensare del tutto le altre aree di declino.

Operatore di centralini telefonici

Sì, ci sono ancora alcune persone che lavorano come operatori, ma il loro numero è in declino da decenni e si prevede che diminuirà di un ulteriore 33% nei prossimi 10 anni. Ancora una volta si deve incolpare la tecnologia. Abbiamo persino sentito parlare di un ufficio che utilizza Alexa di Amazon per dirigere le telefonate al giusto destinatario. L’invio di messaggi di testo, la segreteria telefonica e altri sistemi potenziati di intelligenza artificiale potrebbero rendere questo lavoro obsoleto ancor prima di quanto previsto.

Giornalista reporter

Dal momento che la diffusione dei giornali nazionali è diminuita per 17 anni consecutivi e che anche la diffusione domenicale è ai livelli più bassi dal 1945 – quando c’erano decisamente meno persone – non c’è da meravigliarsi se le persone che riempiono il giornale di notizie stanno perdendo il lavoro. Secondo dati BLS, quasi un giornalista su 10 perderà il lavoro nei prossimi 10 anni.

Venditore porta a porta

È davvero la morte del venditore: circa uno su cinque di questi posti di lavoro sarà scomparso entro il 2026, secondo BLS. Tuttavia, ci sono ancora molte opportunità per i venditori. Gli agenti di vendita assicurativi guadagnano, in media, quasi il doppio di quanto guadagnano i venditori porta a porta e il loro numero è in crescita: secondo BLS, il numero di persone che lavora nel settore crescerà del 10,6%, arrivando a 651.215 entro il 2026.

Lavoro in Industry 4.0: sfida su competenze, politiche, contratto sociale

Competenze e formazione

Per ciò che attiene alla questione delle competenze e all’ambito dell’offerta formativa, occorre avviare, secondo le valutazioni del Centro Studi Confindustria, “un progetto nazionale sull’orientamento professionale dei giovani, rafforzare il ruolo degli Its (che nel 2017 in Italia contavano solo 9 mila studenti, contro i 760 mila della Germania e i 530 mila della Francia), integrare, in un percorso organico, le esperienze di alternanza scuola-lavoro e i diversi percorsi in apprendistato, che includano anche una tipologia dedicata alle tecnologie 4.0, nonché rafforzare i dottorati industriali”.

Determinanti saranno anche le competenze manageriali, “perché la maggiore complessità organizzativa e il ripensamento del processo di generazione del valore all’interno dell’azienda richiesti dalla trasformazione digitale non possono essere gestiti senza l’apporto di figure apicali professionali in affiancamento agli imprenditori”.

Ma occorre altresì definire un piano di adozione delle tecnologie per il miglioramento dei processi produttivi. L’innovazione tecnologica non ha soltanto risvolti economico-finanziari, ma anche formativi, culturali, professionali e occupazionali. La visione della Rete si alimenta al soffio di confronti pluralistici, tra addetti ai lavori, ma anche tra operatori e utenti.

Se la formazione digitale alle imprese italiane la fa Facebook

E i colossi della Rete in questo ambito possono fare molto. Lo dimostra anche “Binario F from Facebook”, centro di formazione a disposizione della comunità italiana e dedicato alle competenze digitali, che apre i battenti a Roma ai primi di ottobre. Binario F, che avrà sede presso la Stazione Termini all’interno dell’Hub di LVenture Group e Luiss EnLabs, ha l’obiettivo di essere un punto di riferimento in cui persone, imprese, Organizzazioni non governative e istituzioni possono ritrovarsi, sia per frequentare gratuitamente workshop, training, seminari e attività di formazione che permettano loro di migliorare le proprie competenze digitali, sia per confrontarsi sui temi legati all’innovazione e alla tecnologia. Il competence center si rivolge a chiunque voglia sfruttare appieno le potenzialità offerte da un uso consapevole e strategico dei social network. Si legge in una nota ufficiale di Facebook che quest’area intende offrire “alle persone e alle aziende le competenze digitali necessarie per sviluppare una nuova imprenditorialità, creare nuovi posti di lavoro e sostenere le comunità locali”.

Le proposte per confrontarsi sui temi più moderni legati ad innovazione e tecnologia possono venire anche da soggetti esterni. I corsi verranno gestiti direttamente da Facebook, in partnership, o da terzi. Binario F – che vuole essere uno spazio aperto a tutti – è unico in Italia e fa parte di un progetto sviluppato a livello europeo da Facebook, con centri già attivi in Polonia e Spagna. Nella strategia Facebook di progressiva apertura al dialogo con gli utenti e gli stakeholder rientra anche la realizzazione di centri in Spagna e Polonia, senza dimenticare i 10 milioni di investimento in innovazione in Francia nel centro di ricerca sull’Intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di far crescere le conoscenze digitali delle imprese dell’Unione Europea e fornirle a chi è già (o presto entrerà) nel mondo del lavoro. L’orizzonte, a detta dei vertici del social network, è formare entro il 2020 un milione di persone e imprenditori in tutta l’Unione.

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