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Lavoro, ecco le competenze tech da acquisire subito

Le priorità delle aziende italiane si concentrano sul perseguimento di una maggiore efficienza operativa, innovazione, aumento della produttività e delle performance. Ecco le figure dei professionisti digitali più richiesti nel mondo del lavoro, secondo Microsoft Italia, Ibm, Idc Italy e il Cetif dell’Università Cattolica

Pubblicato il 21 Apr 2023

Mirella Castigli

ScenariDigitali.info

Le competenze digitali più richieste nel 2023

Le competenze digitali più richieste nel 2023 riguardano le tecnologie di analytics, organizzazione e comunicazione.

Questo risulta da una indagine di Agendadigitale.eu presso alcuni protagonisti dell’innovazione italiana.

“Tra i lavori digitali più richiesti”, conferma ad Agenda Digitale Monica Forbice, Talent Acquisition Manager di IBM Italy,  infatti, “ci sono quelli più strettamente legati al mondo del digitale e della gestione dei dati“.

Ma non solo. “È ormai evidente”, sottolinea Matteo Mille, Chief Marketing and Operations Officer di Microsoft Italia, “come il digitale sia motore fondamentale per la crescita sostenibile delle organizzazioni pubbliche e private. Mi riferisco soprattutto al cloud e all’intelligenza artificiale, tecnologie in grado di dare un’accelerazione importante alle imprese che vogliono continuare crescere e rispondere alle tante sfide globali“.

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In Italia sono infatti sempre più ambite le skill in ambito sicurezza informatica, automazione, intelligenza artificiale (AI) e cloud. “Le priorità delle aziende italiane”, commenta ad Agenda Digitale Diego Pandolfi, Consulting Manager di IDC Italy, “sono focalizzate oggi sul perseguimento di una maggiore efficienza operativa, sull’innovazione e sul miglioramento della produttività e delle performance“.

Ecco le competenze più gettonate oggi e quali apps i dipendenti devono conoscere per svolgere al meglio il proprio lavoro. Ma “le competenze che davvero faranno la differenza nel futuro, saranno quelle ‘sempre più umane’ che non possono essere sostituite dalla tecnologia e che potranno essere acquisite solo attraverso un approccio formativo olistico, che non include solo le skill tecniche, ma che comprende e valorizza l’insieme di attitudini e valori anche interpersonali e sociali. Un approccio formativo dunque di lifelong learning“, spiega ad Agenda Digitale Federico Rajola, direttore Cetif (Centro Ricerca Università Cattolica).

Le competenze digitali del 2023: il ruolo della tecnologia

I lavoratori in ambito vendite, marketing, gestione progetti, design o molti altri campi, oggi devono saper manipolare e analizzare dati e integrarli in presentazioni eleganti. E poiché il lavoro da remoto spesso è la norma, le persone devono padroneggiare le funzionalità avanzate di collaboration online.

“La tecnologia nelle organizzazioni non è solo un abilitatore, ma è un driver di disruption, di cambiamento, di valore”, afferma al Wall Street Journal Dean Costis Maglaras della Columbia Business School. “Le persone devono avere le competenze”.

La Digital Worker Survey 2022 di Gartner ha rilevato che in media un lavoratore d’ufficio usa 11 applicazioni sul lavoro, mentre il 17% usa 16 o più app.

Alcune di queste competenze si imparano sul posto di lavoro. Ma molti capi si aspettano che i dipendenti siano competenti su applicazioni specifiche e di grandi brand, secondo Julia Pollak, chief economist di ZipRecruiter.

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Non solo tecnologia: competenze digitali e cultura digitale nel 2023

Ma se è importante saper padroneggiare decine app e tecnologie, bisogna anche che focalizzarsi sul ruolo della cultura digitale. “È però ormai superfluo parlare solo di tecnologie”, infatti, sottolinea ad Agenda Digitale Matteo Mille di Microsoft Italia: “Sempre più cruciale è il ruolo delle competenze e della cultura digitale: dotarsi di infrastrutture e strumenti avanzati senza avere i professionisti con le skill adeguate non consente di coglierne appieno tutte le opportunità“.

“Secondo una ricerca che abbiamo sviluppato con The European House of Ambrosetti, il 70% delle aziende italiane considera la mancanza di competenze in ambito tecnico, scientifico e informatico il principale freno alla digitalizzazione“, evidenzia il Chief Marketing and Operations Officer di Microsoft Italia.

Infatti, “una delle principali sfide”, conferma Diego Pandolfi, di IDC Italy, “rimane quella di colmare il gap di competenze tecnologiche interne affinché tutti i progetti di trasformazione del business e di innovazione digitale possano essere portati a termine e successivamente gestiti. Il business delle aziende, infatti, è sempre più digitale e si basa su tecnologie di nuova generazione che sono alla base dei processi ‘core’, delle offerte di prodotti e servizi e della relazione con i clienti”.

Il divario italiano

“Abbiamo calcolato che da qui al 2026“, aggiunge Matteo Mille,”mancheranno oltre 2 milioni di professionisti con competenze digitali nel nostro Paese“.

“Servono esperti in AI, Cloud, Cybersecurity, figure professionali esperte di green tech, per fare leva sul digitale per garantire un business che sia più sostenibile, sfida globale davvero urgente. Ma anche persone con competenze digitali di base“, conferma Mille.

“È un ritardo che, come Paese, non possiamo più permetterci”, avverte Matteo Mille che spiega che “come Microsoft, stiamo dando il nostro contributo attraverso Ambizione Italia, programma che in collaborazione con i nostri partner mette a disposizione una piattaforma completa e scalabile con programmi di formazione e innovazione tecnologica per aiutare le imprese di tutti i settori e tutti i professionisti ad accelerare sul digitale. Ad oggi, abbiamo già toccato 3 milioni di italiani con le nostre iniziative formative“.

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Competenze digitali 2023: Sicurezza informatica

“In base alle ultime ricerche di IDC”, evidenzia Diego Pandolfi, Consulting Manager di IDC Italy, “le aree tecnologiche nelle quali oggi la domanda di competenze è molto elevata sono principalmente cinque: sicurezza, cloud, automazione, intelligenza artificiale e sviluppo software”.

“La security spicca in vetta alla classifica delle principali aree strategiche in cui oggi si ricercano professionisti qualificati, indicata come area prioritaria da oltre il 40% delle aziende“, sottolinea Pandolfi.

“In questo ambito, si ricercano professionisti che siano in grado di rilevare tempestivamente eventuali minacce e di identificare comportamenti anomali degli utenti e dei device connessi, attraverso tecniche di monitoraggio e analisi evolute, come threat intelligence e threat hunting, ma anche esperti nell’implementazione e nella gestione delle soluzioni tecnologiche all’avanguardia nell’ambito della network security, endpoint security, gestione delle identità e degli accessi, security analytics, automation e orchestration. Le figure oggi maggiormente richieste dal mercato sono quelle di security analyst, threat intelligence specialist e security consultant“, sottolinea il Consulting Manager di IDC Italy.

“Quella del Cybersecurity Analyst, che analizza e previene ogni possibile minaccia informatica, è infatti un’altra delle professioni oggi di fondamentale importanza”, conferma Monica Forbice di IBM Italy: “Si tratta di un ruolo
cruciale all’interno di ogni organizzazione, in quanto evita danni potenziali su reti, dati, siti e programmi di aziende e compagnie”.

“Nei prossimi mesi ci attiveremo su alcune aree in cui stiamo registrando una rilevante domanda di occupazione qualificata: cybersecurity e intelligenza artificiale“, conclude Matteo Mille, Chief Marketing and Operations Officer di Microsoft Italia.

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Skill nel cloud

“Il cloud caratterizza oggi il percorso di modernizzazione applicativa e infrastrutturale delle aziende”, sottolinea Diego Pandolfi di IDC Italy, “disporre quindi di professionisti in grado di operare nei nuovi ambienti ibridi e con nuove architetture IT è fondamentale per il successo dei progetti evolutivi. Circa il 35% delle aziende reputa quest’area critica per la ricerca di professionisti nei prossimi 18 mesi“.

“Le figure principalmente richieste saranno quelle di cloud
architect, cloud engineer, cloud developer e cloud administrator, in grado di lavorare sulle principali piattaforme ‘as-a-service’ disponibili oggi sul mercato”, continua Pandolfi.

“Di grande rilievo”, infatti, conferma Monica Forbice di IBM Italy, “è la figura del Cloud Architect, che progetta e realizza sistemi di archiviazione e trasferimento di file e dati online all’interno di ambienti virtuali basati sulla tecnologia cloud”.

“È certamente uno dei profili più richiesti ed è una delle figure più esperte in ambito cloud Computing. Anche la figura di Software Engineer che si occupa di progettare, sviluppare e aggiornare prodotti software può trovare ampi spazi in azienda, così come il System Analyst, l’analista di sistema che si occupa dell’analisi della struttura ICT e dell’implementazione di sistemi informativi volti ad apportare migliorie, che si adattano
alle esigenze aziendali”, prosegue il Talent Acquisition Manager di IBM Italy.

Automazione e AI

Fra le competenze digitali nel 2023, spiccano l’automazione e l’intelligenza artificiale.

“Nello scenario post-pandemico, caratterizzato da una situazione macro-economica complessa e da una fortissima accelerazione del digitale spinta da tecnologie disruptive come l’intelligenza artificiale ormai arrivata al livello ‘generativo’, il futuro del lavoro si prospetta caratterizzato da radicali cambiamenti nel panorama delle professioni e delle competenze“, spiega ad Agenda Digitale Federico Rajola, direttore Cetif (Centro Ricerca Università Cattolica), professore ordinario di Organizzazione aziendale presso Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: “Entro il 2025 oltre il 50% di tutti i lavoratori sarà chiamato ad aggiornare le proprie competenze (the Future of Jobs Report 2020, World Economic Forum) e il 40% delle competenze core dei lavoratori dovranno cambiare nello stesso orizzonte temporale”.

“L’automazione e l’intelligenza artificiale”, infatti, conferma Diego Pandolfi di IDC Italy, “sono altri due ambiti strategici che oggi caratterizzano i percorsi di innovazione delle aziende, che abilitano la trasformazione dei processi e garantiscono una maggiore produttività e una migliore operatività. In questo ambito, le aziende stanno cercando professionisti in particolare nelle aree automation engineering e AI developement, ossia esperti in grado di realizzare e gestire soluzioni altamente innovative e integrabili nell’architettura e nei processi aziendali”, conclude Diego Pandolfi, Consulting Manager, IDC Italy.

Strumenti di comunicazione

I tool per organizzare incontri da remoto, come Zoom, Google Meet, Microsoft Teams e Slack di Salesforce, si sono diffusi in pandemia. Numerosi lavoratori conoscono solo i rudimenti di questi programmi, ma in realtà sarebbe utile, secondo Gartner, saper abbinare app di condivisione file e gestione progetti ai tool di comunicazione principale.

Sarebbe anche di grande utilità saper gestire le mail, come curare le liste, inviare mass mailings e scrivere efficaci sommari (subject che invitano alla lettura). Infatti la gestione della posta elettronica è fra le competenze digitali più richieste nel 2023 sui profili LinkedIn. Ma è anche una top skill nello Skills Index di ZipRecruiter e padroneggiare l’uso di Microsoft Outlook appare in ventesima posizione fra le competenze digitali più popolari nel 2023.

Upskilling e reskilling delle competenze digitali: le tendenze nel 2023

“Se le generazioni precedenti di lavoratori si potevano aspettare una consecutiva, lineare e formale crescita dell’apprendimento, lo scenario futuro si prospetta caratterizzato da un apprendimento costante, informale e da un continuo upskilling e reskilling delle competenze”, afferma Federico Rajola, direttore Cetif.

“A livello internazionale”, sottolinea il direttore Cetif, “la direzione è ormai tracciata verso modelli skills-based:

  • integrati con piani di sviluppo che richiedono ai singoli professionisti e alle organizzazioni un costante aggiornamento delle competenze;
  • che puntano a mettere il collaboratore nelle condizioni per rapidi passaggi da un ruolo all’altro;
  • che danno la possibilità di accedere più facilmente alle opportunità formative;
  • infine, che sono strettamente collegati a sistemi valutativi basati sulla valutazione delle competenze”.

“In questo contesto le digital skill hanno un peso determinante nel mondo del lavoro e la domanda di talenti con competenze digitali in Italia è in continua crescita al punto che il nostro Paese, insieme alla Spagna esprime la più alta richiesta di professionisti del settore”, continua il professore di Organizzazione aziendale di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Tuttavia, va notato che oggi solo il 54% dei cittadini europei possiede competenze digitali di base (ben 26 punti percentuali sotto la media rispetto all’obiettivo prefissato dall’Unione Europea entro il 2030 – DESI-Digital Economy and Society Index 2022 della European Commission) e che molto c’è da fare per colmare questo gap. Il mercato sta dunque accelerando non solo nell’inserimento di nuovi talenti attraverso recruiting di alto profilo dagli atenei, ma sta anche adottando strategie di riqualificazione dei dipendenti, di upskilling e di reskilling. L’ecosistema bancario e assicurativo italiano non fa eccezione in questo senso”.

Le competenze specialistiche per innovare l’azienda: ecco la strategia in tre punti

Dare senso ai dati raccolti nell’era dei big data

Le aziende stanno generando più dati in ambito vendite, produttività ed altri aspetti del business. Si aspettano che i dipendenti accelerino sull’impiego di software che diano senso a questi numeri.

“Il mondo dei ‘Big Data'”, infatti, conferma ad Agenda Digitale Monica Forbice, Talent Acquisition Manager, IBM Italy: “è in continua crescita. Tra le aree più importanti di competenza digitale c’è quindi quella dei dati dove la figura di Data Scientist, che sviluppa modelli di gestione dei Big Data per trarne informazioni utili al business aziendale è tra quelle di maggior importanza, così come il Data Analyst che esplora e interpreta i dati per ricavarne informazioni significative (insights)”.

Microsoft Power BI e Tableau di Salesforce sono programmi di visualizzazione dei dati, che secondo Joe Mariano, analista di Gartner, stanno acquisendo popolarità. Il corso Power BI Essential Training, per esempio, è risultato la tredicesima offerta su LinkedIn Learning nel 2022.

Grazie al sostegno di suggerimenti automatizzati con l’AI, i lavoratori possono combinare molteplici sorgenti dati — come fogli di calcolo, database o software customer-relationship-management — e trasformarli in grafici. I manager possono suddividere le vendite per regioni, mesi, anni o singoli venditori. Gli urbanisti possono costruire mappe che mostrano il flusso di persone in città nel corso del giorno.

Ma è ancora importante saper usare Microsoft Excel e Google Sheets di Alphabet, secondo l’esperta di carriere di LinkedIn, Catherine Fisher.

Le suite di produttività

Pollak di ZipRecruiter afferma che I dipendenti necessitano di conoscere funzionalità avanzate come tabelle pivot che permettono di creare fogli di calcolo tradizionali per Power BI o Tableau, come produrre report o grafiche in automatico confrontando sottoinsiemi di dati estratti dagli stessi fogli di calcolo.

Infatti, la seconda classe di LinkedIn Learning è su Excel. Inoltre Excel è una delle 6 su 10 six of the top 10 competenze della suite di produttività sulla piattaforma di eLearning Udemy. I programmi di fogli di calcolo di Microsoft o Google sono fra le skill digitali che I membri di LinkedIn hanno aggiunto ai propri profili l’anno scorso, secondo Fisher.

Conclusioni

Ma per prepararci “ad affrontare un futuro mondo del lavoro nel quale l’intelligenza artificiale, e in generale le tecnologie, avranno il potenziale per sostituire molte delle attività che oggi facciamo (tra il 14% e il 47% delle professioni che oggi conosciamo scompariranno o cambieranno radicalmente per effetto dell’automatizzazione), a fronte di mestieri che scompariranno, molti altri nasceranno”, continua Federico Rajola, direttore Cetif, citando quanto emerge dal report della Commissione europea su “AI: The future of work?
Work of the Future!”, secondo cui “la digitalizzazione ha creato 2 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa nell’ultimo decennio e si stima che entro il 2030, solo nel settore ICT, ne nascano almeno altri 1,7 milioni“.

“Nel recente report ‘Defining Education 4.0’, il WEF, World Economic Forum, ha messo in luce che le 5 top skills per il futuro saranno la creatività (che include anche i contenuti e le abilità di innovazione), il pensiero critico e analitico, il problem solving, le competenze correlate allo sviluppo e all’utilizzo della tecnologia (tra cui le digital skill in senso stretto come la capacità di sapere leggere e interpretare i dati o le competenze di programmazione)”, evidenzia il professor Federico Rajola.

“Ma saranno sempre più fondamentali anche alle skill interpersonali e socio-emotive”, conclude il direttore Cetif: “come l’intelligenza emotiva, l’empatia, la capacità di collaborare, coordinare e comunicare efficacemente con gli altri, la negoziazione e la consapevolezza sociale”.

Anche nell’era di ChatGPT, le competenze più umane, come comunicare con efficacia, pianificare il lavoro e gestire i progetti, sono le più importanti per trovare lavoro. Come saper gestire app di automazione dei flussi di lavoro e project management.

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