il punto

L’informazione scientifica ai tempi di Covid-19: tutti i fronti della sfida comunicativa

Viviamo un momento di profonda incertezza, anche scientifica, e questa incertezza va saputa comunicare. Per questo oggi più che mai, la comunicazione della scienza assume vitale importanza per veicolare e trasmettere la complessità e recuperare la fiducia dei cittadini. Una sfida impegnativa ma anche un’opportunità

06 Mag 2020
Fabiana Zollo

Ricercatrice presso Università Ca'​ Foscari Venezia

machine-learning

L’importanza della comunicazione scientifica e il suo ruolo cruciale all’interno del sistema informativo non è mai stata più lampante che in questo periodo di pandemia, in cui la circolazione di una quantità eccessiva di informazione su Covid-19, spesso non verificata o inaffidabile, sta determinando un’inevitabile difficoltà da parte dei cittadini ad orientarsi sull’argomento.

Il rischio è che l’incertezza informativa – non a caso l’Oms ha cominciato a parlare di infodemia – si ripercuota sul processo epidemiologico, frammentando la risposta sociale. Ne è un esempio emblematico l’anticipazione da parte di diverse testate giornalistiche del lock down che isolava la Lombardia e altre province del Nord Italia lo scorso 8 marzo, spingendo migliaia di persone a lasciare i territori interessati, e minando di fatto l’intento del governo di contenere il contagio.

Comprendere come le persone si informano: la sfida

Una delle sfide principali consiste, appunto, nel comprendere come le persone si informano, selezionano e percepiscono i contenuti, e soprattutto, come questo ricade sulle loro decisioni. A questo proposito, recentemente il nostro gruppo di ricerca ha provato a caratterizzare la diffusione dell’informazione sulle principali piattaforme social[1] tramite l’utilizzo di modelli epidemiologici, al fine di individuare per ognuna di queste la (ormai popolare) soglia R0. Nel caso dell’infodemia, R0 coincide con il numero medio di individui che si interessano al dibattito su Covid-19 dopo essere stati “contagiati” da un utente già coinvolto. Analogamente al modello epidemiologico, un valore di R0 maggiore di uno diventa indice di infodemia.

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Nel nostro studio, tutte le piattaforme considerate nel periodo gennaio-febbraio presentano R0 critici, ampiamente sopra soglia, confermando l’elevato coinvolgimento degli utenti nel dibattito pubblico sull’emergenza. Diviene dunque di fondamentale importanza garantire ai cittadini la disponibilità e l’accesso a informazioni affidabili, coerenti e di qualità. Secondo i dati del primo report AGCOM su informazione e coronavirus, si assiste in generale a un trend crescente di notizie e contenuti su Covid-19. Tra questi, l’incidenza della disinformazione, ovvero la proporzione di articoli pubblicati da fonti di disinformazione individuate come tali da soggetti indipendenti specializzati in attività di debunking, è prossima al 5%. Se nella prima fase dell’epidemia (1° gennaio – 20 febbraio) lo spazio dedicato al coronavirus è maggiore per le fonti di disinformazione, questa tendenza nella seconda fase (21 febbraio – 22 marzo) si inverte, per effetto della crescita più sostenuta dell’informazione.

Un’informazione non all’altezza della situazione

Tuttavia, la qualità dell’informazione non si è sempre rivelata all’altezza della situazione, contribuendo ad alimentare il caos informativo e la profonda incertezza legata all’emergenza.

Tali problematiche risultavano già evidenti in tempi non sospetti. I motivi che incidono sulla qualità dell’informazione sono svariati e hanno radici profonde, spaziando dalla difficoltà di monetizzazione dei contenuti, alla continua riduzione degli investimenti in informazione, allo scarso uso di meccanismi di verifica nell’ambito della professione giornalistica.

Un simile contesto ha certamente contribuito a minare la reputazione e la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema informativo tradizionale, spingendoli ad affidarsi a fonti di informazione alternative, spesso non qualificate.

Informazione scientifica: una sfida comunicativa da vincere

Oggi più che mai, quindi, la comunicazione della scienza assume vitale importanza per veicolare e trasmettere la complessità e recuperare la fiducia dei cittadini.

Viviamo un momento di profonda incertezza, anche scientifica, e questa incertezza va saputa comunicare. In uno scenario in continua evoluzione, quella scienza talvolta arrogantemente presentata come dogmatica e infallibile, può al contrario rivelarsi incompleta, e incapace di fornire risposte chiare e immediate. Si tratta di una sfida comunicativa importante, in cui la nozione di accuratezza, solitamente centrale nella comunicazione scientifica, si attenua e perde i suoi connotati proprio a causa di quell’incertezza che la fa da sovrana, come recentemente argomentato da Dietram A. Scheufele e colleghi.

D’altra parte, già nel 2017[2] l’incertezza veniva indicata tra le caratteristiche che contribuiscono a far sì che la scienza venga contestata, insieme al conflitto con sistemi di credenze, valori e interessi, e all’amplificazione di voci tese ad offuscare o travisare i risultati scientifici. È noto, inoltre, che i cittadini tendono a processare l’evidenza scientifica in modo congruente con il proprio sistema di valori[3], e che questo è generalmente osservabile nell’inclinazione degli individui a selezionare ed interpretare le informazioni guidati dal meccanismo cognitivo del bias di conferma[4]. Per questo stesso meccanismo, si tende ad ignorare cioè che è al di fuori della propria comunità di riferimento (echo chamber), rendendo spesso vani i tentativi di correzione dell’informazione e di contrasto diretto alla disinformazione[5].

Smussare la polarizzazione e favorire il dibattito pubblico

La comprensione di queste dinamiche e delle caratteristiche dello spazio informativo, anche digitale, diventa quindi cruciale per l’adozione di una comunicazione adeguata che possa far fronte alle necessità dei cittadini, specialmente durante un’emergenza sanitaria. Il nostro gruppo di ricerca a Ca’ Foscari sta lavorando in questa direzione da diversi anni, utilizzando metodi e tecniche delle scienze sociali computazionali per analizzare le dinamiche informative al fine di individuare strategie di comunicazione che consentano di smussare la polarizzazione estrema e favorire il dibattito pubblico. A questo scopo, l’accessibilità ai dati e la collaborazione diretta con le piattaforme social è fondamentale, e ci sta consentendo di avere una visione d’insieme del dibattito pubblico e di suggerire strategie mirate.

Lo scorso anno, in un progetto inedito in collaborazione con LSE, abbiamo lavorato fianco a fianco con i giornalisti del Corriere della Sera per studiare insieme quali tecniche e tipi di contenuti sono più efficaci nel promuovere il coinvolgimento costruttivo degli utenti nel dibattito pubblico. Parallelamente, il lavoro di ricerca che portiamo avanti nel progetto europeo QUEST, di cui sono responsabile a Venezia, è incentrato sulla qualità e l’efficacia della comunicazione scientifica, e ha consentito di individuare un panorama in forte transizione, dal quale emerge la necessità di adottare un approccio critico e dialogico tra le varie parti. In questa direzione, partecipo anche al progetto PICSPicturing the Communication of Science, che proprio in queste settimane sta pubblicando una serie di pillole che riassumono i punti salienti e le buone pratiche di comunicazione adottate in questa emergenza. Promuovere informazione di qualità, che sia in grado di fornire risposte chiare, affidabili e coerenti ai cittadini sull’emergenza sanitaria è, inoltre, uno degli obiettivi principali dell’unità di lavoro istituita presso la Presidenza del Consiglio di cui faccio parte.

Siamo posti di fronte ad una prova impegnativa, che può tuttavia trasformarsi in un’opportunità che ci consenta di lavorare su più fronti per migliorare l’ecosistema informativo e la qualità dei contenuti a disposizione del cittadino. Allo stesso tempo, rimane di cruciale importanza promuovere una cultura di apertura e umiltà, che sottolinei il valore del confronto e dell’esercizio dello spirito critico, ricordando che la scienza procede per tentativi e restando consapevoli dei nostri limiti (e bias) umani.

____________________________________________________________________

  1. Cinelli, M. et al. The COVID-19 Social Media Infodemic. (2020), https://arxiv.org/abs/2003.05004
  2. National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. 2017. Communicating Science Effectively: A Research Agenda. Washington, DC: The National Academies Press. https://doi.org/10.17226/23674
  3. Druckman, J.N., McGrath, M.C. The evidence for motivated reasoning in climate change preference formation. Nature Clim Change 9, 111–119 (2019). https://doi.org/10.1038/s41558-018-0360-1
  4. Zollo F, & Quattrociocchi W, 2018. Social Dynamics in the Age of Credulity: the misinformation risk and its fallout. In Digital dominance: the power of Google, Amazon, Facebook, and Apple. Oxford University Press.
  5. Zollo F et al., 2017. Debunking in a world of tribes. PloS one, 12(7), e0181821.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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