Psicoanalisi

L’oggetto plusgodere: da dove vengono i sintomi dell’era tecnologica

Un dispositivo digitale è un oggetto plusgodere: indica la mancanza di godimento e la compulsione della ricerca del nuovo, al cuore dell’economia psichica e dell’economia di mercato. Quali sono i sintomi dell’era tecnologica, il legame con le dipendenze, cosa può fare la psicanalisi

14 Apr 2022
Roberto Pozzetti

Psicoanalista, Professore a contratto LUDeS Campus Lugano, Professore a contratto Università dell'Insubria, autore del libro 'Bucare lo schermo. Psicoanalisi e oggetti digitali', già referente per la provincia di Como dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia

Fenomeno amnesia digitale

L’era tecnologica comporta i propri sintomi, che hanno radici lontane: le dipendenze, il problema dell’ascesa dell’oggetto invece che degli ideali paterni, la diffusione dei dispositivi digitali come oggetti plusgodere.

Molte persone hanno uno sguardo moralistico sui dispositivi digitali: questi dispositivi sarebbero qualcosa che spinge a pericoli come cyberbullismo, sexting, pornografia, relazioni senza impegno e senza amore. Non esisterebbe nulla senza amore. I giovani sarebbero più a rischio, più in pericolo al riguardo.

Anche tra i nostri colleghi psicoanalisti, ci sono diverse posizioni: alcune sono tecnofobiche, alcune hanno un approccio entusiasta alle risorse di apertura aumentate dal mondo digitale.

Meglio sospendere ogni giudizio sulla vita digitale: è qualcosa della nostra società che non possiamo negare e che non possiamo cambiare. Non siamo luddisti mentre i luddisti volevano distruggere le macchine e tornare al mondo agricolo. È meglio imparare dai nostri pazienti senza pregiudizi.

Alla ricerca del corpo ritrovato: cosa ha insegnato la pandemia alla psicoanalisi online

Quali sono i sintomi dell’era tecnologica

Nell’era tecnologica, ascoltiamo persone con due tipi di sintomi: sintomi situabili dalla parte dell‘insoddisfazione e sintomi collocabili dalla parte del troppo, dell’eccesso.

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L‘insoddisfazione può essere trovata nelle difficoltà relazionali, nell’orgasmo impossibile anche là dove si mettono in atto molteplici esperienze sessuali, si trova nell’angoscia o nella crisi di panico, la si riscontra nelle ragazze anoressiche.

Sul versante dell’eccesso, di quel qualcosa di troppo che caratterizza la società opulenta, vediamo il disturbo da alimentazione incontrollata, scorgiamo le dipendenze e soprattutto le dipendenze da Internet.

La figura degli Hikikomori (parola giapponese a proposito di giovani che non escono mai di casa o della loro stanza, avendo una relazione sociale solo online) è un esempio estremo di nuovi sintomi.

Possiamo trovare anche altri esempi come ragazzi nerd o ragazzi geek: persone, spesso uomini più che donne, che hanno abilità e interesse per i dispositivi tecnologici mentre si descrivono come stanchi delle relazioni umane oppure come turbati da una certa intimità umana.

Il filosofo italiano che vive e insegna a Londra, Luciano Floridi, dice che tutti noi abbiamo un’identità onlife in quanto non possiamo più dividere la nostra vita tra la vita online e la vita offline. Oggi non possiamo più distinguere così nettamente il mondo online e il mondo offline.

Questi ragazzi e ragazze nerd spesso chiedono sedute online, lo chiedevano anche prima del Covid. Scrivono al loro psicoanalista via e-mail, su Messenger o su Instagram.

La mia tesi è che scrivere sia un modo per trattare il reale. Dobbiamo dire sì a queste operazioni di scrittura senza sperare di tornare agli anni passati, senza fare i luddisti.

I sintomi dell’era tecnologica: cosa sono le dipendenze

Il work in progress sul problema dei nuovi sintomi è iniziato per chi scrive 25 anni fa, soprattutto ascoltando persone con dipendenze: dipendenza da alcol, dipendenza da eroina o cocaina ma anche dipendenza da gioco d’azzardo, dipendenza da shopping compulsivo e dipendenza da Internet.

La tossicodipendenza non è la stessa cosa della dipendenza senza sostanze ma, comunque, queste persone hanno la medesima caratteristica del non poter fare a meno di un oggetto.

Nel mondo anglofono (ma ormai anche in altre parti del mondo) è diffuso il termine addiction: non a caso ci si presenta spesso sui social network come travel addicted, sex addicted, gaming addicted.

Addiction proviene in effetti dal latino “addictus”: nel diritto romano, l’addictus era un uomo libero il quale diventava schiavo perché non aveva pagato un debito.

Possiamo dire che la dipendenza è un effetto del non pagare un debito simbolico.

La ricerca di un’identità è uno dei maggiori problemi in questi uomini e in queste donne: il concetto di identità legato al godimento offerto dall’alcol o dall’eroina è stato proposto dai colleghi psicoanalisti Hugo Freda e Bernard Lecoeur dicendo: “Sono alcolizzato, sono dipendente, sono anoressico …” e così via.

Una pratica di godimento indotta da un oggetto è legata a una solida identità.

I sintomi dell’era tecnologica: il problema dell’ascesa dell’oggetto

La seconda area di interesse su questo è legata al problema dell’ascesa dell’oggetto invece degli ideali e soprattutto degli ideali paterni.

Se Lacan ha studiato Ferdinand De Saussure e il suo “Cours de linguistique générale” che distingueva significante e significato a proposito del segno linguistico, viviamo in un momento in cui l’oggetto è più importante del significante, in cui l’oggetto è più importante di qualsiasi ideale.

Jacques-Alain Miller lo ha scritto come punto di orientamento dopo un certo declino del padre nel nostro mondo.

È importante in questi termini studiare la storia della psicoanalisi dopo Freud e soprattutto le teorie delle relazioni oggettuali.

L’oggetto buono e l’oggetto cattivo sono tipici della fase schizo-paranoide in Melanie Klein, secondo la quale i bimbi, nella prima infanzia, tendono a credere che vi siano due madri: una buona che fornisce il nutrimento e una cattiva che frustra i bisogni del bimbo.

Soltanto nella fase depressiva, si giungerà al riconoscimento che si tratta di un’unica madre con un effetto di senso di colpa per la propria aggressività verso il seno materno presunto cattivo.

L’oggetto transizionale nell’area illusionale in Donald Winnicott è l’oggetto che il bimbo trova per separarsi dai genitori per andare a dormire o all’asilo nido: copertina di Linus, animale di peluche, fatina.

Dobbiamo dire che c’è una differenza tra l’oggetto nel senso di qualcosa che proviene dai corpi (seno materno nella fase orale, escrementi nella fase anale e così via) e l’oggetto della dipendenza.

Possiamo supporre qualcosa di una similitudine tra oggetto transizionale e oggetto della dipendenza ma nel senso di un fallimento della funzione di oggetto transizionale che si situa soprattutto nella fantasia, mentre l’oggetto della dipendenza concerne qualcosa di reale.

Sintomi dell’era tecnologica: il legame tra psicoanalisi e cibernetica

In una terza prospettiva, i dispositivi digitali si stanno diffondendo in ogni parte del pianeta.

Non possiamo vivere senza computer, smartphone, tablet. Abbiamo sempre bisogno delle connessioni per molte ragioni: lavoro, divertimento, amicizia, amore, sesso.

Online possiamo trovare quello che vogliamo. Tutto ciò che possiamo desiderare. Tutto quello che stiamo cercando.

I dispositivi digitali sono stati utilizzati nella pratica della psicoanalisi già prima del Covid-19: alcuni colleghi hanno usato Skype e possiamo ricordare un incontro internazionale sui dispositivi digitali nel trattamento dei bambini autistici che si è svolto presso l’Università di Rennes nel novembre 2019 con Jean-Claude Maleval, Eric Laurent e famosi uomini autistici come il matematico Daniel Tammet.

Gli oggetti digitali risultano d’aiuto per la comunicazione di bambini autistici che altrimenti vivono in modo persecutorio le relazioni umane.

Il ruolo degli oggetti digitali e dei dispositivi digitali è stato solo accelerato dai fatti della pandemia; senza il Covid-19 questo ruolo sarebbe andato più lentamente ma, in effetti, il nostro mondo sarebbe diventato comunque un mondo eminentemente digitale.

Norbert Wiener inventò la cibernetica al MIT- Massachusetts Institute of Technology nel 1948. Negli stessi anni, arrivò il primo personal computer, davvero molto grande, primo segno di una rivoluzione.

Lacan ha parlato di cibernetica nel suo secondo seminario, svolto all’Ospedale psichiatrico Sainte-Anne e dedicato all’Io nella teoria di Freud e nella psicoanalisi: la sua tesi è chiaramente che la psicoanalisi e la cibernetica sono entrambe sull’asse del linguaggio.

Come è noto, la psicoanalisi si basa sulla funzione delle parole e sul campo della lingua. Freud trovò le regole per le formazioni dei sogni nella condensazione (verdichtung) e nello spostamento (verschiebung) e Roman Jakobson scrisse di queste leggi riconoscendo il fatto che il padre della psicoanalisi trovava già metafora e metonimia.

L’inconscio è strutturato come un linguaggio, ha detto più volte Lacan. Il linguaggio è la condizione dell’inconscio.

D’altra parte, il linguaggio digitale si basa sull’alternanza binaria dei numeri 0 e 1; in francese, il digitale è infatti numérique. Il digitale deriva dalla cifra e dal “digitus” (dito) nell’antico latino, nell’antica Roma, come vediamo sul touchscreen. Forse, in futuro, ci sarà un’altra lingua ma ora la lingua dei computer è ancora binaria.

Un accordo tra psicoanalisi e cibernetica non è impossibile. I dispositivi digitali sono oggetti basati sul campo della lingua. Che tipo di oggetto è però l’oggetto digitale? Un oggetto digitale è un oggetto del desiderio o un oggetto di godimento, un oggetto causa di godimento?

I dispositivi come oggetti plusgodere

Lacan, nel 1968, ha accostato l’economia psichica all’economia capitalistica: ha inventato il concetto di plusgodere a partire dal concetto marxiano di plusvalore, e lo ha proposto nel seminario XVI, “Da un altro all’altro”, durante le rivolte studentesche di Parigi.

Il plusvalore è la parte del lavoro dei lavoratori che non è pagata e viene reinvestita nell’acquisto di macchine e strumenti di produzione.

Nell’esperienza psicoanalitica, le regole dell’economia psichica si esercitano su quell’oggetto che Lacan chiamava “oggetto piccolo a”: non è solo nel nostro corpo ma è spesso un oggetto di cultura o un gadget o un oggetto di sublimazione.

L’oggetto non dà mai soddisfazione, non offre mai una sosta nella ricerca. L’oggetto plusgodere indica la mancanza di godimento, il godimento sempre sfiorato e mai del tutto raggiunto.

In quegli anni, a Parigi, anche Jean Baudrillard e Pierre Bourdieu hanno parlato e scritto della società centrata sugli oggetti. Baudrillard ha dato alle stampe un libro intitolato “Società dei consumi” e ha sostenuto che la nostra società è anche, in un certo senso, una società della spazzatura.

Compriamo sempre un nuovo oggetto perché non siamo soddisfatti, poi un altro oggetto, quindi un nuovo oggetto ancora e ancora; dopo pochissimo tempo, non riusciamo a non ottenerne alcuna soddisfazione (come cantavano i Rolling Stones) e buttiamo via quell’oggetto. Questa mancanza di piacere è insaziabile. Ci spinge sempre alla ricerca di nuovi oggetti. Oggetti che vanno poi a riempire le spazzature e le discariche.

La mia tesi è che i dispositivi digitali siano un ottimo esempio per descrivere gli oggetti come plusgodere: non siamo soddisfatti di un computer o di uno smartphone e spesso vogliamo comprare un nuovo computer o un nuovo smartphone.

Ben presto, però, non sappiamo che farcene di quell’oggetto e avvertiamo una sorta di compulsione ad acquistarne uno nuovo, un prototipo più avanzato.

Ecco ciò che sta al cuore dell’economia, dell’economia di mercato ma anche dell’economia psichica.

Conclusioni

Non so se possiamo praticare una completa esperienza psicoanalitica soltanto online, non ne sono sicuro. Non ho dubbi invece sul fatto che, se il transfert analitico è già in corso, nelle sessioni online l’inconscio può ancora funzionare bene.

In una seduta online con l’immaginario sullo schermo come specchio, abbiamo l’ordine simbolico con la funzione delle parole e il campo del linguaggio con i sogni, il lapsus e la libera associazione. Forse è troppo difficile raggiungere il reale e soprattutto il reale nel corpo perché non abbiamo un incontro dei corpi.

Cosa può fare qualcosa per agire nella direzione del reale, per occuparci nell’analisi di qualcosa di reale? Suppongo che l’atto più efficace in questi termini sia esattamente la scrittura. Scrivere sopperisce almeno in parte ai limiti della parola e all’assenza di contatto fra i corpi.

Jacques-Alain Miller ha detto, in un congresso svolto sull’isola brasiliana di Comandatuba, che la psicoanalisi ha la stessa struttura del mondo di oggi perché entrambi danno il ruolo primario all’oggetto, all’oggetto del plusgodere.

Sarebbe un errore essere tristi per i cambiamenti nel nostro mondo e nelle nostre vite pensando che sarebbe meglio tornare al passato. La psicoanalisi è ancora viva e può funzionare bene, aiutando le persone e soprattutto i giovani durante la cura dei loro sintomi in un’era tecnologica, in un mondo digitale.

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