l'analisi

Musk prende Twitter, ecco tutte le implicazioni dell’accordo da 44 miliardi

La più grande acquisizione di un’azienda tech nella storia: 44 miliardi di dollari. La presa di Twitter da parte di Elon Musk segna una svolta per i social in generale. E per il discorso pubblico mediato dal digitale. Ecco i nodi da affrontare e le conseguenze

26 Apr 2022
Alessandro Longo
Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

musk twitter

Twitter accetta l’offerta di Elon Musk per la più grande acquisizione di un’azienda tech nella storia: 44 miliardi di dollari. E così apre la porta a un futuro di trasformazioni e incognite per questo social network e in generale per l’intero ecosistema social; per il loro ruolo nell’infosfera.

Musk, il padron della Tesla e di Spacelink ha detto di comprare Twitter non per il business – anzi – ma per trasformarlo in una vera pubblica piazza; tutto questo proprio mentre l’Europa si appresta a rendere legge il Digital services act.

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L’accordo tra Musk e Twitter

L’accordo darebbe alla persona più ricca del mondo il controllo sul social-media network dove è anche tra i suoi utenti più influenti e più critici.

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Molti dirigenti e membri del consiglio di amministrazione inizialmente si sono opposti. L’accordo ha polarizzato i dipendenti di Twitter, gli utenti e le autorità di regolamentazione. Il tema è sempre quello del potere che i giganti tecnologici esercitano sul discorso pubblico e sulle regole che scelgono di darsi.

Le due parti hanno lavorato tutta la notte per trovare un accordo in cui Musk prevede di prendere Twitter privato in un accordo che valuta la società a 54,20 dollari per azione.

Alla fine i dirigenti si sono convinti perché Musk ha mostrato come riuscirà in effetti a finanziare l’operazione; ma anche perché i loro consulenti hanno spiegato che difficilmente il social raggiungerà mai quella valutazione, in un mercato tendente al ribasso e anche a fronte delle difficoltà del business dello stesso Twitter.

Che vuole fare Musk con Twitter e le sfide

Musk vuole una moderazione più leggera e una tutela della libertà di espressione; e pazienza se questo danneggerà il business pubblicitario, che si nutre di un ambiente più “pulito”.

Musk ha detto dopo l’annuncio dell’accordo che vuole rendere Twitter un’esperienza migliore per gli utenti, in parte aggiungendo nuove funzionalità e combattendo lo spam. Musk renderà Twitter una private company, togliendola dalla borsa, per avere così mani più libere nei cambiamenti.

Questo si scontra con i precedenti obiettivi finanziari. Twitter mira a raddoppiare le sue entrate a 7,5 miliardi di dollari entro la fine del 2023 e raggiungere almeno 315 milioni di cosiddetti utenti attivi giornalieri monetizzabili.

Per raggiungere quest’obiettivo, l’azienda avrebbe bisogno di aumentare bruscamente la sua crescita degli utenti, che è stata ridotta a pochi punti percentuali negli ultimi anni.

Tra le altre questioni che Musk dovrà affrontare è se consentire a Donald Trump di tornare su Twitter, dopo che l’account personale dell’ex presidente repubblicano è stato “permanentemente sospeso” dalla società l’anno scorso sulla scia dell’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio degli Stati Uniti.

Trump ha detto a Fox News lunedì che non aveva intenzione di tornare a Twitter e avrebbe invece utilizzato la sua startup Truth Social come suo social-media network preferito.

Qualche indizio arriva anche dal modo in cui Musk ha usato finora Twitter.

Musk, con oltre 82 milioni di follower su Twitter, ha a lungo usato la piattaforma per pronunciare le sue opinioni su tutto, dai viaggi nello spazio alle criptovalute. A gennaio, ha iniziato a comprare azioni di Twitter, diventando il più grande investitore individuale con una quota superiore al 9% entro aprile.

In precedenza ha usato Twitter per inasprire un conflitto con la Securities and Exchange Commission dopo che l’agenzia ha aperto una inchiesta su alcune delle sue recenti vendite di azioni.

Le proposte di modifica di Twitter

Musk ha proposto, sempre via tweet:

  • di ridurre la moderazione dei contenuti,
  • la creazione di una funzione di modifica per i tweet,
  • aumentare il limite massimo di caratteri,
  • rendere l’algoritmo di Twitter open source – che permetterebbe alle persone al di fuori della società di vederlo e suggerire modifiche
  • togliere la pubblicità a chi si abbona
  • spingere sugli abbonamenti riducendo la pubblicità
  • Musk ha detto che vuole anche che la piattaforma sia più trasparente quando prende azioni che amplificano o riducono la portata di un tweet.
  • Musk, per eliminare la dipendenza dalla pubblicità, che ritiene negativa per la libertà dei contenuti, ha anche ventilato l’idea di ridurre i costi in vari modi: tagliare il personale, chiudendo la sede della società a San Francisco e non dando uno stipendio al consiglio di amministrazione. Quest’ultimo potrebbe risparmiare circa 3 milioni di dollari all’anno da solo, ha detto.

Le sfide di Musk

Lasciando perdere la sfida economica – anche se bisognerà vedere quanto anche uno come Musk possa permettersi di perdere soldi – ce ne sono altre sul tavolo del miliardario.

Dai tempi di Facebook e Cambridge Analytica, nessuno può più ignorare il peso e le responsabilità mediatico-politiche dei social. Acuite con la pandemia e ora con la guerra.

Si può essere a favore della libertà di espressione astrattamente, ma si deve anche fare i conti con le esternalità negative di una macchina algoritmica che amplifica disinformazione e hate speech, monetizzando i contenuti nocivi.

Lavarsi le mani nei confronti di questa responsabilità, sul discorso pubblico, non sarà una via percorribile ormai.

Il Digital Services Act spinge proprio nella direzione opposta: della responsabilizzazione.

Non è un caso che l’acquisto di Musk sia ben visto soprattutto dai repubblicani americani, che hanno sempre accusato i social di volere censurare le loro “verità”, che però perlopiù sfociano nella disinformazione.

Un sondaggio condotto in America da YouGov questo mese ha rilevato che il 54% dei repubblicani riteneva un bene per la società l’acquisto da parte di Musk; mentre solo il 7% dei democratici era d’accordo.

Dal momento che gli utenti di Twitter sono democratici, il suo piano potrebbe rivelarsi impopolare. Anche agli utenti apolitici potrebbe non piacere la svolta di Twitter.

La moderazione elimina il bullismo, l’abuso e altre forme di discorso che sono legali ma che rendono l’esperienza online sgradevole. I social network che hanno iniziato la loro vita con l’obiettivo di permettere qualsiasi cosa legale, come Parler e Gettr, alla fine hanno inasprito la loro censura dopo essere stati sommersi dal razzismo e dal porno.

Se Twitter dovesse adottare una linea purista sulla libertà di parola, potrebbe esserci un fuggi fuggi dalla piattaforma.

Musk può essere indifferente, com’è sempre stato, alle critiche dei media e della politica, né più dover dare conto agli azionisti. Può anche ignorare i tracolli economici, fino a un certo punto.

Ma non può né ignorare la volontà degli utenti, poco interessati a restare in un ambiente sgradevole e percepito come dannoso per la società; né può infischiarsene delle regole, che anche negli USA tenderanno a responsabilizzare le big tech. 

La Gran Bretagna sta preparando una legge sulla sicurezza online ancora più severa del Digital Services Act.

Twitter ha ricevuto 43.000 richieste di rimozione di contenuti in base alle leggi locali nella prima metà del 2021, più del doppio rispetto a due anni prima.

Musk può cercare di cavarsela insistendo sull’idea di social network nelle mani degli utenti; magari addirittura con decisioni, sulle strategie di moderazioni, prese con voti corali.

Nessuno è mai riuscito però a dirigere una macchina così grande in questo modo. Tentativi simili, sempre sulla via della decentralizzazione, sono tentati dalle DAO (decentralized autonomous organization), ma su piccola scala e molti difetti di funzionamento.

Infine, Musk ha un fianco scoperto: è l’ennesimo miliardario tech che mette le mani su uno dei centri nevralgici del discorso pubblico contemporaneo. Come Mark Zuckerberg.

A differenza di Zuckerberg può dire di essere libero dal conflitto di interessi pubblicitario; di non avere bisogno di algoritmi che si nutrono di viralità anche negativa può di fare soldi. Ma ha altri conflitti di interessi. Tesla, Spacelink. Riuscirà a tenere buoni rapporti con la Cina, dove vuole espandersi con la Tesla, se Twitter continuerà – come ora – a mettere avvisi sui tweet dei media statali cinesi?

Musk ribadisce che come proprietario della piattaforma sarà imparziale. “Spero che anche i miei peggiori critici rimangano su Twitter, perché questo è ciò che significa la libertà di parola”, ha twittato il 25 aprile, poco prima che il consiglio della società accettasse la sua offerta.

Bisognerà vedere se e come potrà rimanere fedele a questo impegno. E con quali conseguenze per gli altri social, ora sotto pressione, e per il mondo.

Kate Klonick, un professore assistente alla St. John’s University School of Law, ha detto che le crescenti leggi sull’espressione online hanno teoricamente tolto un po’ di potere ai dirigenti non eletti della Silicon Valley. Ma quei dirigenti devono ancora decidere sull’interpretazione delle leggi e prendere decisioni su ciò che le leggi non trattano.

Come ha commentato il New York Times, non c’è modo di negare che Musk si unirà a Zuckerberg, Sundar Pichai di Google, Shouzi Chew di TikTok e Tim Cook di Apple nella ristretta schiera di dirigenti aziendali con enorme voce in capitolo nel concedere o negare l’accesso a piattaforme influenti del discorso globale.

Uno dei paradossi della rivoluzione della Silicon Valley è che ha esautorato i vecchi guardiani dell’informazione e della persuasione come i magnati dei media e i leader politici, ma ne ha creati di nuovi. Ancora più potenti e accentratori dei precedenti; e, almeno finora, con minore opposizione a cui dare conto delle proprie scelte.

L’acquisto di Twitter da parte di Musk non cambierà la situazione. Anzi.

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