Nicita: “Il futuro delle regole nella nuova generazione tecnologica”

Il 5G, utility che fanno le telco, player internazionali…Il mondo sta cambiando velocemente e le regole devono adeguarsi. Con questi scenari

26 Ott 2016
Antonio Nicita

PD, Professore ordinario di Politica economica presso Università LUMSA, già commissario Agcom

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Il rapporto tra le utilities e il mondo delle telecomunicazioni è sempre più complesso e interessante, e se ne possono individuare due dimensioni fondamentali che sono d’interesse per il regolatore.

La dimensione globale e quella locale.

Da una parte, c’è da considerare il trend globale per il quale tutti i beni e i servizi che vengono offerti nel mercato si stanno digitalizzando, pertanto i servizi tipicamente offerti dalle utilities seguiranno anch’essi questo trend.

Si assisterà sempre di più a reti cittadine a supporto dei vari servizi forniti dalle utilities, come l’energia, i trasporti e lo smaltimento rifiuti. In particolare, le infrastrutture fisiche dei gestori si stanno riempiendo di sensori sempre più piccoli, sensibili ed efficienti dal punto di vista energetico, connessi ad Internet in mobilità e capaci di immagazzinare dati con tecnologie cloud.

Questo cambiamento è in atto, ed è inevitabile oltre che auspicabile. Servizi di utilities digitalizzati sono una grande opportunità sia per il mercato che per i cittadini/consumatori. Infatti, con servizi più digitalizzati e offerti in modalità smart si comprimono i costi di fornitura, si abbattono i costi di manutenzione, e si espandono le capacità di creare profili di consumo personalizzati aumentando quindi le possibilità di ricavo e investimento. Si tratta della rivoluzione digitale che è il portato dell’internet mobile.

Per adesso la digitalizzazione dei servizi sta avvenendo sulle tecnologie mobili che conosciamo, sia le più diffuse 3G e 4G che, per alcuni aspetti che riguardano in particolare l’energia, anche la vecchia ma affidabile tecnologia 2G. Nell’arco dei prossimi anni, in particolare intorno al 2020, si svilupperà auspicabilmente la tecnologia 5G, che permetterà di avere internet mobile ad altissima velocità, nonché di assicurare alte performance ai servizi machine-to-machine e a servizi particolari per requisiti di sicurezza, affidabilità e velocità per il disaster recovery e la sanità.

Questi servizi per poter funzionare non potranno però basarsi sulla rete mobile, ma avranno anche bisogno di una rete fissa performante. Le città intelligenti e i servizi di smart utilities sono ecosistemi che devono comunicare fra di loro e sono degli ecosistemi che hanno, per così dire, la necessità di avere una rete “totale”, anche se non unica. Passando ai temi relativi alla rete fissa è opportuno accennare al secondo profilo d’interesse nel rapporto tra utilities e ICT, ovvero quella che abbiamo chiamato la “dimensione locale”. In alcune realtà specifiche ma importanti, gli operatori di utilities, e in particolare quelli elettrici, stanno entrando nel mercato per fare investimenti in reti fisiche di comunicazioni ed offrire servizi di connettività a banda ultralarga, diventando a tutti gli effetti degli operatori di comunicazione elettronica.

Gli esempi di questo trend sono appunto limitati geograficamente. Questa “mutazione genetica” dei fornitori di servizi elettrici è infatti avvenuta in Italia, con il piano Enel Open Fiber che coprirà in rete FTTH su 9,5 milioni di case, per un investimento di 3,7 miliardi di euro, e in Irlanda, dove l’operatore incumbent ESB e Vodafone investono anch’essi nello sviluppo di una rete FTTH su 500,000 case e sedi aziendali, per un investimento pari a 450 milioni di euro.

Nella situazione italiana l’entrata dell’operatore Enel Open Fiber è particolarmente interessante, poiché si tratta di un piano di investimenti che per concezione, portata e ambizione investe massicciamente l’attività del regolatore. La concezione che entra nel mercato italiano è quella di un operatore wholesale-only, un’assoluta novità per i panorama nazionale. La portata è molto vasta, visto che il piano interessa sia le aree ad alta redditività (A e B), sia, potenzialmente, le aree dove si dispiegheranno gli investimenti pubblici. L’ambizione è importante anch’essa, visto che questo piano si prospetta di fornire una grandissima copertura di banda ultralarga in pochi anni, promettendo quindi di avere un impatto sulla prossima analisi di mercato.

L’impatto sull’attività dell’AGCOM della doppia dimensione, globale e locale, dell’intrecciarsi dei destini delle utilities e telecomunicazioni è molto forte.

Nella dimensione locale, il primo impatto è sulle decisioni relative allo sviluppo dei piani a banda ultralarga. E’ da notare infatti che le utilities potrebbero essere destinatarie di provvedimenti, in particolare ordini, da parte di AgCom, qualora non diano accesso alle proprie infrastrutture fisiche a ragionevoli richieste da parte degli operatori di comunicazione. L’Autorità ha infatti acquisito, abbastanza recentemente, delle importanti competenze in questo campo. Si tratta del Decreto 33/2016 rafforza le competenze AgCom nella risoluzione di controversie tra operatori TLC e utilities per conseguire l’obiettivo della riduzione dei costi di installazione delle reti ad alta velocità.

In quest’ambito, AgCom è uno degli attori che deve garantire al mercato l’accessibilità delle informazioni sulle infrastrutture fisiche e sui servizi wholesale disponibili, al fine di realizzare un ambiente ideale per chi vuole investire in reti a banda larga. L’obiettivo, in questo caso, sarebbe quello di coordinare i vari attori tramite la messa a disposizione di informazioni fondamentali, al fine di ridurre i costi di progettazione, pianificazione, realizzazione e manutenzione delle reti a banda ultralarga.

La presenza di un investimento importante come quello di ENEL Open Fiber ha anche l’effetto di rendere più affascinante e “nuova” la classica regolamentazione delle market failures nelle telecomunicazioni fisse. Se l’investimento andrà in fatti a buon fine, e se aumenterà la concorrenza a livello wholesale e retail nella fornitura di servizi a banda larga su rete fissa, AgCom probabilmente dovrà sviluppare i concetti di differenziazione geografica dei rimedi e di light touch regulation abbozzati nella vigente analisi di mercato.

Ritornando alla dimensione globale della questione, AgCom dev’essere pronta a fare la sua parte adempiere a tre funzioni fondamentali che, in parte, costringono il regolatore a cambiare pelle ed interpretare il proprio ruolo aldilà dei compiti tradizionali.

La prima è assicurare che le risorse scarse necessarie al mercato per funzionare siano accessibili, con particolare riferimento alle risorse frequenziali e a quelle di numerazione.

La seconda è la protezione del consumatore nel senso più ampio, che si misura con la capacità del regolatore di creare un sistema di tutele per chi voglia usufruire dei servizi digitali in modo sicuro (il tema della privacy, dell’autenticazione degli utenti), ma anche competitivo (assicurando quindi interoperabilità tra servizi e la capacità dei consumatori di cambiare provider).

Il terzo tema è più tipico degli industrial policy makers, ovvero il coordinamento degli attori di mercato per raggiungere un obiettivo socialmente ottimale. Questo tema è il più nuovo di tutti, nel senso che il regolatore deve diventare anche un forum di discussione guidata per l’industria, per anche nell’ottica di sviluppare standard che diano al consumatore accesso ai servizi in maniera più veloce e sicura possibile, senza monopolizzare i nuovi mercati. In quest’ottica, AgCom diventerà sempre di più un interlocutore delle utilities, ma anche delle altre autorità, visto che la rivoluzione digitale non permette più approcci settoriali.

Ormai le regole, così come i modelli di business, sono orizzontali e hanno effetti incrociati.

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