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l'analisi

Non solo selfie: per i ragazzi condividere dà senso alla vita, ecco perché

I ragazzi non pubblicano, condividono; non si scattano un selfie, comunicano un’immagine specifica di sé; nel sottoporre la loro vita attraverso i social chiedono agli altri e a se stessi il senso di ciò che stanno vivendo. Agli adulti il compito di essere la lente attraverso la quale imparano come funziona il mondo

29 Ott 2018

Ivan Ferrero

Psicologo delle nuove tecnologie


Internet non è solamente uno strumento: è un vero e proprio ambiente, sia sociale che cognitivo che emotivo.

All’interno di questo ambiente gli utenti comunicano i propri sentimenti e i propri stati d’animo, condividono i propri vissuti, li raccontano agli altri utenti e a se stessi, in un circolo che diventa espressione e allo stesso tempo conferma e costruzione della propria Identità.

Le nuove generazioni, essendo nate in un mondo che non prevede alcuna distinzione tra offline e online, tra analogico e digitale, sono totalmente immerse in questa dinamica.

E’ necessario tenere conto di questo se vogliamo comprendere il loro mondo, e se vogliamo aiutarli a muovere i passi all’interno di questo ambiente che presenta tanti nuovi rischi quante nuove opportunità.

Che cosa fanno realmente i ragazzi su Internet? 

Osservare un ragazzo mentre utilizza il proprio smartphone può essere un’esperienza molto deludente e demoralizzante.

Li vediamo chini sul loro cellulare intenti ad inviare messaggi di WhatsApp, oppure a produrre contenuti multimediali che condividono su piattaforme social quali Instagram.

La parte deludente di tutto questo è che spesso ciò che questi ragazzi condividono sono contenuti che ai nostri occhi appaiono come inutili, privi di senso, oppure frutto di una vanità passeggera.

Se invece usciamo dal semplice contenuto e analizziamo come avviene la condivisione, e l’entità profonda del contenuto condiviso, scopriamo che in realtà dietro un gesto apparentemente semplice e banale come lo scatto di un selfie sta molto di più.

Momenti di vita condivisa

I ragazzi molto difficilmente condividono un contenuto dopo lunghe ed approfondite ricerche su Internet.

Il più delle volte invece condividono sotto la spinta di una loro emozione, un loro stato d’animo, oppure un loro pensiero.

In generale: qualcosa che accade nella loro vita e che li colpisce particolarmente.

Parliamo di momenti della loro vita che acquisiscono per il ragazzo un significato tale da meritare la condivisione, e che quindi si configurano come nodi in cui si concentrano micro-tensioni evolutive che perturbano, fosse anche solamente per pochi secondi.

Nonostante ogni singolo nodo preso da solo presenti una ridottissima carica evolutiva, nell’arco della giornata il nostro ragazzo sarà rimasto sbigottito, divertito, avrà riflettuto e ragionato più volte: in generale avrà compiuto tanti piccoli passi in avanti verso la sua crescita.

Momenti carichi di significato

Anche quando il contenuto condiviso non raffigura direttamente il ragazzo, comunque contiene una parte di esso.

Ogni singola foto o clip viene personalizzata per mezzo dell’aggiunta di hashtag, di stickers o di semplice testo in sovraimpressione alla foto o al mini-video.

Ultimamente molte piattaforme permettono anche l’aggiunta di musica, rendendo il contenuto condiviso ancora più personale e carico di emozioni e significati.

Non a caso le moderne piattaforme social rendono questo passaggio molto semplice, spesso basta un semplice tap sullo schermo.

Stiamo quindi parlando di momenti che in quel preciso istante si caricano di significato.

La condivisione è il vero focus

Che l’oggetto sia un selfie del ragazzo, una foto di gruppo, uno screenshot o un meme, l’adolescente non crea il contenuto per tenerlo per sé tra i propri ricordi come si faceva una volta con il diario personale.

L’idea che sta alla base di tutta l’operazione è la condivisione, tanto che è pratica diffusa utilizzare fotocamera della stessa App che verrà utilizzata per la condivisione.

I ragazzi non aprono la fotocamera del proprio smartphone, scattano la foto e poi aprono Instagram per condividerla: aprono Instagram e scattano la foto direttamente con questa applicazione, salvo quando si necessita di filtri particolari.

Per le nuove generazioni Instagram sta diventando il proprio album fotografico, una vera e propria vita in diretta.

Quando il contenuto viene prodotto in una situazione di gruppo il gesto si carica di un significato sociale.

In questi casi infatti la foto viene sottoposta all’approvazione degli amici prima di essere pubblicata.

Il nostro ragazzo scatta la foto o registra un piccolo video, lo guarda, lo mostra ai propri amici, lo analizzano, lo commentano insieme, se il contenuto non ottiene l’approvazione del gruppo ne viene prodotto un altro, e così via fino a quando non si ottiene l’approvazione sociale e il post è pronto per la Rete.

La complessità di un selfie

Nel caso di un selfie il discorso è ancora più complesso, in quanto il soggetto ripreso è il ragazzo stesso nella sua fisicità.

Oltre agli elementi già indicati, qui abbiamo il tema della condivisione della propria immagine corporea in quanto espressione di sé.

La scelta del vestito, di come porsi davanti all’obiettivo fotografico, cosa riprendere intorno a sé, il filtro giusto da applicare alla propria immagine che si andrà a condividere, l’eventuale aggiunta di elementi quali stickers, hashtag oppure effetti speciali applicati alla propria figura, sono per il ragazzo opportunità per comunicare al mondo, oppure più semplicemente ai propri amici, un’immagine molto specifica di sé.

Condivisione come storytelling della propria vita

Fino a qui ci è ormai chiara una cosa: i nostri ragazzi non pubblicano: condividono.

E uno strumento che ha molto successo tra le nuove generazioni sono le Storie, tanto che ogni piattaforma social dedicata a questa fascia di età ha implementato la possibilità di condividere un vero e proprio racconto di se stessi.

La condivisione della propria giornata, quindi, acquisisce ulteriore colore e complessità e si carica di un altro elemento: la narrazione.

Narrare come raccontare, che comprende una scaletta di azioni ben precise:

  • scelta degli eventi da raccontare
  • strutturazione di una trama, ossia concatenazione degli eventi in modo che restituiscano un significato
  • scelta della forma e della modalità attraverso le quali mostrare (esprimere) gli eventi al pubblico

Parliamo di azioni molto complesse, considerando che gli eventi in questione sono i vissuti del ragazzo stesso.

Non solo: si tratta di azioni deliberate, che richiedono una certa elaborazione nelle forme e nei contenuti.

Questo porta da parte del ragazzo ad una presa di coscienza di ciò che sta per condividere e dei suoi molteplici significati.

Non sempre siamo in presenza di un arco narrativo: il più delle volte si tratta di pezzettini, come gli snack che i ragazzi consumano durante le loro giornate, narrazioni espresse e consumate nell’arco di una fotografia oppure dieci secondi di video.

Del resto i nostri ragazzi non hanno neanche bisogno di strutturare un arco narrativo, in quanto è già insito in ciò che raccontano: la loro vita.

Il digitale per la costruzione della propria identità

Il viaggio di un contenuto non si esaurisce con la sua pubblicazione sul Web: questo è solamente l’inizio di un percorso ben più importante e profondo.

Una volta che il nostro ragazzo affida il suo prodotto al Web inizia la fase del feedback sociale.

Il post può ricevere apprezzamenti oppure critiche, commenti positivi o negativi.

Tutto questo ritorna al ragazzo come un feedback che la società offre alla parte di sé che ha scelto di rendere pubblica e sottoporre al giudizio sociale.

A sua volta il ragazzo modellerà le proprie azioni future sulla base di questi ritorni: forse cambierà filtro, postura, setting fotografico, ecc., proporrà i nuovi contenuti frutti di queste valutazioni e ne riceverà ulteriori feedback, e così via in un circolo senza fine.

Di fatto, presenterà altre versioni di sé.

Stiamo quindi parlando di pezzettini della propria identità esposti alla società al fine di ottenerne una conferma o disconferma, e di un conseguente rimodellamento di questa identità.

Alla ricerca di un senso della vita

Raccontare significa dare un significato, e raccontare se stessi significa dare un significato a se stessi.

Considerata questa verità, e avendo analizzato il complesso percorso che porta un vissuto a prendere forma e ad esprimersi nel mondo, non ci stupisce che le piattaforme specificatamente dedicate alla condivisione dei momenti della propria vita abbiano così tanto successo tra i più giovani, chiusi in un’età portatrice di numerose grandi nuove sfide, e che apparentemente non offre vie di uscita.

Un’età che ai nostri ragazzi appare eterna, destinata a non terminare mai, in cui accadono cose nuove e mai sperimentate prima, in grado di travolgere gli animi come un uragano.

In questi maremoti tipici dell’adolescenza i nostri ragazzi sono alla continua ricerca di un senso e di un significato: ricercano una chiave di lettura attraverso prove ed errori sociali.

Nel sottoporre la loro vita attraverso i social chiedono al mondo, e a se stessi, il senso di ciò che stanno vivendo.

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Che cosa possiamo fare noi adulti per aiutarli?

I nostri ragazzi si muovono ad una velocità così vertiginosa che noi adulti facciamo fatica a tenere il passo.

In questo turbinio di continui cambiamenti ci sentiamo spaesati, talvolta scoraggiati.

Nel frattempo il mondo continua a girare, e i nostri ragazzi continuano a condividere, esprimere se stessi, narrare i propri vissuti senza sosta.

Che cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli?

  • fermarci a riflettere cosa sta dietro i movimenti digitali dei nostri figli, andando al di là del semplice gesto apparente
  • accogliere i vissuti dei nostri ragazzi e considerarli tanto importanti per noi come lo sono per loro…
  • ma senza colludere: noi siamo gli adulti, quelli che, una volta accolti i disagi e le preoccupazioni del ragazzo, propongono una versione alternativa e più adulta della vicenda
  • non lasciarci spaventare dal turbinio digitale, e rimanere in ciò che noi abbiamo e i ragazzi no, ossia le esperienze di vita e la conoscenza di “come va il mondo”

Come abbiamo visto i ragazzi si raccontano, probabilmente più al giorno d’oggi che in passato.

Pertanto l’idea di base è quella di farci trovare pronti quando il nostro ragazzo lancerà i suoi segnali, ed essere in grado di coglierli tempestivamente.

Spetta a noi adulti il compito di fare da specchio ai nostri figli, essere noi la lente attraverso la quale imparano come funziona il mondo, attraverso la quale possano sperimentare e sperimentarsi, avere la possibilità di giocare con il fuoco ma senza scottarsi troppo.

Bibliografia:

Damasio, A. R. (1999). The Feeling of What Happens: Body and Emotion in the Making of Consciousness.San Diego, CA: Harcourt Brace. http://scholar.google.com/scholar_lookup?&title=The+Feeling+of+What+Happens%3A+Body+and+Emotion+in+the+Making+of+Consciousness%2E&author=Damasio+A.+R.&publication_year=1999

Guidano, V. F. (1987). Complexity of the Self: A Developmental Approach to Psychopathology and Therapy.New York, NY: Guilford Press. http://scholar.google.com/scholar_lookup?&title=Complexity+of+the+Self%3A+A+Developmental+Approach+to+Psychopathology+and+Therapy%2E&author=Guidano+V.+F.&publication_year=1987

Veglia F and Di Fini G (2017) Life Themes and Interpersonal Motivational Systems in the Narrative Self-construction. Front. Psychol.8:1897. doi: 10.3389/fpsyg.2017.01897

Statistiche sui social networks:

Distribution of Instagram users worldwide as of July 2018, by age and gender: https://www.statista.com/statistics/248769/age-distribution-of-worldwide-instagram-users/

Global social media research summary 2018: https://www.smartinsights.com/social-media-marketing/social-media-strategy/new-global-social-media-research/

Number of daily active Instagram Stories users from October 2016 to June 2018 (in millions): https://www.statista.com/statistics/730315/instagram-stories-dau/

Reach of leading social media and networking sites used by teenagers and young adults in the United States as of February 2017: https://www.statista.com/statistics/199242/social-media-and-networking-sites-used-by-us-teenagers/

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