Perché non ripariamo i nostri smartphone? Motivi, ostacoli e possibili soluzioni - Agenda Digitale

la riflessione

Perché non ripariamo i nostri smartphone? Motivi, ostacoli e possibili soluzioni

Una famiglia media di quattro persone potrebbe risparmiare circa 330 euro se riparasse i propri smartphone invece di acquistarne nuovi. E il risparmio non è solo finanziario ma anche per un minore uso di energia, per la produzione, distribuzione e logistica. Perché allora non ce ne curiamo? Ecco perché dovremmo farlo invece

20 Set 2021
Maurizio Stochino

Consulente ICT - Esperto di Sicurezza Informatica

La velocità con cui gli utenti cambiano il loro smartphone in molti casi pone in secondo piano degli aspetti importantissimi come il diritto alla riparazione. Purtroppo, nell’immaginario collettivo vi è la pessima abitudine di acquistare un dispositivo tecnologico nuovo senza pensare minimamente a quelli che possono essere soluzioni altrettanto valide come la riparazione.

In molti casi tale modus operandi dipende dalla burocrazia e dai tempi molto dilatati nel ricevere il prodotto riparato. La scelta di un acquisto immediato può ridurre i tempi di disagio e di preoccupazione nel poter riutilizzare il proprio smartphone. In questo particolare meccanismo psicologico sempre meno persone si pongono il problema di informarsi sul diritto di riparare il proprio smartphone, ritenendo tale iniziativa inutile e spesso infruttuosa per colpa delle aziende e di un meccanismo burocratico poco snello.

Il diritto a riparare: le big tech ce lo negano, così ci tengono in pugno

Nelle prossime righe analizzeremo nello specifico questo tema ponendo l’attenzione su quelli che sono i diritti nel riparare il proprio smartphone e su quali possono essere i motivi che spingono gli utenti nello scartare la riparazione.

Perché preoccuparsi del diritto alla riparazione

Negli ultimi anni, sempre più associazioni dei consumatori si sono impegnate nel creare un sistema che potesse facilitare la manutenzione tecnologica dei dispositivi elettronici al fine di ridurre in modo significativo quelle che sono le emissioni di biossido di carbonio nell’ambiente a causa della produzione di nuovi smartphone.

A tal riguardo la nuova legislazione sta cercando di porre delle basi solide per incentivare gli utenti nello sfruttare la riparazione piuttosto che optare per un nuovo acquisto, quest’ultimo sicuramente più dispendioso sia economicamente che per la sua natura inquinante.

Le persone, quando incorrono in un guasto della propria automobile, hanno come primo pensiero quello di recarsi dal meccanico di fiducia e cercare di ripristinarne lo stato iniziale di funzionamento. Per lo smartphone, invece, alla rottura dello schermo o della batteria il primo pensiero verte sulla completa sostituzione del dispositivo. Tale meccanismo mentale avviene poiché il concetto di riparazione degli smartphone non appartiene ancora alla coscienza collettiva dei consumatori, come per esempio per le automobili.

Studi specifici dimostrano come gli utenti tendano a preferire la sostituzione dei loro apparecchi elettronici più che la riparazione, ciò dipende da un’infinità di motivi. Prima di tutto la riparazione risulta scomoda e difficile, quindi le persone tendono a indirizzarsi verso una soluzione rapida come quella del nuovo acquisto.

Tale affermazione proviene da Nathan Proctor, direttore del Public Interest Research Group degli Stati Uniti, celebre organizzazione che tutela i consumatori. Questa associazione sta lavorando su un piano legislativo che possa snellire e rendere più accessibile la riparazione tecnologica.

La loro missione consiste nell’educare i consumatori verso la riparazione per risparmiare risorse importanti e avere un impatto ridotto sull’ambiente. Tale filosofia è al centro della legge sul “diritto alla riparazione“, una vera e propria proposta di legge che da anni cerca di farsi strada nella dura lotta tra consumatori e aziende.

Nello specifico, la Federal Trade Commission ha pubblicato un rapporto che spiega l’ostruzionismo delle aziende tecnologiche verso i rivenditori specializzati nelle riparazioni. Tale opposizione viene ancor più rimarcata dal Presidente Biden che ha emesso un ordine esecutivo contro le aziende che attuano tale comportamento scorretto nei confronti dei loro clienti.

Perché dovrebbe interessare

Quando ci si ritrova di fronte una tematica di questa tipologia spesso non si intuiscono pienamente quelli che possono essere i motivi concreti che incidono sulla vita degli utenti. Le persone sono libere di scegliere se riparare o acquistare un nuovo smartphone, ma tale dicotomia necessita di una medesima facilità di approccio. Purtroppo, negli ultimi anni, riparare uno smartphone risulta quasi impossibile con determinate aziende, rendendo il percorso di scelta praticamente univoco. I dispositivi tecnologici sono tra gli acquisti più costosi e l’utilizzo di materiali sempre migliori indurrà le aziende a incrementare ancor di più i prezzi.

Pochissimi anni fa uno smartphone di fascia alta poteva essere acquistato anche a 650 euro, mentre oggi gli stessi top di gamma vengono proposti a prezzi intorno ai 1000 euro. Dati alla mano, forniti dallo studio della US Public Interest Research Gruppo, una famiglia media composta da quattro persone potrebbe risparmiare circa 330 euro se dovesse riparare il proprio smartphone invece di acquistarne uno nuovo.

Il risparmio è evidente non solo dal punto di vista finanziario ma anche per un utilizzo più oculato dell’energia. Per la produzione, distribuzione e logistica di uno smartphone sono necessarie notevoli risorse energetiche. Risparmiando energia è possibile preservare dei materiali importanti e ridurre le emissioni nell’aria di sostanze non sempre controllate, dando vita a una minore produzione di plastiche e metalli.

I motivi che spingono le persone a non riparare i loro smartphone

Tralasciamo i motivi personali che possono indurre un consumatore verso la sostituzione o la riparazione di un dispositivo tecnologico, è innegabile che vi siano diversi ostacoli alla riparazione dell’elettronica di consumo.

Il primo ostacolo concreto che limita le persone nel protendere verso la riparazione, è la difficoltà della sostituzione materiale stessa. Uno schermo o una batteria non sono così semplici da sostituire, lo spessore molto sottile e le nuove tecniche di saldatura rendono necessari strumenti specifici per ottenere un risultato ottimale. Ancor più difficile è acquistare parti sostitutive originali, queste ultime acquistabili solo dagli store ufficiali e in alcuni casi non più commercializzate.

Altro elemento che limita il consumatore nello scegliere la riparazione invece della sostituzione è l’impossibilità da parte dei centri di assistenza di terze parti di poter manutenere e sostituire le componenti danneggiate. Le aziende più celebri, come Apple e Samsung, necessitano di software dedicati per accedere all’interno del sistema danneggiato, ciò rendendo di fatto ancor più complicato il percorso di riparazione nei pressi della propria abitazione.

Tra le motivazioni più concrete che inducono gli utenti nell’acquistare un nuovo smartphone invece di ripararlo figura il costo delle officine autorizzate. Apple, Microsoft, Sony, Samsung e tante altre hanno centri di riparazione autorizzati ma con prezzi che superano nettamente i costi immaginati. Tale politica “costringe” i consumatori nel puntare sul nuovo dispositivo piuttosto che ripararne uno a un costo eccessivo. Una riparazione autorizzata, per esempio di un iPhone di casa Apple, si aggira intorno al 40% del prezzo di uno smartphone nuovo.

Perché i centri di assistenza non autorizzati non vengono abilitati

Il paragrafo precedente evidenzia come in molti casi siano le aziende stesse che veicolano i consumatori all’acquisto di un nuovo smartphone invece che alla riparazione. Tale condizione introduce una tematica correlata molto importante: l’ostruzionismo verso i centri di riparazione non autorizzati.

Come anticipato nelle righe precedenti un centro assistenza non autorizzato può intervenire sugli smartphone fino a un certo punto. Grazie a strumenti e alle collaborazioni con aziende tecnologiche possono diventare centri autorizzati e intervenire per aiutare i clienti nel modo migliore possibile.

In una recente dichiarazione, Kyle Wies, specializzato nella pubblicazione di manuali e istruzioni gratuite per gli utenti che vogliono riparare i propri prodotti tecnologici, ha dichiarato che molti applicativi indipendenti sono stati disattivati e non vi è più la possibilità di essere autorizzati a specifici interventi.

Riprendendo l’esempio di un centro di riparazione Apple, questo per essere autorizzato deve necessariamente offrire un servizio dettagliato in cui vengono indicati: nomi dei clienti, numeri di serie, indirizzi postali e tanti altri parametri. Tali condizioni sono indispensabili per determinare la qualità degli interventi di riparazione e sono vincolati da almeno due anni di scambio di informazioni tra azienda madre e centro di riparazione.

Come è facile dedurre la difficoltà nel diventare un centro di riparazione autorizzato inibisce tutti quei piccoli imprenditori che vorrebbero aiutare i consumatori ma tecnicamente risulta quasi impossibile. Alcuni centri di terze parti offrono lo stesso servizi di assistenza con costi inferiori a quelli autorizzati, ma vi sono dei limiti legali e di qualità a cui a volte è difficile sottostare.

I giganti della tecnologia si oppongono al diritto alla riparazione

Gli interessi finanziari nel mondo del business sono componenti essenziali per incrementare i bilanci trimestrali delle grandi aziende. I colossi mondiali come Amazon, Google, Apple e Samsung da anni sostengono tutti quei movimenti atti alla rimozione del diritto di riparazione. Purtroppo, la loro politica è sostenuta da un’idea a cui i consumatori sono molto legati: la sicurezza.

Le grandi aziende, infatti, insistono nell’evidenziare come la riparazione di un dispositivo così personale come lo smartphone possa abbassare drasticamente la sicurezza dei dati personali. La sola idea che dei professionisti mettano le mani all’interno dello smartphone induce gli utenti a non fidarsi. I grandi produttori evidenziano tale problematica e insistono sul concetto di paura che è sicuramente rilevante nelle persone meno informate.

A metterci il carico pesante ci pensa la TechNet, un gruppo commerciale che rappresenta Amazon, Google, Apple e tanti altri, che ha affermato che le riparazioni possono essere un reale pericolo per i consumatori. Carl Holshouser, dirigente della TechNet, ritiene che i centri di riparazione non autorizzati potrebbero accedere alle informazioni sensibili dei clienti e utilizzarle per fini generici.

La FTC però ha messo in luce come tali dichiarazioni non avessero alcuna prova e che si basassero su ipotesi particolarmente estreme.

Ci sembra evidente come il confine tra riparazione e informazione sia molto sottile e che la vera discriminante di una coscienza comune verso la riparazione sia un’ipotetica paura. Non vi è certezza di quale sia la linea di demarcazione che stabilisce la sicurezza o meno dei sistemi di riparazione, ma è lampante come le aziende tendano a posizionare i loro riflettori sull’unico punto debole che tale sistema mostra in un contesto composto di tantissimi benefici.

Perché è più semplice riparare un’auto

Nell’introduzione abbiamo sottolineato come le persone tendano a riparare la loro auto e non il proprio smartphone. Quando un’automobile presenta dei particolari problemi, siano essi legati alla carrozzeria o al motore, non è difficile trovare un centro di assistenza o una concessionaria che possa garantire un servizio ottimale. Tali modalità possono quindi essere sia riscontrabili in un meccanico indipendente che convenzionato dall’azienda produttrice dell’automobile. La capillarità sul territorio di officine e concessionarie è dovuta principalmente alla grande personalizzazione delle parti after market del veicolo.

Il cambio dell’olio o di una piccola parte come il paraurti non necessita di software dedicati che ripristinino il regolare funzionamento della vettura. Sebbene negli ultimi anni anche nel mondo automobilistico vi è un’implementazione rilevante di software e hardware dedicati, tutte le componenti interne sono ancora facilmente riparabili da tutti i centri di assistenza.

Tale condizione ha preso il via già nell’anno 2012, quando lo Stato del Massachusetts ha promulgato una legge in cui veniva definito il diritto alla riparazione delle automobili; quest’ultima approvata da tutte le case automobilistiche che si sono conformate alle leggi nazionali.

Nel corso degli anni, con il miglioramento tecnologico, la legge si è evoluta a sua volta fornendo strumenti e istruzioni specifiche per tutti coloro che volessero adottare riparazioni indipendenti nelle loro officine.

Le associazioni dei consumatori più vicine alle tematiche tecnologiche stanno provando da anni a traslare questo concetto anche per il settore smartphone. La necessità di una legge che regoli il comportamento delle grandi aziende e favorisca le riparazioni anche ai centri di riparazione meno conosciuti è rilevante. Questa condizione migliorerebbe non solo le tempistiche di riparazione ma anche un abbassamento notevole dei costi e delle emissioni nell’ambiente.

Non sembra però un processo a breve termine, fin quando i consumatori non cominceranno a liberarsi dalle paure e soprattutto da un modo di pensare sbagliato, sarà difficile contrastare la forza dei colossi mondiali nella produzione di dispositivi tecnologici.

Fairphone, lo smartphone modulare che ripari da solo

Se la dicotomia tra riparazione e sostituzione vedrà ancora qualche anno di durissima lotta tra aziende e associazioni, tantissime altre società proveranno a ideare soluzioni alternative di grande rilevanza. Tra le più interessanti e già praticabili figura il Fairphone, dispositivo che prova a concretizzare ciò che spesso si è solo immaginato: uno smartphone completamente modulare.

Questo prodotto nasce da un’azienda che tiene particolarmente alla tecnologia etica e sostenibile, basando il loro concept sul proporre uno smartphone di lunga durata e aggiornabile. La iFixit ha effettuato lo scorso agosto sul prodotto un teardown per testare le reali potenzialità e soprattutto il grado di riparabilità.

La modularità permette di smontare con grande facilità ogni componente dello smartphone, su cui possono mettere le mani anche i meno esperti senza incorrere in rotture accidentali o cedimenti strutturali delle scocche.

Il modello nello specifico è il Fairphone 3+ che viene commercializzato con un cacciavite speciale per consentire a tutti i clienti un rapido accesso ai componenti sostituibili. Non è, infatti, difficile rimuove: fotocamera, speaker, display, batteria e tutti gli altri elementi sostituendoli con altri di pari valore e originali forniti direttamente dall’azienda.

La riparazione veloce e soprattutto la sostituzione degli elementi al suo interno consentono un incremento delle prestazioni nel corso del tempo, limitando in questo modo gli acquisti compulsivi verso prodotti nuovi e con specifiche tecniche superiori.

Molto interessante è la facilità con cui è possibile montare e smontare Fairphone 3+ senza arrecare danni alle componenti interne ed esterne. Anche il display, usualmente molto delicato e incline a graffi, può essere rimosso senza incertezze e presentare grande solidità una volta riposto nell’area dedicata.

Il pannello con tecnologia IPS ha resistito alle prove di piegatura in modo ottimale, grazie alla protezione in vetro che garantisce prestazioni di livello anche con fonti di calore ingenti.

Lo smartphone etico, come amano definirlo i loro possessori, risulta una soluzione intelligente per tutti coloro che vogliono un prodotto facilmente riparabile e con cui è possibile salvaguardare l’ambiente. Fairphone 3+ rappresenta un’alternativa valida nell’attesa di una legge che regoli il diritto alla riparazione, oltre che alla crescita sociale di consumatori che tendono ancora oggi nel sostituire invece di riparare il proprio smartphone.

Conclusioni

Attraverso le associazioni americane sembra che nei prossimi anni si possano ottenere risultati rilevanti sul diritto alla riparazione. Attraverso leggi che limitino i comportamenti delle grandi aziende e facilitino l’accesso a software autorizzati sarà possibile educare la società verso la riparazione piuttosto che alla sostituzione dei dispositivi tecnologici.

Attualmente una soluzione interessante viene proposta dal Fairphone 3+ che introduce il concetto di modularità e riparazione anche a coloro che non sono esperti nel settore. Il diritto di riparare un oggetto che abbiamo comprato e non noleggiato è importantissimo per allontanarsi dai percorsi predeterminati dei colossi della tecnologia.

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