L'ANALISI

Rapporto Istat, l’Italia è indietro sulle competenze digitali: ecco che fare

Dal rapporto Istat “Cittadini e ICT” emerge come lo stato generale di accesso a Internet non sia migliorato in modo significativo e il problema chiave è dato dalla la carenza di competenze digitali. Ecco qualche punto di riflessione e alcuni suggerimenti per intervenire

20 Dic 2019
Nello Iacono

Stati Generali dell'Innovazione


In attesa dei dati Eurostat 2019 sui quali si baserà il prossimo DESI 2020, la lettura del report Istat “Cittadini e ICT” 2019 ci consente un’analisi approfondita sullo stato di utilizzo del digitale in Italia, anche perché, dopo un salto di due anni, abbiamo dei dati relativi al livello di competenze digitali (l’ultima rilevazione era del 2016). La situazione che emerge è di generale stagnazione, legata a fattori non ancora affrontati in profondità (livello di istruzione, competenze digitali), con qualche segnale positivo legato all’incremento dell’accesso a Internet degli adulti over 65 e della maggiore frequenza nell’utilizzo di Internet da parte di coloro che comunque già accedevano.

Seguendo la logica del rapporto, analizziamo meglio i dati e alla fine cerchiamo di trarre qualche riflessione sugli interventi necessari.

L’accesso alla banda larga

Nel 2019 le famiglie che hanno una connessione alla banda larga (fissa e/o mobile) sono il 74,7% con un piccolo incremento rispetto al 2018 (73,7%), rallentando però la crescita che si era registrata l’anno scorso (nel 2017 erano il 70,2%). Si riduce del 2,5% il divario tra le regioni (comunque rilevante, si va dal 79,4% del Trentino al 66,7% del Molise, mentre la provincia di Trento è all’81,2%) anche come effetto combinato di una generale crescita nelle regioni più in ritardo e una sostanziale stasi delle regioni più popolose come la Lombardia. Divario significativo si riscontra poi tra le famiglie che risiedono in comuni centro di area metropolitana (80,4%) e famiglie che risiedono in comuni con meno di 2000 abitanti (69,6%).

Rispetto alle ragioni dichiarate dalle famiglie che non accedono a Internet da casa, solo in Umbria e Liguria si supera il 5% di coloro che fanno riferimento alla mancanza di disponibilità di connessione in banda larga in zona (il 7,2% nei comuni sotto i 2000 abitanti), e le ragioni di ordine economico incidono solo per il 9,8% (nel 2018 superavano il 15%), con valori rilevanti oltre il 10% soltanto nei comuni delle aree metropolitane e in alcune regioni (Lazio, Campania, Sicilia, Puglia).

In tutte le regioni la motivazione prevalente è l’incapacità di utilizzo di Internet, con punte del 65% in Molise e una media nazionale del 58,4% distribuita equamente tra le aree geografiche (con una percentuale più alta nei piccoli comuni) e in linea con il valore registrato nel 2018. Fa riflettere il dato delle regioni con più alta percentuale di accessi, in cui la risposta “Internet non è utile, interessante” è scelta da oltre il 40% delle famiglie intervistate (Trentino-Alto Adige, provincia di Trento, di Bolzano) contro una media nazionale del 25,5%, purtroppo in salita rispetto al 2018 (21%).

Per quanto riguarda, invece, i fattori correlati con la presenza di una connessione a banda larga, emergono come principalmente discriminanti

  • l’età, per cui la quasi totalità delle famiglie con almeno un minorenne dispone di un collegamento a banda larga (95,1%), mentre nelle famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni la quota scende al 34,0%;
  • il titolo di studio, per cui ha una connessione a banda larga il 94,1% delle famiglie con almeno un componente laureato contro il 46,1% di quelle in cui il titolo di studio più elevato è al massimo la licenza media.

Utilizzo di Internet

I fattori citati sono maggiormente discriminanti anche nell’utilizzo di Internet, anche se ci sono segnali di miglioramenti per le fasce over 65.

In generale, la percentuale di coloro che accedono a Internet (almeno una volta nei 3 mesi precedenti) sostanzialmente rimane invariata (il 67,9% della popolazione di 6 anni e più, con un leggero incremento di 1,5% rispetto al 2018) mentre aumenta in modo apprezzabile l’uso quotidiano (da 51,3% al 53,5%).

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Come evidenzia il rapporto, il divario tra le regioni conferma quanto registrato per l’accesso alla banda larga: ci sono forti differenze tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno (70,6% contro 62,5%). La Puglia e la Calabria sono le regioni con la quota più bassa di utenti di Internet (rispettivamente 59,7% e 60,1%) con un divario rilevante rispetto alle regioni con più alte percentuali (73,2% del Trentino-Alto Adige e 73,8% della provincia di Trento). Rispetto al 2018 si registrano incrementi significativi per Sicilia (+6,6 %) e Campania (+3,5 %).

Per quanto riguarda, con maggior dettaglio, i fattori maggiori discriminanti sull’utilizzo di Internet:

  • rispetto all’età, il divario si mantiene ampio tra la fascia 15-24 (oltre il 90%) e quella 55-64 (67%), e ancora di più rispetto alla fascia 65-74, che passa al 41,9% (comunque ancora molto bassa) con un incremento però superiore al 3%;
  • rispetto al titolo di studio, va su Internet l’82,9% di chi ha un diploma superiore contro il 51,9% di chi ha conseguito al massimo la licenza media, mentre tra gli occupati, le differenze tra i dirigenti, imprenditori e liberi professionisti e gli operai, negli anni, si vanno gradualmente attenuando (91,0% contro 80,0%). Evidenza ancora maggiore però del peso del titolo di studio è dato dall’analisi congiunta per generazione e titolo di studio, dove emerge che i laureati della generazione del “baby boom” (le persone che nel 2019 hanno 54-73 anni) che navigano in Internet sono l’88,0%, agli stessi livelli dei giovani di 25-34 anni, mentre la quota scende al 40,9% tra coloro della fascia 54-73 che hanno titoli di studio bassi.

Come evidenzia il rapporto, inoltre, l’uso di Internet è ancora caratterizzato da un divario di genere a favore degli uomini (71,7% contro 64,2% delle donne) che rimane stabile rispetto all’anno precedente. Fino ai 44 anni però queste differenze sono molto contenute e si annullano tra i giovani fino a 19 anni.

Dispositivi utilizzati

Cresce l’utilizzo dello smartphone per accedere a Internet (tra gli utenti di 14 anni e più, il 91,8%) anche se è da valutare con attenzione il fatto che le percentuali maggiori di uso esclusivo dello smartphone per l’accesso siano raggiunte tra quei segmenti di popolazione caratterizzati anche da un minor utilizzo di Internet, cioè tra le persone con basso titolo di studio (51,7%) e tra i residenti nel Mezzogiorno (40,7%).

Le fasce di popolazione con maggiore utilizzo di Internet privilegiano l’uso di più dispositivi. Ad esempio, i giovani di 20-24 anni utilizzano in modo combinato PC e smartphone (43,9% contro 35,7% della media) anche se una quota consistente accede esclusivamente tramite lo smartphone (29,5%).

Le persone di 65 e più presentano la quota più elevata di chi accede esclusivamente attraverso il computer (18,7% contro 5,4% della media), anche se ci sono alcune differenze legate al genere con il 39,5% delle donne di 60 anni e più che utilizza esclusivamente allo smartphone per navigare in rete con uno scarto di 14 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi, mentre gli uomini di 65 anni e più preferiscono l’uso esclusivo del computer (22,1% contro 14,2% delle donne).

Servizi utilizzati

Non migliora sostanzialmente l’utilizzo dei servizi. Prevale l’uso di Internet per messaggistica (91%) e chiamate e videochiamate. Rispetto all’uso di Internet sull’arco di 3 mesi prevale l’utilizzo del servizio di lettura dei giornali (57%, equilibrato in tutte le fasce d’età, tranne quella molto inferiore nella fascia 14-17, dove prevale l’utilizzo per gioco, musica e film, con l’80,2%), mentre sono sotto la metà i servizi bancari (46,4%) e i servizi di pagamento (39,9%, con un divario notevole tra le fasce 20-44 e quelle successive).

Per i servizi digitali pubblici viene rilevato in generale il livello di interazione con le PA negli ultimi 12 mesi, ancora molto basso (29,3%), con divari notevoli tra le regioni (si va dal 36,1% del Trentino-Alto Adige e il 37,1% della provincia di Trento al 20% della Sicilia) e tra i comuni metropolitani (35,7%) e i piccoli comuni sotto i 2000 abitanti (25,8%), rimanendo comunque, anche nei valori di punta, su quote molto basse.

Un approfondimento specifico è dedicato all’utilizzo dei servizi di acquisto online. Qui, considerando gli ultimi 12 mesi, il 57,2% degli utenti di Internet di 14 anni e più ha acquistato online e tra questi il 36,1% ha ordinato o comprato merci o servizi negli ultimi 3 mesi. Comprano online di più gli uomini (60,8%), i giovani tra i 20 e i 34 anni (71,3%) e i residenti nel Nord (60,6%), mentre la percentuale è maggiore nei piccoli comuni rispetto a quelli metropolitani. I beni più acquistati sono abiti e articoli sportivi (45,3%), articoli per la casa (41,6%) e servizi riguardanti “viaggi e trasporti” (40,1%), in linea con il 2018, anche se con percentuali leggermente superiori.

Con quali competenze digitali

Finalmente è rilevato il livello di competenze digitali (non accadeva in Italia dal 2016), sempre secondo il framework DigComp ma purtroppo limitato a coloro che sono utenti di Internet. Si può assumere però che chi non rientra in questa popolazione di riferimento abbia competenze digitali inferiori a quelle base.

Possiamo così leggere meglio i dati della rilevazione Istat:

  • il 29,1% degli utenti di internet di 16-74 anni ha competenze digitali elevate, mentre il 25,8% raggiunge quelle di base. La percentuale maggiore è tra chi ha competenze basse, inferiori a quelle di base (41,6%) e il 3,4%, pari a 1 milione e 135 mila persone, non ha alcuna competenza digitale pur accedendo a Internet;
  • anche se purtroppo la disomogeneità delle fasce di età di rilevazione non aiuta, possiamo calcolare che valga circa il 39% la percentuale delle popolazione (oltre i 16 anni) che ha competenze digitali almeno di base, con percentuali che variano a seconda dell’età e del livello di istruzione, ma con punte massime del 67% nella fascia 20-24 e minime del 15% nella fascia 65-74 anni, e poco più del 70% nei laureati;
  • in ogni caso, quindi, i valori rimangono bassi. I giovani di 20-24 anni che vanno su Internet, ad esempio, hanno livelli avanzati di competenze nel 45,1% dei casi e però il 28% ha competenze inferiori a quelle di base (il che non sorprende, visti i dati PISA dei quindicenni). Lo stesso vale per i laureati, dove soltanto poco più della metà di coloro che usano la Rete hanno competenze digitali elevate (52,3%);
  • analizzando separatamente le quattro dimensioni in base alle quali è calcolato l’indicatore composito sulle competenze digitali (quattro delle cinque aree di competenza DigComp), si riscontra che le competenze digitali più elevate sono raggiunte nel dominio della comunicazione (72,3%) e delle capacità informative (61,8%) rispetto a quelli collegati alla capacità di risolvere problemi (49,8%) e di utilizzare software per trattare/veicolare contenuti digitali (42,6%), con forti divari legati al genere (soprattutto sopra i 45 anni) e al territorio

Riflessioni e suggerimenti

Lo stato generale di accesso a Internet non è migliorato in modo significativo e, grazie anche ai dati sulle competenze digitali, possiamo trarre qualche punto di riflessione e alcuni suggerimenti per intervenire su un tema (la carenza di competenze digitali e il basso utilizzo della rete) che ormai è riconosciuto come tema prioritario:

  1. le competenze digitali sono il maggiore fattore discriminante per l’accesso a Internet, come si rileva dai dati sulle motivazioni delle famiglie che non hanno un collegamento alla banda larga. Questo significa che il superamento di questo problema, che penalizza gli investimenti e gli sforzi effettuati in infrastrutture e servizi, giustifica investimenti e sforzi rilevanti, in misura correlabile e correlata in una strategia organica;
  2. la necessità di porre priorità in termini di investimenti è riscontrabile anche dalla scarsa fruizione dei servizi online da parte di chi utilizza Internet, strettamente correlabile con la carenza di competenze digitali, come suggeriscono le rilevazioni;
  3. alcuni segmenti di popolazione denotano maggiori divari nelle competenze digitali e nell’utilizzo di Internet (rispetto soprattutto al livello di istruzione e alla fascia di età, spesso con una combinazione tra i due fattori, oltre che al genere) e questo implica la definizione di interventi mirati e specifici, con la massima integrazione tra gli attori istituzionali (oltre il MID – Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, senz’altro tra gli altri anche il Miur e il Ministero del Lavoro). Soprattutto lì dove il fattore di svantaggio è quello legato al livello di istruzione è necessario progettare interventi che mettano insieme alfabetizzazione funzionale e digitale;
  4. chi è ancora dentro il sistema educativo utilizza di più e meglio Internet, ma non abbastanza. La percentuale dei giovani che non hanno competenze digitali almeno di base (quelle minime per esercitare i diritti di cittadinanza) è ancora elevata, raggiunge il 30%. Qui l’azione richiesta (soprattutto al Miur) è fondamentale e non basta il futuro inserimento dell’insegnamento dell’educazione alla cittadinanza, in cui una parte sarà dedicata anche alla cittadinanza digitale. Lo sforzo di alfabetizzazione digitale non può che essere determinato, rilevante e da valutare come prioritario, anche riprendendo quanto ipotizzato nel Piano Nazionale Scuola Digitale e da qualche tempo in un limbo incerto;
  5. i divari territoriali e tra i comuni sono rilevanti. La strategia nazionale dovrebbe prevedere non solo agende territoriali per le competenze digitali, ma anche la configurazione di una logica di approccio specifica per le zone rurali, invertendo la tendenza all’attenzione quasi esclusiva per la digitalizzazione urbana.

Il MID ha da poco presentato la Strategia per l’innovazione prevedendo non solo una sfida specifica per lo sviluppo inclusivo e sostenibile, ma anche degli obiettivi e delle azioni specifiche per il tema dell’inclusione digitale e della carenza di competenze. L’iniziativa Repubblica Digitale è la risposta programmatica individuata e l’auspicio è che possa svilupparsi tenendo conto dell’articolazione, della complessità e dell’urgenza del tema. In un contesto in cui l’efficacia dipenderà sia dallo sforzo integrato dei diversi ministeri, sia dalla collaborazione multistakeholder, perché in qualche modo tutti siamo coinvolti, tutti possiamo e dobbiamo contribuire.

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