Repubblica digitale

Ministra Pisano, la volta buona per vincere la sfida “competenze digitali”

Con l’accentramento alla ministra per l’innovazione delle deleghe anche sul fronte delle competenze digitali, sono adesso presenti le condizioni per far sì che Repubblica Digitale sia il programma nazionale ambizioso e da tempo auspicato. Ecco come

07 Ott 2019
Nello Iacono

Esperto processi di innovazione

Skills

Finalmente: sulla base di quanto è in uscita in Gazzetta Ufficiale, è confermata l’attribuzione alla Ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano di tutte le competenze sul digitale che spettano al presidente del Consiglio, con descrizioni chiare e che non lasciano spazi ad ambiguità e potenziali conflitti di competenza.

In particolare, è fondamentale la scelta di includere nelle deleghe “accentrate” sotto la ministra quelle relative alle competenze digitali nella loro accezione più ampia, da quelle di base dei cittadini a quelle del settore pubblico a quelle necessarie nel settore privato, come auspicato da diverse parti anche su questa testata.

Si legge infatti nel decreto in corso di pubblicazione, secondo la Repubblica, che Paola Pisano è delegata “ad esercitare le funzioni spettanti al presidente del Consiglio dei ministri nelle materie dell’innovazione tecnologica, dell’attuazione dell’agenda digitale e della trasformazione digitale del Paese con particolare riferimento alle infrastrutture digitali materiali e immateriali, alle tecnologie e servizi di rete, allo sviluppo e alla diffusione dell’uso delle tecnologie tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, alla diffusione dell’educazione e della cultura digitale anche attraverso il necessario raccordo e coordinamento con le organizzazioni internazionali ed europee operanti nel settore” e che in particolare per quanto riguarda le competenze digitali nel settore pubblico, “in raccordo con le amministrazioni interessate” si occuperà dello “sviluppo e diffusione delle competenze necessarie per un adeguato uso delle tecnologie digitali nei mondi della scuola, dell’università e della ricerca, della PA centrale e locale, della giustizia, dell’impresa, del lavoro e dell’attività sociale“.

Una strategia nazionale per le competenze digitali

Ci sono così tutte le condizioni per impostare un approccio organico e di sistema al tema delle competenze digitali, come indirizzato già nelle “linee guida strategiche del programma nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali” pubblicate a maggio 2014 con il coordinamento di AgID, forse il maggiore sforzo fin qui realizzato per la costruzione di una strategia organica e trasversale per la diffusione della cultura digitale.

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L’impegno che si richiede alle istituzioni per affrontare in modo significativo il tema delle competenze non è residuale, e deve essere coerente con il riconoscimento di un’evidente priorità strategica, che sembra suggerire anche il rapporto del Digital Economy and Society Index (DESI) 2019: “Oltre al Piano nazionale per la scuola digitale, l’Italia non ha una strategia complessiva per le competenze digitali; questo significa che i gruppi a rischio di esclusione sociale, quali gli anziani e i disoccupati, corrono anche il rischio dell’ampliamento del divario digitale”.

Una strategia necessaria e urgente, soprattutto per le carenze che vengono evidenziate da tutti gli indicatori internazionali, come anche il Digital Society Index. Secondo i dati sul 2018 del DESI, i numeri sono, come sappiamo, preoccupanti: rispetto alla fascia di popolazione tra 16 e 74 anni (circa 45 milioni di persone) il 18,6% dichiara di non essere mai andato su Internet e solo il 74,2% dichiara di averlo fatto almeno una volta negli ultimi tre mesi. Di fatto un quarto della popolazione è offline, oltre 11 milioni di persone nella fascia di età considerata. E tra chi è online, secondo i dati riferiti al 2016, tra l’altro, il 36,3% non possiede le competenze digitali di base necessarie per esercitare i diritti di cittadinanza digitale.

Come sottolineato pertanto da Commissione UE, Ocse, Agi-Censis, Team Digitale, si tratta in generale di assicurare l’adeguatezza delle competenze della popolazione alla vita lavorativa e alla vita quotidiana, per cui è necessaria una strategia organica tra sistema educativo, welfare, sviluppo economico e sostegno al lavoro nel senso della creazione delle condizioni per la garanzia per tutti al diritto di apprendimento permanente e all’educazione al digitale. Una delle priorità nazionali su cui investire.

Dalla strategia a un programma di sistema che parte dal territorio

Grazie alle nuove deleghe (e alla prossima costituzione del Dipartimento per la Trasformazione Digitale) diventa pertanto possibile il passo, ambizioso e necessario, nella direzione della definizione di un “programma-Paese” sulle competenze digitali che consenta di superare la frammentazione che ancora è presente e abilitare la collaborazione sistemica tra soggetti pubblici e privati. Un programma con degli obiettivi chiari e misurabili connessi con gli impatti sulle dinamiche sociali e del mercato del lavoro e delle priorità di azione che siano sostenute anche finanziariamente, una governance definita e delle responsabilità chiaramente assegnate tra le varie istituzioni coinvolte.

In particolare, per quanto riguarda le competenze digitali dei cittadini, è opportuno favorire lo sviluppo di esperienze regionali e locali nel solco del modello complessivo delineato nelle “Linee guida” curate da AgID a partire dal 2014, in modo da costruire la strategia nazionale come raccordo e infrastruttura abilitante di quanto realizzato a livello territoriale. Quelle linee guida, frutto di un lavoro intenso e di grande collaborazione tra istituzioni e amministrazioni pubbliche, associazioni della società civile e delle imprese, indicano innanzitutto alcuni principi da seguire per sostenere lo sviluppo della competenze digitali e della cultura digitale della popolazione, che possono essere alla base delle linee di azione del nuovo programma nazionale:

  1. Gli interventi complessivi devono essere il risultato della correlazione di interventi pubblici e privati e il coordinamento sistematico tra questi soggetti deve essere considerato come essenziale per ottenere risultati rapidi e duraturi;

  2. Gli interventi devono essere multicanale e correlare attività online e in presenza, favorendo approcci ibridi;

  3. Gli interventi devono essere capillari sul territorio e quindi necessariamente multimodali, correlando formazione formale e informale, sfruttando i luoghi di aggregazione culturale (come le biblioteche) e moltiplicando gli spazi di diffusione della cultura digitale;

  4. Si deve puntare all’attivazione di interventi permanenti (nelle linee guida si legge: “sviluppare un sistema permanente di sostegno alle competenze digitali della popolazione”) che sostengano le diverse esigenze della popolazione rispetto a ciascuna fascia di età, condizione sociale e lavorativa, favorendo la proattività dei soggetti coinvolti e l’attenzione costante all’evoluzione delle esigenze;

  5. La regia degli interventi deve assicurarne lo sviluppo organico sul territorio.

Interventi permanenti e misure strutturali

La sfida di un programma nazionale per le competenze digitali consiste soprattutto nel definire e attuare azioni che incidano strutturalmente nel sistema educativo, in modo che sia assicurata l’adeguatezza delle competenze digitali di tutte le fasce di popolazione, nel tempo.

Questo significa attuare un approccio che, ad esempio nella pubblica amministrazione

  • delinei dei percorsi permanenti per superare il gap attuale di competenze digitali (non solo trasversali ma anche per l’e-leadership), prevedendo strumenti e meccanismi organizzativi nelle PA (ad esempio con l’inclusione della mappatura e del bilancio delle competenze come parte essenziale della costruzione del processo di pianificazione annuale delle pubbliche amministrazioni);
  • preveda interventi, programmi, fondi, organismi (con un ruolo chiave della Scuola Nazionale dell’Amministrazione) in grado di assicurare il raggiungimento di risultati concreti e a breve, seguendo anche i suggerimenti del rapporto del 30 settembre a cura del Team per la Trasformazione Digitale secondo cui è necessario “effettuare un massiccio intervento nella formazione “digitale” della classe dirigente e dei funzionari della PA, introducendo specifici percorsi incentrati su casi pratici di ridisegno dei servizi pubblici secondo le linee guida e il design system descritti nel Piano Triennale”.

Inoltre, significa coniugare misure strutturali anche in ambito di cittadinanza e imprese, che ad esempio possono essere individuate (naturalmente in modo non esaustivo):

  • nell’efficace attuazione, a partire dall’anno scolastico 2020/21, dell’obbligatorietà del nuovo insegnamento relativo all’educazione civica alla cittadinanza, di cui parte importante è l’educazione alla cittadinanza digitale. Efficace attuazione significa utilizzare i prossimi mesi per una definizione del curricolo e per una formazione diffusa dei docenti basata sullo stesso framework DigComp su cui di fatto, anche senza essere esplicitamente citato, si basa la legge istitutiva;
  • nella previsione dell’istituzione obbligatoria dei punti di facilitazione digitale come i Punti Roma Facile, i Punti Pane e Internet dell’Emilia Romagna, i DigiPASS dell’Umbria, Paas della Toscana, i P3Veneto, come strumenti essenziali per l’attuazione della missione delle pubbliche amministrazioni rispetto all’inclusione digitale della popolazione, includendoli, ad esempio, nelle funzioni obbligatorie degli Uffici per Relazione con il Pubblico (Urp), la cui legge istitutiva mostra i segni dell’età;
  • nel rafforzamento e nel consolidamento dei Punti Impresa Digitali, fondamentali presìdi delle camere di commercio soprattutto per micro e piccole imprese come facilitazione all’accesso al digitale e a servizi di accompagnamento specialistici forniti dai Digital Hub di Innovazione e i Centri di Competenza.

Un percorso possibile per l’evoluzione dell’iniziativa Repubblica Digitale

È necessario che l’iniziativa Repubblica Digitale avviata dal Team Digitale della Presidenza del Consiglio, recependo le basi concettuali delle Linee Guida del 2014 e le successive elaborazioni e integrazioni, diventi quel programma nazionale pluriennale per la cultura digitale di ampio respiro da più parti auspicato e qui brevemente delineato. Si tratta di passare da un primo passo, quello attuale, utile, di sensibilizzazione e raccordo delle iniziative pubblico-private, ad un disegno ambizioso di programma integrato di sistema. In questo senso, considerando anche quanto impostato nella breve esperienza della Coalizione Nazionale e costruendo una governance capace di condurre nei prossimi anni il necessario e difficile cambiamento culturale.

Un esempio, da declinare naturalmente nel contesto italiano, molto più complesso e articolato, è il programma nazionale portoghese INCoDe2030, dove si affiancano linee di azione governative a un’alleanza pubblico-privata (il “Forum Nazionale sulle Competenze”), un Osservatorio sulle competenze digitali, degli obiettivi misurabili, una struttura di coordinamento e un organismo di valutazione indipendente (costituito da esperti internazionali), il tutto con una regia governativa. Naturalmente per l’Italia è indispensabile considerare il ruolo fondamentale del territorio, in termini di esperienze, di coordinamento e di risorse, per cui la nuova coalizione-alleanza nazionale, definita in linea con le iniziative della Commissione Europea, è opportuno sia costruita intessendo la rete delle esperienze territoriali, dove possibile organizzate anch’esse in forma di alleanza.

In questo senso Repubblica Digitale, in linea con le deleghe attribuite alla Ministra all’Innovazione sul tema della cultura digitale, può essere l’iniziativa di sistema-Paese dove integrare le politiche nazionali e territoriali, dal punto di vista delle strategie, delle linee di azione, delle azioni operative, delle risorse, e anche dei cambiamenti normativi necessari, su tutti gli ambiti delle competenze digitali.

Una iniziativa multistakeholder a regia pubblica per il cambiamento culturale (necessario) dell’Italia.

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