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Direttore responsabile Alessandro Longo

il quadro

Scuola, tutta la burocrazia che rischia di uccidere il Piano nazionale di Renzi

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano

06 Mag 2016

6 maggio 2016

Una buona riforma che però rischia di essere “depotenziata” da localismi e dalla burocrazie locale. Il malcontento degli insegnanti si concentra sul modo in cui vengono gestite a livello territoriale le azioni previste dal Piano Nazionale Scuola Digitale. Vediamo dove si appuntano le principali critiche

E’ stato atteso per quasi 20 anni ed ora è in corso di attuazione il Piano di Sviluppo Scuola Digitale, di cui abbiamo ampiamente trattato in questa sede (Ferri, P., Un terremoto digitale scuote la scuola italiana). Un Piano che prevede un insieme coordinato di interventi e un finanziamento di più di un miliardo di euro. Analizziamo in sintesi che cosa prevedono i vari provvedimenti attuativi del PNSD che si sono susseguiti negli ultimi nove mesi.

a) Sono stati messe a bando le risorse per: banda larga, laboratori innovativi (aule digitalmente aumentate), e ultima con l’ultima misura del 16 marzo 2016 anche gli interventi per la scuola primaria e dell’infanzia. Si tratta dell’Avviso relativo alla realizzazione di “atelier creativi e per le competenze chiave”, in tema di digitale ( Avviso prot. n° 5403  del 16 marzo 2016 ).  

In quest’ultimo provvedimento sono anche specificate le linee guida pedagogiche e le dotazioni tecnologiche necessarie per realizzare gli “Atelier” – dalle stampanti 3 D alle attrezzature per il coding, e la robotica educativa. In particolare questi due ultimi documenti sono di grande interesse non solo per chi progetterà e realizzerà di “Atelier digitali” per la scuola primaria. In prospettiva, infatti, delineano solide linee guida metodologiche e tecnologiche valide per tutte le scuole, di ogni ordine e grado, che vogliano traghettare il loro Piano dell’Offerta formativa, verso una  didattica realmente  “aumentata digitalmente”. 

Si legge ad esempio nelle indicazione metodologiche, “…  pensare per la propria scuola ad un ambiente dove fare esperienze per le competenze; che ambisca a coinvolgere il maggior numero di classi/studenti; che incoraggi la creatività, la manualità, il gioco, l’uso critico dei media e il pensiero progettuale usando anche le tecnologie; un incubatore di idee dove gli studenti apprendono e mettono in pratica curiosità e fantasia; un punto di incontro tra apprendimento formale e informale, tra materiali e strumenti antichi e d’avanguardia.”. Un approccio esperienziale e laboratoriale  che tenda a valorizzare le metodologie attive e la progettazione partecipata, ma che sia sostenuto anche da un solido “tappeto digitale” ben riassunto dal seguente schema tratto dal documento del Miur: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 1 Il “tappeto digitale della scuola

b) E’ stata istituita la nuova figura dell’“Animatore digitale”  e si stanno svolgendo le tornate di formazione per questa nuova  ruolo che ha il compito di coadiuvare il dirigente scolastico nell’attuazione del PNSD (Bandi DM 435/2015).

c) sono stati individuati i Poli formativi che dovranno ospitare le differenti tornate di formazione di Dirigenti, degli Insegnanti e del Personale amministrativo della scuola  e sono stati nominati gli insegnanti che dovranno far pare del cosiddetto team dell’innovazione (Bandi DM 762/2014). Il gruppo di lavoro che coadiuva, l’Animatore nell’attuazione del PNSD. Inoltre nella Nota del 23 febbraio del 2016 è stato definito l’arco di attuazione delle misure di formazione previste, secondo la timetable che riportiamo, tratta dal documento del Miur.

 

 

 

 

 

 

 

Figura 2 Il piano di formazione del Scuola digitale come previsto dal Ministero.

Come si vede un piano formativo che coinvolge in maniera capillare tutto i personale della scuola e che ha l’ambizioso obiettivo di concludersi entro il 2017. Un intenso biennio di formazione che potrebbe cambiare l’approccio metodologico didattico  e non solo alle tecnologie della scuola italiana.

 

Le ombre burocratiche che minacciano la concreta attuazione del PNSD

E’ proprio il condizionale – “potrebbe” – che abbiamo utilizzato nell’ultimo passaggio del nostro ragionamento che ci permette di comprendere come l’attuazione a livello territoriale del piano, corra il rischio di depotenziare e rendere meno efficace il campo di azione dei provvedimenti legislativi sin qui varati e che forse hanno l’unico limite di prevedere risorse finanziarie troppo risicate. Il fatto è che discutendo con gli insegnanti e seguendo, ad  esempio, i vari gruppi su Facebook, e i forum che dibattono in rete sull’attuazione e i sui problemi legati all’attuazione del PNSD  (tra i più frequentati ad esempio Insegnanti, Insegnanti 2.0, La Classe Capovolta e Animatori digitali) si avverte un certo malcontento. Il malcontento si concentra sul modo in cui vengono gestite a livello territoriale le azioni previste dal Piano Nazionale Scuola Digitale. Vediamo dove si appuntano le principali critiche. 

a. L’”arbitrio” di alcuni dirigenti nella designazione degli Animatori digitali e  del team dell’innovazione

In molte scuole, in particolare quelle che hanno Dirigenti legati ad un gestione burocratica e “ancien régime” dell’istituzione scolastica, si assiste nella nomina di queste nuove figure ad un perdurare di criteri poco legati al merito e alle competenza specifiche. Spesso le nomine sono gestite in maniera puramente burocratica senza tener conto del rilievo che queste figure avranno nella scuola, e in alcuni casi i criteri della scelta divengono, addirittura, quelli dell’“amicizia” se non quelli del “clientelismo”. Spesso, infatti, gruppi di lavoro consolidati e le “funzioni strumentali” dedicate alla didattica digitale (insegnati che da anni si occupano di innovazione), non sono stati coinvolti e presi in considerazione e sono stati nominati come Animatori digitali  e membri del team dell’innovazione insegnanti con un un’esperienza decisamente inferiore.

b. La qualità della formazione degli Animatori digitali a livello territorio non è, spesso, di livello adeguato

In molti casi i “Poli formativi” non svolgono adeguatamente il loro compito nel progettare i percorsi di formazione. Hanno, cioè, predisposto programmi di formazione che sono davvero esigui e talvolta poveri nei contenuti. E’ vero che lo stanziamento centrale del Ministero  su questa posta di bilancio non è  stato elevato ma spesso queste limitazione di budget hanno condotto i responsabili dei Poli formativi  a sottovalutare la portata e la rilevanza dell’azione di formazione in corso. Cioè a procedere anche in questo caso alla individuazione dei formatori con criteri “discutibili” e  soprattutto a non fare rete le altre agenzie formative e di finanziamento territoriali. In particolare sono molto rari i casi in cui si è attivata un proficua collaborazione, ad esempio, con Fondazioni bancarie e aziende del territorio, così come è previsto dal PNSD. Allo stesso modo non sono state sfruttate adeguatamente le possibili interconnessioni e collaborazioni a livello territoriale, con i poli universitari o i centri di ricerca (CNR ecc.) che si occupano specificamente di “didattica aumentata” dalle tecnologie che  non sono stati quasi mai coinvolti direttamente nel processo di progettazione e di costruzione dei percorsi formativi.

3. L’incapacità di fare rete. Si è manifestata, cioè, diffusamente una “incapacità di fare rete” da parte che di chi ha gestito localmente le varie azioni del piano. E’ il vecchio retaggio di una scuola ripiegato su sé stessa che sperimenta una forte di difficoltà, fatte salve le debite eccezioni, ad integrarsi con il tessuto territoriale e ad interloquire in maniera proattiva gli stakeholder esterni. Questa difficoltà si è manifestata in particolare nei grandi centri urbani dove il ruolo sociale della scuola e il protagonismo civico della scuola sono bassi e dove il sistema tende ad una sostanziale autoreferenzialità.

 

Correggere la rotta

Ci siamo soffermati su queste problematiche emerse molto spesso a livello locale non per amor di polemica, ma per segnalare un “disagio” che comincia a manifestarsi soprattutto tra gli insegnanti più motivati e disposti all’innovazione. Proprio perché il PNSD è una grande occasione per il rilancio della scuola italiana, ci permettiamo di segnalarne alcune delle più “avvertite” difficoltà attuative in modo che gli Uffici Scolastici Territoriali e Regionali possano correre, auspicabilmente, ai ripari e dal Miur si adottino strategie correttive, di controllo e indirizzo, che evitino di disperdere il grande potenziale innovativo dei provvedimenti sin qui attuati e da attuare.

 

 

  • paolo

    Condivido in parte il contenuto dell’articolo. Segnalo infatti che nella mia scuola invece è accaduto che nella nomina di queste figure (Animatori e Team) quei docenti che avevano delle competenze più adeguate hanno declinato l’invito un po’ per il vezzo che purtroppo circola nelle scuole di remare contro il progetto della cd.”Buona Scuola” alimentato da alcune organizzazioni sindacali e in parte anche perchè i compensi sono esigui. Quindi attenzione a voi osservatori esterni: non credete troppo a quello che si dice nel forum perchè spesso si predica bene e si razzola male.

  • cdisante

    Salve professore, concordo con la sua analisi e pongo alla sua attenzione un argomento trascurato ovvero non attuato perché legato a quell’autonomia dai contorni Incerti tanto da sparire: l’innovazione organizzativa. Le esperienze in atto sono secretate e note solo a chi sperimenta. Mi sembra paradossale che si voglia innovare tanto lasciando inalterata l’iorganizzazione. Cosa si può fare con lo stesso rigido impianto disciplinare, il calcolo dei minuti, le ore che si susseguono in barba alle esigenze degli alunni e i docenti che reclamano “la mia ora”..L’ora che si riversa sul ragazzo senza un progetto comune se non quello della propria disciplina che purtroppo diventa un fine invece che un mezzo. Mi piacerebbe proporre qualcosa di nuovo nella mia scuola, non riesco ad accettare che tutte le forze scarichino a terra sui docenti e i ragazzi: il terreno potrebbe non resistere alla compressione!

  • Anonimo

    le difficoltà di avvio e realizzazione del “piano” mi sembra che riguardino la distanza tra il progetto e la struttura tradizionale della scuola – distanza del tutto prevedibile e quindi da non dovere essere ritenuta scontata, implicita o rimossa, e quindi non potere essere relegata ai margini. ma penso in particolare che la scelta più o meno corretta delle figure professionali chiamate a impartire competenze digitali debba trovare modi preliminari per garantire la loro effettiva efficacia. non è detto che chi sia ritenuto abilitato a questo lavoro per le sue doti tecniche sia davvero motivato e adatto a tale lavoro: chiamarlo educativo è già un errore di prospettiva dato che il campo di intervento digitale comporta soprattutto dinamiche partecipative dentro e fuori della scuola; e comporta una forte maturazione su contenuti e valori molto distanti dall’ambiente culturale scolastico (buroccrazia ma anche insegnanti e persino studenti). dunque suggerirei una riflessione su precedenti tentativi di vitalizzazione dell’aula scolastica nati con scarsi mezzi ma anche e forse soprattutto con illusioni ideologiche (in cui si sono incontrati o scontrati tanto gli operatori quanto gli insegnanti: penso agli “animatori teatrali” e penso all’introduzione delle prime tecnologie audiovisive leggere …

  • simona

    Essere animatori digitali o far parte del team non sono titoli di prestigio, anzi! Ricordo a tutti che lavoriamo senza promessa di retribuzioni, subiamo corsi di formazione inadeguati e se ci lamentiamo di qualcosa veniamo zittiti, come i soliti italiani disfattisti e brontoloni.

  • Ornella

    Quali sono i criteri con cui è stato dato l’incarico ai formatori degli animatori digitali?
    È previsto un monitoraggio dei corsi di formazione per A.D.?
    Si farà una verifica in itinere?

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