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Smart learning per smart worker: il processo di apprendimento al tempo del coronavirus

Lo smart learning è l’ultima e la più avanzata generazione della formazione a distanza e dovrebbe consentire di poter offrire ai vari destinatari servizi di formazione fruibili da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, reinterpretando il processo di apprendimento. Vediamo i trend su cui riflettere nei mesi a venire

24 Apr 2020
Giusi Miccoli

Strategic Advisor Politiche per il personale e Formazione


In queste settimane abbiamo dovuto trasformare l’organizzazione del lavoro e i relativi processi. Con lo smart working diventato il principale modello di organizzazione del lavoro, molti di noi si sono ritrovati nel giro di poche ore a lavorare da casa individualmente ma restando in connessione costante con colleghi, collaboratori, capi, clienti, utenti e fornitori.

Il lock down ha quindi visto non solo emergere un’offerta interessante sia qualitativamente che quantitativamente di servizi  di intrattenimento ma anche la “forzata” trasformazione digitale di molti servizi in ambito educativo e formativo, così come era avvenuto in Cina qualche mese fa quando si era verificata la medesima situazione di emergenza: lezioni scolastiche online, sessioni di workout con insegnanti a distanza e servizi di formazione sul web.

Anche nel nostro Paese, quindi, fin dai primi giorni di emergenza sanitaria si è cercato di capire come assicurare la continuità dei processi di apprendimento per gli alunni delle scuole ma anche per i lavoratori. La velocità di reazione delle organizzazioni pubbliche e private è stata sorprendentemente elevata, anche se si è concentrata prevalentemente sull’acquisizione e sullo sviluppo di strumenti tecnologici, invece che sulla riorganizzazione dei piani formativi e sulla reinvenzione del paradigma finora utilizzato. Molte organizzazioni hanno pensato che il processo di apprendimento potesse essere garantito, spostando dall’aula al web l’offerta formativa e soprattutto configurando tecnologie e piattaforme.

Smart learning: come garantire un processo di apprendimento efficace

Per garantire un processo di apprendimento efficace e di qualità anche in questa fase di emergenza sanitaria, processo che mi piace chiamare smart learning, è però necessario partire proprio dal paradigma utilizzato, verificando almeno tre condizioni:

  • il processo di apprendimento rimane immutato?
  • si possono utilizzare nuovi metodi di progettazione?
  • i metodi didattici consolidati si prestano al “riuso?”.

Partiamo dal primo punto. Il processo solitamente utilizzato nell’individuazione, nella progettazione e nell’implementazione di piani e percorsi formativi rimane sostanzialmente immutato. Non dobbiamo mai dimenticare di effettuare una buona analisi dei fabbisogni, rilevando le caratteristiche dei destinatari, gli obiettivi, i risultati attesi. Ricordiamoci però di prestare attenzione al contesto attuale, caratterizzato da incertezza e disorientamento, reinterpretando appunto obiettivi e risultati attesi e analizzando le aspettative dei lavoratori. Soprattutto in termini di obiettivi e risultati attesi dovremo focalizzare l’attenzione non solo sull’aggiornamento ma anche sull’apprendimento di nuove competenze, soprattutto quelle digitali, e sulle leve necessarie per poter navigare in un mondo in trasformazione, come la motivazione, l’engagement, la valorizzazione del personale, la resilienza.

Se queste leve soft avevano già una funzione centrale nei processi di apprendimento pre-virus, ora non sono affatto scontate in una dinamica di apprendimento che avviene online, sia in asincrono sia sincrono.

Per quanto riguarda il metodo di progettazione è necessaria una trasformazione dell’approccio che porti ad una integrazione delle competenze tra professionista dell’apprendimento, specialista di tecnologie e docente esperto di contenuto: insieme, queste figure professionali integrano le competenze di gestione del processo di apprendimento, le competenze relative a metodi e strumenti tecnologici e le competenze relative al contenuto disciplinare.

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Terzo punto: i metodi didattici finora utilizzati nella formazione a noi conosciuta si prestano ad essere riutilizzati. Si può partire dalle competenze consolidate, per esempio nella progettazione e nella gestione di aule con metodi interattivi e partecipativi e più in generale nella gestione dei destinatari della formazione, utilizzando competenze quali l’ascolto, la comunicazione, la gestione delle domande, il coinvolgimento.

Lo smart learning dovrebbe consentire di poter offrire ai vari destinatari servizi di formazione fruibili da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, reinterpretando il processo di apprendimento. Lo smart learning non è altro che l’ultima e la più avanzata generazione della formazione a distanza.

Ubiquità, multimedialità e interoperabilità le parole chiave

I Computer Based Training (CBT) e i Web Based Training (WBT), in cui sono inseriti kit di slide, esercitazioni, casi, letture e test, lasciano il passo a piattaforme di apprendimento, che non sono semplicemente Learning Management System (LMS) ma soprattutto sistemi di blended learning, che integrano formazione in presenza e corsi online fruiti su pc, tablet e cellulari, che permettono all’utente di accedere all’offerta formativa, senza scaricare software ad hoc, ovunque e in qualsiasi momento. Le parole chiave sono ubiquità, multimedialità e interoperabilità.
I percorsi formativi si trasformano in bitesizing learning, pillole di formazione fruibili dagli utenti in base al livello di conoscenza/competenza posseduto. Il corso standard uguale per numerosi destinatari si trasforma in molteplici corsi individuali. Le parole chiave sono modularità e personalizzazione.
I percorsi lineari delle unità didattiche, definiti a priori dall’esperto, mutano in percorsi “aumentati”, in cui gli utenti sperimentano, senza necessariamente seguire uno sviluppo rettilineo, competenze, capacità, abilità in base al livello posseduto. Il livello di partenza degli utenti indica così percorsi specialistici e personalizzati. Le parole chiave sono interattività, esperienza ed apprendimento immersivo.
L’apprendimento online in dimensione live si arricchisce della dimensione social e collaborativa. La gestione di webinar e di aule e stanze digitali è garantita da docenti, esperti, coach ma anche dal ruolo attivo degli utenti, che individualmente o in piccoli gruppi co-partecipano allo sviluppo di contenuti, alla sperimentazione di competenze, alla condivisione delle esperienze. Gli ambienti social e collaborativi integrano così la formazione “ad una via” grazie anche all’utilizzo di meccanismi e strumenti di gamification. Le parole chiave sono social learning, collaborative learning, gamification.

Si delineano quindi dei trend su cui ne prossimi mesi dovremo riflettere per comprendere come garantire al meglio i processi di apprendimento anche in una fase di emergenza sanitaria come quella in cui siamo immersi:

  • la formazione a distanza asincrona e sincrona tende verso l’apprendimento digitale,
  • i percorsi di apprendimento divengono multi-utente e personalizzati perdendo una buona dose di standardizzazione,
  • l’apprendimento evolve da processo lineare in processo aumentato,
  • il social e collaborative learning si affermano come dimensione attiva dell’apprendimento live.

La sfida è aperta. Tutte le innovazioni devono passare attraverso un processo naturale, anche lungo, prima di essere adottate. Oggi però siamo obbligati a cambiare velocemente e inserirci nel flusso dell’innovazione senza resistere ma assecondando il cambiamento. In realtà, possiamo diventarne gli attori se investiamo sullo sviluppo delle nostre competenze professionali ma soprattutto trasversali. Anche i formatori devono ormai aprirsi alle tecnologie consapevoli che proprio il digitale può essere una minaccia ma anche una incredibile opportunità.

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