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Il lavoro del futuro è ibrido: ecco che fanno le aziende digitali

Nelle multinazionali dell’Information Technology lo smart working rimarrà per sempre. Ma ad affermarsi è la formula ibrida. Effetti del lavoro agile a 360 gradi

20 Lug 2021
Mirella Castigli

ScenariDigitali.info

diritto riparazione

Dopo un anno e mezzo di pandemia, in cui lo smart working ha fatto la parte del leone, il mondo del lavoro s’interroga su cosa resterà del lavoro agile e su come avverrà il ritorno in ufficio, in particolare da settembre.

La risposta, almeno quella che viene dalle aziende più innovative, è: benvenuta era del lavoro ibrido.

Come si stanno regolando infatti le multinazionali dell’Information Technology?

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Google: smart working sì, ma stipendio ricalcolato

Il ritorno alle modalità di lavoro classico viene guardato con scetticismo nelle aziende hi-tech. Da un sondaggio di Morning Consult, commissionato da Bloomberg e pubblicato a inizio giugno, emerge che su mille adulti intervistati negli USA, ben il 39% ha risposto che valuterà di andarsene se dovrà tornare a timbrare il cartellino in un lavoro a tempo pieno. La percentuale sale al 49% intervistando i dipendenti più giovani, appartenenti alle fasce d’età dei Millennials e generazione. Z. I lavoratori americani hanno ammesso di aver risparmiato tempo (negli spostamenti), ma soprattutto denaro: fino a 5mila dollari risparmiati lavorando in smart working senza doversi recare in ufficio. Un risparmio che fa gola anche a un colosso come Google che ha messo a punto uno strumento per calcolare con nuovi criteri gli stipendi ai suoi 140mila dipendenti, sparsi in tutto il mondo. Il motore di ricerca di Mountain View calcolerà la retribuzione in base al costo della vita delle diverse città in cui i dipendenti in smartworking decideranno di vivere. Nella Big G si stima che nel prossimo futuro il 60% dei suoi dipendenti si recherà fisicamente in ufficio solo per un paio di giorni a settimana.

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Apple, ritorno in ufficio tre giorni a settimana

A inizio giugno, è stata pubblicata in Rete una lettera di un gruppo di dipendenti Apple contro la nuova politica aziendale considerata non del tutto adeguata a rispondere alle esigenze di numerosi impiegati: “Senza l’inclusività che il lavoro flessibile porta”, si legge, “molti di noi sentono di dover decidere se privilegiare una combinazione di famiglia, salute e lavoro, oppure se essere parte di Apple. Si tratta di una scelta che nessuno di noi prende alla leggera e che non vorremmo essere nella condizione di dover fare”. Il Ceo del colosso dell’iPhone, Tim Cook, aveva proposto il ritorno in ufficio lunedì, martedì e mercoledì, lasciando l’opportunità di lavorare in remoto giovedì e venerdì, a meno di richieste specifiche dei vari team. Ai suoi dipendenti aveva tessuto l’elogio dello smart working nel lockdown, ma per puntare al ritorno alla normalità, terminata la campagna di vaccinazione: ”Nonostante tutto ciò che siamo siamo riusciti a ottenere mentre eravamo separati, la verità è che è mancato qualcosa di essenziale nell’ultimo anno: gli uni per gli altri. Le video conferenze hanno ridotto la distanza tra noi ma, di certo, ci sono cose che semplicemente non possono essere replicate”. I firmatari della lettera, che rivendicano maggior autonomia per i team nelle scelte di politica interna, hanno scritto che Apple ha sottovalutato i risultati ottenuti in quest’ultimo anno e che alcuni di loro sono stati in grado di svolgere il loro lavoro meglio di prima, superando i limiti e le problematiche dovute agli spostamenti verso l’ufficio e della condivisione degli spazi.

Smart working: Microsoft Italia pioniera, Facebook lascia scegliere i dipendenti

Microsoft Italia è stata pioniera nel lanciare lo smart working, illustrandone i vantaggi: maggiore produttività nel lavoro, conciliazione (lavoro/ famiglia), ma anche lotta all’inquinamento, oltre al risparmio di tempo (sprecato negli spostamenti casa-ufficio) e denaro (per i dipendenti). Dopo aver riaperto le proprie sedi, l’azienda di Redmond sta integrando lo smart working e il lavoro in presenza.

Facebook ha scelto lo smart working a tempo indeterminato, lasciando aperta la possibilità per ogni dipendente di scegliere come preferisce, decidendo anche trasferirsi all’estero. Il Ceo e fondatore del social media, Mark Zuckerberg, ha dichiarato che metà dei suoi dipendenti lavoreranno in modalità da remoto entro dieci anni.

Le scelte di IBM Italia

IBM Italia ha sottoscritto coi sindacati un nuovo accordo di smart working che si estende fino a dicembre 2022, e consente ad ogni dipendente di lavorare da remoto per tre giorni alla settimana e in ufficio negli altri due. Monitorando la situazione in corso, l’azienda prevede il ritorno in ufficio di circa il 20-30% dei dipendenti a cavallo dell’estate, mentre pianificare un rientro più massiccio, a partire da settembre.

IBM ritiene che il lavoro agile abbia rivelato che alcune modalità siano risultate più produttive di prima. Le riunioni sono state più efficaci in remoto rispetto a quando tutti partecipavano da remoto. Anche la formazione ha ricevuto una nuova spinta grazie alla disponibilità di diversi canali dedicati all’apprendimento, senza obbligo di spostamenti, con un incremento di produttività e drastico calo dei costi di viaggio.

“Ora, sappiamo che una parte di colleghi, immaginiamo il 10-15%, lavoreranno stabilmente da casa e altrettanti lo faranno sempre dall’ufficio” – ha spiegato Stefano Rebattoni, amministratore delegato di Ibm Italia – ma abbiamo voluto iniziare a dare visibilità, e in qualche misura certezze, sulle nuove modalità di lavoro da qui fino alla fine del 2022”. Grazie all’accordo sindacale, verrà posta enfasi nell’equilibrio tra aspetti professionali e privati attraverso il diritto alla disconnessione stabilito, ma anche si continuerà a mettere l’accento sul lavoro di gruppo e sullo spirito di appartenenza all’azienda mutuati dal lavoro in ufficio. Gli spazi a disposizione dei dipendenti puntano ad assicurare l’applicazione dei rigorosi protocolli di sicurezza definiti da Ibm – dalla misurazione della temperatura all’ingresso tramite termo-scanner al distanziamento sociale – sia per offrire spazi di condivisione. Il rientro in sicurezza è stata agevolato dal lancio di un’app, frutto del lavoro degli sviluppatori di Ibm Italia, che permette di prenotare una scrivania presso la sede in cui si vuole andare a lavorare. Si tratta di una gestione avvisare proattivamente, in grado di mettere il medico di avvisare i colleghi che abbiano avuto contatti con chi risulta positivo al Covid-19.

L’approccio di Ericsson e F-Secure

Abbiamo chiesto ad Ericsson Italia i suoi progetti in tema di lavoro agile: l’azienda continua con la modalità smart working, mantenendo le sedi sempre aperte e a disposizione di tutti i dipendenti. Il ritorno alla normalità passa per un accordo con i sindacati che prevede una modalità ibrida. La direttrice del personale Laura Nocerino ci ha spiegato che la filiale italiana di Ericsson, azienda focalizzata nel 5G, lascerà a tutti fino a 12 giorni al mese a disposizione in smartworking: “L’accesso allo smart working avverrà esclusivamente su base volontaria e, fatte salve esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali, sarà usufruibile sino a un massimo di 12 giorni al mese. Inoltre Ericsson continuerà a prestare particolare attenzione a lavoratrici e lavoratori in particolari condizioni di fragilità”. Anche Ericsson Italia permette a tutti di beneficiare del diritto alla disconnessione, dell’uso delle strumentazioni tecnologiche e delle piattaforme informatiche. “Lo smart working è solo un tassello delle nuove politiche di welfare aziendale, che contribuisce inevitabilmente anche al raggiungimento di alcuni obiettivi di sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale, a beneficio di tutta la comunità”, ha concluso Laura Nocerino, Head of People di Ericsson Italia e Sud Est Mediterraneo.

Anche F-Secure Italia sceglie la modalità ibrida. Colta di sorpresa dal primo lockdown e dalla pandemia, l’azienda di cyber-sicurezza ha deciso di lavorare da subito, dal 24 febbraio 2020, in modalità smart working, e ha proseguito così finora: “Però gli strumenti aziendali (disponibili da prima dello scoppio della pandemia)” – ci ha spiegato Carmen Palumbo, Country Sales Manager Italy di F-Secure Italia – ci hanno permesso di lavorare al 100% senza interruzioni e continuando a supportare clienti e partner senza nessuna difficoltà. Ovviamente le call sono aumentate, Teams è diventato un ‘amico’ ormai e stiamo vivendo da 16 mesi ormai una nuova normalità”. Alla fine del primo lockdown, F-Secure Italia ha deciso di ridimensionare i nostri uffici e di spostarci da Bollate nel cuore di Milano: “Il ridimensionamento per noi significa che la nuova normalità diventerà ‘normalità’. Per cui lo smart working resterà il modo principale di lavoro anche dopo la fine della pandemia, gli uffici sono sempre aperti (siamo in un co-working building) e a partire da settembre (se il numero dei contagi lo permetterà) tutti potremo, se vorremo, lavorare dall’ufficio, incontrare partner e clienti, l’ufficio diventa un luogo di incontro piuttosto che di lavoro inteso come lo era prima della pandemia. Quindi la modalità di lavoro sarà ibrida, fluida ed ogni dipendente potrà scegliere se andare in ufficio oppure lavorare da casa”, ha aggiunto Carmen Palumbo.

Smart working: pro e contro

Finora abbiamo esaminato gli effetti del lavoro da remoto su produttività (incremento per lavoratore del 15%, secondo un’indagine dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano) e conciliazione familiare (miglioramento della work-line balance), oltre all’aumento di motivazione e soddisfazione; riduzione delle emissioni di CO2 (meno emissioni pari a 135 Kg all’anno), del traffico e nuova mobilità (migliore utilizzo dei trasporti pubblici). Ma lo smartworking ha un impatto anche sul mercato immobiliare, dove, per esempio, si registra la fuga dalla città verso piccoli borghi con superiore qualità della vita. Da uno studio commissionato da Citrix alla società di ricerche OnePoll, emerge che il 53% dei lavoratori sarebbe disposto ad accettare (o lo ha già fatto) una diminuzione di stipendio in cambio della possibilità di lavorare lontano dalla città di lavoro. Piccoli borghi ed aree rurali, dalla Liguria alla Toscana, da mesi aggiornano la propria offerta turistica sperimentando nuove forme di hospitality.

Inoltre, nel mercato immobiliare, stanno emergendo le tecnologie più gettonate nel settore direzionale: quelle vocali, senza tocco, oltre alle stazioni di sanificazione e all’implementazione di Internet of Things – IoT. Inoltre, si stanno imponendo nuovi modelli di spazi di lavoro: co-working, hub eccetera.

Fra le criticità del lavoro da remoto, c’è la difficoltà di separare i tempi del lavoro da quelli dedicati alla vita privata, col rischio di diventare work-aholic e che insorga la sindrome da burn-out, insieme a quella di mantenere un corretto equilibrio fra professione e vita privata e la percezione di isolamento verso l’organizzazione. Altri problemi riguardano il divario digitale/culturale, la mancanza di tecnologie e competenze digitali. Invece sono migliorate le prestazioni di dipendenti che hanno imparato a usare strumenti digitali innovativi e a relazionarsi proficuamente nei team virtuali.

Infine, lo smart working sta ridisegnando le città e il rapporto – la gerarchia urbana – fra centro e periferia: aree economicamente depresse potrebbero ripopolarsi, grazie ai trasferimenti di residenza, riequilibrando la geografia dell’afflusso della ricchezza. Il modello di sviluppo policentrico potrebbe tornare di moda, ripopolando campagne e piccoli centri che negli anni si erano svuotati. Da sempre, le città – nate sulle rive delle grandi reti fluviali – attraggono capitale umano, forti della loro storia e della cultura, dei servizi offerti, delle infrastrutture avveniristiche, degli atenei secolari in grado di attrarre talenti e di catalizzare scambi di idee, delle piazze finanziarie e dei centri commerciali. In futuro vedremo se lo smartworking avrà un impatto anche sull’eterno derby fra centri urbani e campagna.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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