Smartphone “pigliatutto”: i rischi che sottovalutiamo - Agenda Digitale

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Smartphone “pigliatutto”: i rischi che sottovalutiamo

Con lo smartphone abbiamo tutto nel palmo di una mano, dai soldi al badge per entrare a lavoro fino (negli Usa) alla patente di guida. Un vantaggio non da poco, ma non scordiamoci la privacy

27 Set 2021
Maurizio Stochino

Consulente ICT - Esperto di Sicurezza Informatica

L’impossibilità di contatto umano cui, negli ultimi tempi, ci ha costretti la pandemia, ha reso necessarie numerose misure atte a garantire comunque la comunicazione e lo scambio interpersonale e ha fatto sì che processi già in atto da tempo abbiano subito una drastica accelerazione per venire incontro alla crescente domanda di interazione a distanza.

È qui che lo smartphone è diventato il vero re delle nostre giornate, unico filtro tra noi e il resto del mondo. La possibilità di adoperare un oggetto che già si tiene sempre in mano anche per altre funzionalità, oltre la “semplice” comunicazione, non ha trovato molti oppositori, anzi ha trovato terreno fertile in chi preferisce avere sottomano, letteralmente, tutto ciò di cui ha bisogno, senza dover cambiare device o ricordarsi di prendere qualcosa in particolare prima di uscire di casa.

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Uno dei vantaggi di questo approccio è, appunto, quello di avere tutto nel palmo di una mano, senza il bisogno di ricordarselo volta per volta quando se ne ha la necessità. Oltre a questo, il vantaggio di inglobare altre funzioni, per così dire, serie, all’interno di qualcosa che si associa spesso allo svago (vedi social, giochi, passatempi), aiuta ad evitare il rischio di dimenticare o smarrire qualcosa. Aggiungiamoci il fatto che lo smartphone è un dispositivo elettronico che possiede delle caratteristiche che sono in grado di localizzarlo qualora venisse perso, o di bloccarne l’utilizzo qualora venisse rubato, ed ecco che ci si trova di fronte a qualcosa che appare più sicuro di qualsiasi altro supporto analogico.

Il concetto di wallet

In inglese il termine wallet significa letteralmente portafoglio. L’associazione tra smartphone e portafoglio nasce proprio dal fatto che i primi tentativi di digitalizzazione hanno riguardato proprio ciò che normalmente si tiene all’interno. Si è partiti con i soldi: una delle loro caratteristiche è che sono sempre al centro di tutto, e negli anni sono sempre stati i primi ad essere interessati dalle novità.

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A partire dall’invenzione della carta moneta, fino a quella delle carte di credito, l’inventiva umana ha sempre puntato in primis alla gestione e soprattutto alla circolazione dei soldi. Tra le prime cose che si sono trasferite dall’analogico al digitale sono state le operazioni bancarie: comode sia per l’istituto di credito che per il cliente, hanno subito preso piede tra gli utenti, tanto da permettere di ridurre drasticamente i contatti personali per lo sbrigo di pratiche di routine bancarie.

Lo stesso approccio è stato usato anche dopo, puntando sempre di più verso una moneta elettronica che soppiantasse quasi totalmente il contante attraverso le carte di credito; carte di credito che ormai si stanno tutte trasferendo direttamente all’interno degli smartphone smaterializzando non solo il contante, ma qualsiasi associazione tra denaro ed oggetti fisici.

Ma il concetto di wallet si può ampliare ormai. Già all’interno di un normale portafoglio troviamo altro oltre i soldi, come ad esempio i documenti personali quali carta di identità e patente di guida, oppure certificati e documenti. Ma il concetto si sta ulteriormente allargando, tanto che il termine wallet ormai appare superato viste le potenzialità di gestione e contenimento che hanno gli smartphone. Tutto ciò che può essere digitalizzato, cioè ogni tipo di documento, ogni cosa che necessita di un supporto cartaceo, oggi può essere trasformato in formato digitale ed essere contenuto all’interno di uno smartphone.
Quindi il termine wallet ormai racchiude all’interno una rosa di cose che non può più essere associato al semplice portafoglio.

Lo smartphone e il denaro

Come si è detto, la prima cosa tra gli oggetti quotidiani ad essere stata digitalizzata sono stati i soldi. Questo è successo per un motivo molto pragmatico e soprattutto ambivalente: chi desidera che i soldi che abbiamo in tasca vengano spesi ha notato che spendere soldi, almeno all’inizio di questo concetto, senza toccarli materialmente, è più semplice e quindi ne spendiamo di più; chi possiede quei soldi ha notato che è più comodo gestirli così piuttosto che avere dei contanti limitati sempre in tasca.

Ma già questo era evidente con l’avvento delle carte di credito, o meglio del bancomat, che permetteva di gestire i soldi già in un formato non più analogico e che permetteva di averli sempre a disposizione.

L’ulteriore salto è stato fatto grazie agli smartphone: già usati per l’internet banking, si è deciso di usarli anche come surrogati della carta di credito. Inoltre, man mano che l’e-commerce ha preso sempre più piede, la popolazione si è abituata a spendere attraverso il cellulare e attraverso internet ed il passo è stato breve.

Ne è un esempio la Cina: soprattutto nelle metropoli, i portafogli sono ormai un retaggio di un’altra epoca e le carte di credito vengono esse stesse viste come obsolete. La quasi totalità della popolazione, grazie anche ai vantaggi in termini di sicurezza assicurati agli esercenti, paga tutto attraverso app all’interno del proprio smartphone: la famosa Alipay, ma soprattutto WeChat, app che contiene all’interno sia una piattaforma di messaggistica istantanea (tipo Whatsapp) sia una piattaforma per i pagamenti, che permette agli utenti di imparare ed usare una sola app per due delle cose più comuni che le persone fanno ogni giorno.

Anche in occidente ormai questo tipo di pagamento sta prendendo piede, grazie ad Apple e a Google, che attraverso convenzioni con i circuiti tradizionali di pagamento, permettono di fare transazioni veloci solamente appoggiando lo smartphone sopra il ricevitore, senza dover digitare codici da imparare a memoria.

Nuove prospettive di utilizzo: driver license e work id

Oltre a questi modi di utilizzare lo smartphone, ormai dati per acquisiti all’interno della popolazione, ne stanno nascendo anche altri, sempre più integrati con la vita civile e che riguardano aspetti ufficiali dell’esistenza delle persone.
Con alterne vicende, già dal 2019 alcuni stati degli Stati Uniti d’America, hanno iniziato ad implementare le patenti di guida all’interno di app per lo smartphone. Adesso la Apple ha rilasciato, per la versione 15 di iOS, una funzionalità per la patente di guida, e in otto stati, a partire dall’Arizona e dalla Georgia, è possibile usare legalmente questa funzionalità.

Negli stati che lo consentono, è possibile scansionare la propria patente nel formato fisico all’interno del proprio iPhone’s Wallet. Per la verifica di corrispondenza tra patente ed intestatario viene chiesto di scattarsi un selfie che verrà inviato per la validazione. Viene chiesto di muovere il capo ed il viso per avere una panoramica completa e se il procedimento va a buon fine, la patente verrà caricata nel proprio Wallet digitale ed avrà validità come quella cartacea. Durante la procedura verranno autenticati anche i dati biometrici ottenuti tramite FaceId e TouchId, in modo da accoppiarli con la patente stessa.

Qualcuno si è posto il dubbio di cosa succede quando la patente deve essere esibita ad un poliziotto o al supermercato quando bisogna dimostrare la propria età. Le autorità hanno risposto che, benché in digitale non ci sia una rappresentazione visiva di quella che era la patente fisica, da questa si possono comunque tratte tutte le informazioni necessarie, ed essendo state validate con dei criteri definiti dalle autorità statali, saranno sufficienti per non incorrere in nessun tipo di problema.
Tuttavia, per quei casi in cui è prevista una lettura automatica di questo tipo di documento, bisognerà che tutti i dispositivi per la lettura vengano via via messi in grado di leggere anche il formato digitale, come ad esempio negli aeroporti. Si stima che per il 2022 questo sarà possibile; fino al allora si consiglia, in casi particolari come questo, di continuare a portare con se anche la patente in formato cartaceo.

Anche per i work-id, meglio conosciuti come badge, la transizione è in atto. Spesso capita che qualche dipendente dimentichi il proprio badge, o lo smarrisca, con conseguente impossibilità di accedere al posto di lavoro e noie burocratiche per farsene rilasciare un altro. La soluzione qui sembra molto più scontata. Sono già in fase di rilascio diverse app da parte di Apple e Android che sono in grado di fare lo stesso compito dei badge usando la connettività Bluetooth o NFC, in grado di comunicare facilmente con i dispositivi aziendali, diminuendo drasticamente i casi di smarrimento o dimenticanza. Inoltre una soluzione del genere, integrata dalla raccolta di elementi biometrici del personale, può aiutare ad eliminare il fenomeno dell’assenteismo, dove grazie al cartellino timbrato da un collega si riusciva a risultare sul posto di lavoro anche quando si era assenti.

Criticità

Come ogni cambiamento importante tra le abitudini umane, anche l’uso dello smartphone per così tanti compiti, può comportare delle criticità, almeno nelle prime fasi. Una delle più gravose, ma che è pressoché risolta, è quella della perdita dei dati. Possibile come quella che riguarda i documenti cartacei, questa problematica è stata ormai risolta grazie all’uso del cloud: letteralmente nuvola, questo procedimento permette di salvare ogni dato che entra all’interno dello smartphone in un luogo virtuale, che conserva questi documenti anche nel caso che la memoria fisica dello smartphone venga danneggiata, cancellata o distrutta.

Altro problema di più difficile soluzione è che l’uso di questi dati digitali è legato al funzionamento dello smartphone, che in alcuni momenti potrebbe risultare scarico e quindi non consentire l’accesso al suo interno e alle sue funzionalità. Tuttavia, è raro trovare un luogo in cui bisogna interagire con uno smartphone e che sia privo di una presa di energia, anche solo per un uso emergenziale. Inoltre, in commercio ormai si trovano svariati power bank, vere batterie portatiti, anche di piccole dimensioni, facilmente utilizzabili in situazioni del genere.

La privacy è anche un grande tema: la paura di essere derubati dei propri dati, specie se sensibili, è normale e non va sottovalutata. Molto spesso i problemi di privacy derivano da un uso non congruo di internet e dello smartphone. A volte basta un po’ di attenzione all’attendibilità di alcuni siti, evitando di accedervi e di inserire dei dati personali, per stare al sicuro. Inoltre, ormai esiste un mercato molto florido per la sicurezza informatica, in grado di garantire protezione per tutte le esigenze: antivirus, vpn, ecc. Come ogni ambito della vita, anche il mondo digitale necessita di accortezza e prudenza per essere usato al meglio.

Conclusioni

Come ogni cambiamento nella società, anche questo non può essere fermato o accelerato. Va per la sua strada sulla scia delle esigenze degli utenti, che in base alle circostanze saranno più o meno inclini ad accoglierlo o a respingerlo. Sicuramente ci sono delle cose da correggere, come in ogni cosa che presenti carattere di novità, ma la sensazione è che il cambiamento può essere utile e semplificare la vita. Un mondo più digitale e con meno carta, forse non è nemmeno una cattiva notizia per l’ambiente, tutto sommato.

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