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Direttore responsabile Alessandro Longo

Istruzione

Studiare tanto e imparare poco: il gap digitale della Scuola italiana

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano

26 Gen 2015

26 gennaio 2015

Una recente ricerca OCSE afferma che gli studenti italiani studiano tanto (a casa) ma imparano poco al contrario dei loro colleghi del Nord Europa: il responsabile è il digital divide della scuola italiana

Una recente indagine dell’OCSE rileva come gli studenti italiani siano, nel mondo, tra i più “afflitti” dai compiti a casa. I nostri studenti delle medie superiori trascorrono, infatti, quasi nove ore la settimana a fare i “compiti” contro una media Ocse di 4,9 ore. E’ il dato più elevato tra i paesi dell’area.

 

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Fig. 1 Tempo dedicato ai compiti a casa dagli studenti dell’Area OCSE

 

Altro dato interessante: l’Italia si distingue anche per il maggior divario, nei risultati, tra gli studenti socio-economicamente avvantaggiati che dedicano ai compiti a casa circa undici ore per settimana – e quelli con una famiglia meno abbiente che non vanno oltre le sei ore. E’ la differenza maggiore dell’intera Ocse. In questo modo anche la disparità di performance tra “ricchi” e “poveri” è tra le più elevate del mondo. In Italia, genitori e famiglie che hanno il tempo, la preparazione o le disponibilità ed economiche per fare studiare di più i ragazzi a casa hanno perciò figli più preparati e con più opportunità rispetto alle famiglie più svantaggiate, cosa che accade di meno in altri paesi OCSE.

Ma perché gli studenti italiani che studiano il doppio a casa di quelli finlandesi, e coreani non hanno gli stessi risultati scolastici ad esempio in matematica? Finlandesi e coreani che svettano nelle classifiche sulle competenze scolastiche, dedicano, infatti, allo studio in media meno di tre ore la settimana, meno della metà degli italiani. Anche Inglesi, Francesi e tedeschi hanno risultati migliori in matematica e studiano a casa molto meno dei nostri studenti!

 

 

Fig. 2 Prestazioni degli studenti di quindici anni nell’area OCSE in Matematica (punteggio di riferimento 500 punti). Rapporto OCSE PISA 2012.

L’OCSE stessa fornisce la risposta a questo mistero della scuola italiana. Dopo circa quattro ore la settimana di “compiti” a casa, il tempo in più investito sui libri ha effetti trascurabili sulla performance; nel caso dei nostri studenti cinque ore di compiti a casa sono inutili!

Altre caratteristiche del sistema scolastico di un paese, come la qualità dell’istruzione, l’infrastrutturazione tecnologica e l’organizzazione delle scuole hanno un’importanza maggiore. Ora è proprio su questo che vogliamo porre l’accento. In Finlandia, ad esempio, viene investito in istruzione, formazione e ricerca il 7,1 del PIL in Italia, un risibile 0,8 per cento. Ma è a livello metodologico e tecnologico che il gap tra la scuola italiana e quelle più avanzate è davvero elevato. I nostri insegnati sono molto preparati ma lavorano all’interno di un sistema che presenta elementi di radicale inefficienza, rispetto a quelli dei nostri cugini OCSE. Io credo che molte di queste difficoltà potrebbero essere superate elevando drasticamente il tasso di digitalizzazione dell’infrastruttura scolastica: vediamo perché.

 

L’assenza di infrastruttura tecnologica impedisce di cambiare la didattica

 

Come abbiamo più volte rilevato in questa sede, infatti, e secondo i dati forniti anche dal documento governativo La buona scuola in Italia solo il 9%, secondo le stime più ottimistiche, delle classi è connesso ad internet. Nei paesi con i migliori risultati nei test OCSE-PISA, questa percentuale supera sempre l’80%. Noi crediamo che essere “connessi” in classe offra agli insegnati e agli studenti un insieme di opportunità molto maggiore più rispetto a insegnati e studenti che si trovano a operare in classi “non connesse”. Analizziamo più in dettaglio le differenze:

a) Accesso diretto a contenuti disciplinari che possono fare la differenza

Il semplice accesso a Internet in classe offre la possibilità di accedere a una quantità di contenuti on-line e di ambienti di apprendimento disciplinari free disponibile on-line che evidentemente non posso che migliorare il tasso di preparazione e di motivazione degli studenti. Nel caso della matematica, oggetto dell’indagine OCSE-PISA cui ci riferiamo, la differenza è lampante. Ad esempio chi ha accesso a Internet in classe può usufruire e utilizzare le “classi virtuali” i video, e i contenuti del progetto Khan Accademy. Si tratta di un’organizzazione educativa no profit creata nel 2006 da Salman Khan, un ingegnere statunitense originario del Bangladesh. L’obiettivo dichiarato, di questo progetto è quello  di “fornire un’educazione di alta qualità a chiunque, dovunque”, il sito dell’organizzazione raccoglie (a metà del 2013, oltre 4000 video-lezioni, caricate attraverso You Tube),che toccano un’ampia gamma di discipline; in particolare la matematica ma anche la fisica, la chimica, la biologia, l’astronomia, l’economia. Ciascuna lezione dura all’incirca dieci minuti ed è corredata di esercizi e di tracce di lavoro da svolgere nella classe virtuale che ciascun docente può crearsi gratuitamente. I contenuti di Khan Accademy sono disponibili anche in versione italiana a questo indirizzo https://it.khanacademy.org

 

b) Risparmio di circa il 60% sui contenuti per l’apprendimento

Nei paesi più sviluppati gli studenti non devo più portare a scuola pensanti cartelle piene di libri cartacei che nella maggior parte dei casi vengono utilizzati sono in minima parte. Gli studenti vanno a scuola solo con un notebook o un tablet che garantisce loro l’accesso sia all’ambiente virtuale/registro elettronico della scuola che ai contenuti digitali per l’apprendimento creati e prodotti dagli editori specificamente per i supporti digitali. Negli USA e nel Regno Unito il risparmio per le scuole e le famiglie si aggira, appunto,  intorno al 60%, ove scelgano la versione digitale degli Handbook per la scuola. Questo perché gli editori anglosassoni e del Nord Europa hanno deciso autonomamente al contrario di quelli di casa nostra di farsi sul serio concorrenza sul nuovo supporto digitale come dimostra il market place on-line Course Smart. E’ ovvio ed evidente a tutti il vantaggio e non solo quello per le schiene degli studenti, ma soprattutto quello per il budget delle istituzioni formative e delle famiglie;

 

c) Gestione  diretta dei compiti da parte degli insegnanti: meno ore di lavoro a casa per genitori e studenti


E’ veniamo al punto che ci interessa di più in questo contesto e cioè il problema dei “compiti a casa” da cui siamo partiti. E’ chiaro che nei paesi dove Internet e le metodologie didattiche attive legate all’utilizzo delle tecnologie in classe sono più diffuse (Ferri, P.  Come sarà la scuola dei veri  Nativi Digitali? Il futuro nella flipped classroom) minore è il numero di ore che vengono dedicate ai “cosiddetti” compiti a casa. Come accade appunto in Finlandia e Corea e negli altri paesi ad alta integrazione delle tecnologie nei sistemi di apprendimento. L’adozione, infatti, di metodologie didattiche attive, riduce drasticamente la quota di apprendimento nozionistico necessario agli studenti. Il “lavoro dello studente” si trasforma in lavoro di ricerca e approfondimento, guidato, in classe o a casa, dall’insegnate. La barriera tra casa e scuola viene abbattuta attraverso l’adozione di Ambienti virtuali per l’apprendimento che permettono all’insegnate di gestire direttamente il lavoro a casa degli allievi. In questo modo gli studenti “attivati” e attivi sulla rete e in classe non debbono più passare ore a casa a studiare, per lo  più a memoria, i contenuti spiegati in classe dall’insegnate. A scuola e con la guida dell’insegnate lavorano concretamente a risolvere problemi, applicando i principi del learning by doing di Dewey.

 

Conclusioni

Siamo partiti da un problema molto sentito dai genitori italiani quello dell’eccesso di compiti a casa rispetto al risultato scolastico segnalato dall’OCSE. Ricordiamoci che secondo le stime delle associazioni dei consumatori le “ripetizioni” costano ai genitori italiani tra i 150 e 200  milioni di euro all’anno (tutti in nero!) e siamo pervenuti ad una conclusione interessante. Anche in questo caso un uso “sensato” e metodologicamente corretto delle tecnologie digitali per l’apprendimento può risolvere sia il problema dei week end di genitori e studenti che quello dei budget familiari investito in libri cartacei e in ripetizioni. Con i 150 milioni risparmiate in “ripetizioni” forse anche gli stipendi dei docenti italiani – i più bassi d’Europa – potrebbero essere aumentati e resi più dignitosi, migliorando in questo modo anche la preparazione dei nostri studenti che studiano tanto e apprendono poco o comunque molto meno di quanto potrebbero.

 

  • Emanuela

    …ridurre tutto al digital divide! In realtà gli studenti di oggi hanno metodi di apprendimento, capacità di concentrazione e stimoli differenti rispetto a chi ha elaborato il tradizionale e, forse, ormai obsoleto sistema scolastico nel quale gli attuali insegnanti si sono formati. Spesso, chi opera nella scuola e all’università, non ha molta voglia di destrutturare e reimpostare il proprio metodo didattico. E questa “pigrizia” coinvolge le tecnologie e tanto altro!!!!

  • mery

    Il sistema scolastico italiano non é tutto da buttare.
    Ma il vizio di forma e di sostanza é piú comodo per molti docenti
    e amministratori. Cambiare sistema risulta complesso quindi a causa dei troppi interessi. Ma anche Davide credeva di non farcela contro Golia. A noi servirebbe
    una dose extra di fiducia e di voglia di vincere.

  • Cindy

    Io credo che sia tutto molto interconnesso. Prendere semplicemente atto che la realtà è cambiata e che non possiamo rispondere ai bisogni di oggi con strumenti e modalità di ieri. E’ semplicemente un atto di onestà intellettuale. Io grazierei con una pensione minima i docenti che non vogliono cambiare. Non penso che ci sia molto da fare per loro. Costa di più cambiare le loro teste che cambiare sistema..poi nel reclutamento attingerei a risorse che abbiano “esperienza”con il digitale, con l’apprendimento attivo (learning by doing) e dimostrino di saper organizzare un ambiente “ricco” e stimolante per i ragazzi.Questo avviene se loro stessi sono coinvolti in comunità di ricerca online. L’insegnante in Italia deve essere sburocratizzato.Penso che ormai il reclutamento per concorsi come si fa in Italia non vada bene. Bisogna vedere quello che un docente sa fare veramente. Non quello che dichiara in un tema o davanti ad una commissione. Aggiungo poi che il problema dei docenti recalcitranti è anche che frenano e boicottano l’innovazione che gli altri portano nella scuola. Bisogna cercare la qualità. Non si tratta solo di digitale, ma di concepire la scuola come una comunità partecipata in cui genitori, insegnanti ed alunni hanno delle responsabilità e si attivano per migliorare la realtà scolastica.Sto vivendo una situazione di questo tipo in una scuola nel Nord Europa dove sto raccogliendo dati per la mia ricerca. In Italia abbiamo risorse che sono anche migliori solo che, come al solito, rimangono inespresse o in una nicchia perché la macchina del sistema riproduce solo quello che conosce già…Salvo poi uscire con annunci di decreti e riforme che poi in classe non cambiano nulla.
    Io però ho ancora la speranza di vedere emergere un altro tipo di scuola.Per questo sono qui e per questo faccio ricerca..

  • liberale

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    MANFRED SPITZER
    Demenza digitale
    Come la nuova tecnologia ci rende stupidi

    «Se c’è un libro che va letto, tra i tanti apparsi sulla questione della società digitale, è quello di Manfred Spitzer.» IL SOLE 24 ORE

    «L’analisi spietata di uno dei più noti e autorevoli studiosi della Rete.» LA STAMPA

    «Dalla penna di uno dei più rinomati neuroscienziati tedeschi, si tratta di un documentatissimo saggio che vuole dimostrare come i media digitali siano pericolosi per la nostra mente e il nostro corpo.» PANORAMA

    Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all’uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi. Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta? Sulla base di tali studi, che l’autore analizza in questo libro documentatissimo e appassionato, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google… finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi. L’uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l’apprendimento e, viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l’insorgere di forme depressive.
    Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?
    I lati oscuri della rivoluzione digitale. Con il gps è impossibile perdersi, senza gps non siamo più in grado di muoverci. I pc ci hanno alleggerito di parecchio il lavoro mentale e ci stanno atrofizzando il cervello, che è un muscolo che non abbiamo più occasione di allenare. Con il “copia e incolla” facciamo tutto in un attimo e non ci accorgiamo che l’uso di Word ci fa disimparare a leggere e scrivere. Facebook dice di volerci aiutare ad “aprire e condividere il nostro mondo con gli altri”, ma dove si impara nei social network l’autoregolamentazione, il controllo delle situazioni, la gestione del contatto umano? Con Google possiamo trovare tutto ciò che vogliamo, o tutto ciò che vogliono i motori di ricerca, che annullano il nostro controllo dell’apprendimento. Con il nostro tablet, comodamente seduti in poltrona, abbiamo il mondo a portata di un touch, e in cambio abbiamo anche: insonnia, depressione, obesità, problemi al sistema cardiovascolare e muscolo­scheletrico.

  • Enrico

    La scuola italiana è fatta solo per creare para-statali, infatti il 70% degli italiani lavora per lo stato, compreso chi lavora per la scuola che è uno stipendificio.
    Del resto la nostra scuola si basa ancora sulla riforma Gentile degli anni ’30, quando a scuola andava solo una minima parte della popolazione, quindi si doveva creare uno studente universale e molto propenso all’umanismo, ma oggi è solo uno studio obsoleto e staccato dalla realtà lavorativa mondiale.

  • Scrivo corsivo
  • bastiano
  • Luisella 70

    Sono d’accordo solo parzialmente. Intanto, la questione socioeconomica cosa c’entra: chi vuole, riesce benissimo anche al liceo classico, quindi riesce ovunque, e uno status sociale inferiore non inficia la volontà. Anzi. Per quel che vedo e che faccio io, la scuola è proprio il luogo dove più si cerca di riequilibrare tutte le differenze. Poi, la questione dello studio. Pochi sanno, anche tra noi docenti, che molti di questi tizi dei sistemi di valutazione, nazionali ed internazionali, sono economisti. E che ne capiscono di scuola? Ma, con tutto il rispetto, mi permetterò di dire di più: che ne sanno di economia italiana? E, di grazia, hanno controllato quanti diplomati e laureati italiani fregano poi il posto ai finlandesi e ai tedeschi? Non sarà mica questo il problema? Ma come si fa a paragonare l’Italia ad una nazione come la Finlandia? Una nazione con 3000 anni di storia con una di 300? Gli studenti italiani DEVONO apprendere il rispetto, l’orgoglio, l’amore per la loro terra, il senso di responsabilità verso il loro patrimonio artistico, musicale, letterario, l’interesse verso ciò che siamo: un popolo con una identità marcata e complessa. L’Italia potrebbe vivere solo di turismo, di arte, di musica, se solo fosse meno ignorante. E ci stanno provando a renderci sempre più ignoranti! Studium = amore, una grande lezione di Roma antica. Ciò detto, i computer, la flipped classroom, i viaggi all’estero sono tutte cose bellissime, sono il futuro, e i miei studenti sanno che due ore su cinque la settimana fanno LATINO coi Mac e senza compiti e che assegno sempre piuttosto poco. Tuttavia, non è tutto qui, non basta: bisogna lavorare in classe, e tanto, e a anche a casa, il giusto, ma, oserei dire, il più possibile, in rapporto ad età, impegni, capacità: per sé, per gli altri, per tutti. Ne sono certa, se ne gioverebbe un’intera società, che non mi sembra abbia, al momento, tutti questi motivi per andar orgogliosa di sé ed ergersi a modello per chicchessia.

  • gguardalben

    L’Italia non e’ omogenea come risultati dal Rapporto OCSE PISA 2012. Fare considerazioni a livello nazionale senza considerare le differenze regionali non aiuta a capire la situazione. L’articolo qui sotto dice:

    “Secondo l’indagine Ocse-Pisa, Trento è all’11mo posto della classifica mondiale per le competenze in matematica, il Friuli Venezia Giulia al 12mo, il Veneto al 14mo.” Questo confuta molte delle tesi qui espresse.

    http://www.disal.it/objects/Pagina.asp?ID=18584&Titolo=Rapporto%20OCSE-Pisa%202012:%20presentati%20i%20dati%20dell%92Indagine

  • valeria

    Io sono d’accordo sul fatto che bisognerebbe ripensare alla qualità didattica della scuola italiana, ma vorrei anche far notare che per fare un’analisi comparativa significativa tra i vari paesi, è necessario considerare anche il tempo scuola. Se è vero, per esempio, che i ragazzi francesi lavorano meno a casa, è anche vero che un ragazzo fracese passa molto più tempo a scuola. Non sono un’esperta, ma potrei scommettere che anche l’orario scolastico di un finlandese è più nutrito e/o meglio distribuito delle 5 ore mattutine di un italiano. Insomma: perché il dato delle ore dei compiti per casa sia utile a mettere in discussione il modo di fare didattica in Italia, è necessario incrociarlo con la quantità medie di ore scolastiche di ogni nazione.

  • Gaby

    A questo punto, si studia a casa e basta. Home
    schooling e’ il futuro per tutti gli studenti nel mondo. Non sara’ piu necessario frequentare la scuola. Si puo’ studiare benissimo a casa e co sono i corsi on line meravigliosi. Anzie, e’ una forma d’istruzione eccezionale, una forma molto piu efficace e interessante che la scuola tradizionale. E’ totalmente legale, e la costituzione italiana lo permette.

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