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Blockchain in azienda, quando conviene usare i registri distribuiti (e come)

La possibilità di cogliere le opportunità offerte dalla blockchain nasce dalla comprensione della sua struttura e del suo funzionamento. Ecco tutto quello che c’è da sapere prima di decidere se utilizzare un blockchain o meno e come implementarla

04 Feb 2019
Paolo Nardella

Avvocato, Pres. Associazione Professionisti Blockchain Italia

blockchain-que-es-como-funciona

Il 2018 ha visto crescere a dismisura l’interesse da parte di aziende e istituzioni per la blockchain e la tecnologia dei DLT (Distibuted Ledger Technology, genus piu ampio di cui la blockchain fa parte). Da più parti se ne magnificano i benefici e la portata rivoluzionaria per il business e per questo vogliamo provare a fare chiarezza su quale sia l’effettiva utilità dei DLT per le aziende e quando invece la sua implementazione è del tutto inutile. Ma partiamo dal principio, per chiarire alcuni punti chiave forse non noti a tutti.

Cos’è una blockchain?

La blockchain sostanzialmente è un database.

La tecnologia infatti è nata per registrare dati (in maniera immutabile, indelebile e trasparente) e condividerli in tempo reale. Oggi, rispetto al primo utilizzo dei bitcoin, la trasparenza può essere graduata a seconda del tipo di blockchain usata (Permissionless o Permissioned) poiché per ognuna sono diversi i criteri di accesso; ma i dati inseriti, in entrambi i casi, vengono custoditi in maniera assolutamente sicura grazie alla crittografia.

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Sicurezza
Sicurezza dei dati

La sicurezza è uno degli aspetti maggiormente apprezzati di questo nuovo database che se utilizzato in combinazione con una serie di tecnologie, alcune già esistenti e conosciute (smart contract), altre in via di sviluppo (intelligenza artificiale, sensoristica e IoT), risulta essere assolutamente dirompente.

La blockchain nasce per rivoluzionare il settore finanziario (criptomonete), ma è l’applicazione aziendale (tracciabilità, logistica, scambio di dati e informazioni, condivisione, immediatezza e sicurezza) che nell’ultimo anno è stata maggiormente sperimentata, anche se per i più risultano ancora poco tangibili i benefici e i vantaggi reali.

Un primo input per le aziende che intendono utilizzare la blockchain al di fuori dell’ambito finanziario (trasferimento di valore puro e semplice), potrebbe essere quello di focalizzare l’attenzione sulla struttura delle blockchain private/federate (permissioned) che garantiscono il controllo e la centralizzazione dei poteri decisionali riguardanti le informazioni da inserire e l’accesso ai dati. Questo è un primo punto, a mio avviso, che è necessario cristallizzare, anche per evitare che le aziende interessate possano a priori scartare l’ipotesi di utilizzare una blockchain che in qualche modo farebbe perdere loro una parte di governance. Diverso invece è l’aspetto che attiene alla trasparenza che, graduata a seconda degli interessi, consentirebbe di migliorare i processi interaziendali nonché le interazioni con partner e/o compartecipanti della filiera. Lo sforzo mentale che va fatto nell’approccio alla Blockchain è quello di capire che si stratta di un nuovo modo di gestire lo scambio di informazioni e le transazioni e che la decentralizzazione di una serie di funzioni rappresenta un vantaggio.

Come implementare la blockchain nelle aziende

Molti sono gli interrogativi che CEO e CFO di aziende continuano a porre. Cosa c’è da capire prima di decidere se utilizzare un blockchain o meno?

La possibilità di cogliere le opportunità offerte dalla blockchain nasce dalla comprensione della sua struttura e del suo funzionamento.

Innanzitutto, è necessario approfondire i suoi vari utilizzi, anche quello propriamente di ambito finanziario (criptomonete) così da comprendere meglio come sfruttare tutto il suo potenziale e quindi valutare l’uso più idoneo per la propria attività e più rispondente alle proprie necessità.

Primo passo necessario quindi è capire, anche visivamente, utilizzando una semplice grafica, come sono strutturate sia la blockchain pubblica (permissioless) che quella privata (permissioned) ed in base alle funzionalità di ognuna scegliere quella più appropriata.

Una volta comprese le singole peculiarità e individuata la blockchain più idonea, sarà necessario valutare come potrebbe essere applicata ai processi aziendali e cosa potrebbe innovare e migliorare.

Le possibili alternative alla blockchain

Indubbiamente la blockchain non rappresenta la panacea di tutti i mali, anzi, l’analisi delle alternative tecnologiche è un passo fondamentale prima di decidere se iniziare un percorso che porti all’adozione di un DLT. Ad esempio, alcuni benefici promessi dalla blockchain vengono comunque già garantiti da tecnologie già in uso, come ad esempio gli Erp (Enterprice Resurce Planning) che integrati con strumenti cognitivi e tecniche di automazione riescono a elaborare perfettamente molteplici transazioni e contribuiscono in maniera assolutamente efficiente alla gestione dei processi; oppure gli Hub che utilizzando pratiche EDI anche avanzate (Electronic Data Interchange) garantendo l’interscambio tra sistemi informativi. Se da una parte però queste tecnologie alternative sono di più facile integrazione all’interno dei sistemi aziendali, pagano lo scotto di avere la necessità di sforzi notevoli e costanti, anche economici, per sostenerne i benefici e soprattutto vanno in sofferenza all’aumento del livello di complessità delle operazioni. Inoltre, peccano in scalabilità a differenza della blockchain che si sposa perfettamente con i concetti di automazione, trasparenza, affidabilità e velocità anche in ambienti complessi.

Solo dopo aver acclarato che la blockchain più di altre tecnologie può risolvere le criticità riscontrate, è necessario capire come pensare alla blockchain oggi, e come sfruttare al meglio il suo utilizzo.

Per avere una base di partenza facciamo alcune riflessioni.

La blockchain è un database, e tutte le aziende utilizzano un database per la gestione dei processi aziendali a qualsiasi livello, per il tracciamento dei prodotti, dei clienti, delle spese, delle entrate, degli stipendi, dei costi, di tutto ciò che rappresenta l’attività di impresa (il cosiddetto libro mastro è la parte fondamentale per la gestione aziendale, non solo a livello contabile).

A differenza degli altri database, però, la blockchain ha la possibilità di integrarsi perfettamente con altre tecnologie, alcune già esistenti (smart contract) altre in via di sperimentazione, (Intelligenza artificiale, sensoristica, IoT) per cui con la blockchain si reinventa il modo di gestire il libro mastro e quindi le transazioni, i dati e la loro registrazione, lo scambio delle informazioni necessarie all’attività di impresa, il tutto con la garanzia di una maggiore accuratezza, maggior controllo, maggiore sicurezza e immediata condivisione.

Il vantaggio ulteriore è che la blockchain integrata agli smart contract permette di validare ogni tipo di transazione nel momento stesso in cui avviene consentendo il realizzarsi degli eventi richiesti e programmati solo al verificarsi delle condizioni per cui tali eventi abbiano a realizzarsi.

Nel campo della finanza, per esempio, è possibile effettuare order to cash, trade finanziario, transazioni internazionali, riconciliazione immediata dei dati; nel campo aziendale, di contro, utilizzando sempre i medesimi principi si può tracciare la filiera in tempo reale, la catena di approvvigionamento, il patrimonio aziendale, fornire la garanzia su prodotti, verificare le varie conformità, gestire la logistica, il tutto registrando e condividendo in tempo reale i dati di qualsiasi operazione.

Sebbene però, ad oggi, lo sviluppo combinato delle tecnologie appena citate sia ancora in fase embrionale, allo stesso tempo è fondamentale che le aziende comprendano quale è la necessità di approcciarsi al fenomeno blockchain.

Promesse e prospettive della blockchain

E quindi, se tutto è ancora in via di sperimentazione, è meglio attendere o sviluppare la blockchain oggi?

Per rispondere a questa domanda bisogna valutare le prospettive. Da qui a 3 anni la blockchain “promette” di cambiare radicalmente imprese e mercati ed è quasi certo, visti gli investimenti a livello mondiale e le aspettative di utilizzo, che prima o poi tutti coloro che vorranno stare al passo con la concorrenza dovranno fare i conti con questa rivoluzione tecnologica. In ogni mercato il tempismo è uno dei fattori che determina il posizionamento e la blockchain, oggi, ad avviso dello scrivente, rappresenta un’ottima strategia di informatizzazione per permettere uno slancio tecnologico.

Si deve quindi rottamare tutto? Rivoluzionare sistemi e apparati? Perdere gli investimenti tecnologici già sostenuti?

Ciò che va rottamato è la vecchia maniera di concepire alcuni aspetti della vita aziendale, mentre i sistemi informatici possono sicuramente essere adattati all’utilizzo della blockchain.

Ciò che viene a modificarsi è la modalità di conservazione e condivisione di tutte le informazioni necessarie, che con blockhain avviene in maniera più rapida, più sicura e più efficiente, fin dall’origine, senza più la necessità della riconciliazione “a valle”, molto spesso attività dispendiosa che richiede tempo ed energie.

Quando la blockchain è utile (e quando no) in azienda

Tuttavia, la blockchain non serve a tutti e non serve per tutto.

La blockchain risulta utile quando:

  • vi è la necessità di condividere informazioni tra più parti, sia a livello interaziendale sia nel caso in cui vi fossero aziende diverse che hanno necessità di scrivere sullo stesso registro perché parti di una stessa attività e/o processo
  • diverse aziende condividono un obiettivo comune sebbene all’interno di un singolo settore (sicurezza alimentare, salute, assistenza giudiziale, certificazioni di conformità)
  • c’è necessità di aggiornare in tempo reale registri comuni ad aziende diverse, ma anche diversi registri della stessa azienda che hanno necessità di essere riconciliati.

Addirittura, la blockchain esprime al massimo le sue potenzialità ed è consigliata più di tutte le altre tecnologie quando:

  • vi è, nell’attività di impresa, compartecipazione di diversi produttori, clienti, fornitori di servizi di trasporto o servizi in genere, regolatori e/o autorità che necessitano di condivisione dei dati anche in tempo reale
  • vi sono gruppi di società che condividono una serie di scopi complessi e hanno necessità di far interagire i loro ecosistemi (acquisti di asset, finanziamenti, garanzie, assicurazioni, conformità, sicurezza)
  • vi sono più parti che hanno la necessità di accedere, creare, e mantenere dati per lungo tempo (garanzie, dati di clienti o di pazienti, ciclo di vita di un asset decennale) oppure la necessità di gestire le varie conformità
  • vi è la necessità dell’immediato trasferimento di risorse o di pagamenti o addirittura la necessità di semplificare la finanza commerciale o della catena di approvvigionamento
  • vi è la necessità di tracciare la filiera per garantire l’autenticità dei prodotti.

Non è utile l’utilizzo di una blockchain quando:

  • non vi sono più parti che hanno necessità di condividere informazioni e registrare transazioni o scambi
  • non vi è necessità di immagazzinare dati per lunghi periodi di tempo
  • si possiede già un sistema sicuro ed economico che permette il trasferimento di denaro in tempo reale e che registra immediatamente le transazioni
  • lo scopo aziendale è focalizzato su un singolo processo o una singola transazione e non vi è necessità di riconciliazione dei dati
  • non vi è necessità di integrare nei propri sistemi intelligenza artificiale, Iot, sensoristica o smart contract e dove non è necessario utilizzare un sistema end to end

L’informazione alla base di ogni scelta

L’informazione è alla base della valutazione di opportunità di utilizzo dei DLT, quindi esaminare bene tutto ciò che viene sostenuto e documentato sia dagli scettici della blockchain che dai suoi sostenitori appare il primo passo necessario.

Bisogna tener conto però che la blockchain si evolve velocemente, per cui tenersi al passo e aggiornati è vivamente consigliato. Un altro suggerimento è quello di costituire una squadra che annoveri manager esperti di blockchain ma anche e soprattutto tecnici e sviluppatori, lasciando che gli stessi interagiscano tra loro. Monitorare la concorrenza con riguardo allo sviluppo di tecnologie basate su DLT sarebbe ottimale e consentirebbe di non restare indietro, così come confrontarsi con partner commerciali per scambiare idee e opinioni sull’utilità dell’utilizzo di blockchain. Inoltre, monitorare costantemente l’evoluzione normativa per capire come l’Italia sta regolamentando il fenomeno aiuterebbe a valutare chance e opportunità.

Appare poi ancor più evidente la necessità di informarsi su eventuali finanziamenti pubblici (statali ed europei) per individuare possibili risorse. In ultimo, valutare costi e benefici di un eventuale investimento in questo settore è necessario per deciderne tempi e modalità. È consigliato, in ogni caso, se si decidesse di iniziare a sperimentare blockchain, farlo a piccoli passi ricordando che la blockchain è scalabile, implementabile e integrabile.

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