Cashback, perché è una leva per l'innovazione della PA - Agenda Digitale

L'analisi

Cashback, perché è una leva per l’innovazione della PA

Il cashback è una misura dal forte impatto sul tessuto socio-economico del Paese, tale da essere in grado di accelerare il processo di digitalizzazione: potrebbe rappresentare il primo step di un percorso verso una pubblica amministrazione diversa e più innovativa

22 Feb 2021
Andrea Tironi

Project Manager - Digital Transformation

Il cashback è una misura capace di un forte impatto sul percorso di trasformazione digitale del Paese. Si tratta di un progetto sistemico di enorme portata e valore, realizzato grazie alla cooperazione di molteplici attori pubblici e privati: il Governo, società pubbliche e oltre venti soggetti che operano nel settore dei pagamenti elettronici.

Le ricadute per il contesto socio-economico, nonché tecnologico, italiano sono significative e si basano sul valore reale generato, con meccanismi di premialità che creano comportamenti e abitudini virtuosi, che a loro volta migliorano la salute economica dello Stato e delle persone. Potrebbe essere il primo passo di un percorso che porterà in pochi anni ad avere una PA completamente diversa.

Gli obiettivi del programma cashback

L‘obiettivo ultimo del programma, oltre a favorire la diffusione dell’uso della moneta elettronica, punta a educare i cittadini al digitale in senso più ampio, favorendo un’accelerazione nell’adozione massiva di piattaforme come SPID, CIE e App IO (gli ultimi dati sulle identità digitali pubbliche e sui download dell’app lo confermano), oltre che l’utilizzo di strumenti a larga diffusione come gli smartphone. Aver creato un meccanismo virtuoso con una leva efficace per spingere la digitalizzazione è sicuramente un merito del sistema cashback.

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Con la giusta leva, ovvero per il giusto interesse, il cittadino (come mostrato anche dai tanti nonni che in pandemia hanno imparato ad usare whatsapp per vedere i nipotini) è in grado di acquisire cultura digitale, sfatando il mito dell’impossibilità di insegnare il digitale a certe categorie o certe generazioni.

Lo scopo inoltre è quello di avvicinare le persone ai pagamenti digitali per ridurre l’evasione fiscale. Tale obiettivo primario e molto evidente, nasconde l’obiettivo meno evidente ma altrettanto importante: l’obiettivo ultimo del programma che, oltre a favorire la diffusione dell’uso della moneta elettronica, punta a educare i cittadini al digitale in senso più ampio, favorendo un’accelerazione nell’adozione massiva di piattaforme come SPID,CIE e IO (gli ultimi dati sulle identità digitali pubbliche e sui download dell’app lo confermano)

Il raggiungimento dell’obiettivo “avvicinamento ai pagamenti digitali” viene effettuato con i meccanismi di premialità e facendo in modo che le persone avendo un interesse a dire “pago con carta, bancomat etc etc” spingano sugli esercenti per avere i pos o affini (satispay ad esempio) per evitare di perdere clientela, e soprattutto gli esercenti evitino di fare un sorrisone e dire “ciao e grazie alla prossima” senza dare lo scontrino.

Quello che si sta diffondendo è un comportamento nuovo: le persone chiedono di pagare con pos, l’esercente recepisce il messaggio e nel tempo si attrezza, il tutto diventa un’abitudine sia per pagamenti di piccolo importo che grande importo e il sistema cambia. Visto che questo meccanismo durerà 19 mesi (dal 8 Dicembre 2020 al 30 Giugno 2022) c’è tutto il tempo di acquisire nuove abitudini (la stabilizzazione dei comportamenti), che, studiando la scienza del comportamento umano, verranno cambiati solo per altri incentivi (che non ci saranno) di ritorno al contante.

Il tutto permette inoltre di ridurre l’evasione, perché se prima magari per piccoli importi non si “usava/osava” chiedere lo scontrino, ora lo si esige, per non perdere posti in classifica Cashback. Con questo meccanismo ci si sente più forti psicologicamente (ho un motivo per chiedere lo scontrino, il Cashback) e si forza l’esercente a fornirlo perchè se si paga in digitale l’esercente deve giustificare l’entrata con un documento fiscale associato.

I numeri

I numeri del cashback sono positivi, se pensiamo oltretutto che il programma è partito il giorno 8 Dicembre 2020.

Dati (al 17.02.2021) presi dalla dashboard sul sito Cashlessitalia.it nella sezione dedicata al Cashback

Aver coinvolto circa il 10% della popolazione complessiva italiana (ma molto di più se consideriamo che magari in una famiglia ci sono più persone ma uno solo strumento di pagamento, che i bambini non hanno strumenti di pagamento, che gli anziani sono meno digitali, che i giovani usano già strumenti che magari sono più evoluti come smartwatch e che la copertura degli strumenti di pagamento e dei soggetti bancari che aderiscono all’iniziativa non è ancora totale) in meno di due mesi, dà l’idea di quello che è chiaramente un “fenomeno” virale. Immagino che molti non avrebbero pensato di poter associare il concetto di virale a qualcosa di positivo fatto dallo Stato.

I furbetti del cashback

Un amico lavorava per una multinazionale americana ed era stato introdotto un nuovo sistema di premialità per i commerciali: chi faceva più marginalità sui prodotti venduti, otteneva un bonus migliore. Detto così, il sistema non fa una grinza, chi porta più soldi all’azienda riceve più soldi. Sembra un sistema sfidante, corretto e funzionale. Il sistema di premialità fu “hackerato” dai commerciali in questo modo: al posto che vendere un milione di prodotti a marginalità bassa, aumentando comunque i profitti dell’azienda, ne vendevano cento a marginalità alta. In tale modo la marginalità risultava alta e la loro premialità anche, rischiando però di vendere basse quantità e rovinare l’azienda. Quindi un meccanismo premiante corretto (miglior margine) è stato massimizzato danneggiando l’azienda pur premiando il singolo.

Un simile meccanismo di premialità è rappresentato dai bonus dati alle corporate della finanzia. Più soldi dai agli azionisti, più bonus riceve il CEO, indipendentemente dalla sostenibilità dell’operato, e questo perchè il timing di valutazione è su base trimestrale, invece che sul lungo periodo. Qui ci troviamo davanti ad un doppio errore: la premialità è calcolata su un parametro sbagliato (dividendi) e in un timeframe troppo ridotto. Si leggono lamentele sul fatto che qualche “furbetto” stia facendo transazioni a raffica per vincere il Super Cashback. Il Cashback per chi non lo sapesse prevede che al raggiungimento di 50 transazioni fatte con strumenti digitali (ma non online) nel periodo 01 gennaio – 30 Giugno 2021, possa ottenere un massimo di 150 euro di ritorno sul proprio conto corrente. Il Super Cashback genera un secondo premio: i 100.000 euro che avranno più transazioni riceveranno un super bonus di 1.500 euro.

Qualcuno allora si è inventato modi per fare più transazioni: dallo spezzare gli scontrini (il classico: mi può fare due scontrini, quelle cose sono di mia mamma …), a fare 1 euro di benzina alla volta alla pompa self alle 21.30 di sera perché tanto non c’è in giro nessuno, e mille altri che potremmo elencare o nemmeno immaginare. Questo non è niente di speciale, ma solo normale.

In fondo nessun meccanismo premiale è infallibile, si tratta solo di fare del proprio meglio e sapere che qualcuno per intelligenza, astuzia o furbizia lo “ottimizzerà” (hackererà) quindi avere anche buon senso nella valutazione dei risultati (se la valutazione è umana) oppure valutare la distribuzione dei risultati (se la valutazione è automatica) e capire se ci sono dei livelli di eccesso che vanno oltre un numero di deviazione standard che le rende sospette.

Ovvero se, alla data di scadenza delle registrazioni del Cashback del semestre attuale, il primo in classifica avrà (ipotizziamo) 3.800 transazioni e il secondo 1000, è chiaro che il primo o è un genio, o non ha niente da fare, o è un ricco, o semplicemente matematicamente qualcosa di strano c’è. Del resto se è stato nei parametri del “concorso”, il risultato non è contestabile. Si può però fare esperienza e cambiare leggermente le regole del concorso successivo facendo esperienza degli “hacking/ottimizzazioni” subiti. Non dimentichiamo comunque che spesso per fare transazioni si spende anche per cose per cui altrimenti non si sarebbe speso, per avere quella “transazioni in più”. Più spesa uguale più lavoro uguale più PIL. Quindi anche qui direi che il meccanismo è positivo, perlomeno nel modello capitalistico attuale.

Perché il cashback è un sistema equo

Il sistema di Cashback è equo: tutti i cittadini italiani possono parteciparvi per propria scelta, in egual modo e misura. Si potrà obiettare che chi non ha uno smartphone non può scaricare l’App IO o chi ha meno competenze digitali fa più fatica: vero. Del resto nessuno è escluso tra le persone che possono avere una carta di debito/credito/altro, grazie anche a tutti gli issuer che hanno messo a disposizione numerose soluzioni per aiutare i cittadini nelle loro transazioni digitali.

Si potrà obiettare che le transazioni su alcuni circuiti ancora non sono completamente acquisite dal sistema Cashback (uno su tutti il “mitico Maestro” che fino all’8 Dicembre 2020 non molti conoscevano, o perlomeno che non è sulla bocca di tanti come adesso). Vero anche questo, ma non per scelte di discriminazione, bensì per tempi tecnici di attivazione e implementazione del servizio, premesso che l’adesione al Cashback è volontaria anche per gli operatori economici.

Si potrà obiettare che chi usa Google Pay o Apple Pay, non è ancora inserito nel programma. Vero anche questo, ma i motivi sono quelli di Maestro, quindi legati alle tempistiche per assicurare l’operatività tecnica di tali metodi di pagamento nell’ambito del sistema Cashback e in risoluzione. Parlerò di questa utenza che definisco 2.0, nella sezione associata agli obiettivi e scopi del Cashback. Infine, qualche acquirer non c’è ancora. Ma anche questo dipende dall’adesione dei singoli e si è al lavoro per assicurare la massima copertura di mercato (oggi già intorno al 90%) .

Per cui se si avesse avuto il tempo tecnico di fare tutti gli accordi e tutte le integrazioni prima dell’avvio del programma (cosa che immaginiamo ci porti a risolvere tutti i problemi di cui sopra entro giugno, quindi per il prossimo giro di Cashback ovvero primo luglio – 31 dicembre) l’equità sarebbe stata garantita da subito; di fatto, la volontà è quella da sempre, sebbene l’esecuzione richieda più tempo.

Cashback e gamification

L’equità e la bontà del sistema sono evidenziati anche da altri aspetti:

  • la premialità ha un limite: i 150 euro. Se non ci fosse stato questo limite, più spendevo più ricevevo e questo sarebbe andato a discapito di chi può permettersi di spendere meno. E’ un meccanismo intelligente per evitare disparità che premiano chi più può spendere di più ovvero chi ha già possibilità. Questo meccanismo di chi più ha più riceve è tipico della finanza: quando la borsa sale per gli aiuti delle banche centrali, diventa più ricco chi ha più soldi investiti, e chi ha più soldi investiti sono le istituzioni finanziarie e i possidenti, non sicuramente chi fatica ad arrivare a fine mese.
  • ad ogni transazione qualsiasi importo abbia (max 1500), viene dato il 10% di ritorno. Anche questo è importante: che uno spenda 1 euro per il caffè o 100 euro euro per una vaporella, il ritorno è del 10%.
  • Il ritorno per transazione è limitato: spendere tanto in un solo colpo, non è indice di raggiungere l’obiettivo. questo ha evitato un’altra ottimizzazione: ovvero spendo 1.500 euro, ricevo il 10% ovvero 150 euro e poi continuo a pagare come al solito con i contanti. Essendo lo scopo creare un’abitudine, va creato un meccanismo che porti ad usare per più tempo lo strumento digitale, in modo da creare un nuovo comportamento.
  • far vedere nell’APP il 100.000 esimo quante transazioni ha. Questo è geniale! Genera una “corsa al podio” ovvero all’inseguimento del Super Cashback guardando ogni giorno quanto si è distanti dal mitico 100.000 esimo, che aiuta il meccanismo ad autoalimentarsi. Se avessi solo l’informazione “sei in posizione 203.435” penserei “caspita ma sono lontanissimo dal primo”. Ma se questa informazione è associata all’informazione ”hai 30 transazioni e il 100.000 esimo ne ha 35” allora il meccanismo mentale è: “va beh non arriverò primo ma non solo lontano dal Super Cashback”. Questo è utile perché sposta il focus da “arrivare primo” ad un obiettivo più raggiungibile “alla fine non mi interessa di arrivare primo, ma entro i primi 100.000 per avere il premio del Super Cashback” rendendo la competizione come percezione più fattibile. E’ come se ti chiedessero di partecipare a una gara di corsa nel tuo comune e nel primo caso vincerla (ci sarà sempre un professionista alla gara che sarà noto come molto forte e questo ti demotiverebbe), nel secondo caso di arrivare nei primi 100 (sicuramente la seconda opzione è più fattibile) La prima impresa è quasi impossibile, la seconda fattibile soprattutto se ti puoi allenare e sai il tempo del 100esimo in gara.

Ma non solo, meccanismi di gamification riguardano anche alcune scelte che dovremo fare. Una volta raggiunte le 50 transazioni, meglio passare al secondo bancomat in famiglia o proseguire con il primo? Questo dipende in primis da quando supereremo le 50 transazioni (il 20 gennaio o il 20 Giugno?). E poi dipende dalla nostra percezione della probabilità e della statistica, nonché dal nostro attaccamento al denaro e dalla volontà di rischiare: puntiamo tutto su un bancomat per un esito incerto (tentare di entrare nei 100.000 euro) ma più premiante (1.500 euro) oppure cambiamo bancomat e puntiamo su un evento certo (altre 50 transazioni) ma una premialità certa (i 150 euro massimi a 50 transazioni) Si tratta di meccanismi tipici della teoria dei giochi e dell’economia, che portano molti investire a comprare le azioni che scendono e vendere le azioni che salgono, oppure le persone ad accettare 100 euro subito invece che un eveno con probabilità 90% di vincere 150 euro e 10% di non vincere niente.

L’impatto tecnologico del cashback

Il sistema Cashback attivato da PagoPA Spa e basato sull’infrastruttura detta “Centro Stella dei pagamenti elettronci”, è tecnologicamente sfidante. Infatti PagoPA ha creato un precedente: la “super interoperbilità”. Da qui in poi nessuno potrà più dire nella PA che la banca dati A non può parlare con la banca dati B. Questo perché il Centro Stella, nel caso del Cashback, non a solo parlare la banca dati A con la B, ma il mondo A della banca dati A con il mondo B della banca dati B.

Il progetto Cashback ha messo in comunicazione il mondo bancario (B) con quello della PA (A) non solo permettendo una comunicazione tra due mondi, che tutti percepiamo come enormi elefanti pure un po’ vecchiotti ma facendolo intercettando il cittadino all’atto del pagamento, pur senza modificare la sua esperienza d’acquisto. Questo sta permettendo al mondo della Pa di apprendere quanto di buono c’è nel relazionarsi con il mondo bancario anche in termini di innovazione dei processi, e al mondo bancario di “normalizzare” alcune pratiche effettuate.

Ad esempio se avete notato, il Cashback ha dei ritardi di visualizzazione della transazioni. Questo perché le operazioni devono essere contabilizzate dalle banche e poi vengono trasmesse al Centro Stella di PagoPA spa dal circuito corrispondente. La contabilizzazione era una pratica pressoché personalizzata per ogni banca, ovvero ancora all’inizio del Cashback si vedevano contabilizzazioni fatte in un tempo variabile da 1 a 5-6 giorni lavorativi. Questo generava problemi ogni tanto ma solo agli utenti finali, che si trovavano ad aver sforato platfond della carta di credito per operazioni contabilizzate “troppo in ritardo” e quindi nel mese attuale invece che nel mese precedente.

Ora con il Cashback ci sono milioni di italiani che si alzano la mattina e vogliono vedere le transazioni fatte il giorno prima, quindi il sistema bancario si sta normalizzando in modo da non creare problemi a questi utenti finali che percepiscono la propria banca “come lenta”. Considerato che gli istituti di credito in Italia sono diverse centinaia (800 circa), capite che questa normalizzazione genera un allineamento dei flussi bancari notevole e ha un impatto significativo sulla normalizzazione e accelerazione dello stesso, un po’ come pagoPA nella PA sta cercando di creare un allineamento dei pagamenti verso gli Enti pubblici.

L’apporto economico del cashback

Da anni negli ambienti finanziari si parla del concetto di Helicopter Money. Questo concetto deriva dalla necessità di far arrivare i soldi delle banche centrali alle famiglie per spingere l’economia. Le banche centrali (istituti privati per chi non lo sapesse) per aiutare l’economia, hanno nel tempo attivato diverse misure:

  • riduzione dei tassi di interesse: l’obiettivo è permettere di accedere di più al credito per persone e aziende
  • quantitative easing: comprare asset finanziari (es. debito pubblico degli stati), per evitare crisi di stato
  • finanziare direttamente opere pubbliche allo scopo di potenziare il mercato del lavoro pubblico (teoria keynesiana della spesa pubblica)

Questi tre meccanismi (in particolare i primi 2) hanno mostrato una debolezza: i soldi non arrivano alle famiglie, ma si fermano nelle istituzioni finanziarie o si fermano nelle tasche delle persone più abbienti. Il cashback potrebbe essere visto come una sorta di livello 4 di questo meccanismo, ovvero si traduce in soldi che vanno direttamente ai cittadini. Essendo un meccanismo equo con tutte le caratteristiche sopra indicate, permette infatti a tutti, in maniera equa e non casuale, di ricevere soldi dallo Stato, quindi è l’attuazione di una politica di helicopter money non randomica ma pensata e molto interessante:non sono soldi “dati senza scopo”, ma sono soldi dati a chi attua comportamenti ritenuti da premiare (pagamenti digitali) che a loro volta generano effetti positivi (riduzione evasione).

Credo che più di così a una azione governativa non si possa chiedere … ma forse c’è ancora un ultimo punto. Inoltre, dal punto di vista meno macro e più locale, il cashback permette di dare una spinta ai consumi “di zona” o a “km zero” e al commercio locale, visto che per utilizzare lo strumento di pagamento digitale è necessario recarsi fisicamente presso l’esercente a differenza dell’online. Questo può aiutare i negozi locali a migliorare le loro entrate, prima catalizzate dall’e-commerce. Ovviamente questo meccanismo, esteso a tutta Italia, sebbene sembri “localizzato” se guardato dal punto di vista di ogni cittadino, ha effetti macro sul commercio di prossimità.

L’impatto sociale

Ultimo ma non per importanza è anche l’apporto sociale. Il Cashback aiuta le persone a “distogliersi dai problemi del quotidiana”. Nel mondo dei videogame e della gamification, si parla ormai di “terzo posto” dopo il lavoro e la casa, ovvero il gioco. Il gioco è un momento in cui si lasciano da parte tutti i problemi, si torna un po’ bambini e ci si rilassa lontano dalle preoccupazioni. In un periodo di pandemia, in cui tutti siamo stanchi, affaticati, in quarantena, abbiamo perso conoscenti e cari, non possiamo fare quello che ci piace, possiamo muoverci poco, avere una sorta di “giochino” che catalizza l’attenzione (ovvero il CashBack) può aiutare a distogliersi dalle “preoccupazioni del quotidiano”.

In fondo è vero che ci danno dei soldi, quindi molti diranno “non è un gioco”, ma d’altra parte è anche vero che lo è, se c’è una classifica. Quindi il cashback ha anche una piccola valenza sociale, dandoci qualche pensiero “giocoso” in un periodo molto difficile per tutti, ovvero qualche minuto di evasione quando guardiamo la classifica e pensiamo a come fare uno scontrino in più. Questo in aggiunta a tutte le valenze socio-economiche di cui parlavamo sopra.

Conclusione

Concludo ribadendo il concetto espresso inizialmente: se PagoPA spa e lo Stato italiano continueranno a fare progetti di questa portata e con ricadute così significative su più i ambiti (tecnologico, sociale, economico …) basandosi sul valore reale e impatto generato, con meccanismi di premialità che creano comportamenti e abitudini virtuosi che a loro volta migliorano la salute economica dello Stato e delle persone, penso che in pochi anni avremo una PA completamente diversa. Avremo anche dei cittadini molto più digitali perchè spinti all’apprendimento da meccanismi premianti.

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