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La guida

Dichiarazione IVA precompilata 2020, che cos’è e come funzionerà

Tutto sulla dichiarazione IVA precompilata 2020, l’iniziativa dell’Agenzia delle entrate prevista a parte dal primo luglio dell’anno prossimo con l’obiettivo di semplificare le procedure a vantaggio del contribuente

27 Nov 2019

Dichiarazione IVA precompilata in arrivo dal primo luglio 2020. Da quella data sarà disponibile in via sperimentale un programma di assistenza online, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate all’interno dell’area riservata, che utilizzando i dati provenienti dalle fatture elettroniche, dalle operazioni transfrontaliere e dai corrispettivi telematici predisporrà in automatico le bozze dei Registri delle fatture emesse e ricevute (di cui agli art. 23 e 25 del DPR n.633 del 26 ottobre 1972) e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’IVA (cd. Lipe) di cui all’art. 21-bis del decreto legge 78/2010.

Tutto questo in base a quanto previsto dal decreto fiscale allegato alla Legge di bilancio 2020 (Decreto legislativo 124 del 2019 pubblicato in Gazzetta ufficiale il 26 ottobre di quest’anno) nel 2020, anche se nel secondo semestre, arriveranno le dichiarazioni precompilate per i soggetti IVA residenti e stabiliti in Italia.

Dichiarazione IVA precompilata, che cos’è

In sostanza, si tratta di una dichiarazione IVA precompilata dall’Agenzia delle Entrate, che viene completata grazie ai dati raccolti dall’AE con la fatturazione elettronica, con i corrispettivi telematici e con i dati delle operazioni transfrontaliere che vengono inviate all’AE.

Da sottolineare anche che per tutte le operazioni IVA 2021 sarà inoltre messa a disposizione anche la bozza della dichiarazione annuale dell’IVA. Quelle fornite dall’Agenzia delle Entrate saranno però bozze e richiederanno ai fini dell’invio la conferma del contribuente, come già avviene per il modello 730 precompilato. Date le molteplici eccezioni e particolarità in campo IVA tali dichiarazioni proposte in automatico saranno difficilmente prive di errori.

La normativa sull’Iva è infatti la più articolata nell’ambito fiscale: un manuale completo, che copra ogni casistica, supera tranquillamente le mille pagine. La difficoltà nell’implementazione di questo sistema quindi, potrebbe essere anche il motivo alla base della modifica del testo originario del decreto legislativo n. 127 del 5 agosto 2015 che prevedeva per i modelli IVA precompilati una suddivisione in base alle categorie professionali. Pertanto, è timore diffuso tra gli addetti ai lavori che tale misura, adottata “in un’ottica di semplificazione fiscale”, secondo quanto dichiarato dal Legislatore, non sarà poi così efficace nel semplificare la vita del contribuente, che data la complessità della materia non sarà in grado senza il supporto di un professionista di valutare la correttezza della dichiarazione.

Un passo ulteriore verso la digitalizzazione che potrebbe avere effetti controproducenti in quanto una comunicazione non totalmente chiara nei confronti dei contribuenti potrebbe generare aspettative poi disattese, proprio come accaduto anche con il modello 730 precompilato, dove la sinteticità del messaggio veicolato attraverso i leader politici e le comunicazioni non specializzate, ha indotto i più a pensare che l’accettazione senza l’apporto di modifiche, esonerasse dai controlli sulle dichiarazioni sui redditi.

A chi è rivolta la nuova dichiarazione IVA precompilata

Nonostante il decreto collegato alla legge di bilancio per il 2019 abbia modificato il comma 1 dell’art. 4 del decreto legislativo n. 127 del 5 agosto 2015, pubblicato sulla GU n.190 del 18 agosto 2015 entrata in vigore il 2 settembre dello stesso anno, il recente decreto non ha modificato il comma 2, che indica le categorie di soggetti per i quali sarà prevista la semplificazione. Quest’articolo derubricato “Riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili per specifiche categorie di soggetti” prevede che i soggetti ammessi al regime sono individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, ossia saranno successivamente determinati in dettaglio. Viene inoltre espressamente prevista la possibilità di accedere a tale semplificazione anche per i soggetti non di minori dimensioni che intraprendono attività d’impresa, arte o professione anche se solo per il periodo in cui l’attività è iniziata e per i due successivi.

Alla luce di tale ultima previsione si evince che la misura non riguarderà le grandi società, caratterizzate da una contabilità più complessa, ma le partite Iva e le imprese di minori dimensioni (come commercianti, artigiani, professionisti, imprenditori individuali) che in Italia rappresentano la stragrande maggioranza dei contribuenti.

Cosa fornirà l’Agenzia delle Entrate:

  • Bozza della Lipe: ossia liquidazione Iva periodica (mensile o trimestrale) con determinazione del saldo a debito o a credito per il periodo,
  • Bozze dei registri obbligatori (registro fatture e registro acquisti): compilati a partire dalla Fatture elettroniche emesse e ricevute tramite Sdi
  • Bozza della dichiarazione IVA annuale: la dichiarazione con cui si effettua il calcolo annuo dell’Iva, con la presentazione dei differenti quadri di tutte le fattispecie avute nell’anno, sia per le detrazioni che nelle varie forme di imponibilità (reverse charge, split payment, immediata o differita, Iva per cassa, art 74, …etc)
  • Bozze dei modelli F24 di versamento: il saldo a debito o a credito emergente dalla dichiarazione Iva verrà riportato, in caso di debito in un F24 precompilato.

Gli obiettivi

La “rivoluzione” che ha avuto inizio nel 2015 con l’arrivo della dichiarazione precompilata del 730, annunciata già il 31 ottobre del 2014, vuole modificare – migliorando, negli auspici dell’Agenzia, il servizio offerto e il rapporto tra contribuente e fisco in modo da diminuire ex ante i rischi di evasione ed elusione e aumentare il tasso di adempimento spontaneo. Questi profondi mutamenti possono essere visti in attuazione dell’art 6 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212 del 2000) che sancisce la semplificazione come “principio informatore”, così come affermato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore, nel corso dell’audizione di oggi presso la VI commissione Finanze e Tesoro del Senato nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul processo di semplificazione del sistema tributario e del rapporto tra contribuenti e fisco, l’11 giugno 2019.

Il cammino sta proseguendo ed è anche in quest’ottica che sono stati introdotti nuovi obblighi a carico dei contribuenti, prima con l’introduzione della fattura elettronica (2019) e successivamente con l’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi (tra 2019 e 2020, il cosiddetto scontrino elettronico), nonché tra gli ultimi provvedimenti le semplificazioni ad esempio del calcolo degli acconti Ires, Irap, Irpef in cui per chi effettua il pagamento in due rate gli importi, saranno pari alla metà dell’importo dovuto mentre per chi lo effettua in un’unica rata il dovuto sarà il totale dell’importo, almeno secondo le dichiarazioni del Ministero e dell’Agenzia.

Aspetti critici

Alla luce delle evoluzioni normative susseguitesi negli ultimi anni e delle dichiarazioni espresse dall’Agenzia e dal Legislatore, cosa possiamo aspettarci in merito alla Dichiarazione Iva precompilata Alcuni aspetti da valutare sono, ad esempio, quelli relativi alle modifiche che il contribuente volesse apportare a quella che l’Agenzia stessa definisce una “bozza” di dichiarazione. Sarà facile effettuarle? E soprattutto, sarà penalizzante per il contribuente? Sotto quali presunzioni verranno viste le eventuali deviazioni dal precompilato? E in pratica, si risolverà come con gli Isa dove è presente soltanto lo spazio “note” nel quale con un limite massimo ai caratteri il contribuente deve spiegare (senza sapere come verranno valutate) le proprie “giustificazioni” o – come invece sarebbe più che legittimo attendersi, specie in una fase di prima applicazione – le modifiche e integrazioni del Contribuente non avranno effetto penalizzante? Inoltre, in maniera speculare, saranno previsti dei benefici fiscali per il Contribuente che si adegua, quindi che accetta di non modificare nulla di quanto proposto? Infatti, l’obiettivo dichiarato di utilizzare il canale digitale per semplificare le verifiche fiscali ed elaborare più facilmente i dati, è di per sé positivo, se viene lasciato spazio alla correzione “umana”.

La sempre crescente mode di dati che affidiamo o di cui diamo l’accesso all’Ente impositore, può essere giustificata e anzi corrispondere ad un interesse legittimo del contribuente, solo se la stessa si traduce in minori anni per le verifiche fiscali o minori presunzioni di evasione o in generale in una più facile, ed equa, compliance anche in termini di adempimenti richiesti al contribuente. Il tema della privacy era già stato evidenziato circa un anno fa dal Garante della Privacy, per la scarsa trasparenza offerta dall’Agenzia sulle modalità con le quali avrebbe conservato ed elaborato i dati delle Fatture Elettroniche. Rispetto alla semplificazione che la digitalizzazione dovrebbe offrire al cittadino, finora abbiamo visto lievissimi miglioramenti, e al contrario ancora nell’anno in corso con gli ISA la quantità di dati che è richiesto fornire al Contribuente è aumentata, assieme alla quantità di spiegazioni da fornire all’Agenzia, in caso di non congruità, peraltro in contradditori sbilanciati, ancora recentemente sanzionati dal Garante del Contribuente.

Pertanto, l’effettiva “convenienza” delle nuove modalità in termini di semplificazioni e di minor richiesta informativa da parte del Fisco è ancora da dimostrare e la “perdita di privacy” che ne deriva mostrerà solo nel lungo periodo i propri effetti positivi.

I dubbi operativi

Da un punto di vista più concreto di compilazione del modello dichiarazione Iva precompilata, tre aspetti appaiono dubbi al momento:

  • le modalità di accesso del titolare alla parte riservata sul sito dell’Agenzia andrebbero di gran lunga semplificate. Al momento, chi non accede tramite Intermediario ed opera in forma societaria, ad esempio, ha bisogno di aprire due account sul sito dell’Agenzia, uno personale e successivamente uno come legale rappresentante della Società, il tutto non in maniera sincrona, bensì in molti ancora attendendo spedizioni postali di pin e codici vari, aspetti a dir poco obsoleti per un Fisco “digitale”,
  • il coordinamento della liquidazione Iva derivante dai Registri dei corrispettivi appare di difficile applicazione, specie nel primo anno in cui proprio i corrispettivi saranno trasmessi telematicamente. L’unica modalità gratuita ad oggi possibile per la trasmissione dei corrispettivi è l’accesso dal sito dell’Agenzia delle Entrate, ma la procedura è di per sé così lunga e macchinosa che la stessa Agenzia la consiglia solo per gli operatori “che compiono poche operazioni”. Diversamente, si richiede l’acquisto di dispositivi hardware per la trasmissione dei corrispettivi (registratore telematico o stampante fiscale telematica o entrambi) che spesso corrispondono a migliaia di euro di spesa per ogni esercente, a fronte di un incentivo di massimo 250 Euro. L’attuazione della misura non sarà immediata, molti stanno tardando ad adeguarsi anche per la scarsità di soluzioni tecniche disponibili. Inoltre, chi opera online (e-commerce) è ad oggi esentato, e quindi come integrerà la propria dichiarazione Iva?
  • Anche il coordinamento con le fatture da e per l’estero creerà complessità in tema di Dichiarazione Iva precompilata. Un passo in avanti sarebbe sicuramente di abolire l’inutile esterometro, adempimento prettamente italiano, duplicato in molti casi delle comunicazioni obbligatorie europee, e prevedere di far transitare anche le operazioni con l’estero sullo Sdi.

Conclusione

In definitiva, per verificare se davvero la dichiarazione precompilata Iva si rivelerà una “semplificazione” per il cittadino, occorrerà attendere la prova dei fatti. Il digitale rappresenta sicuramente un’occasione di semplificazione per le procedure complicatissime del nostro Fisco e si spera un risparmio per le finanze pubbliche. Ad oggi, l’effettivo “ribaltamento” dei vantaggi in termini di semplificazione sul singolo Contribuente è, in gran parte, ancora da vedere.

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