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Digital transformation e studi professionali, a che punto siamo?

Collaborazione, capacità di innovare i metodi di lavoro e di implementare strategie nuove per affermarsi sul mercato e trovare nuovi clienti. Gli Studi Professionali sono sfidati a competere soprattutto in queste aree. Cosa ne pensano i diretti interessati? L’Accademia dei Commercialisti propone una survey.

16 Apr 2021
studi professionali

Essere parte del cambiamento non solo come attori protagonisti nell’innovazione ma anche esprimendo un’opinione sulla propria situazione, sulle capacità di affrontare le sfide di competitività che l’emergenza sanitaria pone oggi e di prepararsi a quelle del prossimo futuro. Comprendere meglio qual è il livello di adozione tecnologica attuale e ribadire l’importanza di mettere a frutto il valore generato dalla tecnologia è il fine dell’iniziativa lanciata dall’Accademia di Commercialisti e dall’Università di Pavia che consiste in una ricerca sulla digital transformation degli Studi Professionali.

A un anno di distanza dalla diffusione del virus Covid-19 con tutti gli effetti devastanti che ha avuto, l’Accademia dei Commercialisti e l’Università di Pavia hanno lanciato questa iniziativa proprio per capire il sentiment delle aziende e per scattare una fotografia della situazione attuale riguardo l’attitudine e l’adozione di soluzioni tecnologiche.

Il legame tra tecnologia e Studi Professionali è particolarmente rilevante, perché si tratta di una categoria professionale che non può mai fermare le proprie attività e che ha subito in modo particolare l’obbligo nell’utilizzo dello smart working.

Tuttavia, non ci si improvvisa “smart worker” e per questo risulta indispensabile avere alle spalle una solida infrastruttura informatica cloud che lo consenta. In particolare, occorre poter attingere in sicurezza ad archivi virtuali di documenti, avere canali di comunicazione e procedure tese a proteggere le informazioni dei clienti e così via. Dematerializzazione, mobility, collaboration sono le sfide che oggi è necessario affrontare con urgenza, anche se la trasformazione non può essere immediata e pare scontrarsi con retaggi culturali che derivano dal passato.

La tecnologia ha infatti un grado di sofisticatezza tale da consentire di abbattere qualsiasi reticenza, tuttavia sono presenti ancora delle incertezze nella sua adozione e sarà compito della survey mettere in luce le motivazioni del ritardo nella sua adozione.

Ecco come funziona la ricerca sugli Studi Professionali italiani e la digitalizzazione proposta dall’Accademia dei Commercialisti

L’Accademia dei Commercialisti è nata su iniziativa di Fausto Turco (con una vasta esperienza in ambito di system integration dedicata agli Studi Professionali), Patrizia Gallina (responsabile dell’amministrazione di Si-Net) e Mauro Mazzolari, da anni attivo nell’organizzazione e analisi di processi per Studi Professionali.

Lo scopo dell’Accademia è supportare il cambiamento culturale abilitato dagli strumenti innovativi.

In tale logica è nata la ricerca proposta agli Studi Professionali italiani tesa a capire cosa si intenda per Trasformazione digitale, che tipo di servizi digitali sono utilizzati e per quali fini. Particolare interesse viene dedicato anche a indagare:

  • le modalità con cui si approccia l’innovazione
  • come vengono pianificati i nuovi modelli di lavoro
  • i criteri con cui si scelgono le soluzioni innovative
  • quanto sono diffuse le competenze, come ad esempio in ambito cybersecurity

La survey è proposta sotto forma di questionario strutturato con risposte multiple, per una durata di compilazione stimata di circa 4 minuti.

I dati raccolti saranno trattati dal laboratorio di ricerca DigITA4good Lab, che mediante l’adozione di evolute tecnologie di data analytics estrapolerà insight, intuizioni originali, nella fattispecie, sugli impatti socioeconomici che ha avuto la pandemia.

I risultati dello studio, strettamente confidenziali, saranno condivisi attraverso dashboard di facile fruizione con i partecipanti all’indagine stessa, distribuiti sotto forma di dati aggregati.

Digitalizzazione degli Studi professionali: statistiche e trend

Per avere un’idea del contesto generale si riportano i seguenti dati. Secondo il rapporto “Professionisti, dal Covid-19 verso l’antifragilità” pubblicato dall’Osservatorio Professioni e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, gli attori del mondo delle professioni economiche e giuridiche da tempo guardavano a quell’evoluzione tecnologica che con l’emergenza sanitaria è diventata prioritaria.

Dalla ricerca ha indagato sulla capacità competitiva degli Studi Professionali, analizzando quanto essi sanno gestire il cambiamento e, più nello specifico, all’abilità di sfruttare tutte le leve che hanno a disposizione per migliorarsi: dall’innovazione in quanto tale alla riorganizzazione, dalla collaborazione alle competenze messe in campo, sino alle azioni adottate per contraddistinguersi sul mercato d’appartenenza.

Nell’analisi risulta che i meno competitivi sono gli studi di avvocati, seguono i consulenti del lavoro, i commercialisti e poi i multidisciplinari.

Focus sugli investimenti in digital transformation, a quanto ammonta la spesa degli studi professionali?

Gli studi legali sono quelli che investono meno in IT, il 66% del campione dell’Osservatorio ha speso meno di 3mila euro in tecnologia nel 2019 e per il 60% dei casi tale cifra non è cresciuta nei 12 mesi successivi.

I consulenti del lavoro hanno dichiarato un investimento, in media, di quasi 9mila euro manifestandosi, come gli avvocati, ancora abbastanza prudenti rispetto alle nuove tecnologie.

Gli studi di commercialisti, invece, già a partire dal 2019 avevano innalzato gli investimenti e circa la metà degli intervistati ha messo a budget oltre 5mila euro, per un valore medio che si è aggirato, in maniera stabile anche per il 2020, sugli 11mila.

Gli studi multidisciplinari rappresentano la categoria che investe più denaro per l’IT di tutte le altre. La spesa media per studio è stata di 22mila euro, invariata tra il 2019 e il 2020.

Le principali sfide identificate per gli studi professionali

La collaborazione rappresenta un punto di debolezza significativo per gli studi legali che non dimostrano un approccio strategico alla condivisione probabilmente perché ciascun avvocato è geloso delle proprie conoscenze anche all’interno del suo stesso studio.

La leva principale su cui agiscono i consulenti del lavoro (in Italia realtà non particolarmente grandi) è rappresentata dalle competenze, ma l’innovazione è un tasto dolente. Nel contempo, viene rilevato un certo interesse verso nuove aree di servizio.

I commercialisti, soprattutto i più piccoli, risentono della loro difficoltà di affermarsi sul mercato con logiche diverse dalle economie di vicinato e quindi non sono in grado di ampliare il loro portafoglio. D’altra parte, i più grandi fanno di efficienza e standardizzazione dei processi i loro punti di forza, pur avendo lacune nella collaboration. Tutti possono contare su elevate competenze ma per lo più tradizionali e, quindi, comuni all’intera categoria.

Gli studi multidisciplinari eccellono per la loro capacità di organizzazione, presumibilmente per conciliare le diverse attività di business che propongono e questo si riflette sull’opportunità di affermarsi nel trovare nuovi clienti. D’altro canto, queste realtà non riescono a far fruttare al meglio il portafoglio di servizi offerti e, in particolar modo, a innovarli.

Dalla survey risulterà evidente se e quanto queste tendenze sono confermate e quali sono i principali topic su cui i professionisti dovranno concentrarsi.

L’articolo è parte di un progetto di comunicazione editoriale che Agendadigitale.eu sta sviluppando con il partner Accademia dei commercialisti.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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