Lo scenario

E-Voting e blockchain, sì o no: i casi internazionali

Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, l’Estonia, la Russia, si stanno servendo della tecnologia blockchain per le operazioni di e-voting. L’argomento è caldo anche in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del 2020 e offre spunti di riflessione sull’impiego dell’innovazione in questo campo

06 Ago 2019
Eloisa Marchesoni

ICO advisor, Hbtc Consulting

blockchain, voto elettronico, sicurezza

Le questioni legate alla sicurezza informatica sono uno degli argomenti più caldi nella corsa alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America 2020, dal momento che spesso vengono espressi timori per il fatto che attori nazionali o stranieri possano cercare di distorcere i risultati delle elezioni. Per questo ci si sta sempre più spesso chiedendo come, nell’ambito delle future smart city e – perché no – smart nation, si potrebbe ovviare a problemi simili.

Mentre molti vedono una soluzione nell’eliminazione di tutte le forme di votazione elettronica specialmente laddove le macchine per il voto elettronico si sono dimostrate estremamente vulnerabili, altri sperano che le nuove tecnologie possano rendere le elezioni più sicure. La tecnologia blockchain, in particolare, sta attirando molto interesse su questo fronte.

Blockchain ed e-voting, i casi

Esistono attualmente molti protocolli blockchain e alcuni di questi potrebbero servire come possibili piattaforme per i servizi di voto. Follow My Vote è una startup con base in Virginia, U.S.A., che spera di portare il popolo americano verso il voto basato su blockchain. Sempre negli U.S.A., c’è anche Blockchain Technologies Corp., con sede a New York, che sta adottando un approccio ibrido di sistema di voto azionato da blockchain abbinato a schede cartacee che utilizzano codici QR per garantire che ogni voto venga assegnato una sola volta.

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Stiamo assistendo a un maggiore movimento nella direzione del voto basato su blockchain anche al di fuori degli Stati Uniti. Il servizio di posta australiana di proprietà del governo, ad esempio, utilizza la tecnologia blockchain per creare un sistema di votazione agnostico, a prova di manomissione, rintracciabile e anonimo, che si dimostrerebbe resistente agli attacchi di tipo Denial of Service (DoS). Per il momento, il servizio sta testando le acque con le elezioni aziendali e comunitarie, ma i direttori del progetto sperano di riuscire un giorno a gestire le elezioni parlamentari.

Anche il depositario centrale di titoli della Russia, l’NSD, si sta dilettando con la blockchain, progettando un sistema di voto e-proxy completamente funzionale, un libro mastro sul quale vengono trasmesse e conteggiate le azioni di voto. La tecnologia è già stata utilizzata nelle riunioni degli obbligazionisti e sarà estesa ad altre aree operative dell’NSD.

Un altro Paese che cerca di sfruttare la tecnologia blockchain per il voto è l’Estonia, che è già leader nell’applicazione alla politica della tecnologia, con il suo programma di e-residency, una piattaforma di identità elettronica che consente agli stranieri di fare affari e accedere ai servizi governativi. Il paese sta ora completando gli sforzi precedenti con un sistema di voto elettronico basato su blockchain che consente sia ai cittadini estoni che agli e-residenti di votare in modo sicuro nelle assemblee degli azionisti delle società estoni.

Sistemi di voto su Blockchain stanno facendo il loro debutto anche in Medio Oriente, presso la Borsa di Abu Dhabi, che proprio questa settimana ha annunciato di aver iniziato a utilizzare blockchain per consentire alle parti interessate di partecipare e osservare i voti nelle loro riunioni annuali generali, e in Danimarca, dove il partito politico di Alleanza Liberale ha scelto di utilizzare la blockchain per le sue votazioni interne già dal 2014. Altri sforzi simili si stanno osservando nel resto del mondo, come in Ucraina, in base a quanto è stato recentemente annunciato dai media.

Le forme del voto elettronico

Il voto elettronico potrebbe assumere molte forme: utilizzando internet o una rete dedicata e isolata; richiedendo agli elettori di frequentare un seggio elettorale o consentendo il voto senza sorveglianza; utilizzando dispositivi esistenti, come telefoni cellulari e computer portatili, o richiedendo attrezzature specializzate. Ora abbiamo un’altra scelta: continuare a fidarci delle autorità centrali per gestire le elezioni o utilizzare la tecnologia blockchain per distribuire registrazioni di voto aperto tra i cittadini. Molti esperti concordano sul fatto che il voto elettronico richiederebbe sviluppi rivoluzionari nei sistemi di sicurezza. Il dibattito è ora concentrato sul decidere se la blockchain rappresenterà uno sviluppo trasformativo o semplicemente incrementale e quali potrebbero essere le sue implicazioni per il futuro della democrazia.

Di solito, i voti vengono registrati, gestiti, contati e controllati da un’autorità centrale. Il voto elettronico su Blockchain (Blockchain E-Voting, o BEV) consentirebbe agli elettori di eseguire autonomamente questi compiti, consentendo loro di conservare una copia del documento di voto. Il record storico non potrebbe quindi essere modificato perché altri elettori vedrebbero che il record è diverso dal loro. Non sarebbe nemmeno possibile aggiungere voti illegittimi, perché altri elettori sarebbero in grado di controllare se i voti siano compatibili con le regole (perché già stati conteggiati o non associati a un registro elettorale valido). Il BEV sposterebbe il potere e la fiducia lontano dagli attori centrali, come le autorità elettorali, e promuoverebbe lo sviluppo di un consenso comune abilitato alla tecnologia.

Un modo per sviluppare sistemi BEV per l’e-voting è creare un nuovo sistema su misura, progettato per riflettere le caratteristiche specifiche dell’elezione e dell’elettorato. Un secondo approccio che potrebbe essere meno costoso e più facile è quello di condurre le elezioni su una blockchain più consolidata, come quella già usata da una moneta virtuale quale il Bitcoin. Dato che la sicurezza di un registro blockchain dipende dall’ampiezza della sua base di utenti, questo approccio a due vie potrebbe anche essere più sicuro per le elezioni con un piccolo numero di votanti. Gli esperti di blockchain stanno discutendo una nuova generazione di “sistemi tecno-democratici” e possiamo già vedere l’emergere di equivalenti virtuali delle amministrazioni nazionali, basate sulla tecnologia blockchain. Tuttavia, a breve termine, il potenziale più forte del BEV potrebbe esprimersi in contesti organizzativi non nazionali (e.g., elezioni interne dei partiti politici, voti degli azionisti).

L’uso degli smart contract e l’anonimato

Portando il concetto un ulteriore passo avanti, il BEV potrebbe essere combinato con smart contract, per agire automaticamente in determinate condizioni concordate. Qui, ad esempio, i risultati elettorali potrebbero innescare l’attuazione automatica delle promesse del manifesto, delle scelte di investimento o di altre decisioni organizzative. Le promesse più ottimistiche del voto elettronico – ad esempio, che incoraggerebbe la gioventù europea a ritornare alla partecipazione democratica – dovrebbero tuttavia essere lette con un certo scetticismo. Allo stesso modo, molte delle preoccupazioni per il BEV – anonimato, coercizione e accessibilità – si applicano anche ai sistemi cartacei tradizionali. La coercizione è una minaccia per qualsiasi sistema di voto che offra una partecipazione remota (ad esempio voti postali). Sia per il BEV che per le elezioni cartacee, l’uso di cabine private di voto è l’unica garanzia contro le frodi. L’accessibilità a tutti gli elettori è una preoccupazione chiave in tutte le elezioni, ma il BEV potrebbe addirittura complicare le cose presentando ai cittadini fin troppe opzioni di accesso al voto.

Ad esempio, essi potrebbero trovarsi a dover scegliere se votare a un terminale in uno stand tradizionale o utilizzare un dispositivo personale. Possono esserci diverse interfacce per i cittadini che desiderano andare oltre la votazione e anche esercitare il loro diritto di accesso ai dati e controllare che siano state seguite le procedure corrette. L’anonimato è infine spesso considerato un elemento cruciale della partecipazione democratica, sebbene la maggior parte delle elezioni nazionali siano di fatto “pseudonime”. Ciò significa che non è facile scoprire come hanno votato le persone, ma è comunque possibile perché un codice collega ogni scheda elettorale con una voce personale nel registro elettorale. Siamo costretti a fidarci delle autorità per proteggere il nostro anonimato. Anche il BEV è basato su pseudonimi, quindi a volte può essere possibile scoprire come un individuo ha votato.

Possiamo fidarci della comunità e della tecnologia per proteggere il nostro anonimato? Il lavoro è in corso, nello sviluppo di sistemi BEV, per trovare una risposta tecnica a questo problema che possa offrire un pieno anonimato. Una possibile risposta è affidarsi a un’autorità centrale per distribuire pseudonimi e mantenerli segreti, proprio come si fa ora nei sistemi di voto cartaceo. Tuttavia, il mantenimento di un potere centralizzato e la fiducia in esso, in questo modo, potrebbero mettere in discussione l’ideologia della decentralizzazione associata ai sistemi basati su blockchain. Un’altra questione chiave è come garantire una diffusa fiducia nella sicurezza e nella legittimità del sistema. Come per le elezioni su carta, non è sufficiente che il risultato sia giusto e valido. L’intero elettorato, anche se deluso dal risultato, deve accettare che il processo sia legittimo e affidabile. In quanto tale, oltre a fornire sicurezza e accuratezza effettive, il BEV deve anche ispirare fiduca in un vasto pubblico e, dato che il protocollo blockchain è piuttosto complicato, ciò potrebbe costituire un ostacolo all’accettazione di massa.

L’impatto

Nel valutare il potenziale impatto del sistema BEV, dobbiamo considerare i valori e la politica che esso riflette, in quanto esso non si limita a digitalizzare la tradizionale procedura di voto, ma propone un’alternativa con un diverso insieme di valori e di basi politiche. Tradizionalmente, le autorità gestiscono le elezioni e il processo è in black box, centralizzato e dall’alto verso il basso, mentre, nel caso BEV, il processo è gestito dalle persone ed è trasparente, decentralizzato e dal basso verso l’alto. Mentre la partecipazione alle elezioni tradizionali rafforza l’autorità dello stato, la partecipazione al BEV afferma il primato del popolo. Alla luce di ciò, non sorprende che vengano tracciati collegamenti tra quest’ultimo e transizioni verso una democrazia più diretta e decentralizzata. In quanto tale, la misura in cui la tecnologia blockchain fiorirà nell’area dell’e-voting può dipendere dalla misura in cui può riflettere i valori e la struttura della società, della politica e della democrazia.

Infine, va sottolineato gli smart contract su Blockchain rendono le transazioni automatiche. I veri entusiasti della tecnologia vorrebbero con essi eliminare del tutto l’azione degli intermediari, come i governi nel caso specifico del voto elettronico, ma dovrebbero fare attenzione a ciò che desiderano. Se gli smart contract si diffondessero ampiamente, gran parte della flessibilità che oggigiorno facilita il funzionamento dell’economia verrebbe spazzata via. Solo le istituzioni del mondo reale possono adeguarsi quando le cose vanno male e, in effetti, per ora, l’unico aspetto in cui l’intervento umano supera il codice è quello della resilienza, che rappresenta ancora uno dei maggiori ostacoli dell’applicazione della tecnologia al mondo reale.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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