LA SCADENZA

Fattura elettronica B2B, come continuare a incentivarla

Oggi scade il termine per l’esercizio dell’opzione fattura elettronica B2B. Gli incentivi a farlo sono stati, però, inadeguati. E’ il momento di spingersi oltre per accompagnare la necessaria trasformazione

31 Mar 2017
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Oggi, 31 marzo 2017: parte la fatturazione elettronica B2b? No, la fatturazione elettronica B2B non parte – come si sente dire in giro – dal 31 marzo 2017. Non parte semplicemente perché è già partita, da molti anni. Si è diffusa lentamente, poco e con fatica, nel B2B (poco stimolata negli anni da un quadro normativo non sempre chiaro e da processi attuativi non lineari), mentre verso la PA è ormai l’unico affermato modo per emettere Fatture verso il cliente pubblico.

Il 31 di marzo del 2017, semplicemente, è il termine per esercitare l’opzione prevista dal D.Lgs. 127/2015, che incentiva la fatturazione elettronica B2B. Chi lo ha fatto, potrà quindi avere i benefici previsti dalla legge, chi invece non ha esercitato l’opzione non ne avrà diritto. Ma tutti potranno comunque inviare Fatture B2B attraverso il Sistema di Interscambio, adottando il Tracciato Fattura PA opportunamente adeguato alle esigenze del B2B. E’ un po’ diverso: significa adottare un particolare canale di comunicazione, il Sistema di Interscambio, per fare fatturazione elettronica nel B2B (formalmente già fattibile, inviando fatture firmate digitalmente, via EDI o comunque emettendo “Fatture digitali” che la controparte riceve, riconosce, procede a saldare e infine conserva).

Quindi tanto clamore sulla fatturazione elettronica B2B attorno a questa data è ingiustificato? No, non lo è: perché il nuovo canale consente qualche interessante opportunità di carattere fiscale, tra cui, per esempio, quella di evitare le comunicazioni IVA, nel frattempo assurte ad adempimento obbligato con il D.Lgs 193/2016. Prima o poi, pertanto – a prescindere dall’efficacia che avrà avuto questa “prima scadenza” – convergere verso la Fatturazione Elettronica B2B sarà non solo auspicabile ma anche utile e probabilmente “non difficile”.

Saranno sufficienti gli incentivi fiscali a far esplodere nel nostro Paese il ricorso alla fatturazione elettronica, oltre che verso la PA, anche nel B2B? Secondo chi scrive, no. Perché la fattura, da anni – non solo nel nostro Paese – viene prodotta ed emessa secondo le indicazioni che ogni fornitore riceve da ben due diversi interlocutori: da un lato il legislatore, che detta le regole di che cosa inserire nel documento; dall’altro il cliente, che aggiunge qualche non banale elemento di ulteriore personalizzazione (legato a specificità del processo o del settore, alle modalità di pagamento, alle esigenze interne di riconciliazione e così via). Solo se il cliente di riferimento è la PA stessa, questi “due diversi interlocutori” tendono a convergere in uno solo. Per questo motivo, lo “switch-on” della fatturazione elettronica verso la PA  è risultato – sebbene inizialmente un po’ macchinoso per alcuni fornitori poco inclini al digitale –  un passaggio pervasivo ed efficace. E ha pure consentito al nostro Paese un’importante scalata nelle classifiche della digitalizzazione in Europa.

Per ottenere un analogo risultato nel B2B, però, serve qualcosa di più: serve attenzione alle esigenze di chi da anni si relaziona con clienti le cui modalità di gestione risentono dell’essere multinazionali, piuttosto che dell’appartenere a un settore oppure a un altro, delle abitudini di pagamento e delle consolidate frequenze di fatturazione.

Pertanto bisognerebbe spingere processi di trasformazione semplici:

  1. in grado di valorizzare al massimo quanto già oggi fanno le imprese che emettono le “loro” fatture elettroniche,
  2. oppure tali da offrire incentivi fiscali talmente importanti da stimolare cambiamenti non banali in processi comunque ben presidiati (soprattutto il ciclo attivo) e spesso considerati – più o meno erroneamente – come già sufficientemente digitalizzati.

Serve davvero accompagnare o incentivare le aziende a fare fatturazione elettronica B2B? Serve al nostro Paese e molto più di quanto si possa immaginare. La fatturazione elettronica, come sa bene chi lavora in amministrazione (non solo in quella pubblica), non è certo ”scienza missilistica”. E’ una piccola importante parte di un ciclo più ampio, che prima della fattura vede succedersi le fasi di ordine e consegna e dopo la fattura quella di pagamento. Può davvero essere, questo piccolo ambito di digitalizzazione, tanto rilevante per il Paese? Sempre secondo chi scrive, sì. Non solo normativamente, infatti, la Fatturazione e la sua digitalizzazione si trovano all’intersezione di molteplici importanti “grandi temi” per lo sviluppo competitivo del nostro Sistema Paese. E ciascuno di questi temi potrebbe trarre grande beneficio dalla digitalizzazione, tanto per cominciare, delle Fatture. Elenchiamo di seguito i più rilevanti.

  • L’incremento di produttività nella Pubblica Amministrazione, ottenibile riducendo le attività non a valore aggiunto (data entry, firme autografe, trasporto documenti cartacei, ecc.) facendo leva su cicli digitali “Procure-to-Pay”, percostruire modelli gestionali efficaci, molto più efficienti di quelli attuali, in grado di consentire alle PA una relazione trasparente verso imprese e cittadini.
  • La crescita di competitività nelle imprese italiane, ottenibile grazie all’iniezione di efficienza che può portare la Fatturazione Elettronica nelle imprese fornitrici della PA, base di partenza per digitalizzare l’intero ciclo “Procure-to-Pay” ed elemento di supporto alla crescita della cultura digitale nelle relazioni di business. In fondo, eCommerce B2B significa anche – e soprattutto – semplificare le relazioni commerciali grazie alla leva digitale.
  • La capacità, concreta e reale, di monitorare la Spesa Pubblica e il suo andamento, incrociando i dati (digitali) di Fatturazione con quelli di Ordinato, che nell’ambito pubblico saranno presto digitalizzati in modo altrettanto pervasivo grazie all’eProcurement, e infine con gli effettivi pagamenti delle PA.
  • L’obiettivo di controllare il rispetto nei tempi di pagamento, sia nella PA sia tra le imprese del Sistema Paese, attraverso misurazioni affidabili che potrebbero garantire il rispetto di quanto richiesto dalle norme, abilitare sistemi di incentivi per chi li rispetta, aprire le porte a modelli di finanziamento innovativi (per esempio, i programmi di Supply Chain Finance basati sull’accesso alla documentazione digitale che regola le transazioni).
  • Il supporto alle politiche di contenimento dell’evasione fiscale, portando trasparenza e capacità di analisi nelle relazioni commerciali e nei flussi di fatturazione, monitorando il cosiddetto Gap IVA. E’ pur sempre necessario ricordare che chi vuole evadere, sceglie di non fare le Fatture: quindi che siano cartacee o Elettroniche, poco conta. Tuttavia si avrebbe la possibilità di evitare situazioni “opache” analizzando con continuità e più facilmente grandi basi di dati di Fatture in imprese clusterizzabili per appartenenza a settori affini o con dimensioni paragonabili.
  • La possibilità di operare realmente quel “cambio di orientamento” dell’Agenzia delle Entrate che da verificatore può assurgere a consulente tributario, comunicando quanto si aspetta dai contribuenti prima che questi versino piuttosto che verificando ex-post sulla base di quanto le è possibile controllare.
  • Lo stimolo significativo a una crescita digitale del Paese, tanto negli indicatori europei (come già ha testimoniato l’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la PA), quanto – elemento ancora più importante – nella cultura di chi opera in imprese e PA e può fattivamente lavorare all’evoluzione di nuovi modelli digitali di relazione.
  • L’inizio di un progressivo percorso di semplificazione continua della macchina burocratica italiana, che – come dicono tutti! – non deve portare alla trasposizione della complessità attuale nei processi digitali, ma deve giustamente costruire nuovi processi più semplici che un ecosistema digitale ben governato può facilmente sostenere.
  • La costruzione di una complessiva maggiore attrattività per l’intero Sistema Paese, per fare business, crescita e intercettare investimenti dall’estero, che procedono di solito in modo inversamente proporzionale al grado di burocratizzazione.

Questa “ricetta digitale” vede proprio nella digitalizzazione delle Fatture un’ottima opportunità per “iniziare”, in quanto la Fattura si trova su uno snodo critico del processo commerciale ma è anche un importante documento fiscale, un potenziale titolo di credito: un vero e proprio “punto notevole” del triangolo processi commerciali, fisco, finance. Per questa sua centralità, la Fattura è un documento a cui il legislatore riserva forte attenzione, purtroppo non sempre equamente riversata su ciascuno dei “grandi temi” cui sottende. Stimolare, in modo continuo e ben governato, sulla base di una vision chiara, a prescindere da quale essa sia,  la Fatturazione Elettronica, nella PA come nel B2B, può essere un ottimo strumento per dare inizio alla digitalizzazione del nostro Paese. Un processo che richiede continuità e coerenza di azione perché nella sua natura elettronica, la Fattura impatta e condiziona molteplici ambiti importanti legati allo sviluppo del Paese stesso. Inoltre, può davvero cambiare il modo in cui le imprese italiane fanno business e l’approccio con cui in generale affrontano la loro trasformazione digitale: elemento cardine per svolgere un ruolo da protagonisti nel prossimo Mercato Unico Digitale Europeo.

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