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Direttore responsabile Alessandro Longo

CAD

Fattura B2B, “nuovo Codice amministrazione digitale ucciderà libera scelta del conservatore”

di Nicola Savino, CEO Seen Solution e Rossella Ragosta, Digital Legal Consultant Seen Solution

10 Mar 2016

10 marzo 2016

La specifica nomina della PA per la conservazione delle Fatture elettroniche tra privati entrerà in vigore il 1 gennaio 2017, ma presenta una problematica importante, secondo alcuni fornitori. Da affrontare prima dell’approvazione del Nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale

La giornata del 1 gennaio del 2017, non senza qualche polemica, è stata scelta dal legislatore per predisporre, anche tra i privati, la facoltà di emettere fatture elettroniche, ovvero di osservare i principi concernenti la fatturazione elettronica. Una giornata davvero importante nell’era digitale perché dal 2017 aziende e studi professionali potranno iniziare ad emettere e conservare anche Fatture di natura elettronica, facilitando lo scambio tra una impresa e un’altra utilizzando sistemi celeri, digitali e sicuri. La missione, infatti, è quella di introdurre nelle aziende – studi -ecc. solo “processi digitali” per “svecchiare” i metodi di fatturazione e conservazione previsti prima dell’entrata in vigore del D.P.C.M. del 3 dicembre del 2013, recante le regole tecniche di conservazione. I risultati sono in parte sorprendenti, in quanto si taglieranno naturalmente i costi della carta, e , non solo,  si ridurrà notevolmente anche il fenomeno di “evasione fiscale” e ultimo ma non meno importante, anzi certamente quello di maggior rilievo, il vantaggio di avere un processo digitale a norma che parte dalla fattura elettronica e arriva alla completa gestione automatica e appunto digitale del ciclo di fatturazione e di tutti i documenti ad essa collegati. Del resto la fatturazione elettronica tra privati è senza alcun dubbio un evidente vantaggio per tutto il sistema paese e le aziende che potranno già dal 1 gennaio 2017, approfittare di questa importante e grande possibilità. Ovvero digitalizzare i proprio processi di business, per aumentare l’efficacia, le performance e l’interoperabilità tra i sistemi informativi, ha fatto sì che si valutassero le soluzioni possibili per aziende di adottare la stessa metodologia di fatturazione di cui si avvale la Pubblicazione Amministrazione, già dal 31 marzo del 2015 e ancora prima dal 6 giugno 2014.

E allora dove sta tutto questo allarmismo per il futuro, se di fatto nulla risulterebbe cambiato se questo obbligo è attualmente già previsto per le FatturePA? Il problema è evidente. Se fino ad oggi un’azienda che intende conservare un documento informatico, può, ai sensi dell’art. 6 del DPCM del 3 dicembre del 2013, rivolgersi ad un conservatore anche esterno mediante un contratto di outsourcing regolarmente stipulato, con il nuovo CAD che entrerà in vigore il 1 luglio 2016, questa facoltà di libera scelta da parte di una azienda non potrà in alcunché essere giustamente vagliata. Questo perché, ai sensi  dell’art. ART.37 1-bis attualmente in bozza : “Se il documento informatico è conservato per legge da una pubblica amministrazione, cessa l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese che possono in ogni momento richiedere accesso ai sensi delle regole tecniche di cui all’articolo 71″.  

Inoltre questo articolo non si estende ai documenti fiscali e contabili, a cui invece si rimanda giustamente al DMEF del 17 Giungo del 2014, come evidenziato in questo articolo.

E’ evidente che siamo di fronte ad una norma foriera di insidie. Invero in un’eventuale controversia giudiziaria, per la quale si necessita di esibire al vaglio del Giudice Fatture in formato elettronico, può la stessa PA che conserva le fatture  dei cittadini e delle imprese,  fornire la documentazione conservata di tutte le parti ( chiamate in causa) per lo stesso giudizio? Non ci troveremo di fronte ad un difetto giuridicamente rilevante? Non c’è alcun dubbio la norma sancita dal nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale violerebbe il disposto degli artt. 24 – 103 – 113 della Costituzione, in quanto con l’avvento del CAD si lederebbero gli interessi legittimi e i diritti soggettivi dei singoli. Nel caso di specie, infatti, trattandosi di tutele specifiche per le parti in causa, si incorrerebbe nella presunzione di attribuzione di diritti da far valere da entrambe le parti, le quali procederebbero affinché il Giudice valutasse accuratamente le prove dirette e contrarie che confermano le loro tesi solo sulla base della documentazione eventualmente esibita dalla Pubblica Amministrazione. Questa è una idea di risultato poco apprezzabile da parte di quei soggetti che, seppur con qualche difficoltà, tentano di approcciarsi al mondo della digitalizzazione. Inoltre appare evidente come questa norma sia contraria ai principi del libero mercato, con un’invasione di campo da parte di una proposta pubblica, che andrebbe a ledere un comparto lavorativo nel settore della digitalizzazione a norma,  che impiega ad oggi oltre 100.000 persone ed è in continua crescita. Una proposta pubblica che evidentemente non sarà gratuita, come si vuole far credere, ma necessiterà di un corposo investimento pubblico andando a togliere ulteriori risorse ai contribuenti italiani.

Perciò, non sarebbe meglio procedere per la nomina di un conservatore interno ed eventualmente esterno che sia del tutto “neutrale” alle parti teoricamente citate in giudizio?

Bisogna cercare sempre le migliori risoluzioni; l’evoluzione digitale rappresenta un confronto, una lotta, una sfida dobbiamo essere “vittoriosi non vinti”.

  • Nicola Garzanti

    “Una giornata davvero importante nell’era digitale perché dal 2017 aziende e studi professionali potranno iniziare ad emettere e conservare anche Fatture di natura elettronica”.
    Chi lo dice all’autore del pezzo che le fatture elettroniche esistono dal 2004 in Italia?
    🙂
    E non commento il resto per rispetto nei confronti di Agenda Digitale che è Rivista autorevole, ma un po’ più di attenzione sulla selezione degli autori ci vorrebbe.
    Buon lavoro.

  • Paolo Coppola

    Per favore, cerchiamo di evitare sciocchezze! L’eliminazione dell’obbligo di di conservazione porta a violare la Costituzione!?!?
    Se un documento è già conservato dalla PA, con i soldi dei cittadini, non c’è nessun motivo per obbligare i cittadini a spendere ancora i loro soldi per conservarne una copia. Se lo vogliono fare lo faranno, con le modalità che riterranno più opportune. Se riterranno che il servizio di un conservatore sia necessario lo useranno, ma obbligarli per legge è assurdo. E non c’è nessuna invasione di campo, perché la PA non fa servizio di conservazione per i cittadini se non per i documenti che già dovrebbe conservare. Viene invece eliminato un mercato finto che si basa su un bisogno inesistente creato solo da una norma. Un gioco che purtroppo viene fatto troppe volte ed è ora di finirla!

  • Franco Ramelli

    Articolo davvero imbarazzante. Per contenuto, stesura e sintassi. Una testata così autorevole non può ospitare un articolo il cui livello intellettuale sarebbe indegno di stare sul giornaletto della scuola media.

  • Nicola Savino

    Un articolo provocatorio ed è quello che speravamo 🙂

    Roma 20 maggio 2015 – Assosoftware, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e Assotec lanciano un grido d’allarme, nel corso del Seminario Istituzionale sulla Delega Fiscale presso la Camera dei Deputati, sul progetto normativo con il quale il Governo intende promuovere la fatturazione elettronica tra privati mettendo in campo l’Agenzia delle Entrate/SOGEI.

    “Ci sono molte luci ma anche ombre sgradite – commenta Bonfiglio Mariotti, Presidente AssoSoftware – nel provvedimento che il Governo si appresta a varare in merito alla fatturazione elettronica tra privati. Certamente positiva la decisione di promuovere l’adozione della fatturazione elettronica tra privati premiando i comportamenti virtuosi di quelle aziende che passeranno allo scambio di fatture elettroniche e che, così, potranno beneficiare, oltre che dei vantaggi diretti della digitalizzazione, di minori obblighi contabili e di riduzioni nei tempi dei rimborsi Iva. È un passo in avanti tante volte auspicato e finalmente intrapreso.”

    “Tuttavia – continua Mariotti – ribadiamo, ancora una volta, la nostra assoluta contrarietà, già espressa in sede di commento dell’Atto di Governo 162, in merito al progetto dell’Agenzia delle Entrate/Sogei, di mettere a disposizione delle aziende private un sistema gratuito, tramite SDI, per lo scambio delle fatture con altre aziende private e per i servizi di Conservazione digitale.

    Siamo di fronte a una vera e propria invasione di campo con una proposta pubblica, in un mercato già maturo che offre soluzioni molto diversificate sia dal punto di vista funzionale sia da quello dellarichiesta economica. Investire risorse pubbliche, cioè i nostri soldi, per realizzare strumenti nominalmente gratuiti, ma in realtà a carico della collettività, in un contesto di libero mercato in cui già operano le nostre aziende e gli intermediari – commercialisti, associazioni, consorzi, hub, ad esempio – dimostra l’incapacità di apprezzare il lavoro di chi, in tutti questi anni, ha investito e continua a investire al servizio delle imprese e delle professioni.

    Significa non tenere in alcun conto un comparto che impiega oltre 17.000 persone. Significa non capire che solo la competizione porta la vera innovazione, come la digitalizzazione dei flussi documentali auspicata a parole dal governo, indebolendo la capacità competitiva sul mercato nazionale ed estero delle imprese del settore. Significa, per di più, non aver compreso il ruolo fondamentale garantito dai software gestionali nell’ambito dei processi aziendali, nelle piccole come nelle medie e grandi aziende. Il problema della diffusione della fattura elettronica non è legato alla sua veicolazione, cosa peraltro già possibile in forma gratuita tramite la PEC, ma alla poca consapevolezza dei vantaggi che si possono ottenere tramite soluzioni integrate ai software gestionali utilizzati dalle imprese, che permettono risparmi grazie all’automazione di attività e processi aziendali (es. incassi/pagamenti, processo autorizzativo, disputa, ecc.). Una veicolazione tramite lo SDI, separata dai servizi a valore aggiunto, rischia di essere addirittura deleteria creando maggiore complessità e maggior difficoltà di integrazione con i predetti servizi: un altro degli oltre 50.000 portali e siti internet della Pubblica Amministrazione cui accedere, registrarsi, autenticarsi e…perdersi facilmente. Qualcuno vuole togliere un balzello alle micro e piccole imprese? Renda gratuito l’utilizzo delle PEC, più semplice, immediato e molto meno oneroso per lo Stato.”

    “Siamo senz’altro favorevoli ad introdurre meccanismi e strumenti che agevolino la diffusione della fattura elettronica anche tra privati – afferma Lucarelli, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici – perché la digitalizzazione va accelerata per semplificare l’amministrazione delle imprese e colmare il divario digitale che resta evidente tra Italia e i principali Paesi europei (25-sima su 28 nel ranking del Desi – Digital economy and society index messo a punto dalla Commissione Ue). Inoltre, la fatturazione digitale costituisce un importante passo che può offrire la possibilità alle imprese di migliorare sostanzialmente la propria gestione finanziaria. L’intero processo di miglioramento si deve fondare sulla valorizzazione di un sano, qualificato, efficiente e competitivo mercato privato, senza sostituirsi ad esso.”

    Così Ennio Lucarelli commenta la recente progetto di iniziativa dell’Atto di Governo 162, che affiderebbe all’Agenzia delle Entrate/Sogei la messa a disposizione a partire dal 1° luglio 2016, di soluzioni tecniche gratuite per consentire a tutti i soggetti passivi di IVA, di generare, trasmettere fatture elettroniche tra privati, includendo i servizi di conservazione per specifiche categorie di soggetti.

    “Nei Paesi virtuosi la domanda pubblica rappresenta un importante volano di crescita per il settore privato – conclude Lucarelli – mentre in troppi ambiti dell’economia nazionale, ed in particolar modo in quello dei servizi strumentali, le società pubbliche riducono l’ opportunità di crescita alle imprese private, fornendo spesso servizi comparativamente meno qualitativi e più onerosi di quelli offerti dai privati. Soluzioni affidate al mercato privato eliminerebbero ulteriori investimenti pubblici, con risparmio risorse dei contribuenti italiani, con informazioni e servizi a valore aggiunto a beneficio dell’intera filiera digitalizzata.”

    Ufficio Stampa

  • Gustavo Forier

    L’arte di scrivere non è di tutti, forse questa dovrebbe essere la corretta premessa a questo commento. Non posso infatti non condividere di Ramelli sull’inconsistenza luinguistica del pezzo.
    Inoltre, ci sono alcune inesattezze concettuali, come rilevato da Garzanti.
    Non condivido assolutamente invece la presa di posizione dell’on.le Coppola. Quanto si sta facendo – pur se spiegato pessimamente da Savino e con rinvii inverosimili alla Costituzione italana (e ciò fa danni invece che chiarire) – è sbagliatissimo e pericoloso.
    L’ha scritto bene l’avv. Lisi, Presidente di ANORC, in un articolo scritto sempre su questa autorevole rivista (http://www.agendadigitale.eu/identita-digitale/nuovo-cad-le-poche-e-confuse-novita-all-orizzonte_1947.htm).
    In particolare, l’avv. Lisi rileva che “sembra che il legislatore delegato voglia intervenire anche in tema di conservazione dei documenti (forse oltrepassando i limiti della delega ricevuta con la Legge 124/2015), in particolare stabilendo che qualora i documenti informatici siano conservati per legge da una pubblica amministrazione, cessi l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese, che possono, in ogni momento, richiedere di avervi accesso. Questa norma desta perplessità e andrebbe verificata con attenzione, considerando che distorce (o forse dovremmo dire capovolge) l’equilibrio che dovrebbe esserci nei rapporti PA/cittadino, mettendo il cittadino in una evidente situazione di sudditanza informatica nei confronti della PA, spossessandolo di documenti che dovrebbero essere nella sua diretta disponibilità. Comprendiamo che si voglia favorire la conservazione dei documenti informatici, conservazione che per i comuni cittadini rischia di essere un “fardello” costoso o impraticabile se non si sviluppano delle politiche finalizzate alla creazione di poli archivistici che custodiscano anche per loro i documenti informatici, e garantiscano ovviamente la terzietà dei sistemi di conservazione. A questo si aggiunga che la maggior parte delle PA italiane non conserva i propri archivi informatici secondo le attuali regole tecniche e il quadro che ne viene fuori risulta di conseguenza pericolosissimo per gli anelli più deboli della catena informatica amministrativa: i cittadini e gli utenti dei servizi di eGov.”
    Non posso che dare pienamente ragione al Presidente Lisi.
    Ci vogliamo, infatti, rendere conto che è un diritto per il cittadino avere il pieno controllo dei propri documenti? E che stiamo spossessando i cittadini di questo diritto, approfittando della totale e diffusa inconsapevolezza che c’è in materia?
    In un contenzioso il cittadino si ritroverà a dover chiedere alla propria controparte l’esibizione dei propri documenti!
    questa è un’assurdità giuridica!

  • Nicola Savino

    Siamo stati volutamente molto più forti e diretti del amico Andrea e sono d’accordo con Forier che l on.le Coppola ha estremamente torto. Però non siamo troppo diplomatici, a volte servono i sassi. Perché questo articolo è la dimostrazione che adesso se ne sta parlando sul serio…basta vedere i numeri dei commenti e i tipi di commenti …

  • luca

    Mi sembra che si stia costruendo un castello enorme su una misinterpretazione: cosa non è chiaro in “cessa l’obbligo di conservazione da parte dei cittadini e delle imprese”?
    non c’è scritto da nessuna parte che venga impedito di mantenere la propria documentazione contabile o che quesat debba essere ceduta in via definitiva alla pubblica amministrazione: semplicemente non si ha più l’obbligo di conservazione.
    punto. stop.
    questo vuol dire.
    nell’articolo, molto confusionario a mio parere, non si capisce il problema dell’esporre le fatture in un tribunale: se la causa è tra due privati, ognuno porterà la propria documentazione, se la causa è tra un privato e un’impresa… idem.
    non capisco a che titolo debbano essere presuntamente violati ipotetici diritti delle parti in causa: è come dire che non posso fare causa a un’azienda che non mi paga perchè violerei la sua privacy di fronte a un pubblico tribunale.
    mi sa che qualcuno deve rileggersi per bene le basi del diritto italiano.

  • Gustavo Forier

    Gent.le Nicola Savino,
    questi sono i rischi di scrivere male. Non essere proprio compresi (come rivela questo Luca che proprio non ha compreso nulla dell’articolo e della critica).
    Lei credo (anzi ne ho proprio la certezza) che non sia un avvocato; probabilmente è un ingegnere (e forse ormai è più ancora un buon commerciale per la sua azienda). Perchè si avventura in discorsi giuridici che non hanno nè testa nè coda? Non si tratta di essere diretti o poco diplomatici. L’avv. Lisi mi sembra che sappia esserlo in modo rigoroso (e non solo lui). Si tratta invece di evitare di scrivere articoli poco logici e sconclusionati da risultare quasi illegibili, i quali magari hanno anche presupposti giusti ( già commentati autorevolmente da altri), ma – invece di fare magari un più comodo “copia-incolla” – ci si avventura in ricostruzioni artificiose e sbagliate che fanno solo danni per chi si occupa della materia.
    A ciascuno il suo. Lei contiui a fare il suo lavoro e magari a fare un po’ di pubblicità ai suoi prodotti in modo trasparente e sincero. Ci riuscirà benissimo e non sarà criticabile. Lasci ad altri il commento puntuale e critico. Conviene così al mercato.
    E mi chiedo come mai Agenda Digitale ospiti articoli così mal fatti…
    Sarebbe molto più profittevole un’inserzione pubblicitaria, no?
    Lo dico con il sorriso, sig. Nicola Savino. Credo che sia giovane e ha tutto il diritto di sbagliare e magari di seguire qualche consiglio. E sono certo che l’entusiasmo verso la materia sia sincero.
    Saluti

  • Nicola Savino

    Carissimo Gustavo

    ha centrato una cosa importantissima e ovvero che faccio questo lavoro con grande passione e lo dimostrano tutte le iniziative. Volevo solo precisare che , forse non se ne è accorto , ma l’articolo è scritto con l’avvocato Rossella Ragosta , giovane ma molto brava ed è appena uscita vincente da un master giuridico molto importante , tenuto da professori e avvocati eccellenti dell’Università di Bologna tra i quali l’avvocato Sforza , Sartor e la Finocchiaro . Mi creda l’articolo sarà forte , al limite giuridicamente opinabile , ma ha delle basi che sono un fondamento . Del resto quando accadono queste cose , vuol dire che c’è stato un movimento di idee non indifferente , anche se queste sono contrastanti 🙂 un caro saluto

  • claudiocaprara

    Ammetto di essere sulla linea di Paolo Coppola, immaginare l’AdE che richiede la copia di una fattura inviata tramite sdi mi fa strano. Mi chiedo anche, i privati che volessero ricevere fatture elettroniche che dovrebbero fare ? attivare un servizio di conservazione presso terzi ?

  • Alessandro Geri

    Oltre agli argomenti trattati nell’articolo e nei precedenti commenti, credo che un ostacolo ben più corposo sul cammino verso una digitalizzazione, non di facciata, del Paese, risieda nell’attuale orientamento della Agenzia per l’Italia Digitale sulla figura del Responsabile della Conservazione.

    Infatti, secondo le linee guida pubblicate lo scorso dicembre 2015, per AgID è obbligatorio che questo ruolo sia ricoperto da una persona fisica appartenente alla organizzazione produttrice dei documenti da versare in conservazione, ammettendo la possibilità di esternalizzare, al più, il solo servizio di conservazione.

    Anche in relazione ai non trascurabili obblighi e responsabilità posti in capo al Conservatore dal DPCM 3-12-2013 (nel quale peraltro mi pare di ravvedere che la posizione espressa da AgID sia ben circoscritta alle sole PA ), se il modello organizzativo richiesto può essere considerato idoneo quando riguardi una Pubblica Amministrazione e, in generale, una media – grande azienda (anche privata) ben strutturata, credo che si possa convenire sul fatto che la tipica micro / piccola impresa italiana (penso per esempio, e non esaustivamente, agli idraulici, fabbri, imbianchini, artigiani in genere, alberghi, ristoranti, piccole imprese industriali o commerciali con un ridotto numero di dipendenti) non potrà oggettivamente conformarvisi.

    Ciò determinerà probabilmente pesanti ricadute negative sulla adesione di questi soggetti alla prossima ‘nuova’ fatturazione fra privati introdotta dal d.lgs. n.127/2015 e, più in generale, sull’auspicato progressivo abbandono dei documenti cartacei in favore di quelli digitali.

    Se questa impostazione non verrà corretta si otterrà quindi, ancora una volta, una situazione nella quale i buoni intenti del legislatore si ritorceranno contro l’obiettivo dichiarato, trasformandosi, nei fatti, in pesanti fardelli organizzativi ed economici per l’impresa e per il sistema-Paese.

    In generale mi chiedo inoltre se può lo Stato imporre ad una azienda privata un determinato modello organizzativo per l’espletamento delle varie funzioni aziendali.

    Usando il buon senso direi di no; sarebbe come, ad esempio, se venisse imposta alle imprese private la nomina di un Responsabile Amministrativo (o degli Acquisti, o delle Risorse Umane), con relativi obblighi e responsabilità, anch’essi definiti per legge.

    Tuttavia la posizione assunta da AgID dimostra chiaramente il contrario.

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