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da obbligo a opportunità

Fatturazione elettronica 2019, la trasformazione digitale in cinque passi

Niente proroghe, tanto da fare e un solo obiettivo: cavalcare un’opportunità travestita da adempimento per avviare progetti di Digital B2B Transformation e riconfigurare i flussi digitali nelle relazioni B2B

17 Mag 2018

Paolo Catti

P4I

Giuseppe Di Sessa

P4i


L’obbligo di Fatturazione Elettronica B2B (nel nostro paese per tutto e tutti a partire dal 1° gennaio 2019) è ormai una realtà. Possiamo aspettarci proroghe? Altamente improbabile: i benefici derivanti da questo “adempimento” (prevalentemente legati alla lotta all’evasione) sono praticamente già parte integrante del bilancio dello Stato. E in effetti, se l’IVA non è salita ulteriormente a inizio 2018, lo dobbiamo anche a questo obbligo e ai risultati che si ipotizza possa dare nella lotta all’evasione: chi reputa questo passaggio alla Fatturazione Elettronica solo una “forzatura”, quindi, dovrebbe anche tenere presente che l’alternativa avrebbe potuto essere addirittura peggiore…

Fattura elettronica: nuova forma per cambiare le logiche

Questo obbligo, diciamolo, si differenzia profondamente dalla stragrande maggioranza di tutti i precedenti “adempimenti” fiscali, in quanto modifica e digitalizza il “modo di gestire” un documento cardine nel ciclo ammnistrativo-contabile così come di quello logistico-commerciale: la fattura. Infatti, la fattura è proprio un documento caratterizzato da molteplici impatti sul fronte fiscale, legale, finanziario e soprattutto di processo. Non si tratta solo di un documento che cambia la sua forma: questa volta si adotta una nuova forma per cambiare le logiche nello scambio di un particolare documento. Non si agisce introducendo comunicazioni di dati a fini fiscali (come nel caso delle comunicazioni trimestrali sui dati IVA) ma si digitalizzano le fatture: documenti di business fondamentali su più fronti nella vita operativa di una qualsiasi organizzazione. Ci attende dunque una trasformazione unica, con impatti pervasivi e rilevanti su organizzazioni e consumatori finali, così come sui modelli di relazione: tra imprese e verso i consumatori (verso la PA l’obbligo di Fatturazione Elettronica è già presente da tempo).

Un’occasione unica per la digital B2B transformation

Ecco quindi prendere forma un’irripetibile occasione per avviare progetti di Digital B2B Transformation (link) in grado non solo di digitalizzare ma anche di automatizzare e rendere fortemente scalabili i processi del ciclo ordine-consegna-fatturazione-pagamento. A patto, però, di adottare la corretta “visione strategica” per la propria organizzazione. Una visione che, a partire dall’obbligo di fatturazione elettronica, coglie secondo noi 5 tappe evolutive, tra loro successive e concatenate.

Le 5 tappe per una evoluzione aziendale strategica

  1. Spostare l’attenzione dal ciclo Attivo a quello Passivo. È vero che l’obbligo prevede l’emissione delle fatture in formato elettronico strutturato, ma è altrettanto vero che l’impatto più rilevante riguarda i processi di ricezione delle fatture (ne parla anche il whitepaper “Fatturazione elettronica al punto di non ritorno: siamo pronti?” disponibile a questo link). Da gennaio 2019, infatti, tutte le fatture ricevute saranno unificate nel formato e registrabili in automatico, rivoluzionando contabilità e controllo di gestione.
  2. Digitalizzare il processo Order to Pay. La fatturazione elettronica è solo una fase di un processo più ampio, all’interno del quale processi digitali possono portare benefici concreti anche molto significativi. Perché fermarsi alla sola fattura se è possibile digitalizzare anche gli ordini di acquisto o di vendita, i documenti di trasporto, la bolla entrata merci ecc., abilitando così attività automatiche di riconciliazione delle informazioni riportate in ciascuno di questi documenti?
  3. Rivedere l’organizzazione della funzione Acquisti e i suoi processi. Un Ciclo Passivo digitale può portare grandi vantaggi a patto di adottare anche un’organizzazione orientata a relazioni digitali, sensibile ai dati, in grado di leggerli e con una governance forte che consente di implementare modelli operativi “data driven”.
  4. Adottare modelli evoluti di gestione dei fornitori. In un contesto che si nutre di dati e affronta Supply Chain sempre più complesse (in cui la rete di fornitura può sviluppare il 60, 70 o addirittura 80% del valore generato) è naturale (nonché più semplice) adottare pratiche di gestione dei rischi e quindi dotarsi di strumenti in grado di monitorare i fornitori più critici e associare a ciascuno i costi attesi di default finanziario, per attuare e governare dinamiche ricorsive di sourcing strategico così come modelli collaborativi.
  5. Sfruttare la potenza del Supply Chain Finance. Strutturare le relazioni con i propri fornitori in modo digitale oltre a riconoscere meglio quelli più critici, consente anche di avviare progetti di Supply Chain Finance per introdurre modelli innovativi in grado di finanziare il Capitale Circolante (crediti, debiti e scorte) facendo leva sul ruolo che l’impresa ricopre all’interno della Supply Chain in cui opera e sulle relazioni che ha con gli altri attori della filiera (un po’ di numeri anche qui).

Fattura elettronica, da adempimento a opportunità

Come operativamente unire tra loro questi “5 puntini” dipende da molte variabili, ciascuna delle quali caratterizza la “visione” del problema da parte di ogni singola impresa: competenze digitali, settore, tipologie di relazioni ecc. Tuttavia, scorgere in quello che può sembrare un adempimento normativo l’opportunità di riconfigurare i flussi digitali nelle relazioni B2B è la vera sfida posta da quest’obbligo, che (se letto in chiave costruttiva) può portare a creare differenziali competitivi attraverso una concreta strategia di Digital Transformation.

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