il giusto approccio

Scontrino digitale, l’obbligo 2020 mette in crisi i piccoli esercenti: le soluzioni

Se la fatturazione elettronica ha gettato nella preoccupazione i micro imprenditori, i piccoli esercenti sentono già incombere l’obbligo di inviare gli scontrini online, previsto dal primo gennaio 2020 per tutti. La soluzione può essere un percorso di crescita digitale per questi professionisti, con l’aiuto di enti e PA

05 Mar 2019
Claudio Pucci

Vicepresidente Unimpresa con delega a Fisco e Bilancio

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Per il prossimo obbligo dell’invio online degli scontrini, dal primo gennaio 2020, serve un cambiamento culturale nel modo in cui gli enti di controllo trattano i piccoli esercenti. Non più tanto punirli, ma prenderli per mano e favorire la loro trasformazione digitale, anche attraverso incentivi.

Per gli esercenti che hanno ricavi superiori ai 400.000 euro, l’obbligo di inviare gli scontrini elettronicamente è già scattato dal primo luglio scorso. Per tutti gli altri, il dies irae sarà il capodanno del prossimo anno.

Questa prospettiva ha gettato nella preoccupazione i piccoli esercenti, un sentimento già provato dai micro imprenditori nei confronti della fattura elettronica. Si sentono sopraffatti dalle incombenze e dalla necessità di adeguarsi tecnologicamente, il rischio è che questi professionisti possano sparire.

L’invio online degli scontrini rappresenta un altro tassello delle misure anti-evasione predisposte dall’Agenzia delle entrate. In definitiva, come la fattura elettronica, anche lo scontrino emesso dagli esercenti non sarà più cartaceo ma correrà nel tunnel del web. Oltre ai negozianti è coinvolta anche la grande distribuzione, che però si è adeguata in anticipo avviando già il cambiamento senza particolari traumi.

Il contesto: la difficoltà ad adeguarsi alle nuove tecnologie

Il nostro Paese arranca molto nell’adeguarsi alle nuove tecnologie, ma questa non è una novità. Da molto tempo abbiamo avuto modo di verificarlo negli scambi commerciali che avvengono in rete. Gli acquisti via web, sia nell’ambito b2b ed ancor più in quello b2c, sono molto al di sotto della media di altri Paesi economicamente evoluti. Tuttavia negli ultimi anni abbiamo risalito la classifica, individuando nel web il canale da un punto di vista strategico che prevarrà nei tempi a venire. Il World Economic Forum ha creato il Digital Evolution Index ed ha analizzato i Paesi più digitali del Mondo attraverso 170 indicatori, analizzando l’evoluzione digitale in circa 60 paesi. È nata così la mappa che di seguito è riportata, che divide il mondo in quattro zone in base a diverse caratteristiche, alla diffusione delle tecnologie digitali, dei social e così via. Le 4 aree della mappa sono:

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  • Stand Out (paesi digitalmente avanzati),
  • Stall Out (paesi con alto tasso di avanzamento digitale),
  • Break Out (paesi che hanno un basso tasso di digitalizzazione ma evolvono rapidamente),
  • Watch Out (paesi con basso tasso di digitalizzazione e lento sviluppo).

Alcuni Paesi rientrano in più di una zona, collocandosi al confine delle diverse zone, ad esempio come l’Italia, che si trova in una zona centrale, quasi al punto di collisione delle quattro zone. Da sottolineare, tuttavia, che l’Italia negli ultimi 5 anni ha risalito la classifica collocandosi molto al di sotto degli altri Paesi europei, ma in forte risalita.

digital evolution index 2017

Questa premessa ci è utile per convalidare la necessità di un forte aiuto che il nostro Paese deve dare ai cittadini e, nel caso specifico dello scontrino digitale, come in quello della fattura elettronica, il compito istituzionale degli organi preposti non è quello di “sanzionare” oppure di “ridurre le sanzioni”, richieste – seppur legittime – avanzate dai rappresentanti delle categorie economiche, ma quello di accompagnare l’esercente in un percorso virtuoso di crescita digitale.

Il supporto dell’Agenzia delle entrate e gli incentivi

In estrema sintesi, l’Agenzia delle entrate non deve pensare solo a combattere l’evasione fiscale – scopo indispensabile e nobile – ma soprattutto a far comprendere all’utente l’estrema necessità di questi strumenti, mostrando anche l’altra faccia della medaglia e cioè: aiuti finanziari per adeguarsi (non il ridicolo bando per l’aiuto alla digitalizzazione), diminuzione concreta di adempimenti superflui che, in seguito agli adempimenti digitalizzati, verranno meno. È il caso della tenuta del registro degli incassi, gli studi di settore o altri indici di redditività ed altri “pesi” sopportati oggi dai contribuenti. Questa modalità di approccio nel mondo anglosassone è chiamata compliance, termine conosciuto molto bene dall’Agenzia delle entrate per averlo sbandierato come nuova modalità di porsi nei confronti del contribuente. Obiettivamente, almeno fino ad oggi, non è riuscita nello scopo prefisso.

L’aiuto finanziario, invece, potrebbe essere molto semplice: concedere un credito di imposta di pari importo agli investimenti fatti (materiali e immateriali), immediatamente usufruibile, di modo che nulla gravi sulle tasche dell’utente. Eliminazione delle sanzioni nel caso di errori e inadempimenti, posti in essere senza intenzione di evadere le imposte, dovrebbe essere un ulteriore segnale di avvicinamento al contribuente.

Chi deve inviare online gli scontrini

Vediamo da vicino quali sono i soggetti interessati all’invio online degli scontrini. In sostanza, devono ottemperare all’obbligo tutti coloro che, avendo transazioni con l’utente finale, non sono obbligati alla emissione della fattura elettronica. Tra questi spiccano:

  • negozi di vendita al dettaglio,
  • grande distribuzione,
  • piccoli artigiani.

È quindi il naturale completamento del ciclo attivo delle imprese che riguarda le operazioni che vengono effettuate senza emissione della fattura. La platea degli interessati quindi è vasta e rappresenta sostanzialmente due macro aree:

  • quella costituita da un numero molto più elevato di utenti, che riguarda il commercio al dettaglio e similari
  • quella costituita dalla grande distribuzione, più ridotta come numero di utenti ma non come transazioni attive.

In realtà l’approccio al problema per queste due categorie è stato molto diverso. La grande distribuzione già preparata da tempo e in possesso di strumenti informatici sofisticati, ha accolto la novità con approccio positivo. I piccoli, ovviamente e per quanto sopra già detto, hanno manifestato la massima preoccupazione. Il sentore è che questo ennesimo onere provochi la morte naturale di micro esercenti, categoria ormai in via di estinzione. Entrando poi nell’aspetto più tecnico del problema non deve sfuggire al nostro legislatore il fatto che l’impresa, e soprattutto quella che ha i rapporti con il consumatore finale, è travolta da adempimenti anche tra loro complementari e molte volte duplicazioni di altri: fattura elettronica, trasmissione online dei corrispettivi, esterometro, studi di settore, comunicazioni periodiche IVA, dichiarazioni annuali IVA, dichiarazioni dei redditi, bilanci.

I suggerimenti per far fronte ai disagi

Quello che ci sorprende è la mancanza di una seria programmazione che vada nel senso di una riduzione drastica degli adempimenti accorpando i dati necessari con accesso a quelli già esistenti nell’ambito digitale. Una modalità da approfondire potrebbe essere quella di prelevare una grande parte dei dati necessari per la determinazione delle imposte, dai canali bancari dove, con obbligo di aprire un conto dedicato all’impresa, sarebbe possibile identificare le entrate e le uscite della stessa. Con qualche accorgimento poi, sulla stessa piattaforma potrebbero essere ampliate le informazioni estendendole anche ai dati necessari per le liquidazioni IVA.

Lo stesso sistema bancario potrebbe averne convenienza fidelizzando la clientela con un servizio “sociale” che non si limita alla sola gestione dei soldi. Il mondo delle professioni contabili, oggi molto legato, ed anche trait-d’union indispensabile fra contribuente e amministrazione finanziaria per la parte relativa agli adempimenti fiscali, potrebbe essere ricollocato, all’interno di un ruolo riconosciuto ed esclusivo, con la certificazione obbligatoria di bilanci e dichiarazioni dei redditi.

Infine un consiglio, da parte di chi opera sul campo, all’Agenzia delle entrate, per non commettere gli errori fatti con la fatturazione elettronica. Non è possibile un’entrata in vigore dello strumento “generalizzata” che preveda a partire da una certa data miliardi di transazioni con strumenti ancora da testare al 100%. Si rischia, così come oggi avviene con la fatturazione elettronica, al blocco dei dati e ai disagi che gli utenti devono pagare di tasca. Iniziativa intelligente quindi sarebbe l’entrata in vigore a scaglioni sulla base del fattore dimensionale dell’impresa.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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