Ipotesi super scadenze fiscali, rischio caos: la priorità è digitalizzare | Agenda Digitale

Lo scenario

Ipotesi super scadenze fiscali, rischio caos: la priorità è digitalizzare

La proposta di una tassazione mensile per cassa ha creato sconcerto tra i commercialisti, che vedrebbero così raddoppiare la mole di lavoro. Per evitare problemi, è urgente digitalizzare alcune procedure amministrative: vediamo quali

10 Nov 2020
Barbara Maria Barreca

Dottore commercialista

Luca Benotto

Dottore Commercialista


Quando i commercialisti hanno sentito parlare di tassazione mensile per cassa la reazione è stata di generalizzato sgomento. Non possiamo infatti non tenere presente che la contabilizzazione per cassa comporta un lavoro amministrativo quasi doppio rispetto alla mera registrazione delle fatture. Spesso, nella pratica amministrativa di PMI e professionisti, le esigenze di gestione dei carichi di lavoro portano a differire la registrazione di incassi e pagamenti (talvolta persino alla chiusura del periodo d’imposta) o ad utilizzare regimi semplificati che non ne richiedano la contabilizzazione. Il creare 12 (o 4) periodi d’imposta annuali invece di uno comporta, soprattutto (ma non solo) per i soggetti meno strutturati, dei sistematici aggravi di lavoro (e costo) per contabilizzazione e quadrature.

Fermo restando il fatto che non si può nemmeno immaginare una tassazione mensile basata su norme bizantine e articolate come quelle attuali, nel presente intervento ci vogliamo concentrare su aspetti prettamente pratici ed amministrativi che a parer nostro sono fondamentali in un non troppo ipotetico scenario da 12 super-scadenze fiscali all’anno, senza dimenticare l’esistenza di soggetti nuovi (banche, SW house, colossi di internet) che, avvezzi a gestire dati, stanno probabilmente valutando l’opportunità di entrare nel settore dell’amministrazione, del fisco e forse anche dei servizi professionali veri e propri, stravolgendone lo scenario competitivo.

Perché serve una rivoluzione digitale del Fisco

Chi ha qualche capello bianco probabilmente ricorderà come nella seconda metà degli anni Novanta molti si stupissero del fatto che la telefonia mobile si stesse sviluppando molto più velocemente ed a costi di gran lunga inferiori in Europa rispetto a quanto invece accadesse negli Stati Uniti, considerati culla del libero mercato e dell’innovazione tecnologica. Per molti osservatori il merito di tale vorticoso sviluppo fu della standardizzazione promossa a livello europeo ed alle direttive di interconnessione che, stabilendo condizioni prefissate tra operatori permisero il semplice e relativamente economico utilizzo del cellulare GSM anche in paesi dell’Unione diversi da quello del proprio gestore.

Riteniamo che oggi, sia per abilitare una riforma fiscale altrimenti insostenibile, sia per assicurare anche alle nostre piccole realtà professionali la possibilità di competere con i nuovi entranti, si rendano necessarie nuove tipologie di interventi di semplificazione e digitalizzazione amministrativa al fine di ottenere benefici di produttività e diminuzione degli errori che siano fruibili da tutti i soggetti coinvolti.

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Va quindi promossa, mediante moral suasion ed eventualmente prevedendone uno specifico obbligo normativo, l’interoperabilità dei dati fiscali e contabili, con la definizione, da parte di tutti gli stakeholders coinvolti, di formati standardizzati di esportazione e acquisizione dei dati contabili e amministrativi, nonché dell’obbligo per tutti i sistemi contabili e gestionali di prevederne esplicitamente esportazione ed importazione dei dati. Il tutto con l’obiettivo di azzerare o minimizzare le attuali fasi manuali e ripetitive oggi presenti nelle operazioni amministrative e contabili senza la necessità di ricorrere a costosi sistemi di intelligenza artificiale, disponibili solo per pochi soggetti, lasciando all’operatore le fasi che richiedono valutazioni soggettive e competenza tecnica.

Quali interventi si possono immaginare

Possiamo ipotizzare, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • uno standard unico di esportazione dei dati dei conti correnti bancari (estratti conto); non più 100 formati excel/csv diversi da acquisire in contabilità con “mappe” di traduzione predisposte e manutenute da ciascun soggetto interessato, ma un unico formato standardizzato, completo e valido per tutti, banche ed utilizzatori;
  • poiché la riconciliazione di incassi e pagamenti è un’attività amministrativa tanto laboriosa quanto fondamentale per la tassazione per cassa, l’inserimento nei bonifici e negli altri strumenti di pagamento di dati aggiuntivi atti a favorire la riconciliazione automatica di incassi e pagamenti (es. identificativo SdI per le fatture). Per favorirne l’adozione (che dipende dalla buona volontà/organizzazione amministrativa di chi ordina il pagamento) si potrebbero ipotizzare interventi di incentivazione (es. bonus fiscale di 1 euro per il bonifico disposto includendo l’identificativo SdI della fattura che si va a pagare);
  • definizione di uno standard di esportazione dei dati contabili delle retribuzioni dai software di gestione paghe ai sistemi contabili evitando fenomeni di “blindatura” delle piattaforme SW;
  • definizione di uno standard di esportazione contabile delle deleghe F24 di pagamento di imposte e contributi – potenzialmente utile non solo per la contabilizzazione ma anche per il pagamento via internet banking (le banche devono poter acquisire dati strutturati senza limitarsi all’inserimento manuale di F24 anche molto complessi);
  • promozione di un formato standard di DDT digitale allegabile alla fattura elettronica differita che possa sostituire in quest’ultima la compilazione dei campi di descrizione di prodotti e servizi, al fine di assicurarsi anche in questi casi la contabilizzazione assistita e il caricamento sui gestionali aziendali.

Uno Stato promotore del corretto utilizzo dei dati

Questi interventi possibili vanno intesi come semplici esempi. Peraltro, esempi non particolarmente originali visto che in molti casi si tratta di possibilità già oggi sfruttate da grandi imprese che possono permettersi costosi lavori di personalizzazione dei propri sistemi informativi e di interfaccia con sistemi esterni. Ciò su cui dobbiamo davvero focalizzarci è il fatto che se i dati appartengono davvero a chi, col proprio lavoro, li genera, allora è giusto non solo che questi ne abbia la titolarità, ma anche che possa validamente metterli a frutto, facendo facilmente lavorare i propri dati a proprio favore senza che questi siano blindati nei sistemi delle banche, negli ERP, nei sistemi contabili, nei sistemi di gestione del personale. Solo se tutti questi sistemi fossero obbligati a parlarsi i dati potrebbero passare dall’uno all’altro ed essere acquisiti e lavorati senza inutili ma oggi quasi inevitabili manualità o utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale attualmente disponibili solo su mercati di maggiori dimensioni e certamente non alla portata di tutti gli operatori.

Ecco, quindi, che dopo anni di digitalizzazione del fisco basata sul data entry a carico di aziende e professionisti, abbiamo bisogno di un intervento dello Stato che si ponga non più come parte in causa, quale vorace gestore di dati, bensì come promotore e regolatore, introducendo l’utilizzo di standard di comunicazione ed evitando le chiusure e l’incomunicabilità tra piattaforme che oggi ci impediscono di mettere davvero a frutto i nostri dati.

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