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L'approfondimento

Scontrino elettronico, l’impatto: paura dei costi e scetticismo sulla lotta all’evasione

L’avvio morbido dell’obbligo di fare scontrino elettronico non ha comunque evitato il diffondersi di preoccupazioni e dubbi. I professionisti stanno raccogliendo le prime impressioni dei commercianti, che si rivolgono alle associazioni esprimendo le loro perplessità, aiutandoci a capire l’umore generale

09 Lug 2019
Nicoletta Pisanu

Giornalista


La rivoluzione dello scontrino elettronico è partita in modo soft il primo luglio 2019, coinvolgendo per il momento solo una parte dei soggetti all’obbligo e garantendo una moratoria delle sanzioni per sei mesi. Nonostante ciò, l’impatto dell’innovazione tra i contribuenti si è fatto sentire, con dubbi e insicurezze. I principali disagi che emergono tra i coinvolti relativamente all’idea di dover fare scontrino elettronico, sembrano essere i costi da sostenere e le difficoltà tecniche in cui si può incappare.

Scontrino elettronico, l’impatto e le paure

Tuttavia, nonostante i timori che sempre si palesano quando viene introdotta un’innovazione tecnologica, la situazione è contenuta rispetto al panico dilagato in occasione dell’avvio dell’obbligo di fattura elettronica il primo gennaio 2019. Al momento i commercianti sembrano accettare con relativa serenità quel che si dovrà fare: “Per ora l’obbligo di fare scontrino elettronico riguarda solo i soggetti con volume d’affari superiore ai 400.00 euro – spiega ad Agendadigitale.eu Claudio Pucci, Vicepresidente Unimpresa con delega a Fisco e Bilancio -. Gli altri indipendentemente dalla fascia di fatturato andranno a regime tra sei mesi. Percepisco dai diretti interessati che la situazione è stata meno impattante della fattura elettronica”. Non solo perché al momento riguarda solo i più grossi e non ci sono multe, ma perché “lo scontrino per i commercianti è un onere giornaliero che ormai è digerito da molto tempo“, aggiunge Pucci.

Concorda anche Marco Cuchel, presidente ANC – Associazione nazionale commercialisti: “Questa prima scadenza impatta sui grandi esercenti ma chiaramente abbiamo già allertato tutti gli altri che dovranno andare a regime a gennaio. Però, rispetto al dramma che ha comportato la fattura elettronica, questo adempimento è meglio sopportato”. Tutto a posto quindi? Non proprio.

I costi del registratore telematico

Per adeguarsi alle novità fiscali, per i commercianti sarà necessario mettere in conto un investimento. La legge prevede infatti che si debbano dotare di registratori telematici approvati dall’Agenzia delle Entrate, oppure di mettere a norma il proprio registratore. Da non trascurare poi i crucci relativi all’utilizzo dello strumento: “L’applicazione pratica dell’esercente non è importante, cambia poco a livello operativo perché il sistema è tutto collegato all’apparato del registratore telematico – rassicura Pucci -. Certamente però, come tutte le novità fiscali che impattano direttamente sull’esercente, anche lo scontrino elettronico per il commerciante significa un ulteriore adempimento cui sottostare, un onere, con costi nuovi”. La macchina “va certificata – precisa Cuchel -. I commercianti pensano che questi adempimenti siano solo ulteriori costi. Sono previsti crediti di imposta da 250 euro se lo strumento viene sostituito o da 50 euro se adeguato. Ma il costo del registratore si aggira dai mille ai duemila euro. Anche alcuni rivenditori non sono pronti, alcuni non riescono a procedere all’installazione”.

E così qualcuno è in ritardo: “Molti commercianti inoltre non hanno ancora oggi pensato a installare i registratori telematici perché si vociferava di una volontà politica di lasciare una parte di esercenti, quelli molto piccoli, al di fuori dell’obbligo di emettere scontrino elettronico – racconta Pucci -. Ma poi con il Decreto Crescita, questo scenario è stato smentito”. Anche perché, “lo scopo dell’operazione è quello di concentrare i dati presso l’amministrazione fiscale e memorizzare dati che possono essere propedeutici alla pre-compilazione della dichiarazione dei Redditi per l’IVA. L’amministrazione accelererà così i tempi”. Se la PA risparmierà tempo, lo stesso si prevede che sarà anche per l’esercente, per il quale dovrebbe diminuire l’adempimento burocratico. A livello tecnico, la Circolare 15/E del 29 giugno 2019 diffusa dall’Agenzia delle Entrate precisa che “si può emettere lo scontrino regolarmente ma poi inviarlo al fisco entro dodici giorni, non obbligatoriamente ogni giorno. La memorizzazione però è immediata”, chiarisce Pucci.

La moratoria sulle sanzioni

La stessa circolare conferma che per sei mesi non si applicheranno sanzioni: “Se ci saranno verifiche, saranno volte a valutare se chi doveva partire l’ha fatto, in caso di esito negativo si intimerà di adeguarsi ma non saranno comminate sanzioni”, prevede Pucci.

La sensazione è che non si sia del tutto pronti ad affrontare questa novità: “Siamo entrati in una spirale super tecnologica che dimostra tutti i suoi limiti. Se già da ora è prevista la moratoria alle sanzioni, è chiaro che c’è la consapevolezza che ancora il sistema non è pronto”, riflette Cuchel.

La lotta all’evasione

L’introduzione dello scontrino elettronico, così come della fattura elettronica, può rappresentare un deterrente all’evasione fiscale, data la tracciabilità digitale del corrispettivo. Tuttavia, “chi non batteva scontrino prima non lo farà neppure ora, così come chi non faceva fattura non la farà – ritiene Cuchel -. Secondo la nostra opinione come associazione, non è questo il metodo per contrastare l’evasione. Sicuramente l’amministrazione avrà dati in tempo reale, si possono eliminare anche i tentativi di elusione, ma la vera evasione non la si cancellerà”.

La misura è concepibile come “un deterrente. Ma chi non fa scontrino continuerà a non farlo”, aggiunge Pucci. Contro l’evasione è stata pensata anche la Lotteria degli scontrini. Dal primo gennaio 2020 chi pagherà con carta o bancomat potrebbe vincere fino a un milione di euro: “Un metodo per diffondere sempre di più il pagamento tracciato, ma non credo sia un provvedimento che farà cambiare le modalità operative dell’acquirente – analizza Pucci -. Siamo a un livello di pagamento con gli strumenti elettronici che è molto basso rispetto al resto d’Europa”. I prossimi mesi e, soprattutto, i primi dell’anno prossimo, saranno cruciali per valutare la situazione.

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