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i progetti

Ecco i competence center Industria 4.0: la partenza e le prossime mosse

Dopo due anni di attesa, i Competence center sono in fase di costituzione. Ecco quali, dove e in che modo. Le priorità ora sono ottenere il Decreto di concessione dei finanziamenti, allestire le aree e attrarre le PMI

18 Gen 2019

Nicoletta Pisanu


Dopo due anni di attesa dalla prima citazione nel piano Calenda riguardo Industry 4.0, i Competence center hanno finalmente preso forma e questo è il loro momento d’oro.

Gli otto poli che hanno vinto il bando del Mise pubblicato a gennaio 2018, dopo la formazione della graduatoria a giugno hanno avuto accesso alla fase negoziale e, tra dicembre e questi primi mesi del 2019, stanno procedendo alla loro costituzione e alla formazione della legal identity, per poi partire con le attività vere e proprie.

Si ha notizia della costituzione del competence center di Milano, di Torino, Bologna, Padova, Pisa e Roma, con un crescendo di annunci in questi giorni.

Si prospettano come luoghi di innovazione e formazione, dove accompagnare per mano le PMI affinché non restino indietro e siano in grado di farsi valere sul mercato. Ma questa partita si giocherà nei prossimi mesi, solo allora si potrà capire se questo strumento sarà effettivamente efficace di traghettare le piccole industrie nella rivoluzione 4.0. Per il momento, le priorità sono procedere con le nomine dei vertici per poi formalizzare con il Mise il Decreto di concessione dei finanziamenti, allestire materialmente i capannoni e fare informazione.

Gli otto Competence center: cosa fare ora

Gli otto Competence center, in ordine secondo il punteggio in graduatoria sono:

  • Manufacturing 4.0, che fa capo al Politecnico di Torino,
  • Made in Italy 4.0, cui ente capofila è il Politecnico di Milano,
  • BI-REX, ente capofila Università di Bologna,
  • Artes 40, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,
  • SMACT, Università degli studi di Padova,
  • Industry 4.0, Università degli Studi di Napoli Federico II
  • Start 4.0, che vede come ente capofila il CNR – Consiglio nazionale delle ricerche
  • Cyber 4.0, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

In questi giorni, chi ancora non l’ha fatto sta procedendo a costituire la propria legal identity, come società, associazione o consorzio: «Chiusa la fase di negoziazione con il Mise, stabiliti i budget, ora siamo nella fase di costituire le ragioni sociali che scaricheranno a terra le attività», ha spiegato Marco Taisch, presidente di Made in Italy 4.0. Oltre a quello di Milano, si ha notizia della costituzione dei centri di Torino, Bologna, Padova, Pisa e Roma. Poi, il Mise procederà a finalizzare il Decreto di concessione dei finanziamenti «per dare l’anticipo e iniziare ad avviare le attività –  ha sottolineato Fabio Fava, docente di Biotecnologie industriali ed ambientali dell’Università di Bologna e facilitatore per BI-REX -.

Che ci si metta un mese in più o in meno a mio avviso non conta, l’importante è che si sia finalmente messo insieme il progetto. L’anno scorso si è sbloccato il tutto, con il bando e la graduatoria. Adesso, nel momento in cui ci sarà il finanziamento bisognerà avviare i centri. Sono strutture autonome, con uffici, alcuni avranno anche la linea dimostrativa con macchine integrate tra loro e interconnesse».

Milano recupererà un capannone industriale nel campus di Bovisa del Politecnico, Bologna installerà il proprio headquarter alla Fondazione Golinelli, con succursali in otto regioni grazie ai partner, Torino invece avrà sede nelle aree del Politecnico al Lingotto o a Mirafiori: «Ora bisogna creare questi centri, perché non sono semplici sportelli, ma luoghi fisici dove si entra in contatto con le tecnologie 4.0 che son ben visibili – ha sottolineato Taisch -.

Per esempio, a Milano installeremo quattordici isole con macchine hardware e software, io li chiamo i quattordici salottini dell’Ikea. Il visitatore verrà guidato dagli esperti e potrà vedere queste tecnologie e capire quali vantaggi possono portare se usati dentro un’azienda. Vorremmo partire con la fase di formazione a settembre». A Torino si prevede la partenza prima dell’estate: «Abbiamo incentrato il Competence center su tematiche di innovazione, non sulla ricerca, perché non dovrà mai essere un competitor delle università – ha spiegato Paolo Fino, direttore del Dipartimento di Scienza applicata e tecnologia del Politecnico di Torino -. L’obiettivo ovviamente è legato alla formazione continua. Sicuramente le PMI attualmente hanno più difficoltà».

Cosa si muove in Europa e quale ruolo avranno i Digital Innovation Hub

Bruxelles sta spingendo molto su questi strumenti, che non sono semplici partenariati pubblico-privato (PPP): «I PPP non hanno la multidisciplinarità che hanno i competence center, che si occupano di molti temi, sono interdisciplinari più di quanto non lo siano certe realtà e sicuramente possono diventare un’eccellenza. La Commissione europea sta investendo per far arrivare questi strumenti anche in aree dove non si trovano», ha sottolineato Fabio Fava, che è anche rappresentante italiano presso la Commissione europea nell’ambito del programma Horizon2020. Fava ha evidenziato come il modello del Competence center lavori su un network «molto capillare, sul territorio», per arrivare ad aiutare le aziende in ogni parte d’Italia.

Per fare in modo che le PMI vengano a conoscenza di questa opportunità, «un ruolo fondamentale spetterà ai Digital Innovation Hub, che essendo disseminati su tutto il territorio avranno il ruolo di prendere per mano le piccole imprese – ha considerato Taisch -. E oltre a questi strumenti, anche le associazioni di categoria, o i PID delle Camere di commercio offriranno opportunità per il Competence Center». Non solo solo università a formare le cordate che hanno costituito i Competence center, ma a fianco degli atenei figurano istituzioni, aziende e associazioni: «I Digital Innovation Hub giocheranno un ruolo chiave – ha concordato Fino -. La vera chiave di volta nel successo dei Competence center sarà la capacità di connettersi al mondo industriale. Bisogna intercettare tutto il substrato delle piccole imprese e portarle a fare innovazione in una struttura che potrà fornire loro servizi in condizioni vantaggiose».

La previsione: partire con la formazione per le PMI

Per quest’anno, non appena sarà erogato il finanziamento e si potrà partire, i Competence center prevedono già di partire con la formazione: «A settembre mi aspetto di iniziare con attività di informazione e formazione, che non richiedono necessariamente l’infrastruttura tecnologica e man mano andremo avanti con attività più di visita. Non tutte le isole saranno pronte a settembre. Quando abbiamo disegnato il progetto, abbiamo evidenziato quali fossero i bisogni delle PMi rispetto al 4.0 e abbiamo rilevato che tra il 30 e il 50% di queste imprese sono immature, non hanno idea di cosa sia un cobot per esempio, hanno bisogno dell’orientamento, facendogli vedere proprio le tecnologie. Ci aspettiamo circa tremila visitatori all’anno», ha spiegato Taisch.

La formazione del personale delle imprese interessate a investire in questo ambito, avverrà in aula «ma anche usando le isole, perché dev’essere una formazione molto pratica», ha aggiunto Taisch. Non ci sono alternative: «Le PMI avranno assoluta necessità di avere skill 4.0 – ha aggiunto Fino -, quindi è importantissimo che queste strutture funzionino. Con i Competence center ho visto uno spirito totalmente nuovo, è stato fatto un lavoro molto capillare e si è visto anche un approccio positivo da parte delle aziende, che hanno capito che devono sostenere il sistema». Non mancherà il ruolo della pubblica amministrazione: «Con le aziende si avvierà il percorso formativo, ci sarà anche l’attività di advisory per essere al fianco delle PMI e poi ci saranno progetti  di ricerca e innovazione valorizzando gli attori pubblici».

Un possibile scenario futuro

Una volta conclusi i tre anni di finanziamento del Mise, cosa ne sarà dei Competence center? Si evolveranno e proseguiranno a lavorare, secondo Marco Taisch: «Quello che dobbiamo capire è che i Competence center sono iniziative di lungo periodo, pensiamo a un progetto che duri tre anni e che poi possa diventare indipendente dal finanziamento dello Stato».

L’attenzione sarà puntata sempre sulla formazione 4.0: «È il tema centrale. Sono contento che il Governo abbia inserito l’argomento nella Legge di bilancio, dopo la svista iniziale di non contemplarlo, perché l’investimento che dobbiamo fare ora e in futuro è sulle persone, tenere alta l’attenzione sulle skill è fondamentale. I Competence center faranno formazione, le persone da formare sono tantissime e non si può pensare che lo facciano da sole».

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