Il piano

Imprese 4.0, Cuccia (Mise): “Così arriveremo a 10 mld di euro di investimenti in più”

Gli investimenti innovativi stanno crescendo in linea con le aspettative del Piano. Le agevolazioni fiscali hanno stimolato l’incremento di quelli privati, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in chiave 4.0. L’obiettivo di farli lievitare di circa 10 miliardi nel 2017/2018 sembrerebbe essere raggiungibile

10 Ott 2017
Francesco Cuccia

capo della segreteria tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico

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Obiettivo 2018, 10 miliardi di investimenti in più nel 2018 per il piano Industry 4.0-Imprese 4.0. Per questo, sarà introdotta una nuova misura automatica per chi già è inserito nel mondo del lavoro: un credito di imposta sulle spese relative ai costi del personale impegnato in corsi di formazione, pattuiti attraverso accordi sindacali, su tematiche come informatica, tecniche e tecnologie di produzione, vendita e marketing con focus su almeno una tecnologia 4.0.

Dopo lo shock positivo agli investimenti, il Piano prevede un nuovo obiettivo estremamente ambizioso: minimizzare il rischio di disoccupazione tecnologica e massimizzare le nuove opportunità lavorative legate alla quarta rivoluzione industriale, proprio attraverso lo sviluppo delle competenze.

Un anno fa sono state presentate le linee guida del Piano nazionale Industria 4.0. Un Piano ambizioso e innovativo sia per le tipologie di misure previste che per le modalità di accesso: incentivi prevalentemente automatici e finalizzati a supportare le imprese – indipendentemente dalla loro dimensione, dalla loro forma giuridica e dal settore economico in cui operano – nell’affrontare la quarta rivoluzione industriale.

A distanza di nove mesi dal suo avvio, oggi possiamo tracciare un primo andamento dei diversi strumenti messi a disposizione delle imprese.

Gli investimenti innovativi stanno crescendo in linea con le aspettative del Piano: Super ammortamento, Iper ammortamento e Nuova Sabatini, hanno stimolato la crescita degli investimenti privati in beni strumentali, materiali e immateriali, funzionali soprattutto alla trasformazione tecnologica e digitale in chiave 4.0. L’obiettivo di incrementare per circa 10 miliardi di euro gli investimenti privati nel biennio 2017/2018 sembrerebbe essere raggiungibile.

L’analisi degli ordinativi interni registrati nei primi sette mesi del 2017 infatti indica numeri incoraggianti: rispetto allo stesso periodo del 2016 la crescita media è stata pari al +9,5%, con picchi del +12,8% per macchinari e altri apparecchi; dati positivi si registrano pure sul fronte delle importazioni.

La crescita è confermata anche guardando al benchmark europeo: il fatturato interno italiano di macchinari negli ultimi 18 mesi ha guadagnato circa 10 punti percentuali rispetto a quello tedesco.

È vero, negli anni della crisi abbiamo lasciato per strada più del 25% della nostra produzione industriale, pagando in Europa il prezzo più alto, ma oggi il trend si è invertito e ci avviamo alla ripresa.

Per sostenere l’innovazione è indispensabile investire anche in Ricerca e Sviluppo su cui abbiamo rafforzato la misura del Credito di Imposta. Da un’indagine campionaria svolta da Unioncamere e Infocamere su 68.000 imprese, emerge che, rispetto al 2016, nel 2017 in Ricerca e Sviluppo investono circa 24.000 imprese e di queste 11.300 prevedono l’aumento della spesa, mentre solo 2.800 una riduzione. Da segnalare due aspetti positivi: delle 11.300 imprese che aumentano gli investimenti in R&S, circa 4.500 nel 2016 non destinavano risorse a questa voce; poi, delle 24.000 aziende che investono in R&S, l’80% ritiene la misura utile o molto utile. Ragionando per grandi numeri, la previsione di aumento della spesa dichiarata dalle imprese è mediamente tra +10% e il +15%: un risultato in linea con gli obiettivi del Piano.

Tuttavia, ci sono anche misure che al momento appaiono sottoutilizzate e per questo bisognose di una loro revisione sia per tarare meglio lo strumento, sia per destinare risorse ad altre misure maggiormente efficaci: ad esempio, le misure a supporto degli investimenti Early Stage non hanno dato i risultati attesi. L’Italia ha una normativa a sostegno delle startup tra le più avanzate al mondo, ma nel nostro Paese manca ancora un vero mercato dei capitali: il mercato del Venture Capital e dei cosiddetti “business angel” cresce solo del 2%, non in linea con l’obiettivo di colmare entro il 2020 il gap con i principali paesi europei che hanno un mercato quattro/cinque volte maggiore del nostro. Il settore delle startup e degli investimenti in Venture Capital è strategico per garantire la competitività futura delle imprese italiane e soprattutto per creare un ambiente maggiormente favorevole all’innovazione e per questo abbiamo previsto misure correttive da inserire nella prossima legge di bilancio.

Oltre alle misure tese a stimolare gli investimenti, il Piano poggia su un altro pilastro indispensabile per affrontare in maniera organica la quarta rivoluzione industriale: le competenze. Il tema delle competenze è cruciale ed estremamente ampio perché coinvolge un vasto pubblico che va dall’età dell’istruzione, passando dalla scuola all’università, fino alla formazione professionale in azienda.

Nel Piano Industria 4.0 ci siamo adoperati in questo senso, dedicandoci in primis a supportare le imprese a colmare il vuoto conoscitivo: nel 2017 hanno visto luce sia i PID (Punti di Impresa Digitale) per sostenere sul territorio le imprese che non sempre sono in grado di affrontare le opportunità derivanti dalla digitalizzazione che i Digital Innovation Hub, strutture con il compito di offrire una formazione avanzata su tecnologie specifiche e coordinare le strutture di trasformazione digitale con i centri di trasferimento tecnologico.

A compimento di questo quadro, abbiamo previsto i Competence Center sui quali tuttavia registriamo ritardi rispetto al piano iniziale. Queste strutture hanno la finalità di costituire pochi e selezionati poli di eccellenza, in grado di mettere insieme industria e università e supportare le imprese nel generare le competenze necessarie ad affrontare con successo la quarta rivoluzione industriale. Il bando a oggi ancora non è ancora partito, ma contiamo di avere il decreto ministeriale entro novembre. L’avvio dei Competence Center è un tema su cui l’attenzione del Ministero è davvero alta anche perché, come già affermato, le competenze rappresentano il pilastro centrale del Piano nel 2018, anno in cui comunque vorremmo confermare, compatibilmente con le disponibilità di finanza pubblica, tutti gli incentivi fiscali che hanno funzionato quest’anno.

Anche per questi motivi, il Piano dallo scorso settembre ha cambiato nome: da Industria 4.0 è divenuto Impresa 4.0 perché è stato ampliato “il raggio di azione” della policy che ora affronta temi di maggiore respiro finalizzati a creare innovazione e occupazione. La quarta rivoluzione industriale, se non gestita correttamente, rischia, infatti, di avere un effetto spiazzamento sui lavoratori e compito delle Istituzioni è introdurre quanti più strumenti possibili per tutelare la forza lavoro esistente e formare la nuova affinché tutti, lavoratori e quindi le imprese, possano cogliere le opportunità di crescita in un mondo sempre più interconnesso e digitale.

In particolare, a sostegno della generazione di competenze, il Piano Impresa 4.0 prevede nuovi investimenti per ridurre il gap tecnologico delle scuole e fornire strumenti cognitivi finalizzati al governo delle nuove tecnologie; l’incremento delle risorse destinate agli Istituti Tecnici Superiori al fine di raddoppiarne il numero di studenti entro il 2020; un maggior numero di lauree professionalizzanti, corsi universitari e dottorati sui temi legati al 4.0.

Le prossime azioni del Piano saranno, quindi, incentrate sul potenziamento delle competenze perché, da una parte, vorremmo preparare i giovani al confronto con un mondo del lavoro sempre più competitivo e incentrato sulle tecnologie avanzate, dall’altra, vorremmo affiancare chi oggi già è occupato e deve adeguarsi ai nuovi modi di lavorare. Per questo, sarà introdotta una nuova misura automatica per chi già è inserito nel mondo del lavoro: un credito di imposta sulle spese relative ai costi del personale impegnato in corsi di formazione, pattuiti attraverso accordi sindacali, su tematiche come informatica, tecniche e tecnologie di produzione, vendita e marketing con focus su almeno una tecnologia 4.0.

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