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il punto

Industria 4.0 al 2020, che chiedono le Pmi al Governo

Per recuperare il gap digitale con le principali economie internazionali e far uscire gli imprenditori dal clima di sfiducia, è necessario che l’innovazione venga sì sostenuta con incentivi fiscali, ma che siano chiari e stabili e senza dimenticare l’importanza di investire sulle persone. Le priorità delle PMI

07 Nov 2019

Paolo Galassi

presidente A.P.I.


Bene Impresa 4.0 ma serve chiarezza e stabilità degli incentivi e delle norme per recuperare il gap digitale con le principali economie internazionali. E occorre continuare a investire, e con sempre maggiore convinzione, sulle persone – sulla loro formazione – oltre che sui macchinari.

Il Governo deve dare vita ad azioni coraggiose che facciano ripartire il Paese investendo sul fare impresa per far uscire gli imprenditori dal clima di sfiducia e attuando una politica industriale di medio-lungo periodo che consenta loro di pianificare con stabilità.

Sono queste le  priorità espresse dalle piccole e medie imprese, da sempre impegnate a crescere e competere sul piano globale.

Il Piano nazionale industria 4.0

Nella lotta – spesso impari per esempio sul fronte della tassazione – con i propri competitor stranieri senza dubbio l’innovazione è essenziale per essere più competitive, oltre che ambasciatrici del Made in Italy e della qualità, elementi che da sempre contraddistinguono le aziende italiane.

Ogni iniziativa che supporti e stimoli le imprese a investire viene quindi vista con favore.

Un concreto esempio è il Piano Nazionale Industria 4.0, approvato con la legge di Stabilità 2017 (232/2016).

Industria 4.0, dal 2018 Impresa 4.0, ha, infatti, l’obiettivo di puntare sull’innovazione per dare al Paese maggiore competitività produttiva favorendo l’introduzione nelle aziende italiane di macchinari e impianti più efficienti che garantiscano competitività, che consumino meno e siano più sostenibili.

Con Industria 4.0, in sostanza, migliorano flessibilità, velocità e produttività attraverso l’aumento della dinamica dei processi, con evidente riduzione di costi e sprechi e l’incremento dell’affidabilità dei sistemi produttivi.

Introdurre innovazione consente di migliorare anche altri aspetti, come la sicurezza. L’impatto sociale ed economico è rilevante sia per le aziende, sia per il sistema Paese.

Siamo di fatto davanti a massicci cambiamenti culturali e socioeconomici, dovuti soprattutto alla defiscalizzazione degli investimenti produttivi. Per alcuni una vera e propria “rivoluzione”.

Da qui la necessità che non vengano cambiate le regole e le opportunità.

Emergono però ancora punti interrogavi a partire dall’accordo per aumentare di 420 milioni in tre anni (140 milioni annui) la dote disponibile – che le PMI auspicano – utile a coprire un credito di imposta per investimenti relativi alla green economy. Molto importante la Nuova Sabatini e la tutela del Made in Italy.

La Legge Finanziaria per il 2019 ha amplificato ancora di più la portata del beneficio fiscale, portandolo al 270% (nel 2018 era al 250%), e introducendo un meccanismo che agevola maggiormente gli investimenti fino a 2,5 milioni e decresce all’aumentare della spesa. Un’inversione di tendenza a favore delle PMI e in effetti il meccanismo è stato replicato, nella ratio, in altre misure contenute nella scorsa Legge di Bilancio.

A.P.I. lo ha chiesto a gran voce: l’ossatura economica del Paese è fatta da piccole e medie industrie, la norma andava rimodulata per facilitare l’accesso a questa classe dimensionale.

Di sicuro quest’anno abbiano notato un costante incremento delle richieste, frutto della convergenza tra maggior beneficio e matura consapevolezza nelle PMI della necessità di investire per crescere.

Alcuni dati che raccontano l’esperienza delle PMI

Il Servizio Fiscale Gestionale Societario ha analizzato l’attività di un campione significativo di PMI associate ad A.P.I. ed è emerso che gli investimenti sono in tendenziale crescita nel 2019. Nel numero più che nella consistenza, segno di una maggiore sensibilità delle aziende di minore dimensione nei confronti di Impresa 4.0.

Il settore meccanico è trainante con il 73% di aziende che hanno fatto richiesta e il 58% di investimenti, segue il chimico con solo un 9% di aziende, ma con il 29% di investimenti.

Tutti gli altri settori seguono a grande distanza.

Un dato emerge chiaramente: l’utilità dello strumento per lo sviluppo delle PMI; infatti, una azienda su tre che ha comprato un macchinario 4.0 nel 2018, ne ha acquistato un altro nel 2019.

Statistica elaborata dal Servizio Fiscale Gestionale Societario di A.P.I. (ottobre 2019)

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Settore% aziendeInvestimentoIn %
Meccanico73%13.200.000,00 €58%
Chimico9%6.600.000,00 €29%
Terziario5%1.000.000,00 €4%
arredo5%600.000,00 €3%
Grafico, editoriale, cartotecnico5%480.000,00 €2%
Alimentare2%500.000,00 €2%
Digitale2%500.000,00 €2%
TOTALE100%22.880.000,00 €100%

L’iper ammortamento pone l’imprenditore di fronte a un cambio di paradigma, attraverso incentivi fiscali automatici, consentendo ad ogni azienda di attivare le misure autonomamente, senza ricorrere a bandi o sportelli, registri o anagrafi.

Questo consente di aumentare la consapevolezza dell’investimento e inserirlo in una strategia di medio lungo termine pianificando gli investimenti e non legandoli all’agevolazione del momento.

Un aspetto da evidenziare riguarda la problematica principale legata alla necessità di avere una relazione tecnica del bene da iper ammortizzare, che contenga l’analisi della macchina e la verifica del pieno soddisfacimento dei requisiti richiesti – ben sette – alcuni molto complessi: PLC, interconnessione, integrazione automatizzata, interfaccia uomo-machina, sicurezza, telemanutenzione, adattività di processo.

L’integrazione tra il sistema fabbrica e le filiere produttive

Non si tratta dunque solo di acquistare macchinari.

Dobbiamo, infatti, chiarire un aspetto strategico; l’introduzione delle innovazioni attraverso Impresa 4.0 non si esaurisce con l’acquisto e l’uso di un macchinario tecnologicamente innovativo ma nel riuscire a combinare diverse tecnologie integrando il sistema fabbrica e le filiere produttive in un unico sistema connesso.

Macchinari, persone e gestionali devono collaborare fra loro per creare prodotti, servizi e ambienti di lavoro più “intelligenti”.

In questo cambio di paradigma, giocano un ruolo fondamentale l’interconnessione, ossia la capacità del bene di scambiare informazioni con sistemi interni – esterni, e l’interazione da remoto, cioè l’accessibilità a distanza dei dispositivi per poter rilevare dati sul funzionamento o introdurre correttivi raccogliendo i dati di processo in tempo reale.

Sono passati tre anni dall’introduzione del Piano Nazionale Industria 4.0 ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Se parliamo di interconnessione servono reti veloci e implementazione di servizi per i cittadini e le imprese. Un altro rischio significativo è collegato alla mancanza di una adeguata connettività dati sul territorio lombardo. La banda ultra larga raggiunge anche pochi territori. Dobbiamo accelerare l’attuazione del piano strategico Italia digitale 2020 sull’area regionale.

Se le imprese stanno investendo per migliorarsi e costruire le PMI di domani, ponendo grande attenzione anche all’impatto ambientale e a quello legato agli infortuni sul lavoro, è necessario che l’innovazione venga sì sostenuta con incentivi fiscali, attuabili direttamente dalle imprese ma anche investendo sulle persone.

Serve formazione

A.P.I. è in prima linea da diversi anni per diffondere le informazioni e sensibilizzare l’imprenditore nel cogliere queste opportunità. Infatti, sono tante le richieste di assistenza e consulenza su Impresa 4.0, in merito a come usare l’incentivo, a cosa comprare, agli scenari futuri.

Serve formare i tecnici di domani. E questo non può essere un compito esclusivo del mondo produttivo. Istituti tecnici e università, PMI, istituzioni non devono “lavorare” su binari paralleli ma dialogare e lavorare insieme per costruire un’industria all’avanguardia fatta sì di macchine ma anche di persone, non solo data scientist, architetti Ict, esperti di sicurezza. Le nuove competenze devono riguardare tutti, vertici compresi.

La Manovra 2020, è ancora in fase di costruzione ed è stata approvata dal Consiglio dei Ministri solo “salvo” intese. A oggi però ci sono delle risorse destinare a Impresa 4.0 così da proseguire nella fase di crescita e innovazione.

Quindi, al momento sembrerebbero confermati super ammortamento e iper ammortamento, Nuova Sabatini e credito d’imposta su formazione 4.0, quest’ultimo strumento poco utilizzato dalle PMI e per natura rivolto maggiormente ad aziende medio-grandi.

Anche se potrebbero esserci delle rimodulazioni, per fortuna la riconferma del piano pare certa.

Tutte le aziende sono consapevoli della necessità di innovazione, ma molte stanno ancora definendo le proprie strategie 4.0. sarebbe insensato bloccare gli incentivi proprio quando il livello di automazione raggiunge la media europea.

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