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Industria 4.0, così Governo e aziende possono vincere la sfida Paese

Dalla rivoluzione delle tecnologie digitali scaturiscono nuove opportunità per le imprese ma anche rischi e incertezze che mettono in discussione lo status quo e il posizionamento competitivo sul mercato. Quale deve essere il ruolo del Governo e quale quello delle aziende. Una ricerca Deloitte fa il punto

28 Feb 2019

Silvia La Fratta

partner Deloitte

Michele Sabatini

partner Deloitte


Per esprimere al meglio le potenzialità dell’industria italiana, sostenendo lo sviluppo dell’Industria 4.0 in ottica prospettica, è necessario uno sforzo congiunto da parte del governo e delle imprese, entrambi con un ruolo importante da giocare.

Incentivi per la trasformazione digitale delle PMI

In primo luogo, il Governo dovrebbe farsi promotore di iniziative che supportino maggiormente gli investimenti delle PMI. Secondo l’ISTAT, nel corso del 2017, gli incentivi fiscali hanno spinto due terzi (67%) delle imprese italiane a investire in nuove tecnologie, ma si registra un divario importante sotto il profilo dimensionale: la quota sale infatti al 96,7% se si considerano le aziende di grandi dimensioni, mentre scende al 42% nel caso di quelle più piccole (meno di 50 addetti)[2].

Inoltre, gli enti pubblici e le imprese dovrebbero investire significativamente nello sviluppo di talenti e competenze specializzate nelle nuove tecnologie 4.0. Il nostro Paese sconta infatti un gap significativo in termini di formazione rispetto agli altri principali Paesi: gli iscritti ad Istituti Tecnici Superiori sono solamente 9.000 (rispetto ai 760.000 della Germania); la partecipazione a corsi di formazione è mediamente dell’8,3% (sotto la media europea del 10,8%)[3].

Infine, è necessario un supporto più deciso per gli “innovation hub, che costituiscono un punto di collaborazione fondamentale fra le imprese e le istituzioni pubbliche (università, enti di ricerca, ecc.). È essenziale che le imprese entrino in contatto con i centri di ricerca, con i talenti e con le risorse disponibili nel nostro Paese, in modo da poter sfruttare al meglio le potenzialità del sistema nazionale. Il top management rivela infatti una significativa sfiducia nei confronti degli sforzi messi in atto dal nostro Paese, sebbene le statistiche posizionino l’Italia – sotto molti aspetti – fra i primi posti al mondo in termini di sviluppo delle nuove tecnologie. Pertanto, è importante investire nei settori che sono già eccellenze per il nostro Paese, come quello del food, automotive, nautica, design, e turismo.

Industria 4.0, rischi e opportunità

L’Industria 4.0 rappresenta l’evoluzione industriale con cui tecnologie sempre più intelligenti e interconnesse diventano parte integrante delle organizzazioni e della vita delle persone che vi lavorano. Dalla rivoluzione delle tecnologie digitali scaturiscono così nuove opportunità ma anche rischi e incertezze che mettono in discussione lo status quo e il posizionamento competitivo sul mercato.

Il piano nazionale “Impresa 4.0” – varato dal Governo a inizio 2017 con uno stanziamento di oltre 18 miliardi di euro per il triennio 2017-2020[1] – rappresenta un importante punto di partenza per lo sviluppo dell’Industria 4.0 in Italia. Tuttavia, nonostante gli investimenti pubblici abbiano creato un terreno fertile per lo sviluppo e la modernizzazione delle imprese, vi è ancora un gap da colmare.

Il ruolo delle imprese

Le imprese, dal canto loro, hanno il compito di assumere un ruolo di leadership nei confronti del cambiamento: anziché affidarsi ai finanziamenti pubblici con atteggiamento attendista, dovrebbero delineare strategie più coraggiose e proattive, sfruttando le tecnologie dell’Industria 4.0 per puntare sull’innovazione di prodotto e di processo. La nostra ricerca “Italia 4.0: siamo pronti?” rivela infatti che i dirigenti sono ben consapevoli dei cambiamenti in atto ed esprimono un giudizio positivo sulla propria azienda, ma rimangono ancora incerti sulle strategie e sui piani d’azione da implementare per guidarla al meglio in questa importante fase di trasformazione. Nasce quindi l’esigenza di ampliare la prospettiva con cui le strategie aziendali vengono concepite e tradotte in azioni concrete, nonché di modificare dal profondo l’approccio all’innovazione, allo sviluppo di prodotto e alla competitività sul mercato, spingendosi ben aldilà delle attività tradizionali.

Per sfruttare pienamente le potenzialità dell’Industria 4.0, il top management dovrebbe adottare una visione olistica, che non si limiti ad un solo aspetto dell’organizzazione ma che sia estesa a tutte le aree aziendali. La nostra ricerca mette in luce il fatto che le strategie attuali sono prettamente incentrate sulle attività operative e su una visione di breve periodo, evidenziando un gap di mentalità che ancora separa l’industria italiana dal resto del mondo: le aree dell’azienda che saranno maggiormente impattate dagli investimenti in nuove tecnologie sono quelle relative ai processi (59%) e alle attività di supporto ai clienti (marketing, sales, customer support: 54%), prima ancora della produzione (38%) o dello sviluppo di prodotto (37%). È invece considerato del tutto marginale il contributo degli investimenti alla gestione dei talenti (18%, rispetto al 40% del dato Global).

Gli executive in Italia e all’estero si trovano nelle fasi iniziali di un percorso volto a preparare le loro organizzazioni per cogliere appieno il potenziale dell’Industria 4.0. Lungo questo percorso, vi sono molteplici opportunità per rafforzare le relazioni di un ecosistema sempre più vasto di clienti, persone, comunità e società in senso ampio. Ciò significa saper affrontare nuove sfide in diversi settori come quello tecnologico, strategico, della gestione dei talenti e della responsabilità sociale.

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  1. MISE, Piano Nazionale Impresa 4.0 – Obiettivi 2018.
  2. ISTAT, Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2018.
  3. MISE, Piano Nazionale Impresa 4.0 – Risultati 2017 e Obiettivi 2018.

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