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competenze

Industry 4.0 fase due: così formiamo il capitale umano

Adesso è necessario creare rete nazionale di centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico a supporto delle imprese italiane. Perché solo così si può cogliere l’obiettivo di fondo, quello con maggiore impatto sociale: ampliare la base di chi ha accesso a competenze 4.0

05 Mar 2018

Paolo Anselmo

presidente Associazione IBAN


Sembrerà ovvio, ma per stare al passo con l’innovazione e rimanere competitivi con le altre superpotenze tecnologiche bisogna investire su due elementi: l’uomo e la macchina. Che tradotto nel linguaggio industriale, vuol dire nuovi macchinari, software e intelligenza artificiale. Insomma, tutto ciò che semplifica, velocizza e migliora la qualità della produzione industriale. Ma questo da solo non basterebbe.  Non si può, infatti, prescindere dalle competenze, non solo creative – nel senso di ricerca& sviluppo, ideazione e produzione di innovazione applicata all’industria – ma anche e soprattutto di formazione delle risorse umane, giovani e meno giovani, su temi legati a Impresa 4.0.

Il nostro Paese, da qualche anno, si sta muovendo nella direzione giusta.

Primi risultati piano Industry 4.0

Per quel che riguarda la prima parte, dopo l’entrata a regime del Piano Industria 4.0 inaugurato dal Ministro Calenda, si stanno raccogliendo i primi frutti. Infatti, i risultati presentati nei giorni scorsi, indicano e confermano un aumento degli investimenti dell’11% in due anni – parliamo di beni incentivati da super e iper ammortamento – si tratta di un grande incoraggiamento a proseguire su questa strada. Sempre che la Sabatini ter non sia estesa solo fino ad esaurimento delle risorse disponibili, come pare emergere analizzando la relazione illustrativa alla legge di Bilancio 2018. Nel 2017 le imprese che hanno beneficiato del credito di imposta R&S&I sono aumentate del +104% rispetto al 2016. Sempre nel 2017, il rifinanziamento di quasi un miliardo di euro del Fondo di Garanzia ha garantito finanziamenti alle PMI per 17,5 miliardi di euro.

Chiamate a dare il loro contributo, anche grazie al contesto economico più favorevole, le imprese stanno quindi cogliendo le opportunità resesi disponibili e sono pronte a investire ancora. Non solo in macchinari ma anche sul capitale umano.

Seconda fase: il capitale umano per Industry 4.0

Adesso è il momento di passare alla seconda fase. Complementare. Non meno importante, perché prevede la creazione di una rete nazionale di centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico a supporto delle imprese italiane, attraverso un bando, ora online, di €40 milioni, per supportare le spese di avvio dei centri e per finanziare la domanda di progetti da parte delle imprese. Ogni centro potrà ricevere contributi pubblici nella misura del 50% fino ad un massimo di: €7,5 milioni per costituzione e avviamento del centro; unitamente a €200.000 per singolo progetto presentato dalle imprese clienti. Un aiuto importante quindi. L’obiettivo è di permettere ai centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico di diventare gli snodi di una rete capillare sul territorio.

Dall’altro lato, il piano mira – deve mirare – all’obiettivo formativo di far acquisire alle persone la conoscenza delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0. Ovvero tutte quelle tecnologie applicate negli ambiti (se ne elencano circa 106 voci) divisi in tre categorie: “vendita e marketing”, “informatica” e “tecniche e tecnologie di produzione”. Inoltre, le attività di formazione dovranno poi essere “pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali”.

L’ultima legge di bilancio, infatti, ha introdotto un’agevolazione fiscale per chi si vuole formare sulle tecnologie 4.0. Il Mise sta lavorando in questi giorni al decreto attuativo che dovrà stabilire, in particolare, chi certifica la formazione e le modalità per accedere al bonus.

Gli obiettivi dichiarati del Piano 4.0 nel suo complesso sono ambiziosi ma indispensabili. Per la prima volta da molti anni vediamo una precisa strategia industriale – il piano finora ha mobilitato 20 mld e ne prevede 9,8 nel 2018. Oltre all’incremento di investimenti privati, all’aumento della spesa privata in R&S&I con maggiore focus su tecnologie e altri, il Piano prevede, nero su bianco, “200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati su temi I4.0 +100% studenti iscritti ad Istituti Tecnici Superiori su temi I4.0 circa 1.400 dottorati di ricerca con focus su I4.0 Competence Center nazionali”. L’obiettivo prevede che il piano Impresa 4.0 sarà realizzato grazie ad un investimento di 95 milioni nel triennio 2018-2020 con cui si mira ad incrementare il numero di studenti iscritti agli Its dagli attuali 9.000 circa a quasi 20.000.

Ed è proprio questo l’obiettivo più ambizioso e più importante anche per l’impatto sociale che può avere sul nostro Paese. Ampliare la base di chi ha accesso a competenze 4.0 big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali, vuol dire maggiore consapevolezza nel mondo del lavoro. Maggiori opportunità per tutti.

Ogni report sul mercato del lavoro segnala che alta specializzazione e competenze tecniche sono le qualità più apprezzate dalle aziende.

La specializzazione di circa 200.000 studenti universitari e 3.000 manager, significa far accrescere le opportunità in un paese dove la disoccupazione giovanile tocca livelli ancora elevati.

Ben vengano allora le iniziative pubblico/privato, come quella di Eduforma, Ente Accreditato dalla Regione Veneto per la Formazione e per i Servizi di Career Counselor che sta promuovendo un’iniziativa della Regione Veneto legata ai bonus occupazionali, per l’assunzione di disoccupati over 30. Per le aziende interessate ad assumere, sulla base dei propri fabbisogni professionali, sono previsti bonus fino a 6.000 euro. E soprattutto i disoccupati potranno seguire un breve percorso di orientamento e accompagnamento finalizzato all’inserimento nella nuova realtà.

Senza dimenticare che l’innovazione passa anche attraverso le startup, spesso oggetto di grandi aspettative ma che, come già evidenziato, stanno creando, ancora lentamente, un nuovo tessuto imprenditoriale in un Paese che ha bisogno di nuovi challenge.

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