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legge di bilancio

Isiamed, chi era costui: tutti i nodi della vicenda

12 Gen 2018

Massimo Canducci

università di Torino

Massimo Cavazzini

startup advisor

Andrea Lisi

avvocato

Roberto Scano

presidente Iwa, presidente commissione UNI e-accessibility

Daniele Tumietto

esperto UNINFO


Che bello! Questo ha inizialmente pensato chi si occupa professionalmente di innovazione e digitale in Italia alla notizia che il Parlamento italiano, all’interno del complesso della Legge di Bilancio, ha stanziato tre milioni di euro da indirizzare ad iniziative di innovazione digitale nei settori del turismo, dell’agroalimentare, dello sport e delle smart cities.

Tre milioni possono essere molti o pochi, in funzione di quello che deve essere fatto, ecco quindi che alcuni professionisti si sono messi in cerca dell’articolo della legge ed è emerso qualcosa di un po’ diverso da come se lo erano immaginato: “1087. Al fine di affermare un modello digitale italiano come strumento di tutela e valorizzazione economica e sociale del made in Italy e della cultura sociale e produttiva della tipicità territoriale, è assegnato un contributo pari a 1.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 in favore dell’istituto IsiameD per la promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell’agroalimentare, dello sport e delle smart city.”

Dopo aver letto con attenzione alcuni hanno iniziato a porsi qualche domanda e a chiedere spiegazioni a quei pochi parlamentari e ministri che accettano quotidianamente il contraddittorio pubblico attraverso i social network. Le risposte hanno delineato un quadro piuttosto interessante:

Carlo Calenda (Ministro dello Sviluppo Economico) su Twitter: “Emendamento parlamentare mai dato parere positivo. Non ne sapevo nulla finché non segnalato da voi. Non ho la più vaga idea di cosa sia. Mi sembra una roba stravagante, a dir poco”.

Stefano Quintarelli (Deputato del Gruppo Misto) su Facebook: “Regalo di Natale a Verdini”.

Stefano Esposito (Senatore del Partito Democratico) su Facebook: “Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra”.

Preso atto di come sono andate le cose allora è bene porsi la domanda su cosa sia questo “istituto IsiameD” citato nella norma, proviamo allora a dare qualche risposta.

Cosa sappiamo di Isiamed

Iniziamo con il dire che di soggetti identificabili come  “Isiamed” ne esistono due. Uno è l’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, un istituto senza fini di lucro nato nel 1974 e che, a leggere il comma 1087 della legge di bilancio, sembrerebbe il destinatario dei tre milioni di euro. La seconda Isiamed invece è la Isiamed Digitale srl che, come si apprende da un tweet, è stata costituita l’8 ottobre 2016 (ma con inizio attività a novembre 2017) ed è posseduta per il 25% dallo stesso istituto e per il 75% da un pianificatore finanziario, Vincenzo Sassi, che risulta esserne anche amministratore delegato. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione risulta essere Gian Guido Folloni. Queste due Isiamed hanno sede legale allo stesso indirizzo e gli stessi recapiti telefonici (tra i commenti di quest’articolo, Garrone ribadisce che i due soggetti sono separati giuridicamente e solo l’Istituto è destinatario dei finanziamenti, Ndr.).

Il portone Isiamed, con il Comunicatore Italiano

Cercando in rete, e specificatamente in web archive (l’archivio dei siti Web), ci si accorge che sino a qualche tempo fa l’Istituto Isiamed possedeva ben due siti: isiamed.it (dismesso nel 2014) e isiamed.org (lanciato nel febbraio 2016 come ultimo annuncio da un account twitter attualmente attivo il cui ultimo tweet del 4 gennaio 2008 punta ad una pagina Facebook dedicata all’Istituto attualmente rimossa ma raggiungibile dalla cache di google mentre il tweet precedente risale al mese di marzo 2016).

Entrambi i domini non sono più stati rinnovati (nonostante il dominio .org sia indicato come sito “ufficiale” dal profilo twitter, risultava sospeso nel giugno del 2017 e raggiungibile l’ultima volta come sito attivo nel mese di gennaio 2017), sono divenuti disponibili e successivamente quindi registrati da altri soggetti. Resta in piedi invece il canale Youtube che vanta tre iscritti e il cui l’ultimo video raccoglie ben 89 visualizzazioni, e un profilo linkedin.

Si scopre inoltre che l’Istituto, nato all’epoca della XVI legislatura, vantava l’appoggio di oltre 100 parlamentari ed aveva numerosi soci e sponsor, tra cui figurano diverse realtà pubbliche e private degne di nota.

Andando nel concreto va detto inoltre che consultando i contenuti presenti in Web Archive, almeno sino al 2016 (ultimo periodo in cui risultano contenuti in Web Archive), non si riscontrano attività legate alla diffusione del digitale in nessun settore, compreso quello oggetto del finanziamento. Nel 2016 poi, con la chiusura dei siti Web dell’istituto, nasce una società con medesimo nome e avente per oggetto prestazioni in campo informatico.

I soci fondatori elencati nel sito, risultano: Gian Guido Folloni (Presidente), Fabio Evangelisti (Vice Presidente), Teresio Delfino (Consiglio di Amministrazione), Tomaso Zanoletti (Consiglio di Amministrazione), Antonio Loche (Segretario Generale).

La maggioranza dei soci fondatori come si può desumere da ricerche (anche limitate a Wikipedia) ha, o ha avuto in passato, ruoli politici, in alcuni casi anche di rilievo come ruoli da ministro o da sottosegretario.

Nel momento in cui la notizia del finanziamento ha iniziato a girare tra gli addetti ai lavori e tra i professionisti del digitale in Italia, ha fatto la sua comparsa nel dibattito pubblico Pier Domenico Garrone, fondatore de “Il Comunicatore Italiano” il cui sito da qualche tempo ridirige automaticamente al sito della IsiameD srl e che invece in origine (consultando web archive) era un sito dedicato ad un’associazione di comunicatori.

Garrone, che si presenta in rete come “Senior Partner IsiameD” – la srl o l’istituto non è dato saperlo – ha recentemente scritto alcuni articoli sui temi di Isiamed, della sovranità digitale e del modello digitale italiano: Isiamed, “ecco com’è andata” e Isiamed: “Ecco perché c’è bisogno di un modello digitale italiano”. Vi invitiamo a leggerli per comprendere meglio i contorni della vicenda.

A seguito di queste pubblicazioni il dibattito in rete si è ulteriormente ravvivato e Garrone ne ha preso parte attivamente, soprattutto in questa discussione su Twitter ed in questa su Facebook. Quel che si evince, in estrema sintesi, da queste discussioni è che Garrone, pur presentandosi in rete come Senior Partner IsiameD e pur avendo firmato gli articoli elencati in precedenza, ha dichiarato più volte di non essere il destinatario del finanziamento.

Molti suoi interlocutori hanno provato più volte a rivolgergli alcune domande, per esempio quale relazione ci sia tra IsiameD Srl e l’istituto IsiameD, oppure che ruolo ricopra lui stesso all’interno di IsiameD, oppure ancora quali siano le competenze e le referenze che IsiameD ha accumulato negli anni tali per cui si possa in qualche modo giustificare l’urgenza di questa assegnazione ex lege di fondi, quindi chi abbia finanziato fino ad ora Isiamed oppure a quanto ammonti il bilancio annuale dell’istituto.

Come potete leggere dalle discussioni sulla rete, ad oggi nessuna risposta è stata data a tali domande e anzi, in alcuni casi sono state minacciate azioni legali.

Anche in questo caso vi invitiamo alla semplice lettura, e perchè no alla partecipazione, per comprendere meglio quali siano i contenuti e le ragioni espresse da tutti gli interlocutori. I social del resto possono servire anche a questo.

Questa vicenda non piace a molti, quando si cerca di entrare nel merito emergono elementi poco comprensibili sull’effettiva operatività dell’istituto in ambito di definizione di modelli per il digitale in settori strategici, mentre, trattandosi di fondi pubblici, dovrebbero esserci la massima trasparenza e la migliore attenzione alla spesa.

Il primo ad essersi dimostrato non contento di questa situazione è proprio il ministro Calenda che, in un tweet del 28 Dicembre 2017 scriveva: “Dato mandato di procedere alla notifica a Bruxelles e di verificare la compatibilità con regime aiuti di stato. Nel mentre i finanziamenti a IsiameD restano fermi”. Stessa posizione di malcontento viene espressa dal Deputato Paolo Coppola, esperto di digitale e presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione, che in un commento su Facebook scrive: “Al primo provvedimento di legge utile spero di essere nelle condizioni di abrogare quella norma”.

Anche molti semplici cittadini hanno espresso concretamente il loro malcontento, non soltanto attraverso i social, ma anche più concretamente utilizzando la procedura messa a disposizione dalla Commissione Europea per effettuare denuncia per la violazione del diritto dell’UE, nel caso specifico si presume la violazione dell’articolo 107 del trattato di funzionamento dell’Unione Europea con la motivazione “in quanto l’assegnazione di un contributo di 1 milione di euro l’anno per tre anni ad un ente privato che non vanta esclusività di competenza in materia minaccia di falsare la concorrenza”.

La vicenda assume connotazioni ancor più surreali quando si leggono alcuni commenti sui social network da parte di Garrone. Ci limitiamo a riportare questo, ripetuto più di una volta e verso interlocutori diversi: “Evviva e felice settimana, con piacere leggo i suoi commenti e ne prendo buona nota per i contenuti. Evviva”. Ognuno si faccia un’idea del significato di tale affermazione.

Perché è importante fare chiarezza

Ovvio che probabilmente qualcuno potrà storcere il naso su una vicenda che riguarda una cifra, 3 milioni di euro, tutto sommato modesta per fare reale promozione a livello nazionale sul digitale. L’Italia è un paese in difficoltà, se rapportato ad altri paese europei, sia dal punto di vista dell’alfabetizzazione informatica sia da quello dell’utilizzo delle tecnologie digitali da parte della popolazione; per non parlare dei servizi digitali che i cittadini potrebbero avere, e che non hanno, dalla pubblica amministrazione e dalla stessa qualità della connettività che ci vede tristemente penultimi in Europa. Il digitale invece è (o dovrebbe essere) una delle leve fondamentali per far ripartire in modo sostenuto l’economia italiana. Da questo non può che derivare quindi la necessità di chiarezza e trasparenza da parte di tutti gli attori coinvolti. In particolare i settori oggetto del finanziamento per l’identificazione del modello sono particolarmente strategici e preoccupa quindi che la definizione di un “modello” avvenga da parte di un istituto che, da quel poco che traspare nel sito del 2016, in tali settori sembra non avere alcuna competenza specifica.

Alcune domande

In uno scenario del genere quindi alcune domande dovrebbero apparire ovvie e inevitabili, invece che destare a volte stizza o scalpore: a chi stiamo affidando tre milioni di euro di fondi pubblici e perché? Perché ad oggi nessuno dell’istituto Isiamed si è palesato o è stato raggiunto da qualche giornalista per dare spiegazione relativamente alle reali competenze per lo sviluppo di un modello di digitale per settori strategici come turismo, agroalimentare, sport e smart city? Perché due parlamentari parlano di “regalo” e “marchetta”? Tale istituto si avvarrà della omonima e neo-costituenda società per la gestione di tali attività e quindi nell’utilizzo dei fondi assegnati? Per quale motivo la presenza in rete dell’istituto è progressivamente sparita dalla rete contestualmente alla nascita della srl?

Speriamo che prima o poi arrivi una risposta a queste domande. Ma soprattutto speriamo che il digitale, in questo Paese, cominci a essere trattato dalla politica con la dignità che merita. Nella qualità di forza trainante delle energie buone del Paese. Invece di finire vittima, come sta accadendo, delle solite oscure logiche da prima repubblica.

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