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Non basta il ministro, serve un “piano Paese digitale” per aiutare le aziende

Bene un ministero dell’innovazione. Ma ora urge rilanciare Industria 4.0. E pensare a un piano più strategico e complessivo per l’Italia digitale

Pubblicato il 06 Set 2019

Gianni Potti

Presidente Fondazione Comunica e founder DIGITALmeet

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Come chiedeva a gran voce il mondo del web e del digitale il Governo Conte bis ha nominato un Ministro al digitale indicando Paola Pisano del M5S, con delega all’innovazione.

Già questo aspetto, di forma che diventa sostanza, dovrebbe indurci ad essere ottimisti.

I problemi con Industria 4.0

Ma i problemi sono tanti e le aspettative ancora di più.

Quindi procediamo con ordine.

1- Innanzitutto va detto che il Governo lo misureremo come imprese a patto che in questo Paese si metta al centro l’Impresa (con la I maiuscola) unica entità che può dare occupazione, sviluppo, crescita, benessere.

2- l’innovazione non è né di destra né di sinistra, non è né populista né laburista, l’innovazione è il campo nel quale ci giochiamo il nostro futuro, e un’Italia che stesse all’angolo su questa partita è un Italia già sconfitta, nel mentre ad esempio Usa e Cina si scontrano sulla mega partita del digitale globale. Queste le sfide che ci attendono come Europa e come Italia!

3- mettere l’impresa al centro passa inevitabilmente (comunque lo si voglia chiamare) dalla partita di Industria 4.0, ovvero da una forte integrazione di processo e di servizi/prodotti tra il vecchio manifatturiero e il digitale.

4- Di Maio, che oggettivamente al Mise (per quanto si è colto dall’esterno) ha fatto pochino, ha rinnovato il Team Digitale ora in capo a Luca Attias ed ha istituito il Fondo per l’Innovazione. Nei giorni poi in cui il Governo “tirava le cuoia” vi è stata una minima attenzione (con 14 mesi di ritardo) di rilanciare in parte Industria 4.0. Ma anche qui non si è fatta chiarezza di ruolo tra Team Digitale e Agid, mantenendo due strutture in parte sovrapposte, per via di una confusa visione avviata con il Governo Renzi.

Serve, manca una regia unica del digitale in Italia, quindi ora (primo banco di prova) vedremo se sarà in capo al Ministro per l’Innovazione (Pisano) o al ministro per lo Sviluppo Economico (Patuanelli) Qui potremo fare le prime valutazioni per comprendere che aria che tira… Altra cartina al tornasole di come ci si coordinerà sarà il nuovo dipartimento che risponde formalmente direttamente al Presidente del Consiglio, ma nei fatti dovrebbe andare al Ministro per l’Innovazione…

5- Infine estendere la regia sul digitale e su Industria 4.0 a Regioni, Cciia e qualsiasi altro soggetto, parchi scientifici, enti e mondi accademici, fondazioni, riconducibili al digitale. Per evitare sovrapposizioni e sprechi. La maggioranza delle risorse, è noto, passano perlopiù per Regioni e CCIIA, quindi avere un Piano Paese condiviso sarà fondamentale anche nell’interlocuzione con Bruxelles

In conclusione

Ecco, direi in estrema sintesi che serve urgente un Piano Paese Digitale, credibile, non un libro dei sogni o fatto per stupire a tutti i costi, ma che abbia come primo obiettivo: promuovere consulenza e formazione, sciogliere i nodi dei compentence center/ digital hub e raccordarsi con UE, Regioni e Camere di Commercio.

Prima di tutto va creato un mercato perché in questi anni vi è stato un grande push dal lato dell’offerta, ma non abbiamo saputo stimolare la domanda. siamo sostanzialmente in Europa degli ignoranti digitali: trasferire competenze tra culture, generazioni diverse deve essere il vero compito di una cittadinanza digitale davvero attiva.

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