Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

confindustria

Perché i Digital Hub sono il primo strumento concreto per evangelizzare le Pmi italiane

di Gianni Potti, Presidente CNCT Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici

04 Mar 2017

4 marzo 2017

Evangelizzazione digitale delle Pmi, dopo tante chiacchiere la fase due. Con i Digital Hub appena partiti. Ecco il loro ruolo nella necessaria trasformazione digitale delle Pmi italiane

Settimana importante nel percorso dell’Industria 4.0, perché sono stati presentati ufficialmente due Digital Innovation Hub, quello della Puglia e quello del Triveneto. La notizia è significativa perché si tratta dei primi Digital Innovation Hub riconosciuti dall’Unione Europea, a conferma che oggi è più che mai strategico essere parte di una rete, la rete dei 39 DIH europei; perché ciò aiuta a fare chiarezza sui Digital Innovation Hub e più in generale sul piano europeo e governativo Industria 4.0 di cui tanto si parla; perché è fondamentale fare squadra convintamente con il mondo della ricerca e dell’Università, ovvero i cosiddetti Competence Center.

Va salutata come una grande opportunità quella nata dalla collaborazione tra Confindustria Servizi Innovativi e i diversi promotori della rete europea I4MS (che si aggiunge a Lazio, Marche, Parma, e l’adesione alla rete del Piemonte). Da segnalare pure che stamattina a Treviso era presente l’Assessore allo Sviluppo Economico del Veneto Roberto Marcato e a Bari la sua omologa pugliese Loredana Capone.

Con i Digital Innovation Hub europei nasce una rete leggera, che si radica nei territori per avere un forte coordinamento nazionale ed europeo, per sostenere la vera sfida della competitività di Industry 4.0 che va giocata necessariamente partendo da PMI, innovazione, territori (dove le imprese sono radicate)! Senza il forte sostegno alle nostre PMI, l’economia non riparte.

L’opera di “evangelizzazione” e convegnistica su Industria 4.0, certo deve continuare, ma dopo tante chiacchere, oggi si è concretamente avviata la fase due: quella della costituzione dei Digital Innovation Hub con percorso già tracciato, che durerà circa 6 mesi, come previsto dalla Commissione europea, durante i quali saranno definiti i fondatori, la governance, gli aspetti gestionali e di sviluppo strategico. Maggiori saranno le adesioni al progetto, maggiore sarà il peso e la propositività dei DIH, un desk leggero e diffuso nei territori, che opererà assieme alla Regione di appartenenza, alle Camere di Commercio, alle associazioni di categoria e a tantissimi altri attori dell’innovazione dei nostri territori.

La nascita dei Digital Innovation Hub europei è fondamentale perché la trasformazione digitale ha come fattore competitivo lo sviluppo di servizi a valore aggiunto e la creazione di nuovi modelli di business attraverso la cosiddetta servitization, cioè la forte integrazione tra manifatturiero e servizi innovativi e tecnologici. L’obiettivo del DIH, attraverso la rete di sportelli sul territorio che sarà costituita, sarà proprio quello di favorire che il patrimonio industriale, composto in larghissima parte da PMI, possa cogliere appieno le opportunità della trasformazione digitale 4.0.

La Commissione Europea ha un chiaro obiettivo: favorire l’istituzione di una serie di punti di accesso territoriali per supportare le PMI ad accedere alle innovazioni in campo ICT ed essere pronti alla trasformazione digitale verso la manifattura 4.0

Ogni Digital Innovation Hub europeo ha alla base il sostegno – nella digital transformation – delle imprese manifatturiere e artigiane con quelle dei servizi innovativi e tecnologici. Su questo macro tema ogni DIH si specializza: quello della Puglia punterà principalmente su Cyber Physical Systems e Internet of Things, quello del Triveneto su High Performance Computing e Internet of Things.

La sfida è solo all’inizio, ma si incomincia a passare, anche in Italia, dalle parole ai fatti, poi un primo bilancio su queste iniziative lo potremo redigere tra sei mesi avviata la fase di start up.

Articoli correlati