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Transizione 4.0: dopo il rinnovamento delle macchine ora tocca alle politiche industriali

L’obiettivo del Piano Transizione 4.0 è di supportare non solo l’acquisto di un bene strumentale, ma anche di spingere le imprese verso una nuova fase di digitalizzazione che coinvolga la fabbrica nel suo complesso, dalla progettazione del prodotto fino alla logistica. Ma ora devono evolvere anche le politiche industriali

16 Gen 2020
Andrea Bianchi

Direttore Area Politiche Industriali Confindustria


Continuità, rilancio della strategia per digitalizzazione delle imprese con un nuovo focus sui progetti, innovazione e sostenibilità: sono queste le caratteristiche qualificanti del nuovo Piano Transizione 4.0 che, pur modificando l’assetto degli strumenti, conferma e rilancia la strategia per la trasformazione digitale delle imprese.

Il Piano, infatti, non solo garantisce un adeguato supporto agli investimenti in beni materiali e immateriali con uno stanziamento di circa 7 miliardi che consente di mantenere sostanzialmente invariata rispetto al 2019 l’intensità delle agevolazioni, ma amplia il suo raggio d’azione sostenendo i progetti volti alla trasformazione digitale e riorganizzazione dell’intera fabbrica e alla trasformazione dei modelli di business.

Facciamo il punto sul Piano e sulle prospettive che, in un’ottica di medio periodo, consentano di delineare politiche capaci di rafforzare ulteriormente la competitività delle imprese italiane e di agevolare un salto ulteriore al sistema produttivo italiano.

Le novità del Piano Transizione 4.0

Sotto il profilo delle misure, il nuovo Piano punta a razionalizzare e semplificare l’utilizzo degli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0, prevedendo come unico strumento fiscale il credito d’imposta con aliquote differenziate in funzione delle attività realizzate dalle imprese e degli obiettivi da raggiungere.

Più in dettaglio, sono due le novità sostanziali:

  • l’introduzione di un “credito d’imposta beni strumentali” in sostituzione di super e iper ammortamento e
  • l’ampliamento del credito d’imposta R&S con un’apertura all’innovazione, ai progetti 4.0 e ai progetti con obiettivi di sostenibilità ambientale. Il Piano inoltre conferma il credito d’imposta formazione 4.0 con l’eliminazione dell’obbligo di accordo sindacale: si tratta di una semplificazione molto importante soprattutto per le PMI, che rende più immediato l’utilizzo della misura da parte delle imprese a beneficio delle persone coinvolte in azienda.

La definizione delle misure è stata oggetto di un intenso confronto con il Mise grazie al quale sono state recepite nella legge di bilancio gran parte delle richieste di Confindustria volte a mantenere un focus su Industria 4.0, in termini di risorse e di strategia, e a facilitare il passaggio dal super e iperammortamento al nuovo credito d’imposta: sono stati confermati i criteri di accesso alla misura – mantenendo il riferimento agli allegati A e B della legge di bilancio 2017 e il requisito dell’interconnessione – ed è stata garantita l’automaticità dello strumento, limitando gli adempimenti burocratici a una semplice comunicazione che l’impresa deve inviare al Mise al solo fine del monitoraggio della misura.

La continuità rispetto al 2019 è quindi assicurata, ma non solo: la legge di bilancio 2020 contiene un impegno programmatico a dare continuità agli strumenti per un triennio. Si tratta di un impegno importantissimo per il mondo produttivo, che ha così la possibilità di pianificare i propri progetti di investimento, sapendo di poter contare sul supporto pubblico e soprattutto sapendo che la trasformazione digitale resta un obiettivo strategico per la competitività del Paese.

Focus sui progetti

Come si diceva, la novità più importante è il focus sui progetti previsto nell’ambito della riforma del credito d’imposta ricerca e sviluppo. Questa misura è stata rafforzata attraverso una serie di interventi: l’adozione di un meccanismo di calcolo su base volumetrica e non più incrementale; il rafforzamento dell’incentivo per attività extra muros realizzate con università e istituti di ricerca; l’estensione alle attività di innovazione tecnologica. Tra le attività di innovazione tecnologica supportate con il credito d’imposta, sono state introdotte aliquote più elevate per i progetti di trasformazione digitale e per i progetti che abbiano obiettivi “green”, accogliendo le indicazioni di Confindustria sulla necessità di rilanciare il focus sui due più importanti driver di politica industriale.

Le spese agevolabili con il nuovo credito d’imposta

La legge di bilancio specifica che le attività di innovazione tecnologica sono definite come attività “finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati” che si differenziano, rispetto a quelli già realizzati o utilizzati, per le caratteristiche tecnologiche, le prestazioni, l’eco-compatibilità, l’ergonomia o altri elementi sostanziali rilevati nei diversi settori produttivi. La legge di bilancio individua anche le spese agevolabili con il nuovo credito d’imposta:

  • le spese per il personale direttamente impiegato nelle operazioni di innovazione tecnologica (per l’impiego di giovani al primo impiego in possesso di dottorato di ricerca o laurea STEM il credito è potenziato),
  • le quote di ammortamento relative a beni materiali ed immateriali utilizzati nei progetti di innovazione,
  • le spese per i contratti con soggetti commissionari di attività di innovazione funzionali alla realizzazione del progetto,
  • le spese per i servizi di consulenza, le spese per materiali e forniture funzionali alla realizzazione del progetto.

I decreti attuativi

È evidente quindi che l’obiettivo del Piano è quello di supportare non solo l’acquisto di un bene strumentale dotato di specifiche caratteristiche tecnologiche, ma anche di spingere il sistema delle imprese verso una nuova fase di digitalizzazione che coinvolga la fabbrica nel suo complesso, dalla progettazione del prodotto fino alla logistica e alla commercializzazione.

Si tratta ora di definire con chiarezza le attività agevolabili e i contenuti dei progetti 4.0 e green. La validità e la lungimiranza della norma si gioca infatti sui tempi di approvazione dei decreti attuativi e sul loro contenuto: sarà di assoluta importanza la loro rapida definizione e la corretta disciplina delle attività che possono essere agevolate nell’ambito del credito d’imposta innovazione, auspicando una interpretazione ampia che sappia cogliere la complessità della transizione al digitale e a modelli di produzione sostenibili.

L’importanza delle competenze e della formazione

Per gestire tale complessità restano fondamentali le competenze. Occorre quindi sia proseguire l’azione di sensibilizzazione e formazione delle imprese sulle potenzialità di crescita legate all’utilizzo delle nuove tecnologie sia avviare un nuovo ciclo di incontri sul territorio per illustrare il Piano alle imprese, spiegare il funzionamento dei nuovi strumenti e continuare così a promuovere il processo di rinnovamento del sistema produttivo. In questa azione un ruolo fondamentale è svolto dall’infrastruttura per l’innovazione 4.0 composto dai Competence center, che sono ormai quasi pienamente operativi, e dai Digital Innovation Hub che hanno già alle spalle un’esperienza significativa di affiancamento delle imprese. Confindustria mobiliterà la sua rete di DIH per affrontare questa nuova fase della digitalizzazione anche rafforzando la sinergia con i competence center, che nella definizione di progetti di innovazione digitale rappresentano un punto di riferimento importante per le PMI.

In prospettiva, questa infrastruttura per l’innovazione digitale va ulteriormente rafforzata, anche a livello europeo, per consolidare il lavoro già svolto e per assicurare sia un elevato livello di conoscenza e competenze tipico dei competence center sia per consolidare la presenza sul territorio dei DIH che rappresentano la porta di accesso al mondo 4.0.

Bisogna inoltre avviare un ragionamento sul medio periodo per delineare politiche capaci di rafforzare ulteriormente la competitività delle imprese italiane. In questi anni l’attenzione si è giustamente concentrata sul rinnovamento e la modernizzazione del sistema industriale. Ricordiamo i dati elaborati da Ucimu in una indagine del 2015, dalla quale emergeva una vita media dei macchinari utilizzati nell’industria pari a circa 13 anni. C’era una urgente necessità di recuperare competitività attraverso investimenti in macchine e tecnologie innovative.

Bisogna certamente proseguire in questa azione di rinnovamento perché sono ancora tante le PMI da coinvolgere, ma occorre anche iniziare a pensare a una evoluzione delle politiche industriali con l’obiettivo di far fare un salto ulteriore al sistema produttivo italiano che può contare su un’industria meccanica all’avanguardia. Proprio ancorandosi a questa solida industria meccanica si possono studiare politiche che favoriscano anche lo sviluppo di filiere italiane produttrici delle tecnologie che con Industria 4.0 vengono applicate alle macchine rendendole intelligenti. In questo modo si rafforzano i legami nell’industria e i rapporti B2B possono diventare la chiave per la competitività e il terreno su cui confrontarsi a livello europeo.

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