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Utility elettriche e Industry 4.0, come fare la trasformazione digitale

Il mondo delle utilities elettriche presenta caratteristiche che lo rendono adatto ad una adozione rapida e su larga scala delle tecnologie associate a “Industria 4.0”. Vediamo perché e quali politiche servono per favorire gli investimenti strutturali necessari per abilitare l’evoluzione del settore e la crescita del PIL

03 Lug 2018
Paolo Neirotti

Politecnico di Torino

Emilio Paolucci

Politecnico di Torino

electric utilities

Ad oggi il panorama industriale italiano è caratterizzato da una diffusa consapevolezza relativa al fatto che la cosiddetta “trasformazione digitale” modificherà non solo il livello di competitività della singola impresa, ma anche la struttura di molti settori chiave dell’economia, inclusi quelli fino ad oggi considerati come poco “permeabili” alle nuove tecnologie in termini di cambiamento di processi, modelli di business, pratiche di lavoro, prodotti/servizi e competenze.

Questo spiega la minore attenzione posta fino ad oggi sul mondo delle aziende utility elettriche, che presenta tuttavia delle caratteristiche che lo rendono adatto ad una adozione relativamente rapida e su larga scala dell’insieme delle tecnologie che vengono comunemente associate a “Industria 4.0”.

Utility elettriche e soluzioni Industria 4.0

A determinare tale “predisposizione” verso un’adozione relativamente rapida delle soluzioni “Industria 4.0” vi sono diversi fattori strutturali e strategici:

  • A livello strategico vi è l’opportunità di sviluppare in un settore chiave per l’economia competenze oggi esistenti e significative a livello mondiale, nel quale l’Italia possiede un vantaggio rispetto a molti altre nazioni: alta diffusione dei contatori elettronici (la maggioranza di quelli installati nel mondo), un elevato e crescente contributo delle fonti rinnovabili al fabbisogno nazionale, una rete di distribuzione di alta tensione moderna, imprese che hanno investito nel rinnovare ed aumentare le competenze medie dei propri addetti senza determinare saldi negativi a livello occupazionale. A questo si aggiunge la crescente interrelazione con le esigenze di mobilità elettrica a livello urbano.
  • Fra i fattori strutturali favorevoli vi sono le maggiori dimensioni medie (che consentono forme di adozione e cambiamento organizzativo meglio strutturate) e le maggiori capacità di investimento in asset ICT (la dotazione delle utilities è maggiore di quella media delle PMI manifatturiere ed i livelli di standardizzazione dei processi di lavoro maggiori). In tale ambito risulta inoltre essere molto più chiaro il legame fra nuove tecnologie ed i benefici attesi, i quali possono essere espressi in termini non solo di produttività ed efficienza, ma anche e soprattutto sotto forma di maggiore resilienza delle reti, nuove capacità di integrazione delle fonti rinnovabili e di gestione della domanda, e di creazione di nuovi servizi per gli utenti. A questo si aggiunge la maggiore omogeneità dei processi di utilizzo delle tecnologie derivanti da una normativa internazionale che richiede standard di lavoro molto precisi (al contrario le PMI manifatturiere tendono ad operare su nicchie di mercato e su processi molto diversificati), determinando questo minori costi e minori tempi di sviluppo ed adozione di soluzioni tecnologiche “Impresa 4.0”.

Cambiamento delle competenze dei lavoratori

Non meno rilevanti sono le sfide di cambiamento delle competenze dei lavoratori di tale settore, di cui si vedono già le complesse direttrici di evoluzione e che possono fornire esperienze utili per gli altri settori. Se si pensa al tema dei “dati”, nel settore elettrico molti processi operativi sono in misura crescente data-driven ed i ruoli operativi hanno quindi bisogno di un continuo accesso a dati, statistiche, applicazioni informatiche per il loro lavoro quotidiano. Gli specialisti ICT diventano sempre di più “risorse di linea”, coinvolte nel miglioramento dei processi o nel fine-tuning degli algoritmi utilizzati a supporto dei processi operativi, portando ad una più stretta integrazione tra ruoli ICT e linea operativa nelle attività di distribuzione, vendita e produzione di energia.

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La disponibilità di queste tecnologie consentirà sempre di più agli addetti di linea di dedicare il loro tempo a migliorare i processi in cui sono coinvolti, determinando un impatto positivo sia sulla qualità del lavoro che sui livelli di produttività complessivi, senza però determinare una marginalizzazione del lavoro a seguito di forme di automazione del lavoro. Forme di sostituzione del lavoro con nuove tecnologie si stanno manifestando soprattutto laddove si verifica la necessità di sollevare l’uomo da mansioni rischiose per la sua salute e sicurezza (ad esempio l’applicazione dei droni per lavori sulle reti di alta tensione, oppure nella verifica dell’utilizzo degli strumenti di sicurezza sul lavoro).

Team cross-funzionali e competenze

Si tratta di un percorso che può essere generalizzato a livello nazionale come necessario per sostenere il paradigma di “Industria 4.0”, in quanto mostra come le competenze necessarie ad analizzare dati e interpretare statistiche stiano diventando importanti anche per le mansioni legate al lavoro operaio, ponendo immediatamente questioni sui contenuti che dovranno essere forniti a tutti i livelli formativi (inclusi gli istituti tecnici). Infine, essendo la tendenza in atto quella di svolgere il lavoro sempre più in team cross-funzionali (in cui sono compresenti tecnici ed operai), la sfida che ne nasce è quella di far evolvere nei lavoratori competenze gestionali e tecniche di diversa natura (e che sarebbe riduttivo indicare come soft skills) riguardanti ad esempio la generazione di un vocabolario tecnico condiviso, la capacità di saper individuare malfunzionamenti nei processi, individuarne le cause e partecipare al miglioramento.

Quali politiche per favorire gli investimenti

In estrema sintesi, una maggiore attenzione su questo settore a livello di politica industriale può portare a investimenti capaci di sviluppare tecnologie e competenze “world class” che potranno essere rapidamente utilizzate anche dalle imprese manifatturiere. Inoltre esse potranno creare importanti opportunità di sviluppo internazionale per le imprese italiane. Perché ciò avvenga, con un impatto rapido su produttività e competitività nazionali, sono necessarie opportune politiche nazionali che si affianchino a quelle messe a punto per gli ambiti manifatturieri e che favoriscano da parte delle utilities investimenti strutturali necessari per abilitare l’evoluzione del settore e la crescita del PIL, orientate a favorire lo sviluppo di nuove tecnologie per le infrastrutture, i cambiamenti nell’organizzazione e nelle competenze individuali da ottenere attraverso specifici processi formativi.

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