Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

ADV2020

Perché l’Agenda Digitale del Veneto può essere modello per altre Regioni

di Gianni Potti, Componente Comitato dei Saggi ADVeneto 2020

06 Giu 2017

6 giugno 2017

Un approccio dal basso, invece che dirigista (come fatto da altri). Le persone sono al centro; l’innovazione è culturale, non solo tecnologica; la PA è “piattaforma abilitante”; l’ADV2020 è un processo continuo e non solo un documento “statico”. Questi i principi dell’Agenda digitale veneta

Il Veneto è a mio avviso un esempio di percorso virtuoso verso il 2020, che può servire anche per altre Regioni italiane.

E il motivo è il percorso virtuoso seguito dalla Regione, a differenza di altre regioni italiane che in alcuni casi hanno vissuto il processo in maniera “dirigista” dall’alto.

È nato un nuovo concept, con una nuova finalità. Innanzitutto partendo “bottom up” dal basso, da un percorso di ascolto del territorio, realizzato con i 10 incontri tematici, dai quali sono emersi i 5 “principi cardine” della nuova Agenda Digitale del Veneto 2020: ADV2020 è più di un documento programmatico sul digitale, punta ad essere il piano per lo “sviluppo” regionale; ADV2020 è pensata ponendo al centro la persona nella sua/e comunità di riferimento; ADV2020 propone un’innovazione culturale e non solo meramente tecnologica; ADV2020 attribuisce alla Pubblica Amministrazione il ruolo di “piattaforma abilitante”; ADV2020 è un processo continuo e non solo un documento “statico”.

L’Agenda Digitale del Veneto, è stata recepita in Veneto nel 2013, indicando tre obiettivi strategici per la Regione: migliorare la qualità della vita delle persone e delle famiglie; sostenere la competitività delle imprese del territorio; accrescere i livelli di efficienza ed efficacia della Pubblica Amministrazione locale.

Ricordiamo che sulla base del DESI (Digital Economy and Society Index -2016), rapporto annuale che analizza i dati della mappatura digitale dei paesi europei e permette di misurare gli impatti delle Agende Digitali regionali, la Regione del Veneto si colloca al 6° posto ponendosi tra le regioni con prestazioni digitali più elevate dopo Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Toscana e Provincia Autonoma di Trento. La regione del Veneto, di fatto, assieme a Emilia Romagna e Lombardia si colloca tra le regioni italiane che hanno performance vicine alla media europea nell’area dei servizi pubblici digitali e nell’integrazione digitale delle tecnologie da parte delle imprese.

Risultati insufficienti per quanto riguarda la connettività e l’uso diversificato di internet da parte dei cittadini veneti dovuti, il primo, allo sviluppo ancora limitato delle infrastrutture ad alta velocità e, il secondo, alla scarsa alfabetizzazione digitale della popolazione.

Ma vediamoli questi cinque principi cardine che guidano quindi l’impostazione complessiva dell’Agenda regionale e la definizione delle azioni che deriveranno dalla sua attuazione.

 

Principio 1. L’ADV2020 è più di un documento programmatico sul digitale, è un piano per lo “sviluppo” regionale

La digitalizzazione “pervasiva”, nelle nostre vite quotidiane, sul lavoro, nelle relazioni, attribuisce al digitale un ruolo strategico nella definizione delle politiche pubbliche a tutti i livelli di governo, per cui ADV2020 diventa un vero docuemnto di programmazione dello sviluppo della Regione, un vero piano strategico. Con obiettivi strategici quali: migliorare la qualità della vita dei veneti; favorire la crescita sostenibile del territorio; generare nuove opportunità di lavoro ed occupazione, in particolare per i giovani.

 

Principio 2. L’ADV2020 è pensata ponendo al centro la persona nella sua/e comunità di riferimento

L’orientamento alla persona è sicuramente l’approccio sempre più predominante in tutti i processi di sviluppo, anche e soprattutto nel digitale dove design-thinking, user-experience, user-friendly e customer-oriented sono ormai paradigmi consolidati e imprescindibili nei progetti di sviluppo, e rinnovamento, di applicazioni e servizi. Il concetto di persona proposto va considerato in una logica di multidimensionalità sociale: ogni persona è componente di una famiglia, lavora in un’organizzazione pubblica e/o privata, vive in una comunità locale, fa il pendolare tra la sua residenza e la sede di lavoro… In tal senso, ADV2020 pone la persona al centro del dibattito e del processo di innovazione regionale, considerandola non in forma isolata, ma nell’ambito della sua, e delle sue, comunità di appartenenza.

 

Principio 3. L’ADV2020 propone un’innovazione culturale e non solo meramente tecnologica

Il processo di innovazione che viviamo ha un importante driver nello sviluppo tecnologico, ma per rendere il digitale veramente democratico e pervasivo questo non basta. È necessario investire anche nel cambiamento dei comportamenti delle persone, nella ridefinizione dei processi di lavoro, nella definizione di nuovi modelli organizzativi, nello sviluppo di nuovi servizi. In un’unica parola nell’innovazione culturale. Le tecnologie digitali sono di certo lo strumento principe attraverso cui “cambiare” il mondo attorno a noi ma il vero processo di innovazione risiede nella capacità di attuare un cambiamento culturale ripensando, attraverso le opportunità del digitale, le nostre organizzazioni, i processi operativi, i servizi che riceviamo e che eroghiamo, con un focus sul raggiungimento di livelli sempre più elevati di efficienza, efficacia, qualità. In questo senso, l’Agenda Digitale propone un’innovazione che prima di tutto è culturale.

 

Principio 4. L’ADV2020 attribuisce alla pubblica amministrazione il ruolo di “piattaforma abilitante”

La Pubblica Amministrazione non deve fermarsi solo al tradizionale modello per cui il digitale può servire per erogare in modo più efficiente i servizi pubblici e/o per ripensare alla macchina organizzativa pubblica. La sempre maggiore scarsità delle risorse disponibili, la necessità di focalizzarsi sul proprio core business e l’attivismo della società civile e del mercato, devono spingere l’Amministrazione Pubblica – e in primis quella regionale – a qualificarsi attivamente come “piattaforma abilitante” dei processi di sviluppo e di digitalizzazione e non solo, o non più, come sistema di erogazione di servizi. Significa ripensare l’attuale ruolo strategico e il perimetro operativo della pubblica amministrazione, partendo dalla stessa regione, in termini di: investimenti che sostengano le “precondizioni” per lo sviluppo e l’innovazione del territorio, più che lo sviluppo di servizi erogati direttamente al territorio; apertura alle “energie e all’intraprendenza” degli altri soggetti attivi sul territorio, non solo regionale, come associazioni, imprese, singole persone etc; opportunità di rimettere in discussione i modelli organizzativi, le attività e i servizi erogati fino ad ora.

 

Principio 5. L’ADV2020 è un processo continuo e non solo un documento “statico”

Il rapido sviluppo della tecnologia digitale e le diverse declinazioni che può avere nei contesti pubblici e privati, richiede una costante attenzione alle dinamiche con cui l’innovazione può essere implementata. Agenda Digitale, che si prefigura come Piano di sviluppo per il Veneto, vuole arricchirsi di un nuovo modello di governance dell’innovazione territoriale che sappia abilitare con continuità i processi innovativi, con orizzonti non di breve ma di medio-lungo periodo. Si proverà a superare la mera logica statica del documento programmatico verso quello più sfidante, ma anche più difficile, di processo continuo.

 

Il framework operativo

Va anche detto che ADV 2020, nel rispetto dei 5 principi cardine sovraesposti, è strutturata considerando due dimensioni rilevanti:

  1. la prima dimensione è relativa a 3 driver trasversali che vengono identificati nella presenza di infrastrutture tecnologiche adeguate e abilitanti, nel valore che hanno i dati per lo sviluppo digitale, nell’importanza che rivestono le risorse umane nei processi di innovazione e che, per tale ragione, vanno formate, valorizzate, incluse pienamente in tali processi (empowerment);
  2. la seconda dimensione viene declinata in 10 ecosistemi verticali ovvero ambiti tematici prioritari, che sono stati individuati in questi settori: imprese, agrifood, infrastrutture e mobilità, promozione turistica, Pubblica Amministrazione, sanità, servizi sociali, smart communities, competenze digitali, patrimonio culturale.

 

3 driver trasversali

Durante i 10 incontri territoriali sono emersi tre “temi” ricorrenti e considerati fondamentali per la definizione e l’attuazione di progetti innovativi: le infrastrutture, i dati, le persone. ADV2020 identifica pertanto quelli che possiamo definire i 3 driver dell’innovazione digitale:

  1. Infrastrutture abilitanti: parliamo di reti e di piattaforme che abilitano l’innovazione e i servizi digitali, e che sono quindi condizioni imprescindibili per l’implementazione dei singoli servizi negli ecosistemi. Ad esempio: le reti di Banda Ultra Larga, protocolli e sistemi per la sicurezza, piattaforme di API Management, servizi di Identità digitale, piattaforme di pagamento come MyPay, etc.
  2. Valore dei dati: siamo entrati in un’economia che si basa sempre più sui dati e dove i dati stanno diventando la vera ricchezza, in qualità di “risorse” per qualsiasi progetto a sfondo tecnologico. La possibilità di raccogliere, condividere, analizzare e utilizzare i dati disponibili è quindi fondamentale per l’erogazione di servizi efficaci e innovativi. Servono in tal senso standard, uniformità semantica, processi di condivisione e l’adozione di processi di analytics, attivazioni di nuovi servizi utilizzando piattaforme d’intelligenza Artificiale secondo i nuovi paradigmi del Machine Learning.
  3. Empowerment delle persone: come l’innovazione è un processo di cambiamento a sfondo culturale, così nei processi di cambiamento e di innovazione le risorse umane rivestono un ruolo centrale. Il terzo driver per l’innovazione dell’ADV2020 è quindi espresso dalla necessità di “far crescere” culturalmente e in termini di competenze le persone che partecipano o vengono coinvolte nello sviluppo del territorio, attraverso processi di acculturazione digitale, di inclusione digitale e soprattutto adottando un approccio che vede la persona come principale destinatario dell’innovazione stessa (user-centric).

 

Sicuramente le premesse di questo gran lavoro di ascolto svolto in Veneto sono eccellenti. Ora si tratterà di vedere se sarà altrettanto rapida la politica a fare la sua parte. Nella fattispecie il “papà” di questo cambio strategico nell’approccio verso il digitale, è il VicePresidente del Veneto Gianluca Forcolin, che porterà, ritengo in estate, all’approvazione della Giunta Regionale il documento-programma di lavoro ADVeneto2020. Io credo che ce la farà e poi potrà iniziare la vera attuazione (la fase più difficile), che andrà monitorata e seguita costantemente da noi tutti.

 

Articoli correlati