OSSERVATORIO POLIMI

Agenda, l’attuazione pratica: cosa non è stato fatto e come rimediare

Tante le aree ancora non coperte, se si scende sul livello dell’attuazione pratica della trasformazione digitale. Analizziamo i dettagli, grazie a un cruscotto elaborato dagli Osservatori del Politecnico. Una svolta è possibile- vediamo come- e per il 2016 ci sono buoni indizi che ce la si possa fare

11 Dic 2015
Luca Gastaldi

Direttore dell'Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano

Nello Iacono

Esperto processi di innovazione

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Il quadro di attuazione dell’Agenda digitale ha luci e ombre: in questa fase finale del 2015, di fronte alle grandi promesse attese peril 2016, è il momento di misurare con precisione lo stato di avanzamento dei lavori. Lo facciamo con questo cruscotto elaborato dagli Osservatori del Politecnico di Milano, per la prima volta presentato nei suoi dettagli.

Vedete la figura. Lo stato di attuazione risente della combinazione di una copertura incompleta dal punto di vista strategico, ritardi nell’attuazione dei piani operativi, bassi valori sul fronte della domanda (sia di servizi che di connettività, spesso per il basso livello di competenze digitali) e su quello dell’offerta (da parte di PA e imprese).

Figura 1. Una visione di sintesi dell’attuazione dell’AD italiana

Prima di scendere nei dettagli, ricordiamo che nell’articolo pubblicato la scorsa settimana abbiamo introdotto un cruscotto di 107 indicatori che, rispetto al DESI, ha l’obiettivo di supportare chi, come l’Italia, deve definire le proprie priorità di attuazione dell’Agenda Digitale. Ma una valutazione complessiva per il governo dell’Agenda Digitale deve includere anche l’analisi di priorità e di strategie, di programmazione operativa e di execution. Per questa ragione è sorta l’esigenza di un cruscotto più ampio, che includesse anche questi elementi e li integrasse nel sistema di indicatori che fa riferimento al Digital Maturity Index (DMI), con una declinazione che consentisse di correlare il DMI agli indicatori dei singoli programmi operativi.

Articolato nelle otto aree, questo cruscotto si compone di cinque ambiti di analisi:

  1. completezza della strategia;
  2. completezza dei piani operativi, in termini di copertura della strategia definita, e di presenza di tutti gli elementi propri di un piano (strutturazione attività, responsabilità, tempistica, milestone, ..);
  3. completezza del sistema di indicatori associato rispetto a strategie e piani definiti;
  4. ranking derivato dall’articolazione del DMI;
  5. rischi di ritardo, rispetto all’attuazione dei piani definiti e di impatto rispetto alla realizzazione della strategia sull’intera area.

Con riferimento all’attuale strategia di attuazione dell’Agenda Digitale italiana:

  • sono sostanzialmente coperte le aree Connettività, Infrastrutture di servizi, eGovernment e Competenze;
  • non sono coperte in modo significativo le aree Innovazione imprese e Reputazione;
  • le aree OpenGov e Ricerca/Innovazione hanno una copertura significativa, ma sono assenti alcuni elementi rilevanti (come l’accountability e la collaborazione per l’OpenGov e la visione di ecosistema per la Ricerca/Innovazione).

Dal punto di vista della presenza di piani operativi, le aree del tutto coperte sono soltanto quelle relative a Connettività, Infrastrutture di servizi, eGov e Competenze. Solo per alcune sono stati impostati sistemi di monitoraggio globali e non solo di programma (ad esempio Connettività, Competenze). Questa situazione ha implicazioni sulla difficoltà di superare la frammentazione delle iniziative e di ottimizzare le risorse disponibili.

Se poi si approfondisce la situazione di dettaglio dei piani operativi correlati[1] ai piani strategici, si trovano alcune potenziali difficoltà nel rispetto dei tempi di attuazione dichiarati, non sempre a causa di ritardi nel recepimento normativo. Nel dettaglio, tra le situazioni più critiche rispetto ai rischi di ritardo, emergono le seguenti:

  • le attività sulla cybersecurity, al momento focalizzate esclusivamente sul fronte della PA e su un’area di intervento (la gestione delle situazioni di emergenza legate alla sicurezza informatica della PA centrale), a fronte di un quadro strategico che poneva il tema in tutta la sua organicità;
  • il piano operativo per la razionalizzazione dei data center, non ancora noto;
  • l’agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico che ha il compito di stabilire gli impegni delle PA per il rilascio dei dati in formato aperto, non ancora formalizzata per il 2015;
  • diverse azioni previste nel Piano per l’Open Government non ancora avviate;
  • nessun risultato raggiunto tra quelli previsti sul fronte delle comunità intelligenti ; il tavolo istituito presso l’AgID sospeso e solo alcune delle attività prese in carico dalla task force costituita presso il MISE.

Dal punto di vista delle performance, tranne le aree eGovernment e Open Government, dove i valori dei fattori abilitanti sono nella media europea (anche se i risultati non lo sono), per tutte le altre aree i valori sono inferiori alla media europea. In particolare:

  • La valutazione sulla connettività è penalizzata dai valori sulla banda ultra larga (100 Mbps). La diffusione di quest’ultima è infatti largamente inferiore alla media, certamente per un basso livello di copertura sulla connettività fissa (la copertura in banda ultra larga oltre 30Mbps è del 21% rispetto a un 62% della media europea). La diffusione della banda larga (2 Mbps) è invece inferiore alla media europea nonostante la copertura sia ai livelli comunitari. Il prezzo della connettività (pari all’1,6% del reddito lordo individuale, rispetto all’1,3% della media europea) non favorisce la diffusione di banda.
  • La situazione è migliorabile anche per carenze lato domanda (uno dei pilastri sui cui si basa la strategia per la banda ultra larga). In particolare, hanno un’influenza negativa la compresenza di:

    • uno stadio ancora non misurabile dei servizi SW infrastrutturali (area Infrastrutture di servizi): identità digitale, sicurezza, anagrafe unica, pagamenti elettronici, sono ancora in fase di avvio;
    • un basso livello di qualità e utilizzo dei servizi pubblici online (area eGovernment): è il 23% della popolazione che usa i servizi di eGovernment, rispetto al 47% della media europea;
    • una scarsa offerta di servizi privati (area Innovazione imprese): solo il 5,3% delle imprese vende online rispetto al 15,1% della media europea;
    • un livello di competenze digitali tra i più bassi d’Europa, sia tra i cittadini che tra le imprese (aree Competenze e Innovazione imprese): è sufficiente pensare che solo il 47% della popolazione ha competenze digitali di base rispetto al 59% della media europea, mentre nelle imprese l’uso di computer e della rete è esteso al 39% dei dipendenti rispetto al 49% della media europea.

Rispetto ai Paesi europei a noi confrontabili per dimensione e caratteristiche socio-economiche (Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Polonia), l’Italia registra una posizione migliore solo della Polonia ma peggiore anche di questa per quanto riguarda Competenze e Reputazione. È ragionevole ipotizzare un miglioramento sostanziale nell’area Infrastrutture di servizi grazie ai progetti su cui si sta focalizzando l’AgID con forte enfasi a produrre risultati concreti in tempi brevi:

  • Il Sistema Pubblico d’Identità Digitale (SPID), che garantisce a tutti i cittadini e le imprese un accesso sicuro e protetto ai servizi digitali della PA e dei soggetti privati che vi aderiranno. Secondo i propri piani, entro il 2015 l’AgID stipulerà le prime convenzioni con gli identity provider che forniranno servizi di identificazione digitale certificata a cittadini e imprese.
  • Il sistema di pagamenti elettronici (PagoPA), che fornisce a cittadini e imprese la possibilità di effettuare qualsiasi pagamento in modalità elettronica verso le PA e i gestori di servizi di pubblica utilità. Il sistema si basa su un’infrastruttura tecnologica (il Nodo dei Pagamenti-SPC), alla quale tutte le PA dovranno aderire formalmente entro la fine del 2015 tramite la predisposizione di un piano di attivazione concordato con AgID.
  • L’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), che corregge l’alta frammentazione e la scarsa interoperabilità delle attuali banche dati per la gestione anagrafica. Entro Dicembre 2015 partiranno i primi due comuni pilota. La migrazione proseguirà a Gennaio 2016 con altri 25 enti, con l’obiettivo di terminare il processo entro la fine del 2016.

Partendo dall’analisi delle correlazioni tra le otto aree di attuazione dell’Agenda Digitale, è possibile suggerire alcune indicazioni utili a migliorare il quadro di sintesi proposto. In particolare, è necessario operare su tre fronti:

  • Metodo progettuale: è necessario definire le strategie sulle aree di attuazione in cui le coperture sono inferiori, completare i piani operativi avviati e definire sistemi di indicatori per un monitoraggio continuo nel tempo, poiché questi sono gli elementi comuni dei Paesi con elevate performance;
  • Approccio metodologico: le azioni sulle aree di attuazione dell’Agenda Digitale devono essere pianificate secondo piani integrati, così che vengano incrementate sia lato domanda che lato offerta in modo graduale e coerente. Questo significa, ad esempio, rendere congruenti e correlati nei tempi e nei luoghi i piani per l’infrastrutturazione in banda ultra larga, le iniziative per lo sviluppo delle competenze digitali, le iniziative per la semplificazione e il miglioramento dei servizi digitali;
  • Priorità: è necessario porre sullo stesso piano di rilevanza le aree di attuazione in cui l’Italia ha posizioni di maggiore retroguardia (Connettività, Infrastrutture di Servizi, Innovazione imprese, Competenze), poiché solo uno sviluppo organico può innescare un ciclo di sviluppo rapido. All’interno di queste aree, è necessario procedere prioritariamente su quegli aspetti che sono evidenziati come critici dalla misurazione dei fattori abilitanti, come ad esempio lo sviluppo delle competenze digitali di base per l’area Competenze.

Nel 2015 abbiamo registrato una serie di novità rilevanti che fanno ben sperare per un svolta digitale del Paese. Il cruscotto sviluppato si propone di fornire indicazioni per un’analisi di dettaglio della situazione attuale e suggerire con maggiori elementi a disposizione la roadmap di miglioramento da perseguire, orientando al meglio le tante energie di chi vuole dare un contributo all’attuazione dell’Agenda Digitale italiana.

[1] Un programma naturalmente fa riferimento di solito a più aree. Per semplicità non riportiamo la correlazione di dettaglio.

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