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Banda ultra larga, scordiamoci l’adozione di massa al 2020: ecco perché

Pur ammettendo che la copertura di banda ultralarga raggiunga i livelli sperati, i servizi e le competenze digitali dell’Italia sembrano decisamente troppo immaturi per un miglioramento netto e repentino, perché se la fibra – una volta trovati gli accordi – si posa velocemente, i servizi che la usano e le competenze necessarie per valorizzarla non si cambiano da un giorno all’altro. Il piano BUL del governo è adeguato per incentivare l’offerta di connettività ma manca di strategie per far crescere la domanda

14 Giu 2016
Luca Gastaldi

Direttore dell'Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano

Pietro Trabacchi

Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano

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Il 30 aprile l’Italia ha festeggiato 30 anni di internet con un compleanno agro-dolce. Abbiamo ricordato con festosa nostalgia l’arrivo della rete nel nostro Paese. Molti hanno tuttavia lamentato che le risorse e le politiche messe in campo dal Governo italiano per aumentare lo sviluppo di internet siano timide e inefficaci. Se si guardasse solo ai risultati raggiunti si darebbe ragione a chi pensa ci sia poco da festeggiare. Basta considerare le linee con velocità pari o superiori a 30 Mbps: con una copertura del 43,9% delle abitazioni, l’Italia è al penultimo posto in Europa, peggio di Francia (44,8%), Spagna (76,6%), Germania (81,3%) e Regno Unito (90,5%). In questo scenario gli obiettivi che Renzi e la Comunità Europea auspicano come da raggiungere entro il 2020 (+56% per l’attuale copertura della banda ultra larga a 30 Mbps; + 49% per l’utilizzo della banda ultralarga a 100 Mbps) sembrerebbero proprio irraggiungibili.

Analizzando con maggiore attenzione quanto accaduto negli ultimi anni, tuttavia, ci si rende conto che sono stati fatti molti passi fatti nella giusta direzione. Il più importante di tutti è di novembre 2014. Da quella data abbiamo infatti un piano per la banda ultralarga che definisce con chiarezza gli obiettivi da raggiungere, le azioni infrastrutturali da attivare, il fabbisogno finanziario necessario e la relativa copertura, un sistema di monitoraggio per valutare i risultati via via raggiunti e interessanti iniziative di coinvolgimento dei privati. Qualche risultato si comincia a vedere: l’Italia ha registrato il miglior tasso di crescita della copertura di banda in tutta Europa negli ultimi due anni ed è l’unico Paese ad aver recepito la Direttiva Europea 61/2014 volta ad accelerare i tempi di posa della fibra ottica e l’utilizzo delle nuove tecnologie in materia di scavo. L’obiettivo di un aumento del 56% della copertura di banda a 30 Mbps sembra alla nostra portata se l’ingaggio dei privati procederà senza intoppi e le Agenzie per la Coesione Territoriale (ACT) e per l’Italia Digitale (AgID) riusciranno a orchestrare adeguatamente le risorse europee nelle mani delle Regioni.

La situazione non è così rosea quando si considera l’utilizzo effettivo della rete da parte di cittadini, Pubblica Amministrazione e imprese italiani. In quel caso gli obiettivi di aumentare del 49% gli utilizzatori di linee a 100 Mbps entro il 2020 sembrerebbe fuori dalla nostra portata. Nel 2015 meno dell’1% dei contratti attivi prevedeva una connettività con velocità superiore o pari ai 100 Mbps e meno del 6% concerne connessioni con 30 Mbps. L’utilizzo a della banda ultralarga dipende – oltre che dal livello di copertura — anche da una serie di fattori come i servizi digitali offerti da PA e imprese e le competenze digitali del Paese. Uno sguardo alle classifiche europee ci ricorda quanto siamo messi male su entrambi questi fronti: 18esimi per servizi digitali offerti e 25esimi per competenze digitali, possedute da meno delle metà dei cittadini italiani (46%), i più vecchi d’Europa. Nell’ultimo anno, solamente il 24% di essi ha utilizzato servizi di eGovernment per interagire con la PA (la media europea è del 46%) e il 28% servizi di online banking (contro una media europea pari a 45%). Anche le nostre imprese non stanno meglio. Nel 2015 solo il 9% del loro fatturato è stato realizzato tramite eCommerce e il 17% di esse ha assunto persone con competenze ICT specialistiche. In Europa tali valori sono rispettivamente pari al 17% e al 20%.

Pur ammettendo che la copertura di banda ultralarga raggiunga i livelli sperati, i servizi e le competenze digitali dell’Italia sembrano decisamente troppo immaturi per un miglioramento netto e repentino, perché se la fibra – una volta trovati gli accordi – si posa velocemente, i servizi che la usano e le competenze necessarie per valorizzarla non si cambiano da un giorno all’altro. Il piano BUL del governo è adeguato per incentivare l’offerta di connettività ma manca di strategie per far crescere la domanda. Purtroppo per noi l’offerta e la domanda di connettività sono due facce della stessa medaglia e devono essere considerate insieme se vogliamo festeggiare come si deve i prossimi compleanni di internet.

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