Business innovativo, in Italia un pessimo affare. Ecco perché | Agenda Digitale

LO SCENARIO

Business innovativo, in Italia un pessimo affare. Ecco perché

Il nostro Paese agli ultimi posti nella classifica World Bank sugli ambienti top per la creazione d’impresa. Dai tempi di ottenimento dei permessi alla farraginosità dei sistemi di pagamento delle tasse, vediamo le ragioni alla base della nostra scarsa attrattività

14 Set 2020
Cecilia Bottoni

Eucham European chamber


In Europa l’Italia non brilla per capacità di attirare le imprese. Contesto politico, economico e legale zavorrano l’attività imprenditoriale nel nostro Paese a discapito di un’innovazione in grado di rilanciare la crescita.

Cominciamo dal “contesto” di business per capire le complesse ramificazioni di questo problema.

Cos’è il business environment

Scegliere dove costruire e far sviluppare la propria azienda è senza ombra di dubbio la prima decisione che un businessman deve prendere. Il business environment è l’insieme di fattori, esogeni rispetto all’impresa, che favoriscono o rallentano lo sviluppo degli affari. Una delle dimensioni di cui tale ambiente è costituito è quella economica, complessa e in continuo mutamento. In secondo luogo, quella politica, che al giorno d’oggi ancora non riesce a fornire con continuità le certezze di cui il mondo degli investimenti ha bisogno.

Inscindibile dai fattori politici è l’ambiente legale, forse il più complesso e per certi versi pericoloso, poiché caratterizzato da una costante stratificazione di leggi, nazionali e sovranazionali, che deve essere nota e messa in pratica dalle imprese. Poi vi è la dimensione sociale dalla quale, per ragioni ontologiche, non si può pretendere l’immutabilità.

In ultimo, negli anni recenti è cresciuta sempre di più l’importanza della dimensione tecnologica, nella quale viene richiesto sì di innovare i metodi di produzione ma anche, e soprattutto, focalizzare l’attenzione verso un futuro in cui sostenibilità e profitti si muovano nella medesima direzione.

Nel particolare periodo storico che stiamo vivendo i catalizzatori o i freni, provenienti da ciascuna dimensione, cambiano velocemente e rendono la definizione e la comprensione del business environment meno chiara: le tecnologie diventano obsolete in pochi giorni, emergono modi sempre nuovi di fare impresa, nuove criticità e regole nel mondo del lavoro. Governare l’incertezza e la necessità di trovare soluzioni a basso impatto ambientale sono le sfide che il futuro propone.

L’ambiente economico è l’influenza esterna più importante nel business. Le fluttuazioni del livello dell’attività economica creano cicli economici che modificano la condizione iniziale che ha determinato la nascita di un’attività.

I tre fattori alla base del business

Questa dimensione si caratterizza per la presenza di tre importanti sottogruppi: il sistema economico, le politiche economiche, le condizioni economiche.

Il sistema economico, per quanto riguarda l’Europa, è quello dell’economia di mercato, di stampo capitalista. Le politiche economiche giocano un ruolo chiave nella riuscita degli affari, la quale si basa sulla capacità, da parte delle imprese, di rispondere in maniera efficiente agli stimoli provenienti dalla classe politica.

Se l’economia sta vivendo un periodo di crescita, il tasso di disoccupazione è basso e il livello dei salari cresce a sua volta, sicuramente questo sarà un Paese in cui investire. D’altra parte l’inflazione, il livello di tassazione, i tassi d’interesse possono spostare l’ago della bilancia, nonché l’equilibrio tra domanda e offerta, dal quale si determinano il prezzo e le quantità di beni nel libero mercato. Il terzo aspetto che caratterizza l’ambiente economico è rappresentato dallo stato di salute generale dell’economia in un certo paese: il grado di sviluppo, le risorse economiche, il salario medio, l’occupazione, la distribuzione della ricchezza sono alcuni dei principali parametri da tenere in considerazione.

La dimensione economica non può essere interamente scissa da quella politica. L’ambiente politico si caratterizza per l’ammontare dell’attività del governo, la qualità e la tipologia delle leggi che vengono approvate: la stabilità del governo è cruciale per gli investimenti. Una classe politica, a seconda dell’orientamento prevalente, può influenzare la competitività nel mercato: può favorirla se l’idea di fondo è quella di lasciare libere le imprese di operare secondo i propri mezzi e le proprie capacità; può frenarla se la lunga mano dello Stato accompagna particolari settori a scapito di altri.

Dall’ambiente politico ci si muove verso quello legale, perché è il governo che approva ed emana le leggi. La legislazione definisce il livello di regolazione e di tassazione per le imprese, domestiche ed estere; le tariffe per l’import e l’export; la presenza di restrizioni o di dazi. Le imprese, per ottenere i profitti desiderati, devono confrontarsi con la società verso la quale indirizzano i propri prodotti. Le abitudini, la cultura, i valori, gli stili di vita rappresentano l’ambiente sociale ed influenzano i prodotti e i servizi. Sono difficili da prevedere e da misurare, in quanto sono categorie personali e soggettive. Come l’economia ha i propri cicli, così la società si muove come un fluido nelle decadi che si succedono, presentando interessi differenti, che portano a considerare ogni volta un nuovo tipo di consumatore.

Tecnologia leva per la ripresa

L’ambiente tecnologico è quello che maggiormente sta trasformando il modo stesso di investire e fare impresa: l’applicazione delle conoscenze scientifiche e dell’ingegneria al mondo del business ha permesso lo sviluppo di software in grado di ridurre costi di produzione e problemi organizzativi.

L’abilità di ottenere profitti deriva dalla quantità di prodotti che si riesce a vendere: più lo si fa velocemente e più l’attività avrà successo, come ha ampiamente dimostrato il colosso Amazon. Le nuove tecnologie sono in grado quindi di incrementare la produttività, lo sviluppo di nuovi prodotti e l’acquisizione di informazioni, per renderle immediatamente accessibili all’interno dell’impresa e tra produttore e consumatore.

La presenza del cloud, ad esempio, permette lo sviluppo di un business capace di accedere ed immagazzinare dati senza la necessità di utilizzare programmi scaricati in computer fisici o server all’interno degli uffici. Tali programmi sono ora accessibili direttamente attraverso internet.

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Big Data
Cloud

La tecnologia mobile rende immediata la comunicazione anche all’interno dell’azienda stessa, tra capireparto, impiegati, produttori, consumatori, garantendo un flusso continuo. I macchinari hanno ormai sostituito quasi interamente il lavoro manuale prettamente ripetitivo, permettendo ai lavoratori di concentrarsi maggiormente su aspetti più critici, per i quali non si può prescindere l’intelligenza umana.

Digital transformation al centro

Quasi ogni giorno, chi si occupa di business è costretto a ripensare la tecnologia che utilizza per raggiungere i consumatori, per la produzione e la fornitura di servizi. La presenza massiccia di internet nella vita quotidiana dell’impresa ha costretto alcune attività tradizionali a trasformarsi in e-commerce. Se da una parte questo può tramutarsi in vantaggio, in quanto non è più necessaria la prossimità di una zona densamente popolata per poter aprire un’attività e auspicarsi che questa porti profitti, dall’altra, avendo il consumatore letteralmente a portata di mano un gran numero di soggetti che vendono lo stesso prodotto, può comparare in maniera immediata i prezzi, le caratteristiche, i servizi, andando così ad interessare anche l’aspetto legato alla competitività.

Non si può più prescindere dall’utilizzo della tecnologia, di internet, di intelligenza artificiale nel mondo degli affari e delle attività economiche.

La sfida che si presenta, giunti a questo punto, è quella di volgere la tecnologia a vantaggio non solo dell’uomo ma anche dell’ambiente naturale che ci circonda, ponendo come target quello di condurre un business sostenibile. L’impresa dovrebbe coinvolgere tutti gli stakeholder nel progetto di sostenibilità, implementando il piano strategico e fissare priorità ed obiettivi oggettivamente misurabili: il fine è quello di delineare un piano strategico per la sostenibilità.

Economia circolare, la scelta giusta

L’output si può raggiungere integrando i principi della sostenibilità scegliendo una produzione sostenibile, in accordo con i dettami dell’economia circolare e che incrementi l’utilizzo di energie provenienti da fonti rinnovabili. L’impresa deve proporre un esempio di sviluppo sostenibile, in quanto assume su di sé un certo grado di responsabilità sociale. Si deve creare la cultura della sostenibilità.

Inoltre, un’azienda sostenibile è conveniente. Le pratiche di razionalizzazione da mettere in atto conducono ad una riduzione degli sprechi, quindi ad una conseguente diminuzione dei costi, aumentando l’efficienza dell’impresa: in questo modo si stimola anche la capacità d’innovazione. Innovazione, efficienza, sostenibilità favoriscono il miglioramento della reputazione dell’impresa, del suo capitale intangibile e dei rapporti all’interno e all’esterno della stessa.

Il rapporto della World Bank

È noto a tutti che un’economia in crescita, un governo solido in cui non vi sia una tassazione proibitiva, una tecnologia innovativa e sostenibile applicate al mondo del business, diano vita all’ambiente ideale per fare affari ed investire. La domanda è: in Europa, in quale Paese posso trovare le condizioni che maggiormente facilitano gli affari? Una risposta viene fornita dall’indice annuale prodotto dalla World Bank The ease of doing business”.

L’indice si basa su 12 categorie per 190 economie mondiali, riguardanti la regolazione del business: la facilità nel dar vita ad un’attività, l’ottenimento dei permessi per costruire, l’approvvigionamento di energia elettrica, la registrazione di beni immobili, la concessione di un credito, la tutela degli investitori di minoranza, il pagamento delle tasse, il commercio oltreconfine; il rispetto dei contratti; la risoluzione delle insolvenze, la regolazione contrattuale con i lavoratori, i contratti con il governo.

I dati nel report 2020 sono stati raccolti dal 2 maggio 2018 al 1° maggio 2019. La facilità di fare affari in un’economia viene valutata su una scala che va da 0 a 100: 0 rappresenta la performance più bassa, 100 la migliore. La situazione in Europa è la seguente:

The Ease of Doing Business Index

Immagine che contiene screenshot Descrizione generata automaticamente

(Fonte: Banca Mondiale, Doing Business 2020 in Europe, 2019)

La situazione fotografata della World Bank mostra come la Scandinavia, le repubbliche baltiche e le nazioni del nord Europa dominino il ranking e ottengano i punteggi più alti: ciò significa che rappresentano l’ambiente ideale per iniziare un’attività. Da metà classifica in poi vi sono i Paesi dell’Europa centrale e dell’est Europa.

Italia agli ultimi posti in classifica

Le categorie che fanno maggiormente la differenza sono la rapidità con cui si possono ottenere i permessi per costruire e realizzare, materialmente, la propria attività: i Paesi dell’est, in primo luogo la Romania, presentano la burocrazia più lenta e macchinosa; l’Italia purtroppo non è da meno. Inoltre, i tempi per ottenere l’approvazione per l’approvvigionamento di elettricità vanno dai 262 giorni in Bulgaria ai 23 in Austria.

A rendere il gap più ampio è anche il costo (per % di salario pro capite) dell’elettricità stessa: 405,8% in Romania; 5% in Francia. Altro tasto dolente è la tassazione e quanto questa sia articolata: l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la facilità nel pagare le tasse, l’Irlanda al primo. L’unico indicatore che risulta non presentare differenze sostanziali è quello riguardante la facilità di commerciare con l’estero.

Ogni stato, ogni anno, può prendere atto di quanto la World Bank mette in evidenza e agire di conseguenza. Nell’ultimo anno la Finlandia ha facilitato l’avvio di un’attività riducendo il costo e il tempo per le registrazioni online del business; la Danimarca ha reso i permessi per costruire meno costosi eliminando il pagamento della licenza edilizia; la Polonia ha reso l’approvvigionamento di elettricità più veloce implementando una nuova piattaforma per i consumatori che consente all’utility di tracciare meglio l’utilizzo per nuove connessioni commerciali; la Lituania ha rinforzato la protezione dell’investitore di minoranza definendo più chiaramente la proprietà e le strutture di controllo; la Germania ha reso le intese contrattuali più lineari introducendo processi elettronici per la stipula, diminuendo il numero di documenti cartacei.

L’indice della World Bank lascia però fuori la componente del rischio, anch’essa determinante nella decisione di aprire un’attività in un Paese piuttosto che in un altro. Può considerarsi come rischio la corruzione, la trasparenza nella conduzione degli affari, l’autoritarismo del governo. L’organizzazione non-governativa EuCham ha recentemente pubblicato uno dei suoi fiori all’occhiello: il report Best European Countries for Business 2020, nel quale il ranking proposto si basa sui punteggi attribuiti a ciascun Paese seguendo l’indice della World Bank, ponderati con i punteggi del Corruption perception index di Transparency International. I due indici hanno il medesimo peso nella formulazione del risultato finale.

Best European Countries for Business 2020

Immagine che contiene testo Descrizione generata automaticamente

(Fonte: EuCham, Best European Countries for Business 2020)

Fattori frenanti: la corruzione

Accanto alle già menzionate caratteristiche che rappresentano un Paese nel quale risulta più facile fare affari, l’indice di Transparency International si basa sulla percezione, quindi una componente soggettiva, che si ha della corruzione in una determinata nazione. Il campione intervistato era composto da analisti, stakeholder, esponenti del mondo degli affari ed esperti in materia.

Corruption Perception Index

Immagine che contiene testo, screenshot Descrizione generata automaticamente

(Fonte: Trasnparency International, Corruption Perception Index 2019, 2020)

Secondo la survey di Transparency International, Italia e Grecia hanno registrato notevoli progressi nel periodo che va dal 2012 al 2019, nel quale sono state approvate, in entrambi i Paesi, le leggi sull’anti-corruzione e si è assistito alla creazione di un’agenzia per la medesima materia. Fanalino di coda gli ex-stati sovietici, che ancora non riescono ad affrontare in maniera efficace il problema della corruzione. Ungheria, Polonia e Romania si sono poste nella direzione di compromettere l’indipendenza delle autorità giudiziarie, indebolendo in questo modo l’abilità di perseguire i casi ad alto livello di corruzione.

Il risultato finale che si può desumere del report della EuCham e dai due indici presentati mostra palesemente che alle prime posizioni vi sono i paesi dell’Europa del nord, prima fra tutti la Danimarca, poi gli altri paesi scandinavi. La qualità delle istituzioni e dell’intero sistema economico, la facilità con cui è possibile iniziare un nuovo business, lo spiccato senso di innovazione tecnologica rivolto alla sostenibilità, l’impiego di energia elettrica quasi interamente da fonti rinnovabili fanno sì che tali Paesi siano l’ambiente più favorevole per la vita degli affari così come la vita delle persone.

La scarsa trasparenza soffoca l’innovazione

L’Italia soddisfa marginalmente queste condizioni virtuose: l’ostacolo principale riscontrato è l’alta, frammentata, intrecciata, opaca tassazione. Gli affari hanno bisogno di rapidità e chiarezza, non di una macchina dai mille ingranaggi. La poca trasparenza, la discutibile efficienza, il lento progresso tecnologico nei sistemi di produzione e l’alta corruzione fanno invece da contraltare alla bassa tassazione nei paesi dell’est Europa. In definitiva, il business environment ideale è quello in cui tutte le componenti trovano il giusto bilanciamento, dove c’è rapidità e sicurezza: la Danimarca sembra offrire, dunque, la risposta giusta.

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