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Piani Crescita e Banda ultra larga

Carnevale Maffè: “O dimostri di essere invalido digitale o paghi di più”

di Carlo Alberto Carnevale Maffè, università Bocconi di Milano

12 Mar 2015

12 marzo 2015

Adesso con i piani Crescita Digitale e Banda Ultra Larga, per la prima volta il Governo lavora a politiche per gli incentivi alla domanda digitale. E dovrebbe essere il primo e più importante argomento in un piano istituzionale.

Un Governo non dovrebbe occuparsi di scelte tecnologicyee, ma di incentivi (e disincentivi) perché l’uso di strumenti digitali sia strutturale e non incidentale. Perché sia un dato di cittadinanza e non una scelta soggettiva. 

Il digitale è curriculum ineludibile del diritto di cittadinanza. Non possiamo essere cittadini italiani se non dimostriamo di avere padronanza dell’istruzione elementare: vale per l’italiano e la matematica e lo Stato ha la responsabilità, con il sistema scolastico, perché questo principio si realizzi. Adesso deve estendersi anche al digitale. Tutti devono andare a scuola di internet. Nessuno deve essere lasciato indietro.

Come fare tutto questo? Con due parole importanti che ho trovato nel piano: “switch off” e “digital first”.

Si può fare di più. Adesso l’analogico resiste perché al cittadino costa meno del digitale, che è penalizzato. Ma per il sistema Paese, l’analogico- il contante, andare allo sportello- ha un costo maggiore. I prezzi dei servizi pubblici al cittadino devono cambiare per riflettere questi costi diversi. Smettiamo di finanziare gli analogici per il loro vizio di pigrizia. Gli italiani non hanno il diritto a essere analogici. Salvo che dimostrino di non avere alternativa. Cioè di essere “invalidi digitali” e quindi di avere diritto a ricevere un aiuto dallo Stato. L’onere della prova spetta però al cittadino, proprio come con l’invalidità fisica.

A quel punto, se mettiamo tutto su internet e i cittadini lo usano, ovvio che l’offerta di servizi e rete arriverà. 

 

  • Senior

    Sono disallibitata da questo articolo.
    1. se fosse vero che si dimostra di essere cittadini italiani perchè conosciamo l’italiano e la matematica, non avremmo il paese pieno di ex clandestini che dopo 10 anni di Italia ancora parlano male!
    Inoltre, per come imparano la grammatica nelle scuole i bambini e i ragazzi nessuno dovrebbe essere italiano.
    2. Concordo che il digitale è importante, ma non ci si può dimenticare che l’Italia non è fatta solo di persone sino ai 50 anni ma anche di anzini e spesso soli. Non è giusto che loro paghino di più x una questione di analfabetismo digitale anche perchè, rifletta su quanto il danaro (poco) degli anziani sorregge il paese …
    3. NOn si crea una cultura digitale in un attimo. E’ un processo e i processi per essere validi hanno bisogno di tempo per divnetare cultura.
    4 si ricordi sempre che l’eccessiva digitalizzazione apre la via anche alle frodi.
    5. CCIAA di Varese, ben 7 gg lavorativi per avere la firma digitale .. come vede la prima che rema contro il digitale è proprio la pa.
    Saluti

  • Attilio A. Romita

    Mi piace Carnevale Maffè per il suo estremismo dirompente che riduce i problemi all’osso.
    La scuola dell’obbligo fu inventata perchè tutti, almeno in partenza, potessero avere le stesse possibilità ed oggi chi non sa leggere non ne mena certo vanto.
    Oggi siamo ad un passaggio epocale in un mondo che non ammette pigrizia ….chi non si adegua è fuori!
    “Fermate il mondo …voglio scendere!” sembra il motto di molti laudatores temporis acti, ma è solo pigrizia mentale.
    Cominciamo dalla scuola e dai docenti (http://www.attilioaromita.com/2015/02/scuola-docenti-conoscenza-internet-un.html ) e poi continuiamo con tutti i miei più giovani coetanei senza inutili prese di posizione pseudo culturali o pseudo sociale.
    Parola di un molto senior che si trova bene tra bit r byte.

  • Marco

    Apprezzo la provocazione. Peraltro iniziata da INPS, che già da anni inviava ai miei genitori ultraottantenni oscure lettere blateranti di PIN e cose simili.:-)
    Esiste già un divario oggettivo tra chi è “digitale” e chi no, ed è indubbio che gli “invalidi digitali” rischiano non solo di restare indietro, ma anche di perdere diritti.
    Quindi è necessario creare delle reti di aiuto a cui rivolgersi (non posso chiedere a mia madre di 87 anni di digitalizzarsi): d’accordo che ogni rivoluzione produce vittime, ma mettiamo su almeno una Croce Rossa digitale per tentare di salvare i feriti.

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