Cavi sottomarini, la battaglia tra Orange e Google in fondo agli oceani: la posta in gioco | Agenda Digitale

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Cavi sottomarini, la battaglia tra Orange e Google in fondo agli oceani: la posta in gioco

Sono 430 i collegamenti che attraversano i nostri oceani per oltre il 90% delle connessioni internet internazionali. Se da una parte si favoriscono collegamenti e trasporto dati di volumi sempre maggiori, questi collegamenti rientrano in un risiko di potere e strategie, che vede protagonisti Google e Orange

11 Mar 2021
Marco Santarelli

Chairman of the Research Committee IC2 Lab - Intelligence and Complexity Adjunct Professor Security by Design Expert in Network Analysis and Intelligence Chair Critical Infrastructures Conference

Da Dunant a Amitié. Dopo la conferma da parte di Google che il cavo sottomarino Dunant, che collega Europa e USA, più precisamente Virginia Beach e la costa atlantica francese, è finalmente operativo, facilitando la domanda in rapida crescita di servizi di cloud computing, anche Orange, la grande compagnia di telecomunicazioni francese, sta lavorando a un importante collegamento tra Francia e USA tramite il cavo sottomarino di Facebook chiamato Amitié.

Già a metà del 1800 il mondo stava iniziando a collegarsi, oltrepassando l’ostacolo marino, grazie al telegrafo. Nel 1851 infatti veniva posato il primo cavo telegrafico sottomarino tra Dover e Calais, Regno Unito e Francia per intenderci, dando il via a una corsa alla connessione che si sarebbe protratta per anni.

Vediamo oggi a che punto siamo arrivati.

Le potenzialità di Dunant

I lavori di posa di Dunant sono iniziati nel 2018 e sono stati rallentati dallo scoppio della pandemia Covid-19, ma finalmente, grazie alla collaborazione con la società specialista in telecomunicazioni SubCom, che si è occupato della progettazione e della posa, il cavo del colosso Google, con i suoi 6.500 chilometri circa di lunghezza, potrà trasportare dati alla velocità di 250 terabit al secondo.

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Dunant prende il suo nome dal fondatore della Croce Rossa Henry Dunant, primo premio Nobel per la pace. La tecnologia che lo caratterizza è il design Space-division multiplexing (SDM) a 12 coppie di fibre, grazie alla quale ha la potenzialità di trasportare, ogni secondo, dati pari a tre volte il volume delle informazioni contenute nei libri della Biblioteca del Congresso americano (parliamo di ben oltre 28 milioni di testi). Il cavo Dunant si unisce agli altri cavi già operativi: Curie, che collega USA, Panama e Cile, e Equiano che collega Sud America e Portogallo, favorendo il potenziamento dell’infrastruttura cloud già esistente.

La risposta di Orange

Mentre Google canta vittoria per il cavo Dunant e annuncia già la messa in posa del cavo Grace Hopper tra USA, Regno Unito e Spagna, a Bordeaux sta per sbarcare Amitié, il cavo sottomarino di Facebook per mano della compagnia di telecomunicazioni francese Orange.

La Francia, quindi, incassa un altro collegamento con gli Stati Uniti, esattamente tra lo Stato del Massachusetts e Le Porge, in Gironda.

Con questo nuovo cavo, Orange entra a far parte del consorzio del progetto, costato 250 milioni di euro, insieme a Facebook, Vodafone, Microsoft e Aqua Comms e sarà incaricata della messa in posa della parte francese del cavo. Alcatel Submarine Networks, filiale francese di Nokia si occuperà invece della sua realizzazione.

Confrontando i numeri dei due cavi protagonisti di questi ultimi giorni, Amitié presenta 6.800 km di lunghezza – a fronte dei 6.500 di Dunant – ha 16 coppie di fibre con una capacità massima di 23 Tbit/s ciascuna, rispetto alle 12 coppie di fibre del cavo di Big G con una capacità ben superiore di 30 Tbit/s ciascuna. Lasciando da parte Dunant, Amitié è più performante degli altri cavi già operativi sottomarini.

Non solo Amitié

Orange sta anche lavorando alla realizzazione di un cavo sottomarino di 37.000 km sulla costa africana, 2Africa, insieme a Facebook e operatori internazionali in consorzio, come China Mobile, MTN GlobalConnect, STC, Telecom Egypt, Vodafone e WIOCC, che pare verrà messo in funzione tra il 2023 e il 2024. Primo in assoluto per lunghezza, metterà in contatto l’Europa occidentale al Medio Oriente e 16 paesi africani, tra cui il Mediterraneo, il Mar Rosso, il Golfo di Aden, la costa dall’Oceano Indiano al Capo di Buona Speranza fino alla Gran Bretagna, passando per l’Oceano Atlantico, ed è pensato per fornire tre volte la capacità di rete totale di tutti i cavi sottomarini che attualmente servono l’Africa.

Impatti in termini di servizi, sorveglianza e equilibri tra nazioni

Sono 430 i collegamenti che attraversano i nostri oceani per oltre il 90% delle connessioni internet internazionali.

Se da una parte si favoriscono collegamenti e trasporti di dati di volumi sempre maggiori a velocità incalzanti, le comunicazioni di cui fanno parte diventano anche potere e strategie.

Come già analizzato mesi fa per Agendadigitale, è un risiko di supremazia commerciale e di gestione delle reti e l’Europa, ancora una volta, sembra restare sullo sfondo delle tattiche di Russia e Cina.

“Capire le velocità di passaggio di dati significa per le agenzie dei servizi segreti nel mondo comprendere come prevenire e affrontare una possibile minaccia della propria sicurezza nazionale. Tale minaccia passa da mosse che in questa pandemia si sono verificate in maniera quasi indisturbata. Dai tempi in cui la Russia, tra 2016 e 2018, attraverso i propri sottomarini, quelli della Main Directorate of Deep-Sea Research, detti GUGI, monitorava i cavi stesi passando dall’Africa, si sta passando a protocolli di comunicazione in cui si installano sensori con algoritmi atti a decifrare quello che accade sotto le acque già dalle navi in superficie. La Cina ancor prima della Russia, quest’ultima pioniera anche sulle acque dell’Artico e sulle insospettabili Isole Svalbard, sta avanzando con tale tecnologia “di superficie”, cercando di intercettare il segnale delle fibre dei cavi in modi totalmente nuovi”.

Non si tratta di un quadro solo attuale. Già in passato sono state messe in piedi operazioni di intercettazione sfruttando i cavi sottomarini dagli USA, basti ricordare la famosa “Operation Ivy Bells”, che vide impiegati Marina, CIA e NSA e che fece sì che sub ben addestrati del sottomarino USA Halibut riuscirono a posare una speciale “cimice” attorno al cavo attraverso il quale comunicavano le basi navali sovietiche di Petropavlovsk e Vladivostok, sul mare di Okhotsk, nonostante la zona fosse blindata.

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