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servizi pubblici digitali

Cloud e PA, così cambiano le priorità IT del settore pubblico

Il cloud consente alle organizzazioni di servizio pubblico di offrire servizi su misura per i diversi profili di utenti, migliorando l’esperienza dei cittadini e il livello di lavoro dei dipendenti. Ecco come valutarne i benefici ed elaborare una strategia adeguata alle proprie esigenze

02 Ott 2019

Enrico Martini

ministero dello Sviluppo Economico


Affinché si verifichi un passaggio al cloud, i professionisti IT del settore pubblico devono prima concentrarsi sulla comprensione dello stato attuale della spesa IT, in combinazione agli altri costi dell’ente. Solo in questo modo potranno veramente valutare i benefici apportati dal cloud e elaborare la migliore strategia per le proprie esigenze.

Cloud e trasformazione digitale

La spesa tecnologica sta aumentando in tutti i settori: gli ultimi dati di Gartner dicono che la spesa IT mondiale raggiungerà i 3,8 trilioni di dollari nel 2019. A causa della natura dei processi di pianificazione e ottimizzazione della spesa del settore pubblico, gli enti pubblici sono generalmente più lenti nell’adottare le tecnologie emergenti. Tuttavia, il business digitale e la trasformazione digitale sono sempre più importanti per i governi, a livello centrale e locale. Questa maggiore attenzione alla digitalizzazione sta generando nuove sfide per le agenzie pubbliche in tutto il mondo.

Nuove tecnologie come il cloud hanno il potenziale di aiutare a guidare la trasformazione digitale e semplificare il modo in cui la PA opera. Il 19% dei CIO delle società pubbliche del Regno Unito intervistati da Gartner afferma di aver già dato priorità a maggiori investimenti in servizi e soluzioni cloud. Ma è fondamentale che ciò avvenga con il supporto di analisi accurate e una comprensione approfondita delle criticità. La natura delicata della spesa del settore pubblico e l’accresciuta responsabilità sui bilanci fanno sì che anche la spesa IT sia inevitabilmente sotto stretto controllo.

Negli Stati Uniti, Apptio ha analizzato i dati di circa 90 agenzie federali statunitensi, stimando una spesa IT complessiva par a oltre 74 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Allo stato attuale, meno del 2% dei budget di tali agenzie (858 milioni di dollari) sono dedicati al cloud. La Small Business Administration è stata la più grande agenzia spender sul cloud, ma la quota è solo il 7% del proprio budget. I dati in forte crescita suggeriscono che ilpeso del cloud potrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi anni, ma è lunga la strada che il settore pubblico deve percorrere prima che le amministrazioni sposino convintamente le potenzialità del cloud.

PA, innovazione dimostrabile e trasparente

Si prevede che il mercato globale del cloud crescerà del 17,5% nel 2019, fino a 214,4 miliardi di dollari dai 182 miliardi del 2018. Il settore pubblico, tuttavia, costituisce un pezzo notevolmente piccolo della torta. Il mercato pubblico registra un significativo aumento di anno in anno, tuttavia, rispetto al settore privato questa crescita è molto inferiore. Queste organizzazioni non operano allo stesso modo delle aziende private; non hanno la stessa autonomia. Intraprendere un progetto come la migrazione al cloud è una decisione importante e senza la necessaria comprensione può sembrare impossibile da effettuare. Per assumere il controllo della trasformazione digitale, i team IT del settore pubblico devono sapere dove possono ridurre i costi eccessivi e dove possono investire.

Il cloud è particolarmente complesso, con molteplici servizi e provider di cloud che generano un conto complicato, lungo migliaia di righe, che è difficile da comprendere senza gli strumenti giusti. Avere accesso a questi strumenti fa la differenza tra rimanere in un ambiente legacy per mancanza di dati validi e passare al cloud con un notevole risparmio di tempo e denaro.

L’innovazione nel settore pubblico deve avere un impatto positivo che sia dimostrabile in maniera trasparente. Dopotutto, vengono investiti soldi pubblici e laddove vengono realizzati risparmi, il denaro del contribuente può essere reinvestito in progetti a valore aggiunto che offrono benefici concreti all’assistenza sanitaria, al servizio civile, ai sistemi di istruzione e ad altri servizi pubblici.

Non esiste un approccio unico al cloud. Ad esempio, l’infrastruttura locale può rimanere utile per i team IT per avere il controllo diretto sui loro carichi di lavoro, come ad esempio i costi di riscrittura e refactoring. Può anche essere utile per garantire il funzionamento continuo di alcune applicazioni mission-critical. Il cloud, d’altra parte, offre praticità e scalabilità, in quanto una volta impostato può adattarsi rapidamente alle fluttuazioni della domanda, eliminando la necessità di un monitoraggio manuale. Ciò significa che all’interno dei team è possibile dedicare più tempo ai progetti che promuovono obiettivi organizzativi più ampi.

Uno studio recente ha evidenziato che la metà dei cittadini del Regno Unito considera i servizi digitali “molto importanti” per la loro vita quotidiana, mentre un quarto li usa quando è possibile. Queste quote di popolazione non faranno che aumentare nei prossimi anni nel Regno Unito, come in tutto il mondo. Tuttavia, è importante ricordare che una quota non trascurabile della popolazione adulta non è ancora online. Ciò può essere visto come una sfida e un’enorme opportunità per cambiare il modo in cui i cittadini saranno supportati in futuro dalla PA e dalle società che erogano servizi pubblici.

Il cloud per servizi pubblici migliori 

Le società di servizio pubblico devono trovare un equilibrio nella fornitura di servizi per soddisfare le diverse esigenze dei cittadini: dagli esperti di tecnologia che vogliono servizi automatici, ai meno abili che richiedono un maggiore supporto base da parte della PA. In questa fase, l’opportunità chiave nei prossimi anni è aprire la porta a nuove tecnologie sfruttando il cloud.

L’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico, i chatbot o l’automazione dei processi robotici hanno il potenziale per modificare radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi pubblici. Mentre i team IT abilitano il cloud ad accelerare radicalmente la capacità di analizzare, elaborare e prendere decisioni sulla base di informazioni accurate, i dipendenti possono essere liberati dalle attività amministrative per concentrarsi su programmi che migliorano l’esperienza dei cittadini. Al momento queste tecnologie sembrano fuori portata per la generalità gli enti pubblici, ma non lo sono, perché investire nell’infrastruttura necessaria per la loro erogazione può essere fatto fin da ora.

Il cloud computing è senza dubbio la chiave per fornire l’esperienza e i livelli di servizio desiderati dai clienti/cittadini: una maggiore automazione e dipendenti concentrati su quei cittadini che necessitano di maggiore supporto. In altre parole, il cloud consente alle organizzazioni di servizio pubblico di offrire servizi su misura per i diversi profili di utenti, migliorando l’esperienza dei cittadini e il livello di lavoro dei dipendenti. Il secondo fattore è importante quanto il primo, anche se spesso viene trascurato. In un momento in cui il morale del settore pubblico permane basso, dopo anni di congelamenti delle retribuzioni dovuti all’austerità e tagli al bilancio, è importante che i dipendenti della PA siano in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro, migliorando il senso di soddisfazione. Ciò dovrebbe anche contribuire a mantenere persone esperte e competenti nel settore pubblico dove sono necessarie.

Accelerare la transizione, cosa fa l’Italia

Aggiornare la propria tecnologia per fornire servizi migliori in modo economico attraverso innovazioni come l’intelligenza artificiale, i chatbot o l’automazione dei processi sono fondamentali per soddisfare le aspettative in evoluzione dei cittadini. L’unico modo per farlo è attraverso il cloud. Sebbene alcune organizzazioni del settore pubblico stiano già cogliendo i vantaggi offerti dal cloud, è necessario fare di più per accelerare la transizione al cloud.

Intanto, nel nostro paese prosegue il percorso di razionalizzazione dei data center e formazione dei poli strategici nazionali di Agid, con l’obiettivo finale d’innalzare il livello di sicurezza delle infrastrutture della PA per offrire servizi più moderni a cittadini e imprese, tramite l’adozione del cloud.

Il modello rappresenta una delle priorità delle agende digitali delle Regioni, che anche attraverso specifici accordi siglati con Agid, hanno previsto lo sviluppo di infrastrutture Cloud territoriali. Un percorso ampio che prevede l’ascolto e il dialogo con le aziende e con le PA per consentire alle amministrazioni e a tutta la filiera ICT italiana di vivere serenamente questo passaggio senza lasciare indietro nessuno.

“Cloud first” nelle PA italiane: così cambia tutto col piano triennale Agid

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