CASO DI STUDIO

Combattere l’economia sommersa con l’Agenda Digitale: ci scommette il Portogallo

Dopo anni di profonda crisi, l’economia portoghese sta crescendo e la strategia passa da un’Agenda Digitale organica con investimenti sulla rete ultraveloce, sull’e-commerce e sulle competenze digitali. E con la priorità della lotta al sommerso

06 Ago 2014
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Al workshop “Digital Skills and Competences” del recente Digital Venice 2014, Ana Neves, Direttrice del Dipartimento della Società dell’Informazione presso il Ministro dell’Educazione e della Scienza del Portogallo, ha presentato con ottimismo e realismo i primi risultati raggiunti sulle diverse aree dell’Agenda Digitale. In particolare, le attività in corso per ridurre la percentuale di persone che non si sono mai connesse a Internet (al 33% secondo il rapporto 2014 della Digital Agenda Scoreboard, contro il 21% della media europea) dovrebbero portare alla riduzione di un terzo entro il 2016.

Finora la riduzione di questa popolazione del tutto esclusa dalla rete è stata più sensibile che in Italia, ma ancora lenta (nel rapporto 2012 il dato era del 40,5%). Ma nell’ultimo anno più segnali mostrano un sensibile miglioramento e fanno ben sperare, come quelli sull’ICT nel settore scolastico o sull’uso dell’e-Government sia da parte dei cittadini sia da parte delle imprese (sopra la media europea e, nel caso delle imprese, anche in modo consistente). Soprattutto la definizione recente dell’Agenda Digitale ha dato maggiore impulso alle iniziative su questo versante, con un quadro strategico organico e un programma dagli obiettivi ben definiti. L’ottimismo è testimoniato dal tasso di fiducia sull’economia, mai così alto dal 2008, e dall’andamento del PIL, che a fine 2013 registrava il tasso di crescita annuale più alto nella zona euro, il che fa ben sperare il Portogallo per l’uscita dalla crisi e dal programma di aiuti UE.

Uno dei maggiori impegni di questi anni è stato relativo all’infrastruttura digitale, con un impegno pubblico del 70% degli investimenti, puntando sulla fibra ottica (il Portogallo è secondo l’OCSE il 10° Paese in Europa per diffusione della fibra ottica) raggiungendo l’84% di copertura di banda superiore a 30Mbps in uso già da oltre un terzo della popolazione (e il 14% già con banda superiore a 100Mbps).

L’Agenda Digitale Portoghese e le sei priorità

Cinque gli obiettivi dichiarati nell’Agenda Digitale Portoghese, approvata a gennaio del 2013, ai quali sono stati associati target coerenti con quelli dell’Agenda Digitale Europea:

  1. promuovere lo sviluppo delle infrastrutture al fine di consentire a tutti i cittadini di avere accesso alla banda larga superiore a 30 Mbps, per il 2020;
  2. promuovere lo sviluppo delle infrastrutture, al fine di far sì che il 50% delle famiglie abbia un accesso a banda larga di velocità superiore a 100 Mbps, per il 2020;
  3. creare le condizioni per aumentare del 50%, rispetto ai dati 2011, il numero di aziende che utilizzano l’e-commerce in Portogallo, entro il 2016;
  4. promuovere l’uso dei servizi pubblici online, perché siano utilizzati dal 50% della popolazione entro il 2016;
  5. creare le condizioni che permettono l’aumento del 20% delle esportazioni in ICT, in valori accumulati entro il 2016, con riferimento all’anno 2011.

Questi obiettivi sono declinati in sei aree prioritarie di intervento che, naturalmente, possono essere arricchite e integrate successivamente (“questo è un programma aperto” si sottolinea nell’Agenda):

  1. Accesso alla banda larga e al mercato digitale. Si prevedono interventi per la creazione di strumenti di sostegno all’e-commerce, soprattutto per le PMI, e la definizione di standard tecnici per garantire l’interoperabilità di apparecchiature, applicazioni e piattaforme, riducendo le barriere all’ingresso per i nuovi concorrenti con vantaggi per i cittadini e le imprese. Intervenire sulla sicurezza è ritenuto essenziale per aumentare la fiducia dei cittadini, sia nell’utilizzo del commercio elettronico sia nel loro rapporto con la pubblica amministrazione (l’utilizzo dei servizi di e-government è oggi del 37,7%, sotto la media UE, anche se la percentuale di utilizzo dei servizi complessi, con compilazione di moduli, è del 26,8% ben sopra la media UE e più del doppio del dato italiano). Infine, si punta alla copertura nazionale di reti ad alta velocità e a creare le condizioni per attrarre investimenti in beni, servizi e soluzioni digitali, soprattutto in una logica di commercio internazionale (in un paese in cui il 41% del PIL dipende dalle esportazioni);
  2. Migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e l’inclusione digitale. Si prevede un programma organico di interventi per lo sviluppo di competenze digitali di base e per l’inclusione digitale, favorendo lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi, migliorando l’accessibilità e l’usabilità, e aumentando il loro utilizzo da parte dei cittadini e delle imprese (oggi solo il 45% della popolazione possiede competenze digitali almeno di base, e solo il 25% effettua acquisti online, ben sotto la media UE del 47%);
  3. Investimenti in Ricerca e Sviluppo e Innovazione. Il Portogallo vuole continuare la sua politica di investimento, in particolare nel settore delle ICT, soprattutto, creando le condizioni affinché i risultati ottenuti nel campo della R & S possono raggiungere il mercato, anche attraverso una maggiore partecipazione ai programmi quadro pluriennali, inducendo l’introduzione di prodotti e servizi nazionali nei mercati europei e internazionali e con il coinvolgimento e la partecipazione attiva del settore privato – imprese, organizzazioni, centri di conoscenza.
  4. Lotta contro la frode e l’evasione fiscale e contributiva. Dato che la lotta contro la frode e fiscale, l’evasione contributiva e la rata, sono priorità della politica fiscale, economica e sociale, questa è anche definita come un’area di intervento della Digital Agenda del Portogallo. L’ICT dovrebbe svolgere un ruolo decisivo nella lotta contro le frodi fiscali, l’evasione contributiva e fiscale, contribuendo alla riduzione dell’economia sommersa, e la semplificazione delle dichiarazioni fiscali. Contemporaneamente, dovrebbe contribuire ad aumentare l’efficienza e la trasparenza delle organizzazioni e l’introduzione di miglioramenti funzionali in tutti i processi, dall’acquisto al pagamento.
  5. Rispondere alle sfide sociali. Le iniziative in questo settore sono concentrate sul miglioramento dell’efficienza e sulla riduzione dei costi connessi con la pubblica amministrazione, migliorando i servizi nei settori della giustizia e della sanità, e con risultati sul fronte dell’occupazione (il Portogallo ha un tasso di disoccupazione del 15%). Si prevede inoltre di sostenere iniziative che rispondano alle sfide ambientali migliorando l’efficienza energetica e sviluppando i concetti di città, trasporto e mobilità intelligente.
  6. Imprenditorialità e Internazionalizzazione nell’ICT. Aspetti connessi con l’imprenditoria, il commercio internazionale e una governance di Internet aperto, sono valutati come essenziali per le aziende ICT, anche con una promozione dell’imprenditorialità e migliorando la comunicazione e la percezione internazionali circa la qualità dei prodotti e delle soluzioni nazionali nel settore.

La governance del digitale

Il monitoraggio e la verifica dell’Agenda digitale del Portogallo sono basati su un Comitato interministeriale e un Comitato Tecnico, e si prevede anche il collegamento con l’Agenda digitale per l’Europa, attraverso il rappresentante nazionale del Gruppo ad Alto Livello per l’Agenda digitale europea, così come il “Digital Champion” la cui funzione è quella di sostenere lo sviluppo delle competenze digitali nella società civile:

  • la Commissione interministeriale è coordinata dal membro del governo responsabile per l’area di innovazione e di integrazione ed è composta dai membri del governo responsabili per il bilancio, gli affari fiscali, l’amministrazione interna della giustizia, la modernizzazione amministrativa, giovani, commercio e servizi, il turismo, i trasporti, le comunicazioni, l’occupazione, la salute, l’istruzione, l’istruzione superiore, la scienza, la solidarietà sociale e la cultura. La Commissione interministeriale produce anche una relazione annuale, pubblicamente disponibile nel portale del governo;
  • Il Comitato Tecnico comprende i rappresentanti di vari dipartimenti e agenzie, oltre che rappresentanti della società civile di rilevanza nel settore delle ICT. Spetta al Comitato Tecnico definire il piano annuale per l’attuazione dell’Agenda Digitale del Portogallo, assicurare le risorse necessarie e la sua programmazione, il coordinamento con le agenzie della Pubblica Amministrazione, consigliare la Commissione interministeriale nel suo lavoro di monitoraggio e valutazione, e promuovere il coordinamento con gli enti del settore privato più rilevanti per le aree dell’Agenda Digitale.

I progressi principali e la priorità della lotta al sommerso

L’aspetto differenziante più evidente delle politiche del digitale portoghesi è quello relativo al focus specifico della digitalizzazione come strumento per ridurre e combattere l’economia sommersa, parallela, che è un grande problema del Portogallo (e non solo, come sappiamo).

Non è un caso che Antonio Murta, il Digital Champion del Portogallo, cofondatore dell’azienda di venture capital Pathena, abbia evidenziato due obiettivi principali per il suo incarico, a inizio 2013: “[..] facilitare la crescita ad una percentuale del 20% ogni anno nei prossimi anni. Per realizzare questo, è cruciale portare quei settori e quelle aziende che non stanno ancora beneficiando della tecnologia digitale a entrare nel mondo digitale” e, per l’appunto, combattere le principali debolezze dell’economia portoghese “Uno dei campi nei quali l’ICT può essere realmente di successo è la battaglia contro l’economia in nero. Nel Portogallo l’economia sommersa ha una dimensione stimata di circa il 26% del PIL” e di conseguenza “Vedo la battaglia contro l’economia parallela attraverso la digitalizzazione come la cosa più urgente da fare. Mi piacerebbe portare la percentuale di questa economia sommersa in Portogallo dal 26% al 20% per la fine del prossimo anno”. Oggi la dimensione del sommerso in Portogallo è stimata intorno 19-20% del PIL, poco meno di quella italiana. Per questa ragione il Portogallo guarda con interesse all’evoluzione dei programmi di fatturazione elettronica e pagamenti elettronici dell’Italia, dove però sembra che la portata strategica di questi programmi anche sul versante della lotta all’economia sommersa sia poco considerata. E il tema sia visto sostanzialmente in termini di efficienza della pubblica amministrazione. Commettendo un grave errore di miopia strategica e culturale.

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